Il campionato italiano di hockey su ghiaccio è l'insieme dei tornei nazionali organizzati dalla Federazione italiana sport del ghiaccio.

Storia Nascita del movimento in Italia L'hockey su ghiaccio approda per la prima volta in Italia a Torino. La prima partita di hockey di cui si ha notizia risale infatti al 19 gennaio 1908 quando si sfidarono due formazioni del CP Valentino Torino presso l'omonimo parco, una settimana più tardi la migliore formazione del CP Valentino fu impegnata invece in quello che fu il primo match internazionale giocato in Italia, allorquando i torinesi sfidarono la seconda squadra dei francesi del Lione (campioni della Ligue Magnus in carica). Il movimento nasce tuttavia a Milano, dopo l'apertura del palazzo del ghiaccio nel 1924, che fu l'anno delle Olimpiadi di Chamonix. È infatti solo con la nascita di una struttura ad hoc ed in seguito all'interesse che lo sport aveva suscitato alle prime Olimpiadi invernali, a cui l'hockey aveva partecipato dopo l'apparizione a quelle estive del 1920, che l'hockey su ghiaccio comincia a diffondersi.

Gli anni venti vedono il dominio dell'unica vera squadra ben organizzata, l'Hockey Club Milano. Nel 1925 la casa vinicola Marone Cinzano mette in palio una coppa, che viene disputata dall'HC Milano, dal Gruppo Sportivo Dolomiti Cortina e dai pattinatori del Valentino di Torino e vinta dai meneghini. A partire dalla terza edizione la coppa Cinzano è riconosciuta come titolo italiano, riconoscimento esteso retroattivamente anche alle due edizioni precedenti. Nel 1928 e nel 1929 il campionato non si disputò.

Gli anni '30 e la diffusione dell'hockey in Italia

Nel corso degli anni trenta il dominio dell'HC Milano prosegue, ma il movimento hockeystico cresce: nel 1930 (prima vera e propria edizione del campionato italiano) le squadre iscritte sono sette, finché nel 1935 nasce anche la serie B. Due società intanto cominciano a insidiare i rossoblù: il Cortina e un'altra squadra Milanese, i Diavoli Rossoneri. La prima toglierà il titolo all'HC Milano nel 1932, mentre l'altra ne vincerà due (1935 e 1936) e due Coppa Spengler (1934 e 1935).

Il fascismo colpirà anche l'hockey ghiaccio: in tempi di autarchia linguistica, ad alcune società viene imposto il cambio del nome. Così l'HC Milano diventa Associazione Disco Ghiaccio Milano (nome con cui vince il campionato 1937), il GSD Cortina Hockey diviene Sportivi Ghiaccio Cortina.

La federazione - per promuovere l'hockey - decide di imporre la fusione delle due compagini milanesi: è il 1937 quando nasce l'Associazione Milanese Disco Ghiaccio Milano, che vincerà facilmente i due campionati disputati prima dell'inizio della guerra.

Nel campionato del 1941 sarà istituito anche il Disco su ghiaccio Juventus, facente parte dell'azienda polisportiva Juventus O.S.A., dopo che in precedenza già Milano e Ambrosiana Inter avevano creato le loro squadre di hockey su ghiaccio, ma avrà vita breve e il campionato dovrà interrompersi a causa del periodo bellico.

Il declino dell'hockey a Milano e il dominio del Cortina

Nel secondo dopoguerra tornano a separarsi le due squadre milanesi e l'hockey riparte da dove era rimasto: il dominio dei rossoblù (che dal 1951, per un accordo con l', diventano Hockey Club Milano Inter), con i soli Diavoli a contrastarli (nelle nove stagioni tra il 1947 e il 1955 vincono rispettivamente 7 e 2 scudetti). Subito dopo la guerra l'hockey aveva lasciato la FISI per far nascere la Federazione Italiana Hockey Ghiaccio, che già nel 1952 viene però sostituita dalla FISG.

Il dominio milanese è destinato a terminare: per problemi finanziari le due compagini sono costrette a fondersi per non scomparire (1957), ma il declino è solo rallentato: dopo altri due scudetti, la piazza milanese scompare sostanzialmente per alcuni decenni. Complici anche le Olimpiadi invernali, il nuovo dominatore è la Sportivi Ghiaccio Cortina, che tra la fine degli anni cinquanta e la metà dei settanta esercita un netto predominio: 14 scudetti in 19 stagioni. Proprio a causa delle Olimpiadi a Cortina la stagione 1955-56 non viene disputata (salvo che per le serie minori).

