Linvasione giapponese della Thailandia si svolse l'8 dicembre 1941. Gli scontri furono circoscritti e cessarono dopo poche ore grazie ad un cessate il fuoco concordato tra le parti. La Thailandia doveva sottostare agli accordi presi nei negoziati segreti con il Giappone, che era stato determinante nelle acquisizioni territoriali thailandesi dopo il conflitto con l'Indocina francese di alcuni mesi prima.
L'invasione avvenne a poche ore dall'attacco di Pearl Harbor, con il quale i giapponesi trascinarono gli Stati Uniti nella guerra del Pacifico, teatro orientale della seconda guerra mondiale. I rapporti tra i governi di Bangkok e di Tokyo si distesero subito e la Thailandia divenne un prezioso alleato per i giapponesi, che stazionarono nel Paese fino al termine del conflitto.
Contesto storico Nazionalismo giapponese
Nella seconda metà dell'Ottocento, la restaurazione del potere imperiale aveva dato il via a una nuova ondata di nazionalismo in Giappone. Si distinse il membro del buddhismo Nichiren Tanaka Chigaku, il cui concetto hakkō ichiu prevedeva l'unificazione del mondo con l'espansione del potere dell'imperatore del Giappone. I nazionalisti nipponici individuarono quindi la necessità di sostituire il controllo del governo di Tokyo al colonialismo europeo in Asia secondo il concetto del .
Nel 1940, tale concetto fu codificato dal primo ministro Fumimaro Konoe con il piano chiamato "sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale, che secondo gli intenti della propaganda nazionale doveva porre sotto il "benevolo" controllo giapponese il Manchukuò, la Cina e parte del Sud-est asiatico. La realizzazione del piano prevedeva la liberazione dell'Asia dal colonialismo occidentale e la diffusione di pace e progresso tra i Paesi coinvolti. A tale proposito fu formata in quegli anni un'unità dell'esercito agli ordini del colonnello Yoshihide Hayashi.
Espansionismo giapponese Nel 1937 era cominciata la seconda guerra sino-giapponese, che aveva consentito all'esercito imperiale di occupare vasti territori e le maggiori città della Cina, allora dominata da Chiang Kai-shek con l'aiuto degli Stati Uniti. Il conflitto giunse in una fase di stallo e, per bloccare gli aiuti americani in Cina, ebbe inizio nel settembre del 1940 l'occupazione giapponese dell'Indocina, inizialmente limitata al solo Tonchino. Le truppe di Tokyo approfittarono dell'invasione tedesca della Francia nella seconda guerra mondiale, ottenendo il permesso del governo collaborazionista di Vichy per installarsi in Indocina. Il 27 settembre fu sottoscritto a Berlino il patto tripartito tra i governi del Terzo Reich, del Regno d'Italia e dell'Impero giapponese, che definì le aree di influenza di ciascuno dei tre Stati. Gli Stati Uniti annunciarono il mese successivo l'embargo alla vendita dei prodotti petroliferi al Giappone.
La Thailandia sconfigge i francesi con l'aiuto giapponese
Anche i thai vollero approfittare della crisi francese per riprendersi parte dei territori ceduti ai colonialisti europei al termine della guerra franco-siamese del 1893. Diedero quindi inizio alla fine del 1940 alla breve guerra franco-thailandese, caratterizzata da alcuni scontri in territorio laotiano e cambogiano e dalla battaglia di Koh Chang. L'intervento di Tokyo, che necessitava l'appoggio thai per i futuri piani espansionistici, pose fine al conflitto nel gennaio successivo e fece in modo che alla Thailandia fossero assegnati i territori a cui ambiva..
La nuova situazione creò imbarazzo al primo ministro thai Plaek Phibunsongkhram, che nel giugno precedente aveva firmato un patto di non-aggressione con i britannici. Questi ultimi presero atto dei nuovi rapporti tra i governi di Tokyo e di Bangkok ed iniziarono a preoccuparsi per i propri possedimenti in Birmania e in Malesia.. Gli Stati Uniti ritennero impossibile fornire aiuti alla Thailandia dopo il conflitto contro i francesi.
