Iglesias (, IPA: Igrèsias o Bidd'e Cresia in sardo) è un comune italiano di abitanti e co-capoluogo della provincia del Sulcis Iglesiente. Si trova nella Sardegna sud-occidentale, nella regione dell'Iglesiente, di cui è il principale centro abitato e a cui dà il nome. Nei secoli della dominazione aragonese e spagnola fu una delle città regie della Sardegna. È sede vescovile (diocesi di Iglesias), erede storica dell'antica diocesi di Sulcis.

Geografia fisica

Territorio Iglesias sorge sulle pendici di alcuni colli che si diramano dalla catena montuosa del Marganai; i più importanti sono il colle di Buoncammino e quello di Salvaterra. A sud-est del nucleo storico si estende la valle del Cixerri, dove si trova una parte della città moderna.

È situata a 200 m sul livello del mare e dista circa 8 km dal litorale.

Classificazione sismica: zona 4 (sismicità irrilevante), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003

Cale, coste e spiagge del Comune

Nel litorale del Comune di Iglesias, partendo da nord verso sud, si trovano le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute: Cala Domestica Costa di Cala Domestica con torre spagnola Grotta Su Forru (cioè: il forno) Costa Portu Sciusciau (cioè: porto distrutto) con alte falesie (fino a oltre 100 m.) Grotta delle Spigole Costa Punta Corr'e Corti (cioè: punta picco della corte o del recinto) con alte falesie (fino a 103 m.) Costa Porto di Canal Grande Grotta Sardegna o Sardigna Costa Punta Sedda 'e Luas (cioè: punta dosso o sella delle euforbie) con alte falesie (fino a 115 m.) Costa Schina 'e Monti Nai (cioè: dorso del monte Nave) con alte falesie (fino a 162 m.) Costa Punta Buccione o Punta Buccioni (cioè: punta sterpo) con alte falesie (fino a 167 m.) Isolotto o fariglione Pan di Zucchero (alto 133 m., in sardo detto Concali de su Terràinu, ossia testa di mezzoasino) Porto Bega Sa Canna (cioè: valle [acquitrinosa] della canna) Porto di Masua Spiaggia di Masua Costa di Masua Spiaggia di Portu Cauli (cioè: porto cavolo) Costa di Portu Cauli Cala di Punta Corallo o Punta Coraddu Costa di Porto Corallo o Portu Coraddu Costa di Porto Ferro o Portu Ferru Costa di Portu Bruncu Cobertu (porto promontorio coperto) I faraglioni di Portu Banda: fariglione Maggiore (alto 36 m.) e pinnacolo o fariglione Minore (alto 30 m.) Costa di Portu Banda o Porto Banda (cioè: porto Plaga o della Plaga) Costa di Porto Ghiano Costa di Nebida Isolotto o fariglione L'Agusteri o S'Agusteri (alto 35 m.) (cioè: pescatore di aragoste) Costa Porto di Nebida Calette di Porto Raffa Costa di Porto Raffa

Clima La città è caratterizzata da un clima mediterraneo (o, secondo la classificazione di Köppen, Csa), con inverni miti ed estati calde.

La media annuale di piovosità è di 803,8 mm. Il mese più piovoso è dicembre (125,7 mm), mentre il più secco è luglio (6,4 mm).

Classificazione climatica: zona C, 916 GG

Origini del nome Nel medioevo la città era nota in latino medievale come Villa Ecclesiae, in pisano antico come Villa di Chiesa, in catalano Viladesgleyes o Vila d'Esgleyes e poi in spagnolo come Iglesias.

La più antica citazione del toponimo Villa Ecclesiae è contenuta in un inventario del 12 marzo 1272 di Pietro Soro, amministratore dell'Opera di Santa Maria di Pisa per il Cagliaritano., e in un altro inventario, del 5 luglio dello stesso anno, della cattedrale di San Lorenzo di Genova.

Sull'origine del nome ci sono diverse teorie, tra cui quella che lo lega alla presenza di numerose chiese in città., e altre che riguarderebbero una forte presenza di controllo da parte del potere ecclesiastico nel territorio iglesiente, già attestata a partire da diversi secoli prima dell'arrivo dei pisani.

