Benito Mussolini, capo del Partito Nazionale Fascista, primo ministro del Regno d'Italia dal 1922 al 1943 nonché fondatore e alla guida della Repubblica Sociale Italiana dal 1943 al 1945, è stata una delle principali figure della seconda guerra mondiale ed in quanto tale ha ispirato registi, scrittori, drammaturghi e cantanti diventando così un personaggio estremamente famoso e controverso.

Iconografia e idealizzazione della figura di Mussolini

Con il consolidamento del potere, si sviluppò una sorta di iconografia popolare del personaggio che rese di pubblica notorietà aspetti singolari della figura del Duce, riferimenti sino ad allora inusuali per i politici. Ad esempio, divenne popolare la casa natale di Predappio, tuttora meta di visite. Le visite erano completate dall'invio di cartoline, per le quali fu creato uno speciale annullo filatelico. E fra i temi delle cartoline addirittura il letto in cui il Duce del Fascismo sarebbe stato partorito, visto che all'epoca si partoriva in casa.

Lo svilupparsi, il consolidarsi e la successiva e definitiva decadenza del mito di Mussolini - o, meglio, dei diversi tipi di mito mussoliniano - sono stati analizzati dallo storico Emilio Gentile nel suo saggio Fascismo. Storia e interpretazione.Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, Editori Laterza, 2005, ISBN 88-420-7544-2. Nel capitolo intitolato Mussolini: i volti di un mito, l'autore passa in rassegna ed esamina con l'ausilio di diverse testimonianze ampiamente documentate, i diversi momenti di colui che fu - appunto come mito - una «componente fondamentale del fascismo» e sicuramente «uno dei miti più popolari nell'epoca fra le due guerre mondiali».

A essere tracciati sono quindi i profili dei diversi Mussolini: quello socialista, capo rivoluzionario e astro nascente del quadro politico nazionale al congresso di Reggio Emilia del 1912, il quale, in virtù anche della giovane età e della indubbia capacità oratoria, si proponeva come mito di una società che voleva essere moderna in maniera oltre e comunque differente rispetto alle spinte che venivano dalla corrente riformista del partito, in aperto antagonismo con la denunciata abulìa della politica giolittiana dell'epoca; quello nazionalradicale e interventista, mentre era alle porte la prima guerra mondiale; quello del Capo e Duce che seppe coagulare attorno al movimento da lui creato, dopo la sua uscita dall'orbita del socialismo, una vera e propria «fabbrica del consenso» (il Mussolini della «gente comune e giustiziere» [per conto] del «popolo»); per giungere infine a quello della catastrofe e della caduta (della fiducia popolare, ma non solo) che, sfumata l'onda della macchina propagandistica e raccolti i catastrofici fallimenti in campo politico, diplomatico e militare, non poté che confidare nella visione degli "irriducibili" che da "mitica" non poteva che trasformarsi - inevitabilmente, si direbbe - in "mistica".Cit., pp. 114-144.

Scrisse a tal proposito Gentile: «Come altri miti politici del nostro tempo, anche questo [di Mussolini] è stato il prodotto di una situazione storica, cioè di condizioni sociali e psicologiche, culturali e politiche; ma, a sua volta, il mito ha operato nella realtà, ha influito sullo svolgimento della situazione storica condizionando l'atteggiamento di molte persone verso di essa. Nella moderna politica di massa, il mito ha un ruolo e un'attività che non possono essere trascurati nell'analisi dei movimenti collettivi senza compiere una sensibile mutilazione nella loro realtà storica. E questo vale soprattutto per il fascismo, che è stato il primo movimento politico di massa che ha portato il mito al potere.Cit., pp. 113-114.»

