Il Trittico Cagnola è un dipinto a tempera e oro su tavola (39x42 cm) di Jacopo del Casentino, firmato, databile al 1325-1330 circa, e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Storia Si tratta di un raro altarolo portatile, usato per la devozione privata nelle abitazioni e durante i viaggi. Pervenne agli Uffizi nel 1948 tramite donazione di Guido Cagnola. Si tratta dell'unica opera firmata dell'autore, con la frase parlante della tavola "Iacopus de Casentino me fecit" (Iacopo del Casentino mi fece), posta sotto il pannello centrale-

Datata tradizionalmente al 1340 circa, è stata anticipata agli anni venti del secolo da Miklós Boskovits, per certi arcaismi che si ritrovano anche in altre opere giovanili dell'autore.

Descrizione e stile Il trittichetto, dalla forma cuspidata con due ante richiudibili, mostra al centro una Maestà, cioè una Madonna in trono col Bambino. Il bambino indossa un amuleto di corallo ed è raffigurato mentre benedice San Giovanni Battista, patrono di Firenze. La rappresentazione deriva evidentemente dalla Maestà di Ognissanti di Giotto, con un'analoga impostazione e alcune citazioni, come la Madonna dalle forme dilatate sotto il manto scuro e il trono traforato, in prospettiva centrale intuitiva. Ai lati della Vergine si trovano quattro angeli e i santi Bernardo da Chiaravalle col bastone pastorale e Giovanni Battista con il bastone e il consueto cartiglio "Vox clamantis in deserto". Curiosa è la forma del gradino alla base del trono, con una sporgenza esagonale. Il fondo è in foglia d'oro, il pavimento imita le venature del marmo. In basso, sul bordo dello scomparto centrale, si trova la firma dell'autore.

Negli sportelli laterali, arricchiti da punzonature, si trovano vari episodi. Quello sinistro è ripartito a metà tra l'episodio della Verna con le Stimmate di san Francesco nella parte superiore e due sante, forse Margherita d'Antiochia e Lucia o Maria Maddalena a tutta figura in quello inferiore. Quello destro mostra una intensa Crocifissione con angeli in volo che raccolgono il sangue delle ferite di Cristo (anche questo un motivo giottesco presente nella Cappella degli Scrovegni). Tra Maria e San Giovanni dolenti, alla base della croce, si vede il sangue di Cristo scendere dalla croce fin nella roccia del monte Golgota, dove raggiunge il teschio di Adamo, ivi sepolto.

La scelta delle figure, soprattutto nello sportello, doveva essere legata al nome e alla devozione particolare del committente e dei suoi familiari.

Lo stile si lega a una tendenza "miniaturistica", come descrisse Richard Offner.

Bibliografia Gloria Fossi, Uffizi, Giunti, Firenze 2004. ISBN 88-09-03675-1

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