La cupola di San Pietro costituisce la copertura della crociera della basilica di San Pietro in Vaticano.

È una delle più vaste coperture in muratura mai costruite; presenta un diametro interno di circa 42 metriDimensione tuttavia inferiore, ad esempio, alla cupola del Pantheon (in calcestruzzo) e a quella in muratura del duomo di Firenze. e porta l'altezza complessiva della basilica, dalla base fino alla sommità della lanterna a oltre 130 metri. Le sue forme, espressione del passaggio dall'architettura rinascimentale a quella barocca,N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Bari 1998, p. 154. rispecchiano in buona parte il disegno di Michelangelo Buonarroti, che vi lavorò fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1564.

Costituisce inoltre uno dei simboli più celebri della città di Roma, dove viene popolarmente denominata cupolone,M. Menato, Voci di Roma: per una biblioteca della poesia dialettale romana, 1995. nonché uno dei punti più panoramici della città, con vista a 360 gradi sull'intera Città del Vaticano e su quasi tutti i quartieri del centro storico di Roma.

Storia Il progetto

All'inizio del XVI secolo papa Giulio II decretò la ricostruzione della basilica di San Pietro in Vaticano, affidando il progetto all'architetto Donato Bramante. Bramante non lasciò un unico progetto definitivo della basilica, ma è opinione comune che le sue idee originarie prevedessero un rivoluzionario impianto a croce greca (ideale richiamo ai primi martyrium della cristianità), caratterizzato da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso.P. Murray, L'architettura del Rinascimento italiano, Bari 2007, p. 148. Tale configurazione si può desumere, in parte, dall'immagine impressa su una medaglia del Caradosso coniata per commemorare la posa della prima pietra del tempio, il 18 aprile 1506, e soprattutto da un disegno ritenuto autografo, detto "piano pergamena", in cui la ricerca del perfetto equilibrio tra le parti portò lo stesso architetto ad omettere persino l'indicazione dell'altare maggiore, segno evidente che gli ideali del Rinascimento erano maturati anche all'interno della Chiesa.N. Pevsner, cit., p. 130.

I lavori procedettero ininterrotti fino alla morte del pontefice, avvenuta nel 1513, con la realizzazione del centrocroce. Con il successore di Giulio II, papa Leone X de' Medici, alcune modifiche furono apportate da Raffaello Sanzio, prima insieme a Fra’ Giocondo e poi come architetto capo dell'intera fabbrica.P. Ruschi, Studi per il tamburo e per la cupola di San Pietro, in Michelangelo architetto a Roma, Cinisello Balsamo, 2011, p. 121. Alla morte di Raffaello, nel 1520, i lavori furono proseguiti da Antonio da Sangallo il Giovane con l'assistenza di Baldassarre Peruzzi, ma subirono diversi rallentamenti. Dal 1539 il Sangallo fu occupato nella preparazione di un colossale modello ligneo per illustrare nei minimi dettagli il suo disegno, che si poneva come una sintesi tra un impianto a croce greca ed uno a croce latina, con una cupola a sesto rialzato, con doppio tamburo, coronata da una svettante lanterna.

Nel 1543 il Sangallo era giunto alla costruzione dei pennacchi d'imposta del tamburo.J.S. Ackerman, L'architettura di Michelangelo, Torino 1968, p. 220. Dopo Sangallo, deceduto nel 1546, alla direzione dei lavori subentrò Michelangelo Buonarroti, all'epoca ormai settantenne, il quale, esprimendo un giudizio fortemente negativo sull'opera del predecessore,P. Ruschi, cit., p. 121. mise in atto una serie di puntuali, quanto strategiche, demolizioni, per tornare ad una pianta centrale più affine al disegno originario.

