La Storia del teatro moderno e contemporaneo è una sorta di enciclopedia edita da Einaudi nella collana "Grandi opere". Diretta da Roberto Alonge e Guido Davico Bonino, è uscita in 4 volumi nel 2000 (I e II), 2001 (III) e 2003 (IV), rispettivamente ISBN 978-88-06-14750-1 ISBN 978-88-06-14751-8 ISBN 978-88-06-14752-5 ISBN 978-88-06-14754-9.
Organizzati storicamente, i primi tre volumi ricoprono cinque secoli di teatro, dal Cinquecento al Novecento, ognuno diviso in due parti (Percorsi della civiltà teatrale e Forme, spazi e tempi del teatro). Il quarto volume è un repertorio di trame.
La nascita del teatro moderno. Cinquecento-Seicento (volume I) Dopo un'introduzione di Alonge, il volume ha una prima parte storica con, in ordine, la riscoperta rinascimentale del teatro nelle corti di Ferrara, Urbino e Siena, tra scena villanesca, scena cittadina e scena pastorale, con personaggi come il Bibbiena, Niccolò Campani, il Ruzante, Machiavelli, Ariosto, l'anonima Venexiana, Tasso e Guarini (ma anche Castiglione, Guicciardini, Folengo e l'Aretino) alle soglie del professionismo, quando con gli spettacoli ricomincia anche una riflessione teorica sul teatro che passa dall'asse Aristotele-Vitruvio ai trattati di Sebastiano Serlio e Leone de' Sommi e viene ridefinito il mercato delle maschere, vengono lanciate varie accuse al mestiere dell'attore (percepito tra mercenario e corsaro) poi lentamente e in parte accettato come tipo comico e creativo (improvvisatore su canovaccio).
Dalle corti alle piazze, il teatro barocco si offre come metafora del mondo, si arricchisce di macchine sceniche e si apre alla festa. Tra i testi teatrali presi in esame, quelli di Federico Della Valle, Carlo de' Dottori, Giovanni Delfino (1617-1699), Giraldi Cinzio, Chiabrera, il Marino e le loro favole, le varie tragedie d'ambito sacro, ma soprattutto le grandi figure di Shakespeare, Marlowe, Thomas Kyd e Ben Jonson (con altri elisabettiani) che aprono verso il teatro popolare.
L'analisi del teatro moderno passa quindi a Webster e Ford, e vede il teatro diventare clandestino e poi riammesso nelle corti nell'età di John Dryden, George Etherege e William Wycherley (1640-1715). Altri tre importanti capitoli hanno a che fare con i maestri del grand siècle francese (Corneille, Molière e Racine), del secolo d'oro spagnolo (dalle corti di Salamanca a La Celestina, passando da Gil Vicente al teatro erudito dei collegi, da Lope de Rueda ai corral ovvero il teatro popolare dei cortili, e finalmente da Lope de Vega, il cui successo gli porta diversi imitatori, ai grandi Tirso de Molina e Calderón de la Barca, ma anche a Agustín Moreto, Francisco de Rojas Zorrilla, Juana Inés de la Cruz e qualcun altro) e della scena tedesca (con il teatro scolastico luterano, Hans Sachs, i comici itineranti, il teatro dei gesuiti di Strasburgo, il dramma per musica di Amburgo, il recupero della tragedia antica rinnovata da Martin Opitz, Andreas Gryphius e Daniel Casper von Lohenstein (1635-1683)).
La seconda parte del volume ha diversi articoli che esplorano i vari luoghi deputati allo spettacolo moderno: le accademie (soprattutto in Francia, a Siena, Firenze, Venezia, nel veneto di terraferma e a Bologna), gli edifici teatrali come si sviluppano in architettura, la sala da ballo del palazzo nobiliare (con la figura dei maestri di ballo), il carnevale in piazza, le ritualità civili delle cerimonie (con le entrate trionfali, le mascherate, i tornei), il teatro religioso della Controriforma (che stabiliva il confine tra sacro e profano), la scena dell'eloquenza o teatro pedagogico (nei collegi e fuori, come strumento di predicazione).
