Bande di repressione era il nome, suggerito dallo storico Franco MartinelliLe bande di repressione della RSI in L'Ovra: Fatti e retroscena della polizia politica fascista, di Franco Martinelli, Giovanni De Vecchi Editore, Milano, 1967 in relazione al loro operato e alle caratteristiche della loro struttura, con cui erano collettivamente definiti alcuni reparti fascisti paramilitari costituitisi spontaneamente nell'ambito della Repubblica Sociale Italiana.
Alcuni ritengono che questi manipoli, che si costituirono in gruppi di varie dimensioni e conteranno in totale svariate migliaia di uomini, abbiano origine dalle Squadre d'azioneMario Lombardo, Storia Illustrata - La Repubblica di Salò - N°200, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, luglio 1974, che contribuirono all'affermazione del fascismo tra il 1919 ed il 1924. In molti casi i membri di queste bande organizzate erano: squadristi di antica data, militanti mantenuti in disparte durante il regime perché poco inclini alla disciplina seguita alla normalizzazione, fascisti intransigenti che si facevano nuovamente avanti dopo i fatti del 25 luglio 1943 per riorganizzare il movimento fascista, individui troppo coinvolti e compromessi con il regime per scegliere alternative, ma anche una minoranza variegata e opportunista di disperati, avventurieri, uomini senza altra scelta ed ex detenuti per reati comuni.
Storia Nel generale caos politico e militare sviluppatosi in Italia nei mesi seguenti all'8 settembre 1943 e nel clima di incerta legalità instauratosi in alcune aree della nazione, mentre progrediva l'avanzata degli Alleati lungo la penisola, in concomitanza con il crescere del movimento partigiano e l'intensificarsi delle azioni dei GAP nelle principali province del centro-nord del Paese, si assiste al progressivo costituirsi, nei territori sottoposti alla nascente RSI e occupati dalle truppe germaniche, di formazioni paramilitari fasciste indipendenti con compiti di polizia politica, repressione dell'antifascismo, controspionaggio e contrasto alla insorgente Resistenza italiana.
Questi reparti speciali di polizia si formano in principio spontaneamente dalla base militante ancora combattiva del "neo-fascismo" di Salò, spesso in modo irregolare (salvo poi essere ufficialmente irregimentati forzamaggiore o definitivamente sciolti da altri organi di polizia fascista), sotto l'impulso accentratore dei loro capisquadra, ma comunque avallati e foraggiati dal ministro dell'interno Guido Buffarini Guidi e con l'attento interesse dei nazisti.
Attivi tra il settembre 1943 e l'aprile 1945 in gruppi organizzati di massimo 100-200 elementi, furono a volte in conflitto di competenze quando non in aperto antagonismo. Il loro impegno si produsse principalmente contro l'organizzazione gappista nelle città, contro gli ebrei, contro i disertori, i badogliani e i renitenti alla leva fascista; con un'area di azione che si estendeva a volte in spedizioni oltre la provincia di provenienza. Alcune di queste squadre svolsero indagini interne anche nei confronti di altre forze di sicurezza della RSI e di esponenti del Partito Fascista Repubblicano. Nel corso della loro attività ebbero un articolato rapporto con i tedeschi.
L'organizzazione dei reparti
Questi reparti vennero costituiti inizialmente in maniera spontanea da uomini di varia provenienza a Roma e Firenze, in conseguenza del disfacimento del Regno d'Italia e della catena di comando delle forze armate nazionali dopo l'8 settembre, per poi diffondersi nel territorio dell'Italia centrale e settentrionale della costituenda RSI, operando in squadre autonome e talvolta affiancati dalle forze tedesche.
