La riforma augustea dell'esercito romano rappresentò uno dei momenti principali della storia dell'esercito romano, che vide nel primo Imperatore romano, Augusto, l'artefice della riorganizzazione della macchina da guerra romana, grazie ad una disciplina ferrea, che rimase in vigore almeno per i successivi tre secoli.
Gli storici contemporanei si sono spesso trovati d'accordo nel negare le qualità militari di Augusto, insistendo sul fatto che raramente egli andò personalmente sui campi di battaglia.A. Piganiol, Histoire de Rome, 1962, p.225; P. Petit, Histoire générale de l'Empire romain, 1974, p.32. Ma Aurelio Vittore,Aurelio Vittore, De Caesaribus, I, 1. ricordando una tradizione antica, diede di questo principe un ritratto più lusinghiero. Egli si dimostrò, invece un abilissimo uomo politico e geniale stratega. La stabilità, infatti, dell'ordinamento militare augusteo fino a Gallieno,Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 2008, pp. 263-264. dimostrò che l'imperatore aveva avuto ragione.
Contesto storico
Le guerre civili avevano insegnato come i pericoli maggiori fossero che un esercito avesse la facoltà di eleggere un imperatore e che vi potessero essere due imperi, uno in Occidente ed uno in Oriente. I propositi di Augusto furono quelli di rendere l'Impero più stabile e sicuro, anche attraverso un sistema di frontiere facili da difendere, grazie ad una fitta rete di comunicazioni tra settore e settore. Ma l'esercito necessitava di una riforma radicale. Dopo Azio, Augusto, ritenendo ormai superato il sistema di Gaio Mario, decise di compiere una radicale riforma militare grazie anche alle indicazioni che Gaio Giulio Cesare era riuscito a dare prima di morire nel 44 a.C., introducendo uno spirito altamente professionale in un esercito composto ora da volontari professionisti, disposti a servire in modo permanente prima per sediciL.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.147. e poi per vent'anni, dipendenti dal loro Imperatore. Era, inoltre, necessario trovare quelle risorse finanziarie che ne permettessero il suo auto-finanziamento. Per questi motivi, nel 6, fu creato un tesoro particolare: laerarium militare..Tacito, Annales, I, 78.
Il primo problema che Augusto dovette risolvere al termine della guerra civile (44-31 a.C.), non fu solo di ridurre l'immenso esercito che si era formato per combattere contro il rivale Antonio, sostenendo con i suoi fondi personali una spesa enorme per offrire ai soldati terre ed elargizioni, ma soprattutto di costituire un'adeguata forza dalla varietà di truppe che si era ormai creata.H.Parker, The roman legions, p.72. Delle oltre sessanta legioni sopravvissute (tra cui molte appartenute allo stesso Antonio), solo 28 rimasero attive dopo Azio,H.M.D.Parker, Roman legions, p.89. E.Ritterling, voce Legio, in Realencyclopädie of Klassischen Altertumswissenschaft, Stuttgart 1924-1925, p.1216-1217. R. Syme, Some notes on the legions under Augustus, XXIII (1933), in Journal of Roman Studies, pp.14-19. e 25 dopo la disfatta di Teutoburgo. Non a caso ben 300.000 veterani furono mandati in congedo durante l'intero arco di tempo del suo principato, per lo più tra il 30 ed il 14 a.C., come racconta lo stesso Augusto nelle sue Res Gestae Divi Augusti:
A queste vennero aggiunte tutta una serie di unità ausiliarie provinciali (formate con volontari non-cittadini, desiderosi di acquisire la cittadinanza romana al termine della ferma militare), posizionate in prevalenza lungo l'intera frontiera romana o nelle aree interne a maggior rischio di rivolta (es. in Hispania o Dalmatia).Yann Le Bohec, L'esercito romano, Roma 1992, p. 33 e ss.. Augusto cercò di riorganizzare un esercito permanente e professionale in grado di difendere le frontiere imperiali in modo adeguato (senza abolire il principio della coscrizione obbligatoria), che gli fosse particolarmente fedele,Svetonio, Augustus, XXIV-XXVI; Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, II, 11, 5; Dione, Storia romana, LIV, 25, 5-6. anche affidando i numerosi eserciti a parenti stretti (Druso maggiore, Tiberio, Gaio Cesare, Germanico) o collaboratori particolarmente fedeli imparentati con la sua stessa famiglia (Marco Vipsanio Agrippa, Publio Quintilio Varo). Certo Augusto non costruì tutto partendo dal niente: la Repubblica del dopo-Cesare gli aveva già messo a disposizione forze sufficienti e strutturate da poter conquistare buona parte del mondo mediterraneo. La distinzione fra guarnigione di Roma e province, però, la differenza fra unità ausiliarie e legioni, il nuovo cursus honorum dei comandi militari, le nuove forme di reclutamento e la strategia messa in atto alle frontiere, appartengono senza dubbio al suo principato.
