Mondragone è un comune italiano di abitanti della provincia di Caserta in Campania.
Geografia fisica Il territorio è compreso tra la catena preappenninica del Monte Massico, che termina nelle vicinanze del mar Tirreno, a nord, e il fiume Volturno a sud, insistendo su un'area dai natali antichissimi. Nel mezzo c'è il Monte Petrino che fa da riparo al centro di Mondragone. A ovest la costa marittima si posiziona naturalmente tra il Golfo di Gaeta e quello di Pozzuoli e dal suo lungomare è possibile scrutare le isole di Ischia e Procida da un lato e una parte delle Isole Ponziane dall'altro. Un altro rilievo presente nel comune è il Monte Crestagallo.
Origini del nome Varie sono le ipotesi circa l'origine del nome Mondragone.
La più plausibile è che esso sia stato plasmato, quasi per abitudine, dalla popolazione locale durante l'epoca dei primi nobili normanni. In questo periodo, infatti, uno dei tanti "Reggenti" della Rocca Montis Dragonis che, per un tempo brevissimo, ebbe l'onere e l'onore di amministrare le terre di Mondragone, fu il normanno Drogone d'Altavilla (cognato di Riccardo Drengot, reggente di Aversa e di Guaimario V, principe di Salerno). Questi chiamò "Rocca" la nascente fortificazione militare fatta costruire sui primi villaggi posti sul Monte Petrino. Non un nome di fantasia il suo, ma scelto in onore della figlia, Rocca d'Altavilla. Gli abitanti, poi, collegandola a lui, partorirono il nome di Rocca di Drogone (in quanto possessore) che, inevitabilmente, col passare del tempo si è trasformato in Rocca Monte del Dragone.
Altra ipotesi, invece, e forse la più suggestiva e leggendaria, è quella che vuole la presenza di un drago sulle pendici del Monte Petrino. Jacopo Sannazaro, nella sua opera "Arcadia", parlando della Rocca di Mondragone, raccontava di un incontro avvenuto con Giovanni Pontano, il quale descrisse gli odori emanati da un alito puzzolente che fuoriuscivano da una grotta alle pendici del Monte Petrino "[...] che uccideva chiunque vi si appressava [...]". E per queste ragione il nome del Drago è impresso sul monte.
Vi sono due spiegazioni plausibili che giustificano l'esalazione di odori nauseabondi descritti dal Pontano. La prima si riferisce al fatto che "l'alito omicida del Drago" altro non era che l'effetto di mofete solfuree, delle terme minerali descritte ampiamente in Sinuessa. Altra ipotesi, al momento non dimostrabile, è che all'interno di queste grotte vi fossero installati degli scarichi spartani provenienti dalle pendici del Monte. Un'ipotesi questa, abbastanza plausibile, in quanto sono state già scoperte delle grosse cisterne d'acqua sulla Rocca (scavi archeologici 2002/2009). Nulla vieta che vi fossero anche collegamenti a "fosse settiche" poste all'interno di queste grotte, alle pendici del Monte Petrino. Futuri scavi ne dimostreranno le origini.
Storia Epoca antica Le origini del centro abitato, situato tra la piana del Volturno e quella del Garigliano, risalgono all'epoca Quaternaria e i primi abitanti della zona, dopo il periodo neolitico, furono gli Aurunci. Questi vivevano in villaggi sparsi sul territorio, privi di fortificazioni e quindi furono facile preda dei Romani che, li sopraffecero e, nel 296 a.C. fondarono la colonia di Sinuessa (la quale, durante quel periodo, entrò a far parte della Pentapoli aurunca), in prossimità dei colli di Vescia, là dove sorgeva la città greca di Sinope (in greco Σινώπη). La particolare fertilità del suolo e la vicinanza del mare fecero sì che in poco tempo la colonia si popolò, attirando diversi cittadini e arrivando a contenerne quasi novemila nella zona pianeggiante. A partire poi dal II secolo a.C. cominciò a diffondersi la coltura della vite: in poco tempo la produzione vinicola del Falerno, decantato da Virgilio in numerose opere come "nettare degli dei", raggiunse risultati molto rilevanti e la città cominciò a godere di larga rinomanza. Inoltre la vicinanza della via Appia facilitò gli scambi commerciali e turistici. Infatti molti cittadini romani, politici, ricchi commercianti, imprenditori, fecero a gara per costruirsi ville ed abitazioni per le vacanze, come il poeta Turpilio, Cicerone, Gaio Ofonio Tigellino (il crudele prefetto del pretorio) e, in breve, Sinuessa divenne un centro turistico molto rinomato, anche per le proprietà altamente curative delle sue Terme, adatte, secondo la tradizione, non solo a curare la sterilità nelle donne ma anche le malattie mentali.