Storia Preistoria e storia antica

La zona dove sorge l'odierna città di Iglesias era già frequentata in epoca preistorica: le più antiche tracce d'insediamento umano risalgono al Neolitico antico; sono invece attribuibili alla cultura di Ozieri (IV millennio a.C.) le tombe ipogeiche, dette domus de janas, scoperte nell'area montuosa di San Benedetto. Al periodo prenuragico appartengono anche i ritrovamenti ascrivibili alle culture di Monte Claro, del Vaso campaniforme e di Bonnanaro rinvenuti nelle grotte circostanti. Seguono ulteriori tracce di frequentazioni nuragiche (vari Nuraghi, ormai diroccati, sono presenti sul territorio) e fenicio-puniche; all'epoca cartaginese si riferisce il tempio di Genna Cantoni, nei pressi dell'area archeologica nuragica di Matzanni, lungo il confine con Vallermosa. In Età romana risulta che vi siano state frequentazioni assidue, specie per via delle miniere d'argento presenti sul territorio. Le fonti parlano di Metalla, la città perduta, forse ubicata al confine tra Iglesias e Fluminimaggiore, sito principale di estrazione mineraria nel territorio..

Storia medioevale e moderna Periodo bizantino e giudicale

Nell'Alto Medioevo la regione iglesiente appare scarsamente antropizzata, per lo meno nella prima metà. Dal IX secolo d.C., invece, riappaiono tracce urbane, con la chiesa tardo-bizantina di San Salvatore, recentemente restaurata e recuperata, che testimonia la presenza nella zona di un antico abitato. Dopo l'abbandono dell'isola da parte dei bizantini, il territorio fu compreso nella curatoria del Cixerri. e seguì le sorti del giudicato di Cagliari che dominò tutta l'area meridionale della Sardegna fino al XIII secolo. In epoca giudicale, oltre a quella di San Salvatore, erano presenti altre due chiese (la chiesa di San Saturno - sul luogo dell'attuale Madonna delle Grazie - e la chiesa di Sant'Antonio Abate) che farebbero ipotizzare l'esistenza di tre piccoli abitati. Periodo dei Donoratico e pisano

Nel 1258, a seguito della spartizione del giudicato, la parte occidentale corrispondente al "terzo" del territorio giudicale (curatorie del Cixerri, Sulcis, Nora, Decimo) venne assegnata alla famiglia pisana dei Della Gherardesca, conti di Donoratico. Questo terzo fu diviso poi nel 1282 in due "sesti"; un sesto comprendente le due curatorie meridionali e Decimo andò agli eredi di Gherardo della Gherardesca mentre il sesto corrispondente alla curatoria del Cixerri passò al conte Ugolino della Gherardesca.; per incentivare lo sfruttamento delle ricche risorse argentifere del territorio, grazie alle sue iniziative venne fondata una nuova città, Villa di Chiesa (in latino Villa Ecclesiae, Bidda de Cresias in sardo antico), ristrutturando e ampliando gli insediamenti preesistenti e favorendo l'afflusso di nuovi abitanti, tra cui una parte degli esuli di Santa Igia.. I Della Gherardesca ugoliniani vi costruirono un castello (pesantemente modificato e restaurato nei secoli), detto di Salvaterra o di San Guantino, le mura, palazzi, un ospedale e un acquedotto; finanziarono inoltre la costruzione di diverse chiese: fra le più importanti si possono citare la chiesa di Santa Chiara, edificata fra il 1284 e il 1288, e quella di Nostra Signora di Valverde, costruita tra il 1285 e il 1290; molte altre chiese sorsero negli anni a venire, in virtù del forte attaccamento spirituale e religioso degli allora abitanti della città.

Dopo la morte del conte Ugolino avvenuta nel marzo del 1289 nella Torre della Muda di Pisa, dove era stato imprigionato l'estate del 1288 a causa dell'accusa di sedizione e alto tradimento, i suoi possedimenti sardi del Cixerri furono ereditati dal figlio Guelfo della Gherardesca che, sfuggito all'autorità di Pisa nel 1288, si era stabilito a Villa di Chiesa.. Guelfo, assieme ai fratelli Lotto e il piccolo Matteo che lo raggiunsero in Sardegna., sostenuto politicamente e militarmente da Genova portò avanti una politica di ostilità verso il potere centrale della repubblica e coniò nella neonata zecca di Villa di Chiesa una moneta propria in argento (tornesi) sulla quale campeggiava la scritta in latino "GUELFUS ET LOTTUS COMITES DE DONORATICO ET TERCIE PARTIS REGNI KALLARI" (in italiano Guelfo e Lotto conti di Donoratico e della terza parte del regno di Calari); in seguito tentò di impadronirsi con la forza del "sesto" (curatorie del Sulcis, Nora e Decimo) che dopo la divisione del 1282 era passato agli eredi di Gherardo della Gherardesca, occupando il castello di Gioiosa Guardia presso Villamassargia.

