Luna è stata una colonia romana, fondata nel 177 a.C. alle foci del fiume Magra come avamposto militare nella campagna contro i Liguri Apuani. Secondo il racconto di Tito Livio, la colonia fu dedotta da duemila cittadini romani sotto la direzione dei triumviri Publio Elio Tuberone, Marco Emilio Lepido e Gneo Sicinio, con l'assegnazione a ciascun colono di cinquantuno iugeri e mezzo di terra, su un territorio tolto ai Liguri che in precedenza era appartenuto agli Etruschi..

La città, che fu un porto fluviale e marittimo di rigoroso impianto coloniale, sorse presso un porto naturale frequentato da navi greche ed etrusche, in un'area abitata dai Liguri: il toponimo di Portus Lunae è conosciuto e citato dalle fonti in periodo precedente la fondazione della colonia.; . L'insediamento si sviluppò per tutto il periodo repubblicano e crebbe in importanza a partire dal primo periodo imperiale, quando Augusto la incluse nella Regio VII Etruria, grazie all'intensificarsi dello sfruttamento delle vicine cave di marmo.

Nella seconda metà del IV secolo gli edifici pubblici e le grandi case di abitazione vennero abbandonati, secondo alcuni studiosi in seguito a un terremoto. La città, ridotta e concentrata attorno alla cattedrale, restò tuttavia sede vescovile e conservò funzioni urbane per tutto l'alto medioevo; il declino definitivo maturò fra il XII e gli inizi del XIII secolo, quando l'impaludamento del porto e del territorio ne causò l'abbandono e la sede vescovile fu trasferita a Sarzana (1204).; .

I resti della colonia di Luna si trovano nell'odierna frazione di Luni Scavi nel territorio del comune di Luni, in provincia della Spezia.

Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Liguria, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.

Toponimo La città prende nome dalla dea Luna, divinità eponima e poliade della colonia, alla quale era dedicato il tempio urbano noto come Grande Tempio.. Sul nome della città vedi . Il toponimo è però più antico della colonia: un Portus Lunae compare già in Ennio, che vi si imbarcò e ne celebrò l'approdo in un verso conservato da Persio («Lunai portum, est operae, cognoscite, cives»),Persio, Saturae, VI, 9, che riprende un verso di Ennio. e Livio lo nomina a proposito degli eventi del 195 a.C.. Gli studi moderni ritengono che il nome indicasse in origine il porto naturale alla foce della Magra e non una città preesistente., con . Una tradizione di studi fa risalire ai naviganti greci la prima consacrazione del porto alla dea Selene, la Luna dei Greci: si tratta di un'ipotesi, sostenuta fra gli altri da Maria Pia Rossignani.; .

Nelle fonti antiche Luna e il suo territorio sono detti ora etruschi ora liguri: secondo Luisa Banti l'oscillazione riflette i mutamenti amministrativi della regione, ligure al momento della conquista, poi inclusa nella Gallia Cisalpina e infine assegnata da Augusto all'Etruria, con il confine portato dall'Arno alla Magra..

In età rinascimentale il nome della città fu al centro di etimologie e genealogie fantastiche: i falsi attribuiti a Annio da Viterbo ne assegnavano la fondazione a Giano-Noè, e da un suo passo corrotto derivò anche la figura di un fondatore "Lucumone", accolta dall'erudizione sarzanese e persino incisa su un falso epigrafico cinquecentesco murato a Sarzana.; .

Le fonti antiche Livio è la fonte principale per la storia più antica: ricorda l'uso militare del Portus Lunae come base per le spedizioni verso la Spagna e contro i Liguri,; . la deduzione della colonia nel 177 a.C. e una controversia di confine con Pisa discussa in senato nel 168 a.C.; .

Strabone descrive il porto come «grandissimo e bellissimo», comprendente in sé più approdi, tutti profondi fin presso la riva, mentre osserva che la città «non è grande»; ricorda inoltre le cave di marmo bianco e screziato e l'esportazione di legname per l'edilizia.Strabone, Geografia, V, 2, 5. La sua descrizione, che sembra adattarsi anche al golfo della Spezia, ha alimentato una lunga disputa sull'ubicazione del porto (vedi oltre); già Banti osservava che Strabone non visitò mai Luna e che tutte le altre fonti collegano il porto alla foce della Magra..