Le unità militari
Armate provinciali
Legioni
La "spina dorsale" dell'esercito romano rimase la legione, in numero di 28 (25 dopo Teutoburgo). Ogni legione era composta di circa 5.000 cittadini, in prevalenza Italici (attorno al 65%,L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.180. per lo più provenienti dalla Gallia Cisalpina, mentre il restante 35% era formato da cittadini romani residenti nelle province), per un totale di circa 140.000 uomini (e poi circa 125.000), che si rinnovavano con una media di 12.000 armati all'anno. L'ufficiale a capo della legione divenne ora un membro dell'ordine senatorio con il titolo legatus Augusti legionis. Le legioni erano arruolate fra i circa 4.000.000 di cittadini romani.
È con Ottaviano Augusto che la legione cambiò struttura, aumentando i suoi effettivi fino almeno a 5.000 soldati, essenzialmente fanti ma anche cavalieri (120 per legione, comandati da centurioni, non da decurioni),Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 2008, p. 33. questi ultimi con funzioni di esplorazione, messaggeri o scorta del legatus legionis. La cavalleria legionaria, abolita nell'epoca di Gaio Mario, fu reintrodotta in modo definitivo da Augusto. Si trattava però di una forza alquanto ridotta, i cui cavalieri erano dotati di uno scudo più piccolo e rotondo (detto parma o clipeus), come ci racconta Giuseppe Flavio, al tempo della prima guerra giudaica.Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, III, 6, 2 (120).L. Keppie, The Army and the Navy, in Cambridge Ancient History, seconda edizione, Vol. X, The Augustan Empire 30BC - 69 AD, p. 375. Potrebbe essere stata, infine, abolita da Traiano.
La fanteria legionaria era divisa in 10 coorti (di cui nove di 480 armati ciascuna), che al loro interno contavano 3 manipoli oppure 6 centurie. La riforma della prima coorte avvenne in un periodo imprecisato,Vegezio, Epitoma rei militaris, II, 6; Pseudo-Igino, De munitionibus castrorum, 3. sicuramente tra l'epoca di AugustoG.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008, p.29. e quella dei Flavi.L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.176. Si trattava di una coorte milliare, vale a dire di dimensioni doppie rispetto alle altre nove coorti, con 5 centurie (non 6) di un numero doppio di armati (160 ciascuna), pari a 800 legionari complessivi, ed a cui era affidata l'aquila della legione.
Sempre ad Augusto si deve l'introdurre un esercito di professionisti che rimanessero in servizio non meno di sedici anni per i legionari, portati a venti nel 5L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.148. (come era successo fin dai tempi di Polibio, in caso di massima crisiPolibio, Storie, VI, 19.2.), e venti-venticinque per le truppe ausiliarie. A questo periodo di servizio poteva subentrarne un ulteriore di alcuni anni tra le "riserve" di veterani, in numero di 500 per legioneL.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.150. (sotto il comando di un curator veteranorum).