Le Bande di Repressione più note, molte delle quali comunemente conosciute col nome dei loro comandanti, furonoRoberto Roggero, "Onori e oneri: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia", Greco&Greco Editori: il Comando per il Recupero del Ferro del Nord Italia; la Formazione Paramilitare Fascista, più nota come Banda Bernasconi, maresciallo delle SS italiane, attiva a Roma; la Guardia Armata di Palazzo Braschi, nota anche come Banda Pollastrini o Banda Bardi-Pollastrini; il Reparto Speciale, noto anche come Banda Koch, Pietro Koch era un tenente dei granatieri, di padre tedesco ma cittadino italiano, di essa facevano parte anche il frate benedettino Ildefonso E. Troya, coadiutore del vice curato della Chiesa della Santa Trinità a Firenze ed il popolare attore Osvaldo Valenti, che in seguito passò, come tenente, alla X MAS; il RSS - Reparto Servizi Speciali delle SS italiane, più noto come Banda Carità; il Sicherheits Abteilung italiano, che prende il nome dell'omonima Polizia germanica, più noto come Banda Fiorentini o Banda Alfieri-Fiorentini, quest'ultimo processato nel dopoguerra, riconosciuto responsabile e autore diretto di uccisioni, sevizie gravi su prigionieri, estorsioni, procurate mutilazioni, incendio di 13 cascine a Nivione, Rosara, Pietravina nel Pavese; la Banda Castellanzi; la Banda Chiurco; la Banda Collotti e Gueli; la Banda Colonnello David; la Banda De Larderei; la Banda De Sanctis; la Banda Finizio; la Banda Maestri; la Banda Panfi; la Banda Pennacchio, nata dallo scioglimento di uno degli uffici di polizia anti partigiana di Brescia. la Banda Sorlini, operante in tutto il territorio bresciano e responsabile dell'Eccidio di Bovegno.
Compiti simili svolse anche: la Squadra d'Azione "Ettore Muti" fondata a Milano, poi irregimentata come Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, operando come organo di polizia politica interna anche nei confronti degli stessi fascisti.
In diverse occasioni gli organi istituzionali della RSI ed i funzionari governativi di Mussolini cercheranno di scindere le proprie responsabilità dall'operato di queste squadre paramilitari, spesso concretamente svincolate dal controllo dei vari questori e del Corpo di Polizia Repubblicana.
Ferruccio Parri definì questi gruppi armati come "massacratori all'ingrosso" e "bande di assassini".
Nei fatti queste formazioni ebbero facoltà di eseguire perquisizioni e confische, arresti e fermi a tempo indeterminato, interrogatori (anche con il ricorso alla tortura), emettendo condanne a morte e eseguendo sentenze.
A Roma ebbero, a diverso titolo, un ruolo di rilievo in collaborazione con il Comando SS, nel rastrellamento degli ebrei del Ghetto, nell'individuazione degli appartenenti ai GAP e nella compilazione delle liste dei civili trucidati per rappresaglia alle Fosse Ardeatine.
Roma: la Guardia Armata di Palazzo Braschi
La prima di queste formazioni, che vanterà anche l'esistenza più breve perché disciolta dagli stessi fascisti repubblicani, fu la Guardia Armata di Palazzo Braschi nota anche come "Fascio Romano". Un manipolo di una decina di fascisti, con l'appoggio dei tedeschi, occupò la precedente sede del partito (presso, appunto, Palazzo Braschi) in via Vittorio Emanuele II a Roma, costituendo la "Federazione dell'Urbe".
Nella caotica situazione scaturita dopo la precipitosa fuga del Re e del suo governo a Pescara, tra il 16 ed il 17 novembre del 1943 i fascisti della capitale elessero Commissario Generale dell'Urbe il romano Gino Bardi, che era stato direttore fino al 31 luglio del '43 della Federazione Nazionale Fascista dei Pubblici Esercizi e che si posizionava nello schieramento del fascismo intransigente. Bardi richiamò il vecchio squadrista ed ex-ufficiale dei Carabinieri Guglielmo Pollastrini, soprannominato "Memmo", cui affidò il comando della Guardia Armata, che contava 120 elementi divisi in 10 squadre d'azione il cui porto d'armi era stato rilasciato direttamente dal Comando Tedesco della Capitale. I membri della formazione portavano un'uniforme irregolare costituita da stivali e calzoni alla cavallerizza, camicia nera e giacca di tessuto impermeabile lunga al ginocchio.