Un altro capitolo studia il rapporto tra costume e scena (a corte, dove si fa esotico e ricco, nella Commedia dell'arte, il cui personaggio emblematico è Arlecchino vestito di pezze, e tra i primi professionisti del teatro inglese). C'è quindi un capitolo sulla festa, uno sulla librettistica per musica secentesca, uno sui congegni e gli effetti (pirotecnici, illuminotecnici, di macchinerie varie) tenuti segreti e tramandati dalle compagnie, uno sulle maschere rituali che diventano personaggi di commedia, uno sulle discussioni formali della drammaturgia (dal prologo come teoria alla trattatistica cinquecentesca, passando dalla codificazione dei generi), uno sulla costruzione della scena (la prospettiva, i fondali, le quinte, l'arredo del palco), uno sul rapporto tra teatro e comunità universitarie (sia come umanisti insegnanti-istrioni sia come teatro di ricerca degli scolari) e, infine, uno sui viaggi teatrali europei e sulla conseguente migrazione dei testi.
Il volume ha due inserti di illustrazioni, uno dedicato al Luogo teatrale: edifici e scenografie, e uno a La costumistica e a La Commedia dell'Arte: costumi, attori personaggi.
Il grande teatro borghese. Settecento-Ottocento (volume II)
Anche il secondo volume è diviso in due parti. Nella prima, più storica, si segue il percorso evolutivo del teatro attraverso le teorie illuministe della recitazione (dal Paradosso sull'attore di Diderot alle esperienze degli attori David Garrick e Luigi Riccoboni (circa 1677-1753), dal trattato Le comédien (1747) di Rémond de Sainte-Albine alle varie polemiche e teorie che si susseguirono fino alla fine del secolo successivo), l'origine della regia teatrale (con il ruolo che viene a definirsi dai primi incarichi di corte fino al naturalismo di Émile Zola raccolto e perfezionato da Stanislavskij, a cui reagirono per contrasto i simbolisti e Alfred Jarry, e con varie altre proposte di recitazione alla François Delsarte, Vsevolod Mejerchol'd, Adolphe Appia, Edward Gordon Craig ecc.). Si parla poi del teatro comico di Goldoni (con le polemiche di Pietro Chiari e Carlo Gozzi) e di quello tragico dal Gravina a Alfieri.
Segue un capitolo sul teatro francese tra Ragione e Rivoluzione (con la nascita del vaudeville), uno sulla scena inglese (da Oliver Goldsmith a Richard Brinsley Sheridan fino alla drammaturgia dell'Ottocento: Tom Robertson, Gilbert e Sullivan, Oscar Wilde ecc.) e uno sulla derivazione europea dei grandi drammaturghi russi (da Denis Ivanovič Fonvizin a Aleksandr Sergeevič Griboedov, dall'L'ispettore generale di Gogol', al Boris Godunov di Puškin, con un inquadramento storico dei lavori di Lermontov, Turgenev, Ostrovskij, Aleksandr Vasil'evič Suchovo-Kobylin 1817-1903, Aleksej Feofilaktovič Pisemskij, Aleksej Antipovič Potechin (1829-1908), Aleksej e Lev Tolstoj, e soprattutto Anton Čechov, ma anche con la costruzione del Teatro Bol'šoj e delle scuole di teatro di Mosca).
Segue un capitolo sulla scena tedesca del Settecento (intorno a Lessing e allo Sturm und Drang), uno sul teatro del periodo napoleonico (con i vari decreti che miravano al suo controllo, una panoramica sui vari teatri parigini, con lo sviluppo del mélo e del vaudeville, ma anche i drammi di Victor Hugo e gli interventi polemici di Nerval e Gautier) che si proietta, in un nuovo capitolo, verso l'industria dello spettacolo post-napoleonica (fatta dal trionfo della Comédie-Française e dalle istanze del suo rinnovamento portate dai giovani autori). Il capitolo passa attraverso la produzione drammaturgica di Dumas fils, Victorien Sardou, Émile Augier, Eugène Labiche, Georges Feydeau, Henry Becque e Edmond Rostand, ma anche sul fenomeno del grande attore e sui grandi allestimenti (nonché, in chiusura sulla reazione a questi di Maurice Maeterlinck).