Auxilia provinciali
La riforma augustea ebbe conseguenze anche sulle unità ausiliare, che entrarono a far parte in pianta stabile dell'esercito romano. Si trattava di un corpo dell'esercito romano reclutato fra le popolazioni sottomesse di peregrini, ovvero non ancora in possesso della cittadinanza romana.G.L.Cheesman, The Auxilia during the first two century A.D., Oxford 1914, p.21. Esse costituivano il degno completamento tattico e strategico alle legioni romane, e furono per questo motivo sottoposte al legatus della legione pur rimanendo nettamente distinti da quest'ultima.
Tipologia di armati
Gli auxilia costituivano la seconda componente fondamentale dell'esercito. Erano formate da unità altamente specializzate (da arcieri, a frombolieri, esploratori, guastatori e, soprattutto, reparti di cavalleria leggera o pesante), arruolate in aree territoriali di antiche tradizioni militari: come i frombolieri delle Baleari, i cavalieri catafratti e gli arcieri orientali, la cavalleria leggera numida o dei Mauri. Probabilmente molte di queste unità non esistevano prima della battaglia di Azio, ma i nomi di alcuni squadroni di cavalleria fanno pensare che siano stati reclutati in Gallia dagli ufficiali di Cesare. Queste unità, almeno fino alla fine del periodo giulio-claudio, conservarono il proprio carattere nazionale e non stazionarono molto distanti dai loro territori nativi. Questa situazione rimase pressoché invariata fino all'insurrezione batava del 69/70, quando Vespasiano decise diversamente e gli auxilia cominciarono ad essere posizionati lontano dei luoghi d'origine.
Tipologia di unità
Le truppe ausiliarie, come le legioni, avevano i loro nomi e numeri. Erano composte fin dall'inizio del principato di Augusto, fino a Nerone-Vespasiano, da circa 500 uomini (quingenarie). Solo in seguito queste unità cominciarono ad raddoppiare il numero degli effettivi fino ai 1.000 armati (milliarie).
Potevano essere di tre tipologie principali: Coorti di sola fanteria (cohors peditata), la cui struttura era molto similare a quelle delle coorti legionarie. Furono sottoposte ad un praefecti cohortis (quingenariae), alle cui dipendenze vi erano 6 centurioni (tra cui un centurione princeps). Erano composte da 6 centurie di 80 uomini ciascuna di peregrini, per un totale di 480 fanti, in alcuni casi muniti di armi da lancio (arcieri, frombolieri e lanciatori di giavellotto), a completamento della fanteria pesante legionaria. Alae di cavalleria, anch'esse quingenarie, le quali erano sottoposte ad un praefectus equitum. Erano divise in 16 turmaePseudoIgino, De munitionibus castrorum, 16. da 32 uomini ciascunaG.L.Cheesman, The Auxilia during the first two century A.D., 1914, pp.26-27; L.Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p.183.K.R.Dixon & P.Southern, The roman cavalry, 1992, p.23. (comandate ciascuna da 16 decurioni,. tra cui un decurione princeps), per un totale di 512 cavalieri.ArrianoArs Tactica, 18. Fornivano alle legioni truppe di ricognizione e di inseguimento, oltre a costituire elemento d'urto sui fianchi dello schieramento nemico. Coorti miste di fanteria e cavalleria (cohors equitata),. la cui caratteristica principale era quella di essere formate da 6 centurie di 80 fanti ciascunaPseudo-Igino, De munitionibus castrorum, 27. e 4 turmae di cavalleria di 32 cavalieri ciascuna,. per un totale di 480 fanti e 120 cavalieri. L'origine risalirebbe al tipico modo di combattere dei Germani, descritto da Cesare nel suo De bello Gallico.Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico, II, 48.4-7; IV, 2, 3-4; IV, 12; VII, 65.