La manifattura Tabacchi di Rovereto (K.u.k. Tabakfabrik, Imperial Regia Manifattura d'Austria-Ungheria, al tempo dell'impero austro-ungarico) è stato un opificio attivo per più di 150 anni chiuso definitivamente nel 2008. Il complesso di edifici è stato successivamente acquistato e riqualificato da Trentino Sviluppo, agenzia della Provincia autonoma di Trento, avviando così un centro di innovazione industriale: il Progetto Manifattura.

Si trova in viale Vittoria a Borgo Sacco, quartiere di Rovereto.

Storia

Situazione locale nel XIX secolo Tutto il XIX secolo, per l'area geografica della Vallagarina, che comprende quasi tutti i paesi nella valle dell'Adige a sud di Trento sino al confine meridionale con i territori veneti, fu di relativa tranquillità sociale ed amministrativa e di prosperità economica, con l'eccezione del periodo napoleonico iniziale e quello della crescente perdita di influenza in altre regioni italiane della monarchia asburgica.

A Rovereto era preponderante il legame con l'agricoltura, come nel resto del Trentino, ma localmente, attorno alla metà del secolo e negli anni successivi, circa il 45% della popolazione era impiegata nell'industria mentre nelle aree della regione questa percentuale non superava il 17%. In particolare le attività di maggior importanza ed impatto economico erano quelle legate alla produzione della seta e del cotone (con allevamento di bachi da seta e industrie tessili), l'industria della carta, la lavorazione del pellame e il settore alimentare (con un oleificio, un mulino, un pastificio, cantine e anche tre fabbriche di birra). A Sacco inoltre, sino ai primi anni del secolo, il commercio era stato fiorente grazie ai particolari privilegi ottenuti dalla corona austriaca legati al diritto esclusivo di gestione del trasporto fluviale nella tratta del fiume Adige da nord sino a Verona..

Manifattura a Sacco La coltivazione e la lavorazione della pianta del tabacco cominciò in Italia sul finire del XVI secolo e si diffuse anche nel Trentino con un sistema lavorativo fondato sulle masere. La costruzione dello stabilimento di Borgo Sacco rese completo, nella zona della Vallagarina, l'intero ciclo produttivo del tabacco, dalla coltivazione alla confezione dei manufatti.

La decisione di costruire a Sacco lo stabilimento arrivò dopo decenni di accese discussioni e di forti pressioni esercitate dai comuni di Sacco, di Rovereto e persino di Bressanone. Gli industriali locali della seta e del pellame si opposero temendo il rialzo dei salari come conseguenza dell'aumento della domanda di manodopera. La scelta cadde su Sacco perché la città di Rovereto e l'intera zona della Vallagarina godevano di un particolare privilegio nei rapporti con l'amministrazione centrale austriaca e, intanto, una forte crisi aveva colpito il settore della seta.

Borgo Sacco mise a disposizione il terreno e le materie prime e anche Rovereto partecipò donando 4.000 fiorini e due spine d'acqua potabile (del valore di 1.600 fiorini). La forza motrice necessaria per il movimento dei macchinari venne ricavata da una ruota idraulica azionata dall'acqua di una roggia che dal torrente Leno, attraverso un canale sotterraneo, giungeva fino alla fabbrica per poi svuotarsi nell'Adige, in località Moia. Il costo complessivo per l'epoca fu enorme: 175.000 corone austro-ungariche.

Il 20 marzo del 1851 viene sottoscritta la convenzione tra il Regio Ministero delle Finanze austriaco ed il Comune di Sacco, nella persona del podestà Antonio Gasperini. A parte l'intervento di questo ministero, il quale si fa promotore della costruzione dei tabacchifici di Schwaz, una piccola cittadina del Tirolo austriaco, e Borgo Sacco, a favore dell'avvio di nuove iniziative industriali sta la volontà di alcuni operatori economici, sia locali che provenienti dall'estero, “di approfittare di alcune caratteristiche e di alcune dotazioni dell'economia locale per uno sbocco produttivo di tipo industriale”A. Leonardi, Politica economica e industrializzazione: un caso austriaco nel secondo Ottocento, in, Temi e questioni di storia economica e sociale in età moderna e contemporanea: studi in onore di Sergio Zaninelli, Milano, Vita e Pensiero, 1999, p. 653.