I successi altoatesini Le uniche due squadre in grado di contrastare il Cortina sono l'Hockey Club Bolzano e l'Hockey Club Gardena, che, dopo il declino degli ampezzani, si divideranno la scena fino alla fine degli anni ottanta, con i gardenesi vincitori di tre titoli (1976, 1980 e 1981) e i biancorossi di 8 (tre consecutivi tra il 1977 e il 1979, quattro tra il 1982 e il 1985 e poi nel 1988). A completare il dominio altoatesino, vince uno scudetto anche l'HC Merano (1986), vittorioso sull'Asiago Hockey.

L'epoca d'oro dell'hockey italiano

A cavallo fra gli anni ottanta e novanta si rifà viva la scuola lombarda, dapprima coi due titoli dei Mastini Varese poi soprattutto con il ritorno di due squadre milanesi al vertice. Si tratta dell'HC Milano Saima e dell'HC Devils Milano, che ripropongono - anche nei nomi e nei colori sociali - i fasti dei derby di 40 anni prima. La vittoria del Saima nel 1991 riporta uno scudetto a Milano dopo 31 anni, ed a quello seguiranno i tre dei Devils (uno dei quali come Milan Hockey).

È il periodo d'oro dell'hockey italiano: il campionato è uno dei migliori in Europa, e si vedono sulle piste campioni NHL come Jari Kurri (coi Devils) e Jaromír Jágr (a Bolzano). Le squadre italiane ben figurano anche nelle coppe europee, testimonianza ne è la vittoria di compagini italiane nelle prime edizioni dell'Alpenliga (Saima, Alleghe e Bolzano) e del Torneo Sei Nazioni (Bolzano) e Varese che si aggiudica l'unica vittoria tricolore in una competizione continentale organizzata dalla Federazione internazionale, la Federation Cup (nel 1996).

Nella seconda metà del decennio torna sugli scudi il Bolzano, con 5 scudetti in 6 stagioni, tra il 1995 e il 2000: con 16 scudetti è la squadra più titolata, assieme al Cortina che la raggiungerà nel 2007.

La crisi di fine secolo Molte protagoniste degli anni novanta scompaiono nel periodo di crisi successivo, e molte altre si ridimensionano. Nel campionato 1996-97 alla Serie A risultano iscritte soltanto due squadre: tutte le altre formazioni si autoretrocedono in A2. Dopo la vittoria dell'Asiago nel 2001, l'unica squadra ad elevarsi sopra la media, assieme all'Asiago, è quella dei Milano Vipers, eredi del Saima, che, con un acceso confronto agonistico proprio contro la squadra vicentina, riesce ad aggiudicarsi cinque campionati consecutivi (dal 2002 al 2006), oltre a tre coppe Italia e due supercoppe, ben figurando anche a livello europeo (miglior risultato, un secondo posto in Continental Cup nel 2002).

Il campionato 2004-2005 viene impreziosito dalla presenza temporanea di alcuni giocatori NHL dopo il lock-out di tale stagione.

Anni 2000 Nascita della Lega Hockey, la fine di Milano Il 16 novembre 2006 nasce la Lega Italiana Hockey Ghiaccio, che - sul modello di quella calcistica - riunisce le squadre di Serie A e di Serie A2. Primo presidente è Alvise di Canossa, presidente dell'HCJ Milano Vipers.

La stagione 2007-08 vede il ritorno alla vittoria del Bolzano, che vince il tricolore dopo 8 anni dall'ultima affermazione.

Il 12 giugno 2008 i Milano Vipers, vincitori di 5 scudetti, chiudono i battenti e il presidente di Canossa lascia la neonata LIHG. L'ex presidente della lega spiegava in un comunicato ufficiale le motivazioni della decisione: di Canossa denunciava infatti i limiti del movimento hockeistico italiano e soprattutto il fatto di aver sprecato l'occasione olimpica di Torino 2006 per dare «una nuova strada e una nuova visione della presenza di questo meraviglioso Sport su scala nazionale».