La storia del progetto di Michelangelo è documentata da una serie di documenti di cantiere, lettere, disegni dello stesso Buonarroti e di altri artisti, affreschi e testimonianze dei contemporanei, come Giorgio Vasari. Malgrado ciò, le informazioni ricavabili spesso sono in contraddizione tra loro. Il motivo principale risiede nel fatto che Michelangelo non redasse mai un progetto definitivo per la basilica vaticana, preferendo procedere per parti.A. Brodini, San Pietro in Vaticano, in Michelangelo architetto a Roma, Cinisello Balsamo, 2009, p. 170. Tuttavia, dopo la morte di Michelangelo furono stampate diverse incisioni nel tentativo di restituire una visione complessiva del disegno concepito dall'artista toscano, tra cui quelle di Stefano Dupérac, che subito si imposero come le più diffuse e accettate.V. Zanchettin, Il tamburo della cupola di San Pietro, in Michelangelo architetto a Roma, cit., p. 180. Alla pianta di Bramante, con una croce maggiore affiancata da quattro croci minori, Michelangelo sostituì una croce centrata su un ambulacro quadrato, semplificando quindi la concezione dello spazio interno. In questo modo il fulcro del nuovo progetto divenne la cupola emisferica, per certi versi ispirata, nella concezione della doppia calotta, a quella progettata da Filippo Brunelleschi per la cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore.N. Pevsner, cit., p. 149.

Un disegno conservato presso Casa Buonarroti (inv. 31 A), antecedente agli anni 1554-1555, costituisce la prima testimonianza del progetto di Michelangelo per il tamburo della cupola.P. Ruschi, cit., pp. 122-123. Tale disegno era verosimilmente destinato alla realizzazione di un modello ligneo; malgrado presenti solo una porzione della sezione del tamburo, lascia intuire la presenza di paraste interne, oculi e, sull'esterno, un sistema di sproni radiali che si concludono in una serie di colonne binate. Questo studio si ricollega a quello custodito presso il Cabinet des Dessins del Palais des Beaux-Arts di Lille, che mostra, oltre alla sezione della cupola, un disegno dell'alzato del tamburo, con oculi circolari, colonne binate e alto cornicione decorato con statue. La presenza di oculi e colonne binate dimostrerebbe un legame stringente e ininterrotto tra Buonarroti e l'opera di Brunelleschi: questa soluzione, infatti, richiama una precedente proposta (inv. 50A recto conservato presso Casa Buonarroti) formulata da Michelangelo tra il 1519 ed il 1520 per il completamento del tamburo della cupola di Santa Maria del Fiore.P. Ruschi, cit., pp. 123-124.

L'idea degli oculi fu definitivamente abolita assai prima del 1557-1558, quando Michelangelo commissionò un modello ligneo della cupola (preceduto da uno studio in argilla del 1556), con un tamburo caratterizzato da finestre trabeate; la presenza di timpani curvi al posto di quelli alternati costituisce la principale differenza tra questo modello e la costruzione reale, nonché la dimostrazione che il progetto della cupola fu colmo di ripensamenti e di numerose modifiche in corso d'opera. Il modello, ancora esistente, fu comunque realizzato quando i lavori del tamburo erano già cominciati e molto probabilmente subì modifiche successive che ne hanno alterato l'aspetto originario; pertanto lo stesso non aiuta a comprendere le vere intenzioni di Michelangelo. Del resto il Buonarroti si era riservato per sé il diritto di apportare modifiche alla struttura dell'intera basilica, per la quale non è giunto sino a noi nessun progetto definitivo; di conseguenza, la presenza di un modello non era da considerarsi strettamente vincolante ai fini della realizzazione dell'opera.A. Brodini, cit., p. 171.

È inoltre possibile ipotizzare che il modello presentasse anche due calotte (una interna ed una esterna) di forma perfettamente emisferica,P. Ruschi, cit., p. 129. analoghe a quelle riprodotte nelle incisioni di Stefano Dupérac; in ogni caso, verso la fine del Cinquecento, il progetto fu modificato da Giacomo Della Porta e Domenico Fontana, i quali realizzarono una calotta a sesto rialzato nel tentativo di dare maggiore visibilità alla stessa e di ridurre, al contempo, le spinte laterali generate dall'enorme mole della struttura.