Mussolini attrasse su di sé l'interesse dei personaggi contemporanei più influenti; il 9 luglio del 1930 per esempio incontrò Gandhi a Palazzo Venezia, e il leader indiano, dopo l'incontro durato venti minutiSergio Romano, Vademecum di storia dell'Italia unita, Rizzoli, Milano, 2009, p. 86. ISBN 978-88-586-0165-5, di ritorno in India lo descrisse così scrivendo a Romain Rolland: «Mussolini è un enigma per me. Molte delle riforme che ha fatto mi attirano. Sembra aver fatto molto per i contadini. In verità, il guanto di ferro c'è. Ma poiché la forza (la violenza) è la base della società occidentale, le riforme di Mussolini sono degne di uno studio imparziale. La sua attenzione per i poveri, la sua opposizione alla superurbanizzazione, il suo sforzo per attuare una coordinazione tra il capitale e il lavoro, mi sembrano richiedere un'attenzione speciale. [...] Il mio dubbio fondamentale riguarda il fatto che queste riforme sono attuate mediante la costrizione. Ma accade anche nelle istituzioni democratiche. Ciò che mi colpisce è che, dietro l'implacabilità di Mussolini, c'è il disegno di servire il proprio popolo. Anche dietro i suoi discorsi enfatici c'è un nocciolo di sincerità e di amore appassionato per il suo popolo. Mi sembra anche che la massa degli italiani ami il governo di ferro di Mussolini.Citato in Gianni Sofri, Gandhi in Italia, Il Mulino, Bologna, 1988, pp. 90-91. ISBN 88-15-01768-2Sull'incontro con Mussolini, Gandhi dichiarò anche: «Ha gli occhi di gatto. Alla sua presenza si viene storditi. Io non sono uno che si lascia stordire in quel modo, ma osservai che aveva sistemato le cose attorno a sé in modo che il visitatore fosse facilmente preda del terrore. I muri del corridoio attraverso il quale bisogna passare per raggiungerlo sono stracolmi di vari tipi di spade e altre armi. Anche nella sua stanza, non c'è neppure un quadro o qualcosa del genere sui muri, che sono invece coperti di armi. Non porta armi su di sé. Ma i suoi occhi si muovono intorno, in ogni direzione, come se fossero in rotazione costante. Il visitatore finisce per soccombere totalmente allo sgomento di fronte al suo sguardo come un topo che corra direttamente in bocca a un gatto solo perché è stato spinto dalla paura». (citato in Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni Cultura della Pace, Firenze, 1988, pp. 106-107)» Mentre Mussolini disse del Mahatma: «È un santone, un genio, che, cosa rara, usa la bontà come arma».Citato in Storia del fascismo, dir. da Enzo Biagi, ed. Sadea, Firenze, 6 agosto 1964, fascicolo n. 23.

L'immagine nella propaganda avversaria Nel cartone animato di propaganda della Warner Bros. del 1942 The Ducktators il dittatore italiano è rappresentato come una tronfia oca grassa e completamente nera, unico animale della fattoria ad allearsi con l'anatra Hitler. Mussolini qui è molto vanesio ed amante delle adunate oceaniche e delle adulazioni; sfoggia un improbabile accento napoletano e soprattutto si esibisce in discorsi futili e senza senso.

In Der Fuehrer's Face (1943), uno dei cartoni animati di propaganda più famosi di Walt Disney, Mussolini fa una fugace apparizione come suonatore di grancassa. Viene inoltre raffigurato in uno dei tre ritratti (gli altri due sono di Hitler e di Hirohito) che Paperino è costretto a "venerare" ogni mattina eseguendo di fronte ad essi il saluto romano.

Le rappresentazioni da vivo

Durante il ventennio Mussolini fu spesso descritto in Italia come una figura prossima alla divinità, amato, rispettato ed idolatrato dal popolo d'Italia: si vedano ad esempio i numerosi panegirici, mezzibusti, dipinti e raffigurazioni scultoree che venivano quotidianamente creati in suo onore nelle scuole e nei pubblici uffici del Regno.

I giornali e i cinegiornali di regime lo raffiguravano spesso in pose militari e con lo sguardo corrucciato: l'immagine che si voleva dare era di quella di un severo superumano capace di gestire tutte le attività dello Stato, dalle più importanti alle più futili. Infatti la propaganda voleva diffondere il mito di un Mussolini dalla forza straordinaria e assolutamente in grado di svolgere tutte le mansioni lavorative: per questo si faceva smercio delle foto che lo raffiguravano a torso nudo (celebre l'immagine del Duce senza vestiti dalla cintola in su durante le prime fasi della battaglia del grano).