Nel I secolo d.C. la città raggiunse il più alto splendore anche per l'inaugurazione di un altro importantissimo nodo stradale, la via Domiziana. Dalla fine del II secolo, però, iniziò la decadenza, dovuta ad una crisi dell'agricoltura. Nel 375 Sinuessa subì enormi danni a causa di un catastrofico terremoto e i sopravvissuti, anche per trovare scampo dalle continue invasioni barbariche, si rifugiarono sulle pendici del Monte Petrino, dove edificarono un villaggio fortificato e la Rocca Montis Dragonis.
I primi insediamenti alla base del Petrino
A metà del 1300 le prime pietre della futura città di Mondragone stavano prendendo forma: l'insediamento sulla Rocca ormai non era più sicuro. Negli anni era stato un formidabile riparo dagli attacchi dei nemici e luogo di sicurezza per tutti gli abitanti, ma ora le necessità stavano cambiando e quel punto, così alto dal mare, rendeva impossibile lo svolgimento delle più piccole azioni quotidiane. Lentamente una prima parte della popolazione iniziò a scendere a valle (in prossimità dell'antico Petrinum) e a costruirvi i primi insediamenti sui ruderi delle romane Cedia e Papia, situate rispettivamente lungo la via Appia e lungo la Domitiana. Nacque un primo villaggio che, inizialmente, prese il nome di "Villa dei Marchi": plasmato e reso solido e forte prima dai Longobardi e poi dai Normanni. Sicuramente non era sicuro come la Rocca sul Petrino, nell'eventualità di un pericolo imminente, ma dava accessibilità e praticità ai suoi abitanti, anche sotto l'aspetto igienico-sanitario.
Col passare dei secoli quello stesso villaggio divenne uno delle tre borgate più importanti di Mondragone e fu chiamato Casale di Sant'Angelo (ad oggi il luogo più antico della città) il quale, sotto il dominio degli aragonesi, fu ampliato a vero e proprio insediamento cinto da mura di difesa contro gli attacchi dei Turchi e prese il nome di Rocca Mondragone, pur trovandosi ai suoi piedi.
Medioevo Le invasioni continuarono durante tutto il Medio Evo e la città stremata dagli innumerevoli attacchi si ridusse ad un misero villaggio rifugiato sul vicino monte, che prese il nome di Petrinum. All'inizio dell'XI secolo fecero la loro apparizione i Normanni che occuparono l'antico villaggio romano Petrinum e ampliarono la fortificazione della Rocca. La Rocca fu importante postazione militare sia sotto gli Svevi che con gli Angioini. In seguito subirà modifiche dagli Aragonesi.
Il territorio passò nelle mani di vari signorotti locali, dai Marzano, Duchi di Sessa, ai Carafa con Antonio Carafa di Stigliano, consigliere del Re Ferrante, e nel 1461 era stato elevato a Ducato.
Età moderna Alla morte di Nicola María de Guzmán Carafa, Principe di Stigliano, il feudo fu messo in vendita ed acquistato, nel 1691, da Marcantonio Grillo, III marchese di Clarafuente, per la somma di circa 550.000 ducati. Il nipote di questi, Don Domenico Grillo, fu l'ultimo duca di Mondragone fino al 1806, anno in cui venne abolita la feudalità. Del dominio dei Grillo è testimonianza il Palazzo Ducale.
Dopo la dominazione francese del Regno di Napoli (1815), Mondragone ritornò nelle mani dei Borbone e vi rimase fino alla proclamazione del Regno d'Italia (1861).
Stragi naziste
Le violenze iniziarono già la sera stessa dell’8 settembre 1943, in seguito alla dichiarazione dell’armistizio: ma il periodo più tragico fu, certamente, quello tra il 21 ed il 29 ottobre 1943. In poco più di una settimana, ben 46 persone (31 civili e 15 militari) vennero trucidate dalle truppe tedesche della WehrmachtAssessorato alla Cultura del Comune di Mondragone, "MEDAGLIA D'ORO AL MERITO CIVILE Settembre-Ottobre 1943", Assessorato alla Cultura del Comune di Mondragone, Mondragone, ottobre 2006.