Plinio il Vecchio definisce Luna «portus nobilis» nell'elenco dei centri dell'Etruria,Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 50. assegna al suo vino il primato dell'Etruria;Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIV, 68; . e ricorda il grande formaggio lunense, «notevole per la mole», celebrato anche da Marziale;Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XI, 241; Marziale, XIII, 30; . sempre Plinio data alla metà del I secolo a.C. la fortuna del marmo lunense a Roma, ricordando che il cavaliere Mamurra fu il primo a rivestirne le pareti della propria casa e ad averne colonne in pietra massello.Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 48; .

Lucano, narrando la divinazione dell'aruspice etrusco Arrunte allo scoppio della guerra civile del 49 a.C., lo dice abitante delle «mura della deserta Luna» («desertae moenia Lunae»): un'espressione poetica discussa, che contrasta con la floridezza augustea della colonia.Lucano, Pharsalia, I, 586. In età tardoantica Rutilio Namaziano, navigando lungo la costa nel 417, vide ancora le «candide mura» della città, di cui gioca con il nome lunare.Claudio Rutilio Namaziano, De reditu suo, II, 63-64: il poeta ricorda le candentia moenia (mura biancheggianti) di una città del cui nome è auctor sole corusca soror (autrice la corrusca sorella del sole). Fra le fonti geografiche, Tolomeo registra un Lunae Promontorium, identificato dagli studi geomorfologici con il cordone sabbioso che chiudeva l'estuario della Magra,. e lItinerarium maritimum indica nel fiume l'unico porto di Luna;. la Tabula Peutingeriana segna lungo la costa a sud della città le paludi delle Fossae Papirianae.

Storia delle ricerche

A partire dal suo definitivo abbandono agli inizi del XIII secolo la città di Luna appare chiaramente definita dalle fonti come una città morta.Dante la definisce una città morta, e Petrarca asserisce che di essa non sussisteva che il nudo e vano nome. Vd. (A. Frova, Storia degli scavi).

L'interesse antiquario per le rovine nasce nel Cinquecento nell'ambiente erudito sarzanese: prima del 1560 il giureconsulto Agostino Bernucci dedicò alla città e al porto una dissertazione, il De Luna Etruriae oppido Lunensique portu,. e nel 1592 il cartografo sarzanese Ercole Spina disegnò una carta della foce della Magra con «Luni città destrutta», tracciando le linee di costa antiche per dimostrare, contro Ippolito Landinelli, che il porto di Luna non era il golfo della Spezia.. Le prime opere di sistemazione delle memorie lunensi, ricche di notizie sulle rovine anche quando non vanno oltre l'aneddoto, sono quelle manoscritte del canonico sarzanese Ippolito Landinelli (Origine dell'antichissima città di Luna e sua distruzione, 1610) e di Bonaventura De Rossi (Collettanea copiosissima di memorie e notizie istoriche appartenenti alla Città e Provincia di Luni, 1710).. Ippolito Landinelli, Origine dell'antichissima città di Luna e sua distruzione, 1610; Bonaventura De Rossi, Collettanea copiosissima di memorie e notizie istoriche appartenenti alla Città e Provincia di Luni, 1710. Nello stesso ambiente furono anche confezionati falsi documenti sulla città antica, come l'iscrizione cinquecentesca sulla distruzione di Luni oggi murata a Palazzo Neri di Sarzana (CIL XI 183*).. I cartografi Panfilio e Matteo Vinzoni redassero nel 1752 la prima documentazione grafica dell'assetto della città antica, rilevando i ruderi allora conservati molto più integralmente di oggi.; .