Costruzione e primi anni di attività dell'opificio

Attorno alla metà del 1851 si cominciano a demolire i vecchi edifici esistenti sull'area destinata alla costruzione. Nello stesso anno iniziano i lavori per la costruzione della imperiale regia Manifattura tabacchi di Borgo Sacco la quale, per molti decenni, rappresenta l'industria trentina con la maggiore capacità di assorbimento di manodopera. Il fabbricato nasce da un progetto dell'ing. Latzel, della direzione generale dei lavori di Vienna; i lavori vengono diretti da Giovanni Smith e Giovanni Rezzori.E. Toldo, Rovereto: memorie, episodi e curiosità dall'origine ai giorni nostri, Rovereto, Arti grafiche R. Manfrini, 1964, p. 76

La Manifattura entra in funzione nel 1854-1855 con due laboratori di 220 operaie l'uno. Lo stabilimento si snoda inizialmente in tre articolazioni: un fabbricato per la lavorazione, un magazzino adatto a tenere le greggi ed infine un fabbricato al cui interno si potesse rendere efficace la macera delle foglie del tabacco. La lavorazione si sviluppa per ora attorno a quattro prodotti: il sigaro Virginia (Virginia comuni, Esportazione, Speciali, Imperiali); tabacchi da fiuto (Scaglia di lusso, nostrano fino, radica paesana, foglia di levante, scaglia fermentata, scaglia naturale); produzione di estratto di tabacco, realizzato con i residui del tabacco – quasi l'8% nella produzione dei sigari; sigarette a mano (produzione sperimentale che viene poco dopo tempo abbandonata). La produzione dei tabacchi da fiuto, la quale segna l'inizio dell'attività industriale delle manifatture italiane già nel corso del XVIII secolo, riveste per molto tempo una notevole importanza.

Prima della guerra del 1914-1918 l'opificio, che era uno dei più importanti dell'Austria, era chiamato sigarificio. Era, infatti, particolarmente rinomato per la fabbricazione dei sigari Virginia.A. Gerola, I 150 anni del Gigante. Storia della Manifattura Tabacchi di Rovereto attraverso immagini e testimonianze, Rovereto, Edizioni Osiride, 2004, p. 41

La produzione ed il confezionamento dei sigari rappresentano, infatti, le attività che meglio caratterizzano il lavoro all'interno delle Manifattura durante il secolo che stiamo ora considerando.

Pochi anni dopo l'apertura dell'opificio le operaie impiegate (zigherane), si autotassarono per far costruire un ponte sul torrente Leno e ridurre così il percorso che dovevano affrontare giornalmente, dalle zone a sud, per raggiungere il posto di lavoro.

Primo conflitto mondiale e primo dopoguerra

Nel 1910 viene realizzato un nuovo edificio adibito a deposito, officina e falegnameria. Tali lavori non fermano, però, la produzione dello stabilimento.

La direzione, durante la guerra, si trova costretta ad inviare tutti i propri operai nelle fabbriche austriache di Linz e della Boemia. Tra requisizioni militari, saccheggi veri e propri e distruzioni dovute alle operazioni militari, i tre anni e mezzo di guerra provocano danni ingenti al patrimonio industriale roveretano e trentino, con la distruzione di interi impianti e l'asportazione di macchinari e scorte.

Si avvia, con la fine della guerra, il processo di ricostruzione delle città e di tutto ciò che è andato distrutto dai bombardamenti. Le amministrazioni dei due centri maggiori del Trentino promuovono anche una politica di rilancio generale dell'economia, con l'obiettivo primario di incrementare il settore industriale. In questi anni comincia a formarsi a Rovereto il primo vero nucleo industriale moderno, formato da numerose aziende di rilievo nazionale come la Komarek nel settore degli avvolgibili, la Radi degli apparecchi di riscaldamento, le Officine Ferroviarie, il Nastrificio Roveretano, la Pirelli e le Fonderie San Giorgio.

