Il 6 gennaio 1931 lo Stato Maggiore del Regio Esercito emise una circolare con numero di protocollo 200 con cui venne dato l'avvio alla realizzazione del Vallo Alpino, il sistema di fortificazioni permanenti destinato alla difesa dei confini terrestri italiani da Ventimiglia a Fiume.

La Circolare 200 fornisce le direttive per la realizzazione della prima generazione di fortificazioni permanenti in ambiente montano, dette opere tipo 200, comprendenti centri di resistenza, batterie in caverna, ricoveri per truppe di contrattacco e osservatori.

Estremi della circolare Autorità emittente MINISTERO DELLA GUERRAComando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Operazioni Luogo di emissione e data Roma, 6 gennaio 1931 - IX Protocollo N° 200 di prot. RISERVATO Allegati Annessa una busta con cinque allegati Oggetto Direttive per l'organizzazione difensiva permanente in montagna Firma IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITOA. Bonzani

Sintesi del documento La Circolare 200 è organizzata su cinque commi che forniscono prescrizioni di carattere generale ed è completata da cinque allegati comprendenti 28 tavole che forniscono prescrizioni specifiche.Il testo della Circolare 200 e dei relativi allegati (ad esclusione delle tavole) è riportato in appendice da Circolare 200 - Direttive per l'organizzazione difensiva permanente in montagna Le presenti direttive si riferiscono a zone montane caratterizzate da: terreno scoperto, tale da consentire esteso e libero campo di vista e di tiro; possibilità di postazioni di batterie nemiche, a distanza di tiro di precisione, contro elementi della difesa. La fisionomia complessiva di un sistema difensivo fortificato, a sbarramento di tali zone deve essere, nelle sue linee generali, quella stessa di una normale sistemazione difensiva campale.La sua ossatura principale, costituita da opere permanenti costruite sin dal tempo di pace, dovrà essere completata, in periodo di tensione diplomatica, od all'apertura delle ostilità, con opere campali. Nel complesso il sistema difensivo fortificato comprenderà: Una posizione di resistenza formata da due parti parallele. Sulla parte anteriore, profonda da 300 a 400 metri, si intende stroncare l'attacco nemico con il fuoco incrociato delle armi installate nei centri di resistenza realizzati nella parte stessa evitando soluzioni di continuità nelle zone battute. I centri dovranno essere costruiti in modo da poter agire anche dopo il tiro di preparazione nemico, dovranno quindi essere di minime dimensioni e alla prova di tutti i calibri. Le feritoie dovranno avere piccole dimensioni ed essere difficilmente imboccabili, quindi si consiglia di organizzarle esclusivamente per i tiri di fianco o di rovescio. Anche dove si ritiene conveniente il tiro ad azione frontale, la maggior parte delle armi dei centri dovrà avere azione di fianco o di rovescio sia per ottenere un fitto incrocio del fuoco, sia per garantire l'appoggio reciproco tra i centri contigui. Dato che la parte battuta dai centri di resistenza è sottoposta anche al tiro delle mitragliatrici e delle artiglierie postate a tergo della parte medesima, ogni centro di resistenza dovrà presentare sul fronte di gola il minimo di aperture, da chiudersi con porte corazzate alla prova almeno dei tiri di mitragliatrice e delle schegge di artiglieria. L'insieme dei centri di resistenza costituisce la parte principale dell'ossatura del sistema fortificato: la costruzione dei centri assume quindi carattere prioritario. Nella parte anteriore, oltre ai centri di resistenza, si potranno pure costruire ostacoli passivi permanenti, come quelli contro i carri armati, e ostacoli passivi campali quali i reticolati. Nella parte posteriore, profonda da 500 a 600 metri, si dovranno postare altre mitragliatrici con azione sulla parte anteriore e organizzare l'azione diretta della fanteria per ricacciare, col fuoco e col contrattacco, il nemico che fosse riuscito a superare la parte anteriore. Le opere permanenti da costruire nella parte posteriore consisteranno in postazioni protette per mitragliatrici pesanti collegate con ricoveri alla prova per il personale e in ricoveri alla prova per le truppe di contrattacco. L'ossatura permanente di questa zona dovrà poi essere completata con costruzioni a carattere campale. A completare, sulla parte anteriore, l'azione dei centri di resistenza e delle mitragliatrici pesanti in posizione protetta, potranno essere costruite, nella posizione di resistenza, batterie di piccolo calibro in caverna od in casamatta, con azione d'infilata su lungo tratto della parte anteriore e della zona di sicurezza che la precede, nonché osservatori alla prova e collegamenti principali. Una zona di schieramento a tergo della posizione di resistenza ove si schierano la massa delle artiglierie della difesa e le truppe di fanteria destinate ad alimentare e sostenere la difesa nella posizione di resistenza. Le opere permanenti da costruirsi in questa zona consisteranno in postazioni allo scoperto per artiglierie, ricoveri per i serventi e riservette per munizioni, sbancamenti, caverne, e, quando necessario, ricoveri per truppe di fanteria, osservatori, strade e collegamenti principali. Una zona di sicurezza antistante ove, normalmente, l'azione delle nostre truppe sarà limitata a mantenere, nei primi momenti dell'attacco, il contatto col nemico, sorvegliarne i movimenti e, in condizioni favorevoli, rallentarne l'avanzata con azioni di fuoco e con ostacoli passivi. In questa zona le opere permanentisi limiteranno a quelle necessarie per le interruzioni stradali ed agli ostacoli passivi contro i carri armati; eccezionalmente potrà essere costruita qualche opera permanente attiva. Alla analogia esistente tra la fisionomia del sistema fortificato sopra descritto e quella di una sistemazione difensiva campale, fa riscontro uguale analogia nella difesa. In base alle direttive espresse sono stati studiati alcuni tipi di opere permanenti che si annettono a titolo di esempio, poiché ogni singolo elemento dovrà essere oggetto di studio particolareggiato a sé. Allegato 1 - Centri di resistenza alla prova di tutti i calibri L'Allegato 1 fornisce le prescrizioni relative ai centri di resistenza, che costituiscono l'ossatura della prima parte della posizione di resistenza. Devono essere armati con mitragliatrici in postazione casamattata e, in alcuni casi eccezionali, anche con una mitragliatrice in pozzo protetto. Il fuoco delle mitragliatrici deve costituire uno sbarramento efficace e continuo lungo il margine anteriore e all'interno della posizione di resistenza e deve assicurare l'appoggio reciproco dei centri contigui. L'azione principale dei centri dovrà quindi essere di fianco e di rovescio, mentre l'azione frontale dovrà avere carattere secondario. L'intervallo tra i centri contigui dovrà essere tale da eliminare zone non viste e non efficacemente battute. Ogni centro di resistenza conterrà il numero di armi necessarie per svolgere il compito assegnato ed avrà caratteristiche tecnico-costruttive diverse a seconda della potenza e dell'adattamento al terreno. Comprenderà postazioni per armi automatiche da ricavarsi in caverna od in calcestruzzo, ed eccezionalmente un pozzo per mitragliatrice allo scoperto, ricoveri per serventi, magazzini viveri e munizioni, deposito di acqua, accesso protetto e battuto; il tutto ricavato, possibilmente, in un masso di roccia oppure in un blocco monolitico di calcestruzzo. Gli elementi di carattere generale (ricoveri, magazzini, accessi, ecc.) saranno costituiti in modo uniforme, mentre le posizioni casamattate per le armi dovranno avere caratteristiche costruttive diverse col variare dei compiti, della natura e delle forme del terreno. I blocchi monolitici di calcestruzzo nei quali sono ricavate le postazioni per le armi automatiche dovranno essere addossati a cocuzzoli in terreno ordinario o roccioso che è sempre possibile trovare nella zona montana. Per quanto possibile, i suddetti blocchi dovranno essere ricavati in contropendenza in modo che l'estradosso risulti poco emergente dal terreno sovrastante. Meglio ancora se si potranno trovare considerevoli massi rocciosi nei quali ricavare, in caverna, le suddette postazioni. La massa coprente dovrà avere uno spessore di circa 3 metri, sufficiente per dare la resistenza voluta a tutti i calibri. La copertura delle casematte per mitragliatrici dovrà essere rinforzata all'intradosso con ferri a doppio T posti a contatto e collegati fra loro con tiranti di ferro.