Ulteriore espansione giapponese nel sud dell'Indocina Il ministro degli Esteri nipponico Yōsuke Matsuoka firmò il 13 aprile 1941 a Mosca il patto nippo-sovietico di non aggressione, che riduceva la pressione sovietica sulla Manciuria e liberava forze nipponiche per la spinta verso sud.. L'inizio dell'invasione tedesca della Russia il successivo 22 giugno provocò una svolta della situazione generale ed impose scelte decisive anche alla dirigenza giapponese.. I vertici politico-militari di Tokyo adottarono quindi il piano di espansione nel sud-est asiatico,. che prevedeva di non intervenire nella guerra tedesco-sovietica ma di estendere il dominio giapponese a sud per acquisire importanti materie prime strategiche, isolare completamente la Cina e creare la "sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale".. Il 24 luglio le truppe giapponesi penetrarono in Cocincina, occupando la baia di Cam Ranh e Saigon..
Come risposta, gli Stati Uniti rafforzarono l'embargo a Tokyo sulle forniture di prodotti petroliferi, di minerali e rottami ferrosi e disposero il "congelamento" dei beni giapponesi negli USA, provvedimenti che furono presi immediatamente anche dalla Gran Bretagna e dai Paesi Bassi. Nell'agosto del 1941, la Thailandia si unì alla ristretta cerchia di Paesi che riconoscevano il Manchukuò, lo Stato fantoccio creato da Tokyo con la conquista in Manciuria. La pesante situazione creatasi con l'embargo creò all'interno delle gerarchie militari giapponesi una corrente che spingeva per l'immediata entrata in guerra. Inutili furono i tentativi di far recedere gli Stati Uniti dall'embargo, il primo ministro Fumimaro Konoe fu costretto a presentare le dimissioni e il 18 ottobre 1941 gli succedette il generale Tōjō..
I giorni che precedettero l'invasione della Thailandia L'obiettivo primario giapponese era la conquista di Birmania e Malesia, a quel tempo nelle mani dei britannici, e per portarla a termine le truppe imperiali avevano bisogno di passare per la Thailandia. Volevano però evitare un conflitto con le forze armate locali, che avrebbe fatto perdere tempo e annullato il fattore sorpresa. Il piano giapponese era visto con favore dal governo nazista tedesco perché avrebbe impegnato i britannici, distogliendoli parzialmente dalla guerra in Europa..
A fine novembre, i britannici vennero a conoscenza di grandi movimenti delle truppe giapponesi nel sud dell'Indocina.. Qualche giorno dopo il primo ministro Tōjō espresse i propri dubbi sul permesso dei thailandesi al passaggio delle truppe giapponesi, augurandosi di evitare un conflitto. Negli incontri di quei giorni con i diplomatici giapponesi, Phibunsongkhram chiese che l'esercito imperiale non attraversasse la Thailandia Centrale e concesse il passaggio nell'istmo di Kra, a sud. In cambio gli fu promessa l'annessione di territori ceduti dal Siam ai britannici ad inizio secolo nel nord della Malesia e nello Stato Shan della Birmania. Quello stesso giorno, Phibun informò segretamente i britannici dell'imminente invasione giapponese..
Il 2 dicembre fu stabilito il giorno per gli attacchi che avrebbero dato il via alla guerra del Pacifico. L'invasione di Thailandia e Malesia, denominata "Operazione E", fu assegnata alla flotta di stanza a Sanya, nell'isola cinese di Hainan, che prese il mare il 4 dicembre. Altre truppe e navi partirono dalla baia di Cam Ranh in Indocina.
USA e Regno Unito non erano nella condizione di offrire il proprio aiuto a Bangkok, così il giorno prima dell'invasione Churchill emise un comunicato in cui intimò ai giapponesi di non intraprendere alcuna offensiva in Thailandia:
Invasione Le minacce britanniche non fermarono i piani predisposti dal governo di Tokyo. Tra il 7 e l'8 dicembre del 1941, nel giro di poche ore i giapponesi lanciarono attacchi a Thailandia, Filippine, Hong Kong, Guam e soprattutto quello a Pearl Harbor, che provocò l'entrata degli Stati Uniti nel conflitto mondiale e l'inizio della guerra del Pacifico. La Thailandia fu l'unico Paese avvisato dell'imminente attacco, la sera precedente l'ambasciatore giapponese presentò al governo un ultimatum che richiedeva entro due ore l'autorizzazione al passaggio sul suolo thailandese delle truppe nipponiche per le imminenti invasioni di Malesia e Birmania.