I materiali archeologici rinvenuti occasionalmente nel Settecento, al pari dei reperti provenienti dagli scavi ottocenteschi, vennero per lo più dispersi fra i musei archeologici di Firenze, Torino, Bologna e Genova.Sulla storia degli scavi di Luni vedere ; . Gli scavi organizzati cominciarono nel 1837 per iniziativa del marchese Angelo Remedi e interessarono soprattutto l'area del foro;. unica relazione edita degli scavi del XIX secolo è quella di Carlo Promis (1839, poi 1857), incaricato delle ricerche dallo stesso Remedi, che rinvenne sulla sua proprietà materiali notevoli in marmo e bronzo. Gli scavi, finanziati dal re Carlo Alberto, si protrassero fino al 1859, dando adito a scoperte importanti come le terrecotte frontonali del Grande Tempio.Carlo Promis, Dell'antica città di Luni: memorie, con nota del marchese Angelo Alberto Remedi di Sarzana; .

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento l'imprenditore carrarese Carlo Fabbricotti, il marchese Gropallo e Paolo Podestà si interessarono successivamente all'area archeologica, liberando dalle macerie numerosi monumenti, fra cui l'anfiteatro. Purtroppo non lasciarono alcuna relazione degli interventi, che furono rovinosi per la necropoli e per la basilica cristiana, letteralmente depredate.. Fabbricotti, che scavava nei propri terreni dal 1880, raccolse una cospicua collezione, poi acquistata dal Museo civico della Spezia; fra le sue scoperte è un piccolo santuario di Iside, individuato nel 1882 fuori dalle mura presso l'anfiteatro.; .

Nel 1951, su iniziativa dell'allora Soprintendenza alle Antichità, fu istituito l'antiquarium e nel 1964 venne inaugurato il nuovo Museo archeologico, in cui vennero esposti i materiali restituiti dai musei di Torino e Firenze. Negli stessi anni l'area del Grande Tempio era stata interessata dalle campagne condotte da Raffaele Umberto Inglieri fra il 1953 e il 1960 e da Olga Elia nel 1964,. alle quali seguirono, fra il 1971 e il 1974, quelle dirette da Maria Bonghi Jovino..

Negli anni Settanta, con l'intervento del soprintendente Antonio Frova, venne avviato uno scavo in estensione dell'antica colonia romana, che si è protratto sino all'inizio degli anni 2000. Il progetto, realizzato in collaborazione con l'Università di Milano e con una équipe di ricercatori inglesi, ha consentito di rivelare l'assetto urbanistico della città: sono così venuti alla luce edifici civili (foro, basilica civile), religiosi (il Capitolium e il Grande Tempio) e privati (domus degli Affreschi, domus dei Mosaici), oltre ad alcuni edifici di età altomedievale.; ; . La basilica cristiana, unitamente alle fasi abitative altomedievali, è stata indagata dall'équipe inglese guidata da Bryan Ward-Perkins,. mentre fra il 1977 e il 1981 la British School at Rome condusse nel territorio la ricognizione dellager Lunensis, accompagnata da uno studio geomorfologico della piana e del porto.. L'obiettivo principale perseguito, da allora, è la musealizzazione del sito e dei reperti.

Non sono quindi mancate, negli ultimi anni e sino al 2015, indagini tematiche svolte nell'intento di meglio conoscere l'assetto della città antica ma anche di ampliare il percorso di visita e ottenere spazi che consentano di rendere l'area più fruibile (come la biblioteca).Sulle recenti indagini archeologiche vedere . Gli scavi si sono concentrati nell'area centrale della città (area circostante il Capitolium), sull'antico asse stradale (cardine e decumano massimo), sulle strutture del porto originario, sulla domus degli Affreschi e presso gli antichi casali Benettini-Gropallo. La collaborazione con le Università di Pisa e di Parma ha inoltre permesso di mettere in campo competenze specifiche nell'ambito della fisica, della chimica e della botanica utili a ricostruire l'assetto urbanistico e ambientale dell'antica Luni, con particolare riferimento alla ricostruzione della linea di costa in età romana.. Dal 2014 l'Università di Pisa conduce inoltre scavi nel quartiere di Porta Marina, presso il cardine massimo, dove sono emerse due grandi domus tardorepubblicane..