L'Ottocento italiano, definito romantico, è affrontato nel capitolo seguente, dove ricorrono i nomi di Giovanni Giraud, Salvatore Viganò, Alessandro Manzoni, Giovanni Pindemonte, Salvadore Cammarano e degli autori dell'opera italiana (cioè Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Mascagni, Leoncavallo, Giordano, Cilea, Smareglia, Boito e soprattutto Puccini), ma anche gli attori Gustavo Modena, Giovanni Grasso, Alamanno Morelli e in apertura di secolo Eleonora Duse e Ettore Petrolini. Il capitolo seguente analizza proprio il fenomeno del mattatore, con i grandi attori della seconda metà del secolo (Adelaide Ristori, Ernesto Rossi, Tommaso Salvini, Giovanni Emanuel, Giacinta Pezzana, Luigi Bellotti Bon, Virginia Marini, Adelaide Tessero, Virginia Reiter Ermete Novelli, Ermete Zacconi, oltre ai citati Morelli e Duse).
Il capitolo successivo affronta il secolo d'oro della drammaturgia tedesca, dal classicismo di Goethe e Schiller ai travagliati Hölderlin (sebbene scoperto in pieno solo nel secolo successivo) e Kleist, dai romantici Ludwig Tieck, Achim von Arnim, Clemens Brentano, Eichendorff e Hoffmann (che scrisse poco teatro ma fu appassionato regista), fino al naturalismo di Ferdinand Raimund e Johann Nestroy (passando dalle lezioni di Friedrich e August Schlegel e dall'opera di Franz Grillparzer). Altri autori analizzati dal capitolo sono Heinrich Laube, Karl Ferdinand Gutzkow, Christian Dietrich Grabbe, Georg Büchner, Christian Friedrich Hebbel, Richard Wagner e Gerhart Hauptmann. Il capitolo successivo si occupa di teatro scandinavo, in quella che fu una grande stagione (con Bjørn Bjørnson, i registi Ludvig Oscar Josephson (1832-1899), Harald Molander (1858-1900) e William Bloch (1845-1926), gli attori August Lindberg (1846-1916), Alfhild Agrell e August Falck (1882-1938), e i giganti della drammaturgia August Strindberg e Henrik Ibsen).
La seconda parte del volume analizza il nuovo genere del dramma borghese, ricostruisce una storia parallela di dilettanti del teatro (con le figure di Andrea Perrucci, Ludovico Antonio Muratori, Francesco Albergati Capacelli ecc.) tra filodrammatica e teatro patriottico, poi si occupa della nascita e dello sviluppo durante il secolo della critica teatrale, quindi c'è un capitolo sulla macchineria barocca lasciata in eredità al salotto d'interno borghese e alla successiva scena naturalistica, quindi uno sull'acustica e la funzionalità dell'edificio teatrale e uno sulla sua razionalità ed estetica, tra riflessioni teoriche e modelli pragmatici (l'Opéra Garnier, le arene per gli spettacoli all'aperto, il wagneriano Festspielhaus di Bayreuth ecc.)
Il capitolo seguente ricostruisce il problema della luce in scena, da strumento di visibilità a linguaggio teatrale più o meno codificato. Il capitolo successivo parla di diritto, con i problemi legislativi sulle norme di sicurezza, l'ordine pubblico, diritti e doveri della proprietà, dei capocomici, dei lavoratori e degli spettatori così come si sono formati (in particolare in Italia dopo il 1865), nonché della tutela degli autori (che porta nel 1882 alla fondazione della Siae). Anche quello seguente si occupa di contratti, ma dal punto di vista dell'impresariato, dell'agente teatrale e del teatro (grandi imprese come il Teatro alla Scala di Milano o il Teatro San Carlo di Napoli), in prospettiva storica. Il capitolo successivo si occupa di editoria teatrale (periodici e libri). Quello successivo di censura (in Repubblica Subalpina, Repubblica Cisalpina, Regno d'Italia (1805-1814), Regno Lombardo-Veneto, Stato Pontificio, Regno di Sardegna (1720-1861) ecc. fino all'Unità d'Italia). Poi ci sono due capitoli sulla drammaturgia musicale, da Metastasio a Calzabigi, da Goldoni per Niccolò Piccinni a Lorenzo da Ponte, e nel secondo i librettisti più noti dell'Ottocento. Chiude il volume una breve storia del costume teatrale come lento cammino verso il realismo.
Il volume ha due inserti di illustrazioni, uno dedicato a Il luogo teatrale: architetture e scenografia, uno a La costumistica.
Avanguardie e utopie del teatro. Il Novecento (volume III)