All'estero la percezione di Mussolini fu più controversa. Non appena prese il potere Mussolini venne bollato dal New York Tribune come il capo di una specie di Ku Klux Klan italiano e nel 1933 Diego Rivera dipinse il murale Mussolini, creato sulla falsariga di Cultura nazista: in esso si vedeva un aggressivo Duce arringare la folla che gli risponde con il saluto romano mentre viene sostenuto dai potentati italiani (papa Pio XI, un rettore che rappresenta il mondo della cultura di regime, un soldato e un ricco imprenditore), da un agente britannico e da un membro del Ku Klux Klan; in basso al graffito, la scure della censura si abbatte con i pugnali verso Matteotti, Gramsci e Gobetti.

Il Primo ministro inglese Winston Churchill apprezzò il Duce e rivolgendosi a Mussolini nel 1927 dichiarò: «Se io fossi italiano sarei stato con voi fin dal principio. [...] Il vostro movimento ha reso un servigio al mondo intero»Richard Lamb, Mussolini e gli inglesi, Casa Editrice Corbaccio, Milano 1997, ISBN 88-7972-286-7, p. 108). e il Mahatma Gandhi dopo il suo viaggio in Italia disse «Mussolini è un enigma per me. Molte delle riforme che ha fatto mi attirano. Sembra aver fatto molto per i contadini. In verità, il guanto di ferro c'è. Ma poiché la forza è la base della società occidentale, le riforme di Mussolini sono degne di uno studio imparziale. La sua attenzione per i poveri, la sua opposizione alla superurbanizzazione, il suo sforzo per attuare una coordinazione tra il capitale e il lavoro, mi sembrano richiedere un'attenzione speciale. [...] Il mio dubbio fondamentale riguarda il fatto che queste riforme sono attuate mediante la costrizione. Ma accade anche nelle istituzioni democratiche. Ciò che mi colpisce è che, dietro l'implacabilità di Mussolini, c'è il disegno di servire il proprio popolo. Anche dietro i suoi discorsi enfatici c'è un nocciolo di sincerità e di amore appassionato per il suo popolo. Mi sembra anche che la massa degli italiani ami il governo di ferro di Mussolini». (Gandhi, da una lettera a Rolland del dicembre 1931)Gianni Sofri, Gandhi in Italia, Il Mulino, Bologna 1988, ISBN 88-15-01768-2, pp. 90-91).. Ancora prima dell'entrata in guerra dell'Italia, alcuni giornali stranieri ritraevano Mussolini come l'uomo-chiave nel MediterraneoVedi la copertina del Newsweek del 13 maggio 1940 (tre settimane prima dell'entrata in guerra dell'Italia) in cui troneggia una foto di Mussolini con la didastica: Il Duce uomo-chiave del Mediterraneo.

Nel film di Charlie Chaplin Il grande dittatore (1940) il Duce è interpretato da Jack Oakie; il caratterista statunitense rende Mussolini un buffone che, pur arrivando a giocare un ruolo fondamentale nello scacchiere diplomatico internazionale, non perde l'occasione di mettere in mostra la sua guitteria. Il Mussolini di Oakie mira all'efficientismo, ha un marcato accento romagnolo, ama mettersi in posa e possiede alcune caratteristiche dello stereotipo dell'italiano medio: "compagnone", scherzoso, irascibile, energico e competitivo.

Le rappresentazioni dopo la morte

Anche e anzi soprattutto dopo la sua scomparsa Mussolini è stato citato e richiamato anche al di fuori del contesto politico-storico. Molti sono i temi scandagliati di volta in volta dai vari autori. In particolare: le strategie adottate durante la seconda guerra mondiale; la severità di molte delle sue azioni; il mito superomistico; la retorica, piena di frasi pompose e aggressive spesso ritortesi contro il loro stesso autore come: "Spezzeremo le reni", "Vincere e vinceremo", il discorso del bagnasciuga; la mimica facciale assunta durante i discorsi: celebri sono rimasti i suoi strabuzzar d'occhi, le sue smorfie e la voluttuosa mascella virilmente messa in mostra.