La pagella è un documento scolastico che prova il profitto e la condotta dello studente.

In Italia è elaborata dai consigli delle singole classi delle scuole primarie e secondarie, alla fine dell'anno scolastico e nei periodi intermedi; dal 2012, è redatta in forma elettronica.DECRETO-LEGGE 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla legge 7 agosto 2012 n.135, art. 7, comma 30. I genitori hanno tuttavia il diritto di ottenere gratuitamente una copia cartacea del documento. Essa è richiesta per l'ammissione all'anno successivo degli studi, nonché, col nulla osta, per passare da un istituto ad altro.Art. 4 R.D. n° 653 del 1925: “l’alunno che intende trasferirsi ad altro istituto durante l’anno scolastico deve farne domanda (…), unendo alla domanda stessa la pagella scolastica col nulla osta (...) e una dichiarazione del preside dell’istituto di provenienza relativa alla parte di programma già svolta". Alla conclusione del ciclo d'istruzione, oltre alla pagella viene rilasciato il diploma, nel caso di superamento dell'esame di maturità.

Storia La pagella è un documento interno della scuola che non ha valore legale in sè. Tuttavia nel contesto scolastico è vincolante per l'accesso dello studente ai percorsi successivi. Inoltre, come rapporto periodico sui risultati degli studenti alle famiglie e agli studenti, essa svolge una funzione comunicativa e anche pedagogica, almeno nelle intenzioni, come stimolo per gli studenti al miglioramento. La prima funzione, amministrativo-certificativa, caratterizza la pagella - indicata come Attestato - nella riforma delle scuole di base austro-ungariche, ispirata all'esperienza prussiana condotta dall'abate Johann Ignaz Felbiger alla fine del Settecento. La seconda funzione, comunicativa, contraddistingue la report card come strumento non formalizzato, sperimentato da insegnanti statunitensi nella prima metà dell'Ottocento per affrontare nella pratica il problema della gestione della classe. In entrambi i casi la pagella e il suo uso non riguardano la scuola terziaria.

Era invece nata dalla pratica, e non da norme statali, la report card sperimentata nella prima metà dell'Ottocento da insegnanti come George Willson di una scuola dello Stato di New York. Nel 1835, durante un incontro di docenti preoccupati per «il disimpegno dei genitori, il disinteresse e la riluttanza a sostenere gli insegnanti nelle controversie disciplinari», Wilson propose come nuova tattica da lui sperimentata una report card settimanale, con la quale informava i genitori «sulla puntualità, il comportamento e il merito comparativo dell'allievo durante le sue lezioni”. Anche le pagelle usate da Willson e da altri docenti come lui rispondevano, ricorrendo a un mezzo alternativo all'uso della punizione corporale, ad un bisogno di controllo: era urgente e pratico e riguardava non sudditi ma adolescenti ribelli. Tale controllo si esercitava attraverso il metodo meritocratico del confronto tra studenti, con una classificazione stilata in base alle loro prestazioni. Wilson attribuiva inoltre alla pagella anche una valenza politica, come mezzo attraverso il quale poteva instillare nei suoi allievi la Ragione illuminista e la virtù civica repubblicana.

Nella storia d'Italia Scuole austro-ungariche Un'indicazione contenuta nella legge austriaca di riforma delle scuole di base («normali»), del 1774 affermava che gli insegnanti dovevano compilare mensilmente il «prospetto delle presenze» e una «tabella» con gli esiti di ciascun alunno da inviare all'ispettore a fine anno. La sua applicazione era estesa anche alle regioni italianeLombardo Veneto e Tirolo del Sud: vedi, ad esempio, le pagine di riviste on line che allora facevano parte dell'impero austro-ungarico: così in Trentino, in una lettera indirizzata al direttore generale dei ginnasi, si segnalava l'esistenza di «un ordine che i giovani non possano metter piedi in ginnasio, qualora non portino gli Attestati delle scuole normali»Nella lettera, scritta dal letterato Vannetti, traspare la diffidenza verso la riforma da parte dei «Benestanti», per nulla rassicurati dal valore certificativo dell'Attestato della scuola di base che non avrebbe impedito ai loro figli di entrare in contatto con la "rozza turba, che compone quelle scuole" (Antonelli, Q., Per la vera felicità dei sudditi .. cit, p. 21.). LAttestato scolastico fu successivamente regolamentato nel 1805 con norme più dettagliate. Questi cambiamenti avvenivano nel momento in cui il dispotismo illuminato di Maria Teresa d'Austria stava istituendo la scuola di stato, che si voleva innovare sotto il profilo organizzativo e del metodo di insegnamento: attraverso un rigido sistema di controllo si mirava all'educazione dei sudditi, affinché potessero introiettare «forme di disciplinamento dei pensieri e dei comportamenti tanto pubblici quanto privati».

Scuola dell'Unità d'Italia Nel momento in cui l'Italia si stava unificando, si elaborava una legge che prevedeva l'obbligatorietà di frequenza dei primi due anni della scuola elementare. Influenzate dal modello austriaco e prussiano applicate nel Lombardo Veneto sotto il dominio austriaco, le norme applicative del 1860 della Legge Casati nelle scuole elementari prevedevano, a proposito della pagella, due modelli nazionali per la valutazione:

Attestato di frequenza e di promozione, che faceva riferimento all'idoneità dello studente sulla base della frequenza e dei risultati del percorso scolastico espressi in trentesimi; Registro annuale, con la raccolta dei voti per mese, dove non era specificata la scala; degli esiti degli esami di metà anno, fine anno e ottobre (di riparazione), con scala in trentesimi; delle osservazioni particolari, con indicazioni dei premi e dei castighi meritati.