La risposta di Pisa non si fece attendere e nel 1295 lo zio avversario Ranieri Della Gherardesca, Lupo Villani e Mariano II di Arborea, al comando di più di 1000 uomini, assalirono Villa di Chiesa e la espugnarono.. Guelfo venne ferito da una "verga sardesca" nei pressi di Domusnovas e fatto prigioniero. Riscattato da Lotto, si diresse con il fratello verso Sassari, morendo di lì a poco; secondo una fonte del XV secolo a causa di un'infezione presso Siete Fontanas, forse l'ospedale di Siete Fuentes, situato nel territorio del giudicato di Arborea, o la località sassarese oggi nota come Li Setti fontani; Lotto fece ritorno in Toscana, morendo anch'egli qualche tempo dopo.. Villa di Chiesa venne amministrata per un breve periodo dagli arborensi per poi passare sotto il controllo del comune di Pisa tra il 1301 e il 1302.

Al tempo della dominazione diretta di Pisa, Villa di Chiesa era già diventata una delle città più importanti e popolose della Sardegna, grazie al forte impulso dato all'estrazione del piombo e in particolare dell'argento; si calcola infatti che al principio del XIV secolo nelle miniere di Villa di Chiesa si producesse circa il 10% dell'argento in circolazione in Europa., ricchezza argentifera testimoniata da una predica di Giordano da Pisa del 1309: "Et questo veggiamo in delle cose del mondo, che li homini sempre cercano le fonti del mondo unde vegnono alcune cose del mondo. Unde che è? Ove si cava l'argento? Di Villa di Chiesa". La città, popolata in maggioranza da sardi e pisani, ospitava anche altre comunità provenienti dal resto della Toscana e della penisola (i cosiddetti terramagnesi), dalla Corsica. e dall'area tedesca p.200"si noti che "guelco" o "guerco", ad indicar tuttavia il compratore e fonditore della vena cavata nel territorio trovasi, insieme con molte altre parole di sicura o presumibile origine germanica nel Breve di Villa di Chiesa, in Sardegna, città che deve la sua origine alle ricche vene di piombo argentifero e che ebbe fra i suoi lavoratori anche tedeschi, come maestri e soci" da "Medio Evo italiano", Gioacchino Volpe - Sansoni 1961. Fiore all'occhiello della città medioevale è il Breve di Villa di Chiesa, il più antico codice di leggi della città, redatto in volgare toscano, esistente in una copia del 1327 perfettamente conservata e custodita presso l'Archivio Storico Comunale..

Periodo aragonese e spagnolo

Conquistata dagli aragonesi il 7 febbraio 1324 dopo un assedio durato più di sette mesi, Villa di Chiesa fu la prima città sarda a cadere sotto il dominio iberico e la prima città del neonato Regno di Sardegna ad ottenere il riconoscimento di città regia nel giugno del 1327.. A differenza di Cagliari, Alghero e, in parte, Sassari, la "catalanizzazione" di Villa di Chiesa fu molto limitata (nel trentennio 1324-1354 i catalano-aragonesi costituivano solo il 5% circa della popolazione) e la società iglesiente "fu la sola che abbia conservato, ancora diversi decenni dopo la conquista aragonese della Sardegna, un'impronta inconfondibilmente pisana, nelle origini della popolazione, nelle leggi, nei costumi, nella conduzione degli affari e nella stessa lingua parlata e scritta" (Ciro Manca)..

Durante la fase di transizione tra il governo di Pisa e quello aragonese la popolazione cittadina si aggirava attorno alle 6000-7000 persone ma venne decimata dall'epidemia di peste nera del 1348 che sconvolse gran parte del continente europeoRoberto Farinelli, Giovanna Santinucci, I codici minerari nell’Europa preindustriale: archeologia e storia p.46.