Dopo un altro scudetto vinto dal Bolzano, che ha avuto la meglio sui cugini del Renon, gli anni successivi hanno visto il dominio dell'Asiago che si è aggiudicato tre titoli in quattro anni (inframezzati da un altro successo del Bolzano), battendo tra l'altro, nella stagione 2009-10, nuovamente la squadra di Collalbo, alla sua quarta finale scudetto, la terza consecutiva. È la nascita di un nuovo duello agonistico: quello tra l'Asiago e il Renon, che si contenderanno il dominio dei campionati nei successivi anni.

La migrazione verso campionati esteri La stagione 2013-14 vide una nuova riforma dei campionati: la serie A venne per alcuni anni denominata Elite.A, ma soprattutto vide l'abbandono del campionato italiano da parte del Bolzano, iscrittosi (dopo anni di tentativi bloccati da Lega e Federazione) nel massimo campionato austriaco, mentre alcune squadre iscritte al campionato di A2 decisero a loro volta di partecipare a una nuova competizione a carattere internazionale denominata Inter-National League: le stesse squadre inizialmente erano iscritte anche al campionato cadetto che però venne prima abolito, poi ripristinato. Ad accentuare la migrazione verso campionati esteri, austriaci in particolare, concorsero l'iscrizione dell'Ice Hockey Aquile FVG in Kärntner Elite Liga (Lega -quarto livello del campionato austriaco- dove si era appena iscritta anche la compagine altoatesina dell'HC Toblach Dobbiaco, più volte campione della serie C), mentre già da qualche anno i Killer Bees Varese, una delle due squadre hockeistiche di Varese, militavano nei campionati minori svizzeri (Terza Lega svizzera). Ben nove formazioni italiane partecipavano quindi a campionati esteri, tale dato sottolineava le difficoltà che stava vivendo da anni l'hockey italiano. Nella massima serie inoltre, dopo 47 anni consecutivi, vi fu la mancata iscrizione da parte dell'Alleghe che si iscrisse prima alla serie C, poi alla serie B, per sopraggiunte difficoltà finanziarie.

Il tentativo di rilancio dell'hockey in Italia

Dopo un solo anno dalla nuova riforma dei campionati, nella primavera del 2014, a seguito della nomina di presidente della FISG dell'asiaghese Andrea Gios, che subentrò al bolzanino Giancarlo Bolognini, alla guida della Federazione da 17 anni, il campionato italiano conobbe una nuova fase. Il neopresidente decise infatti di riunire un pool di esperti internazionali (ex giocatori ed allenatori) che si ritrovarono per la prima volta ad Asiago, in quello che venne denominato dalla Federazione come progetto Agenda 2022, nato per pianificare il futuro hockeistico italiano, da anni in fase di costante declino, con l'intento di migliorare tutto il movimento. I primi passi importanti dettati dalla nuova presidenza furono quelli incentrati a dettare regole chiare e durature, di ridurre il numero di stranieri schierabili per ogni squadra (si decise di restringere a soli 4 giocatori tale provvedimento, già dal primo anno) e di unificare la Lega Hockey con la Italian Ice Hockey Association (un nuovo ente creato ad hoc), per avere all'interno della stessa Federazione un'unica entità che potesse occuparsi al meglio della disciplina.

Nacque da questi tentativi poi la delibera d'urgenza che invitava (o meglio, obbligava) le squadre che l'anno prima avevano preso parte al torneo di INL di aderire invece al massimo campionato italiano, provvedimento che tuttavia scontentò prima alcune società (intenzionate a continuare a partecipare al secondo livello del campionato austriaco) e in seguito la stessa Federazione austriaca, convinta di aver siglato un accordo della durata di 3 anni con tali società. Nonostante alcune incomprensioni tuttavia, durante l'estate tali società vennero convinte a ritornare in Patria e a giocare nel massimo livello del campionato nazionale, che arrivò quindi, dopo numerosi anni, a contare iscritte ben 12 formazioni. Una novità del nuovo corso federale fu anche la diramazione dei calendari, che per la prima volta dopo moltissimo tempo vennero stilati già alla fine del mese di luglio, mentre gli anni precedenti la forte incertezza e disorganizzazione li portava ad essere diramati solo sul finire dell'estate.

Verso campionati sovranazionali