Nel 1888, un Regio Decreto aggiungeva i modelli nazionali del Certificato degli esami di proscioglimento dall'obbligo dell'struzionone elementare inferiore e il Certificato di licenza elementare superiore, riportanti gli esiti degli esami conclusivi. All'art. 84 del Regolamento Unico per l'istruzione elementarePubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 79, 3 aprile 1888 di quell'anno si precisano le scale di punteggi, per materia e complessivi: «L'alunno che, sommati i punti degli esami scritti ed orali con quelli della media per lo studio e per la condotta dell'anno, avrà conseguito i sei decimi, sarà dichiarato idoneo, purché abbia la sufficienza nel saggio scritto d'italiano. Per esprimere il voto d'idoneità, la frazione si ridurrà in trentesimi».

La riforma degli anni '20 Nel Regio Decreto del 1928 contenente il testo unico sulla istruzione elementare, nella sezione dedicata si precisavano in dieci articoli, della pagella, le modalità di rilascio, con marca da bollo, da parte del preside.Il presidente della Commissione d'esame rilascia invece da diplomi di maturità e abilitazione; si fornivano istruzioni sulla conservazione o i passaggi dei vari documentiR.D. 15 maggio 1926, CAPO VII. - Dei diplomi e documenti scolastici, artt. 97, 98, 101. Per l'accesso alle scuole elementari i fanciulli dovevano necessariamente «fornirsi» della pagella, da presentare «in bianco» alla scuola, portando «anche quella relativa all'anno precedente», pena l'impossibilità dell'iscrizione. Le famiglie dovevano acquistare il documento presso le rivendite di generi di monopolio al prezzo di cinque lire, ma ne era prevista la «gratuità o il prezzo ridotto per i fanciulli più bisognosi». La gestione della pagella «per gli opportuni controlli da parte del direttore didattico» era assegnata al maestro. Il Capo III R.D.del 1928, nel riprendere le norme precedenti, definiva nel dettaglio gli aspetti legati alla funzione amministrativo-certificativa della pagella, attestante la frequenza, il profitto annotato durante l'anno scolastico e il risultato degli esami. Se ne dichiarava il valore legale, se debitamente redatta e firmata. Alla famiglia, cui era riconosciuta la possibilità di chiederla per visione durante l'anno, o in caso di trasferimento; veniva riconsegnata a fine anno, debitamente compilata. Lo studente che smarriva la pagella avrebbe potuto richiederla al maestro dell'ultima classe da lui frequentata, da cui era stato promosso. La violazione delle norme imputabile a colpa del direttore o del maestro è punibile disciplinarmente come mancanza grave ai doveri d'ufficio. Per quanto riguarda l'istruzione media, le caratteristiche della pagella sono descritte nel Regio Decreto del 1929, dove si specifica che essa è fornita «a cura dell'istituto» e che riporta «i dati di stato civile, la provenienza scolastica, i voti degli scrutini bimestrali, i risultati dello scrutinio finale e degli esami la classificazione annuale di educazione fisica, i versamenti delle tasse o la relativa deliberazione di esonero, e gli eventuali provvedimenti disciplinari». Si prevede esplicitamente il coinvolgimento della famiglia nella presa d'atto dei risultati: «La pagella è consegnata all'alunno alla fine di ogni bimestre per la controfirma del padre, o di chi ne fa le veci, e gli è definitivamente rilasciata all'inizio dell'anno scolastico successivo o al momento del passaggio ad altro istituto o dell'abbandono della scuola».

Scale di voti

Nel riportare in pagella la valutazione di sintesi, sommativa, le scuole utilizzano una scala nazionale, in riferimento alla quale sono rapportati i risultati degli studenti. Tali risultati sono espressi con un voto, numerico, in lettere o in forma verbale, che può essere associato ad un punteggio e/o a un giudizio sintetico. L’interpretazione di un voto è quindi legata alla sua posizione all’interno della scala, nella quale viene definito anche il livello necessario/sufficiente che condiziona, a conclusione di un segmento o di un ciclo scolastico, la transizione al segmento o al ciclo successivo all'interno del sistema nazionale.

Le scale di voti nei vari Paesi variano, oltre che per il numero dei livelli e per la loro espressione, anche per l'indicazione del livello della sufficienza o dell'eccellenza. Il voto riportato a conclusione di un ciclo può rappresentare un vincolo al passaggio a certi tipi di percorso del ciclo successivo.

I voti in Italia

Scuole primarie Dall'anno scolastico 2020-21, in Italia la pagella delle scuole primarie presenta una scala nazionale caratterizzata da quattro livelli, a ciascuno dei quali corrispondono giudizi descrittivi standard sugli apprendimenti per ciascuna disciplina, cocmprese la religione e l'educazione civica, e per il comportamento. I quattro livelli sono così definiti dal Ministero:

Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità. Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo. Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità. In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

Nella scuola primaria è rara la non ammissione all'anno successivo.D.Lgs 62/2017, art. 3, comma 3.:"I docenti della classe in sede di scrutinio, con decisione assunta all'unanimita', possono non ammettere l'alunna o l'alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione".

Scuole secondarie