Segue il commento delle tavole che illustrano esempi realizzativi delle varie parti, interne ed esterne di un centro di resistenza.

L'allegato termina con la stima di costo di un centro costruito nel modo indicato nel documento, pari a circa L. 250.000, se completamente in calcestruzzo, e a circa L. 150.000 se in roccia, con le prescrizioni relative al dosaggio ed all'esecuzione delle masse di calcestruzzo e al mascheramento dell'estradosso con coloritura a chiazze a lavoro ultimato.

Allegato 2 - Postazioni protette per cannoni da 75/27 mod. 906 L'Allegato 2 fornisce le prescrizioni relative alle postazioni di artiglieria in caverna, che devono consentire di battere, con fuochi essenzialmente d'infilata, determinati settori di terreno, di massima nella zona dei centri di resistenza. Se ne presentano due tipi: Il primo, più semplice ed economico, pur avendo l'inconveniente delle ampie cannoniere, troverà larga applicazione quando, per la postazione della batteria ed il suo settore di azione, le cannoniere non possano essere infilate dall'artiglieria nemica. Il secondo, a cannoniera molto più piccola, è consigliabile quando non sia possibile scegliere postazioni che soddisfino alla condizione di cui sopra.

Seguono due esempi di installazione con le relative descrizioni e tavole di illustrazione.

Primo esempio Le caratteristiche essenziali di questa installazione sono: notevole garanzia di protezione ottenuta, sia mediante piccole dimensioni della cannoniera, sia mediante una piastra dia corazzatura che copra la minima luce che ne risulta; semplicità di armamento dell'opera per la facilità e prontezza di ritrarre il pezzo dalla cannoniera, sia per sostituire il materiale guasto, sia per sgombrare dalla cannoniera, con adatto mezzo, le macerie prodotte dai colpi nemici scoppiati al suo interno; economia di costo e di tempo per la realizzazione ottenuti coll'utilizzare il materiale da 75/27 Mod. 1906 così come esso è, salvo sostituzione dell'affusto normale con un carrello semplicissimo. Il pezzo da 75/27 mod. 906 viene smontato del normale affusto a ruote e montato su di un ordinario carrello da ferrovia Decauville al quale viene aggiunta una struttura con ferri a L che porta due orecchioniere sulle quali si impernia la saetta porta culla del cannone per ottenere i movimenti zenitali della bocca da fuoco. I movimenti azimutali sono ottenuti con lo stesso sistema adottato nella costruzione del cannone. Il pezzo così adattato viene disposto nella caverna a cannoniera di ristrette dimensioni, la cui imboccatura viene chiusa con un piastrone corazzato di 10 cm di spessore a cui viene ancorato l'affusto.

Secondo esempio Le caratteristiche essenziali di questa seconda installazioneAbolita con la Circolare 300., rispetto alla precedente, consistono: in una maggior garanzia di protezione ottenuta con cannoniera corazzata a doppia svasatura e col portare l'asse virtuale di rotazione del pezzo in corrispondenza dell'asse verticale della sezione più ristretta della cannoniera medesima; in una maggior spesa e maggior tempo per la realizzazione.