La spregiudicatezza e l'opportunismo criminoso degli uomini di questo reparto si rivolse principalmente nei confronti della comunità ebraica capitolina; così riporta un rapporto informativo della Questura della Città aperta:
Un episodio del tutto simile è riportato in una informativa anche dopo l'arresto di Bardi, che portò a un forte attrito fra la Questura e la Federazione dell'Urbe.
L'operato di questa banda, definito come "iniziative controproducenti" dagli stessi fascisti, si concretizzò in arresti arbitrari e torture ai danni dei fermati, interrogatori e sevizie, sequestri di beni e proprietà, perquisizioni e razzie di abitazioni private, negozi e magazzini di merci pregiateArchivio Irsifar - Sentenze sui delitti fascisti durante l'occupazione tedesca di Roma, vol.1. Il 25 ottobre 1943 una lettera del Capo della Polizia, su disposizione del generale tedesco Rainer Stahel, invitò Bardi a cessare ogni attività della sua formazione, a consegnare gli arrestati alle autorità del carcere di Regina Coeli ed a rendere conto degli atti illegali riscontrati. La diffida venne intimata nuovamente il 2 novembre, visto il perpetrarsi inalterato delle azioni della banda. La sera del 26 novembre il Questore di Roma, sotto scorta degli agenti di Pubblica Sicurezza e della PAI (Polizia dell'Africa Italiana), fece irruzione a Palazzo Braschi arrestando e disarmando Gino Bardi ed i suoi uomini. La perquisizione dello stabile portò al ritrovamento di ingenti quantità di armi, tessuti, generi di abbigliamento e di lusso. Nei cortili del palazzo erano alloggiate le automobili, moto e biciclette confiscate. Nelle celle improvvisate furono rinvenuti 24 prigionieri con evidenti segni di sevizie. Pochi giorni dopo l'arresto tutti i membri della banda furono rilasciati, ma la "Guardia Armata" non tornò più a operare come formazione organizzata.
Nell'estate del 1947 Gino Bardi e Guglielmo Pollastrini, con altri 54 appartenenti alla banda furono sottoposti a regolare processo. Le pesanti condanne che ne scaturirono furono di 22 anni e 6 mesi di detenzione per Bardi, 28 anni per Pollastrini, 23 anni per Carlo Franquinet (dirigente dell'ufficio stampa), 21 anni per Giulio Cesare Milano (capitano di complemento d'artiglieria) e 14 anni e 8 mesi per Benito Pollastrini (figlio di Guglielmo). Molti altri ricevettero pene detentive e tutti furono condannati al risarcimento delle vittime.
Firenze e Padova: la Banda Carità
Nel capoluogo toscano, quasi nello stesso periodo, iniziò le sue attività un'unità che agiva agli ordini di un fascista milanese: il maggiore Mario Carità. Questi era stato informatore politico della Questura e, dopo i fatti dell'8 settembre 1943, si era presentato ai tedeschi ponendosi ai loro ordini come ufficiale di collegamento.
Il 17 settembre 1943 venne costituita a Firenze la 92ª Legione della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). Formalmente dipendente da essa fu creato un autonomo "Ufficio politico investigativo", il "Reparto Servizi Speciali" (RSS), a capo del quale venne posto con il grado di maggiore Mario Carità, che nel frattempo aveva passato l'incarico precedente al tenente Giovanni Castaldelli (un ex-prete di Bergantino passato alle armi).
Questa sezione speciale si insediò al n° 67 di via Bolognese a Firenze nel gennaio 1944, dopo diverse collocazioni provvisorie, ma ebbe sedi anche presso l'Hotel Excelsior e l'Hotel Savoia. Oltre a questi presidi c'era la residenza del Carità in via Giusti, un lussuoso appartamento confiscato ad un ebreo fiorentino, dove egli risiedeva con la famiglia. Il maggiore vestiva in borghese e si spostava tra le differenti sedi del reparto su varie auto, che seguivano sempre itinerari diversi e se necessario impiegando un'autoambulanza come copertura, costantemente scortato dalla sua guardia personale Antonio Corradeschi e da due miliziani col mitra.