La costruzione

Quando Michelangelo assunse la direzione dei lavori della basilica dovette necessariamente accettare i vincoli delle strutture costruite dai suoi predecessori, primi tra tutti i pilastri della cupola e i sovrastanti archi di collegamento, che determinavano il diametro della calotta. Il Buonarroti, volendo fissare le forme generali della basilica, avviò la costruzione di settori dell'edificio apparentemente scollegati: partì dall'abside del transetto meridionale, che fu ultimata fino all'attico, costruì le cappelle angolari definendo il perimetro della basilica e costruì il tamburo della cupola, garantendo così l'immutabilità delle parti fondamentali del suo progetto.A. Brodini, cit., p. 173.

Nel 1549 fu iniziato lo zoccolo sopra il cornicione del tamburo, che fu ultimato nel febbraio del 1552, come assicurato dal pranzo offerto dalla Fabbrica di San Pietro agli operai per i festeggiamenti dell'evento.A. Brodini, cit., p. 174. Dopo la conclusione dell'anello, il progetto del tamburo doveva essere ormai delineato nelle sue parti fondamentali. La sua costruzione fu avviata nel 1554 con la fornitura di travertino strutturale proveniente dalle cave di Fiano Romano ed i lavori si conclusero dopo il 1561, quando furono appaltati gli ultimi capitelli interni e quelli esterni delle colonne e delle mezze paraste degli speroni radiali.V. Zanchettin, cit., p. 185. Nel 1564 Buonarroti affidò la direzione dei lavori a Jacopo Barozzi da Vignola. Lo stesso anno, alla morte del Buonarroti, il tamburo poteva considerarsi pressoché ultimato fino alla sommità degli speroni; sembra comunque assodato che l'artista, nell'ultimo anno della sua vita, abbia seguito la costruzione di una campata della sovrastante trabeazione, la quale fu successivamente ultimata da Giacomo Della Porta.V. Zanchettin, cit., p. 194.

Della Porta, assistito da Domenico Fontana,P. Murray, cit., p. 158. fu incaricato di ultimare la cupola il 19 gennaio 1587, quando erano ormai trascorsi 23 anni dalla morte del Buonarroti.Luciana Cassanelli, Bruno Contardi, Roma sacra: guida alle chiese della città eterna, Napoli 1995. I lavori, cominciati nel 1588, con grande dispiego di uomini e materiali, procedettero rapidamente: nel 1590 la struttura della cupola era ormai definita e nel 1593, sotto papa Clemente VIII, fu posta in opera la copertura della calotta esterna in lastre di piombo.M. Carusi, La struttura portante della cupola di Della Porta: 1588-2010, in "Annali di architettura: Rivista del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza", n. 22, 2010.

Durante questo pontificato venne collocata in cima alla cuspide della lanterna una sfera in bronzo dorato, sormontata dalla croce eseguita da Sebastiano Torrigiani. All'epoca del Della Porta risalgono anche le cupole minori, prive di funzione strutturale, poste intorno a quella maggiore, la cui concezione fu presumibilmente opera del Vignola e Pirro Ligorio.A. Brodini, cit., p. 178. Per ultime, tra il 1603 ed il 1612, furono eseguite le decorazioni interne, essenzialmente in mosaico su cartoni del Cavalier d'Arpino e Giovanni De Vecchi.Gianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la città, 2003, p. 143.

È doveroso precisare che Della Porta e il Fontana non furono dei meri esecutori dei disegni di Michelangelo; a loro spetta infatti il merito dell'esecuzione tecnica di un'impresa che sancì una fase importante dei progressi tecnologici di fine Cinquecento. Non solo apportarono una sensibile modifica alla curvatura della calotta rispetto al presunto progetto del Buonarroti, rendendola più vicina al modello del Brunelleschi, ma inserirono nella muratura (soprattutto nella parte alta della cupola) una serie di catene per contenere le spinte trasversali esercitate dalla volta e utilizzarono materiali di alta qualità, incernierando le lastre di travertino con piombo fuso; caratteristiche, queste, che permisero alla cupola di non riportare gravi danni dopo il forte terremoto del 1703.L'Osservatore romano del 6 aprile 2011.