Phibun non era presente e non fu quindi data alcuna risposta all'ultimatum; poche ore dopo reparti armati giapponesi sbarcarono in diverse località della costa orientale della penisola malese, mentre altri penetrarono dalle frontiere con l'Indocina agli ordini del generale conte Hisaichi Terauchi.
Invasione terrestre Il generale Terauchi inviò la 15ª armata nella provincia di Battambang, allora sotto il dominio thailandese ma contesa da anni con la Cambogia, di cui in seguito entrò a far parte. A guidare le truppe fu posta la divisione di Guardie Imperiali. I giapponesi non incontrarono resistenze e, raggiunta la città di Sisophon, si diressero in direzione nord-ovest procedendo all'interno del distretto di Aranyaprathet, allora appartenente alla provincia di Prachinburi. Si mossero lungo il tracciato della ferrovia di recente costruzione che univa il distretto thai di Aranyaprathet a quello cambogiano di Mongkhol Bourei.
Incursioni aeree Bangkok L'aviazione giapponese lanciò una sola bomba nel centro di Bangkok, che colpì le poste centrali ma non esplose. L'evento spinse la polizia locale ad arrestare i giapponesi residenti a Bangkok e si riunì d'urgenza il governo centrale, mentre Phibun era ancora irreperibile. Alcuni ministri proposero di resistere ed eventualmente formare un governo in esilio, ma Phibun finalmente rientrò e convinse il governo a piegarsi alle richieste giapponesi.
Don Mueang L'aviazione giapponese bombardò nella periferia di Bangkok la base dell'aviazione militare annessa all'aeroporto di Don Mueang, distruggendo sei aerei da caccia.
Sbarchi in Thailandia Chumphon
Un battaglione e un reggimento giapponesi sbarcarono da due navi a Chumphon la mattina dell'8 dicembre e si attestarono su un'area nei pressi del punto di sbarco. Furono attaccati da un'unità di addestramento reclute dell'esercito, un battaglione di fanteria e dalla polizia provinciale di Chumphon. Gli scontri ebbero fine nel pomeriggio, quando i thai ricevettero l'ordine di un cessate il fuoco. Fra i thai persero la vita un capitano, alcuni poliziotti e alcuni civili.
Nakhon Si Thammarat Nella notte del 7 dicembre, tre navi giapponesi di trasporto truppe gettarono le ancore al largo di Nakhon Si Thammarat. Poco dopo la mezzanotte, militari e 50 camion di un reggimento di fanteria, un reggimento dell'aviazione (con un'unità di segnalatori per gli aerei) e una compagnia di operai addetti alle costruzioni sbarcarono nel canale Tha Phae. Tale sito era nei pressi del Campo Vajiravudh, quartier generale di una divisione e un battaglione di fanteria thailandesi. I militari thai erano stati informati dello sbarco giapponese a Songkhla e subito diedero battaglia. Gli scontri si protrassero fino a mezzogiorno, quando il primo ministro Phibun diede l'ordine del cessate il fuoco.
Prachuap Khiri Khan
Un battaglione e un reggimento di fanteria giapponese sbarcarono da una nave a Prachuap Khiri Khan e, dopo uno scontro con la polizia locale, occuparono la città. Altri sbarchi ebbero luogo nei pressi del campo d'aviazione, dove aveva il quartier generale uno stormo dell'aviazione militare thailandese. I giapponesi assediarono la struttura che fu difesa dagli aviatori con la collaborazione della polizia provinciale. Anche qui gli scontri ebbero fine a mezzogiorno con il cessate il fuoco ordinato da Bangkok. Fonti giapponesi hanno stimato a 115 i militari giapponesi che persero la vita negli scontri di Prachuap, mentre fonti thai hanno stimato che i giapponesi morti siano stati 217 e che oltre 300 siano stati i feriti. Nelle file thailandesi, 37 furono i morti e 27 i feriti.
Samut Prakan