La Direzione generale dei Monopoli industriali del Regno d'Italia decide, verso la fine del 1918, una radicale ristrutturazione degli impianti che la lunga tragedia del primo conflitto mondiale aveva ridotto in gravi condizioni. Nel momento della riapertura dello stabilimento, il 19 marzo del 1919, vengono riassunti tutti i 1.400 operai che sono in servizio prima dello scoppio della guerra. L'unica condizione che l'amministrazione comunale di Sacco pone è la priorità nelle assunzioni per i suoi abitanti; tale privilegio dura sino al 1920, cioè sino a quando Sacco viene annesso al Comune di Rovereto.

Durante gli anni successivi la potenzialità produttiva dello stabilimento viene dilatandosi, grazie anche alla progressiva razionalizzazione del ciclo di lavoro.

Anni del fascismo e del secondo conflitto mondiale

Nel 1929, a soli dieci anni dalla riapertura della struttura, la Manifattura di Sacco conta “una potenzialità produttiva di ben 1.636.000 kg di prodotti di cui 739.000 assorbiti dalla sola fabbricazione sigarette”.Centenario della Manifattura tabacchi di Rovereto, Bologna, Tip. Baldazzi, 1955, p. 21

In questi anni la popolarità dello stabilimento diviene, nonostante la crisi, grandissima. Nel 1936, in occasione della festa dell'uva, comincia la collaborazione di Fortunato Depero con la città di Rovereto. L'artista roveretano disegna, infatti, il manifesto pubblicitario dell'evento e, nello stesso anno, progetta un carro allegorico per il dopolavoro aziendale della Manifattura, regalando a tale struttura industriale una notevole pubblicità. L'esperienza di pubblicitario permette a Depero di cogliere in questo lavoro, il quale si inserisce in una serie di progetti volti soprattutto a promuovere la città di Rovereto, i principali simboli dello stabilimento del tabacco.

Nel frattempo, l'attività dell'opificio procede progressivamente verso la meccanizzazione di molte delle proprie attività interne. Nel 1935 gli operai scendono, dunque, a 700.

Diversamente da quanto avviene durante gli anni della prima guerra mondiale, l'attività della Manifattura Tabacchi continua nonostante lo scoppio del secondo conflitto, ma la produzione subisce dei forti rallentamenti anche per la defezione di numerose lavoratrici. Quando cominciano anche in Trentino i bombardamenti, le lavorazioni del tabacco vengono trasferite negli scantinati dell'edificio.

Con la fine del conflitto comincia in poco tempo l'opera di ricostruzione delle zone dell'opificio danneggiate dai bombardamenti; oltre alle distruzioni, sono andate perdute buona parte delle scorte e resi inservibili molti impianti e macchinari. Nel minore tempo possibile è indispensabile riammettere al lavoro tutto il personale ma anche fare fronte alle immediate esigenze del consumo. Esaurita la fase iniziale nella quale vengono sciolti i nodi più importanti, viene dato inizio ad un piano di ricostruzione a breve termine, ultimato nel 1948; contemporaneamente, viene studiata, invece, l'attuazione di un programma ad ampio raggio, destinato all'ammodernamento delle attrezzature e l'adeguamento del sistema di organizzazione del lavoro alle esigenze della moderna industria del tabacco.

Secondo dopoguerra e inizio della crisi del settore del tabacco Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale molte delle produzioni vengono trasferite in altre Manifatture del territorio nazionale. Le lavorazioni dei trinciati vengono, innanzitutto, spostate alla Manifattura di Verona e nel 1953 a Borgo Sacco si è costretti ad abbandonare la produzione del sigaro. La struttura è, dunque, obbligata ad adeguarsi al cambiamento dei gusti del consumatore, il quale richiede in misura maggiore la sigaretta e sempre meno il sigaro.