Lindipendentismo sardo, forma radicale del sardismo, (in sardo: sardismu, in catalano: sardisme) è una corrente sociale, culturale e politica che propugna l'autodeterminazione della Sardegna dalla Repubblica Italiana, nonché il rispetto del suo patrimonio culturale e ambientale.

L'isola è storicamente caratterizzata da periodiche ondate di protesta nei confronti di Roma e del potere centralePala, C. 2015. Sardinia. The Wiley Blackwell Encyclopedia of Race, Ethnicity, and Nationalism. 1–3. Abstract, fungendo la narrazione sardista da contraltare al fascismo e nazionalismo italiano emerso nella penisola nel corso del Novecento. Uno dei capisaldi di tale movimento è il principio secondo cui i sardi non otterranno mai il pieno autogoverno sulla loro terra continuando a far parte dell'attuale sistema centrale di governo italiano; in aggiunta, si avanza una critica verso le linee politiche finora attuate dal governo centrale nei confronti dell'isola. Ascrivibili all'area sardista sono diverse campagne di denuncia, alcune delle quali, come la mancanza di autogestione fiscale (vedansi eventi che hanno portato all'emersione della cosiddetta vertenza entrate), la continuità territoriale, la mancata rappresentanza in Europa dovuta a una problematica circoscrizione elettoraleEve Hepburn, New Challenges for Stateless Nationalist and Regionalist Parties, Routledge, 2010, pp.121, la questione del nucleare (di cui fa fede il referendum consultivo del 2011, proposto da un gruppo indipendentista) e quella del servaggio militareOltre il 60% del demanio militare italiano è, infatti, in territorio sardo; gli ettari occupati da servitù, italiane e NATO, sono oltre 35 000.Oltre 5mila per dire no ai poligoni, festa identitaria davanti ai cancelli, La Nuova Sardegna, 14/09/2014.In chiave antimilitarista, nel quadro del tradizionale attivismo contestativo contro la presenza di strutture militari sul territorio nazionale, a fronte del tono minore che ha caratterizzato l'impegno dei comitati siciliani contro il sistema satellitare MUOS, si è rilevato un innalzamento della tensione mobilitativa in Sardegna, ove espressioni dell'antagonismo e dell'indipendentismo sardo hanno rivitalizzato la protesta contro le esercitazioni nei poligoni e nelle installazioni militari dell'Isola, reclamando la smilitarizzazione del territorio. (Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza, p. 69).Sardegna, la protesta contro le servitù, Rai.tv., sono entrate anche nell'agenda politica regionale.

Quadro generale

Periodo sabaudo Nel 1720, in seguito a un periodo di plurisecolare dominio catalano-spagnolo e a uno breve di riconquista, il Regno di Sardegna entrò nell'orbita italiana venendo ceduto a Casa Savoia in accordo al Trattato di Londra del 1718, quale esito della guerra della Quadruplice Alleanza. I Savoia, che avrebbero preferito la Sicilia, non furono particolarmente entusiasti dello scambio avvenuto«Vittorio Amedeo accettò a malincuore, e dopo ripetute proteste, nel 1720, da governi stranieri, al solito, la Sardegna in cambio della Sicilia. E diresti che la ripugnanza con la quale egli accettò la terra in dominio, si perpetuasse, aumentando, attraverso la dinastia.» Giuseppe Mazzini, La Sardegna, in "L'Unità italiana", I, 5, 2 giugno 1861, ristampato con pref. di F. Mormina, Tip. Economica di A. Debatte, Livorno, 1896, p. 28; Editore Il Nuraghe, Cagliari, p.9«Il principe savoiardo Amedeo II avrebbe preferito un trattamento migliore dai suoi alleati, ma questi sommessamente ma efficacemente, gli fecero probabilmente capire che sarebbe potuto rimanere con nulla in mano, mentre il nuovo possedimento gli avrebbe consentito di fregiarsi comunque del titolo di re, essendo quello un regno plurisecolare.» Giuseppi dei Nur, Buongiorno Sardegna - Da dove veniamo, Cagliari, 2013, La Biblioteca dell'Identità, pp.9«Re Vittorio rimase spoglio di Sicilia, e mal compensato con Sardegna.» Balbo, Cesare (a cura di Fausto Nicolini). Della storia d’Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Collana "Scrittori d'Italia" nn 50 e 60; G. Laterza e Figli; Bari, 1913 - 1914, p.551, al punto tale, a detta di Mazzini che aveva denunciato parte della manovra, da volersene ripetutamente cercare di sbarazzare, cedendo quella che Cavour chiamava "la terza Irlanda" all'Austria«Ancora nel 1784 Vittorio Amedeo III, attraverso i segreti canali della diplomazia, aveva offerto l'isola all'Austria di Giuseppe II in cambio di adeguati compensi in Lombardia.» Carlino Sole, La Sardegna sabauda nel Settecento, Editore Chiarella, Sassari, 1984, pp.176 o alla FranciaLa terza Irlanda. Gli scritti sulla Sardegna di Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini, Francesco Cheratzu, Condaghes, Cagliari 1995, pp. 166-169. ISBN 978-88-86229-12-8Onnis, Omar. La Sardegna e i sardi nel tempo, Arkadia, pp.174«Lo stato sabaudo invaso dalle armate napoleoniche era in pieno disfacimento e lo stesso Vittorio Amedeo III, nelle trattative di pace col Direttorio, aveva espressamente dato facoltà ai suoi plenipotenziari di cedere alla Francia l'isola di Sardegna, pur di mantenere i suoi possessi di terraferma e di ingrandirli eventualmente con altri territori della pianura padana sottratti agli austriaci.» Carlino Sole, La Sardegna sabauda nel Settecento, Editore Chiarella, Sassari, 1984, pp.245 in cambio di domini territoriali più redditizi. Gran parte delle cariche dello stesso regno sardo sarebbero rimaste riservate a piemontesi e funzionari provenienti d'oltremare per lungo tempo, interrotto solo dalla breve e fallimentare stagione di tensione politica che prende il nome di vespri sardi, con la partecipazione di Giovanni Maria Angioy e altri rivoluzionari intenti a istituire una repubblica sardaIdee di Sardegna, Carlo Pala, Carocci Editore, 2016, pp.77.

Nel 1847, alcuni membri degli Stamenti di Cagliari e Sassari, fra cui Giovanni Siotto Pintor, richiesero la cosiddetta "fusione perfetta"; benché la popolazione la inquadrasse negativamente«Che gli orientamenti più largamente diffusi fossero diversi è dimostrato da molti fatti. L'ostilità contro i piemontesi era forte come non mai, e le riforme erano viste anche come strumento per alleggerire il peso di un regime di sopraffazione politica che era tanto più odioso in quanto esercitato dai cittadini di unaltra nazione; per ottenere cioè non una fusione ma quanto più possibile di separazione.» Sotgiu, Girolamo (1984). Storia della Sardegna sabauda, Editore Laterza, Roma-Bari, PP.307-308Carlo Baudi di Vesme rileva che «un sarto, per nome Manneddu, sollevò il grido di Morte ai Piemontesi in teatro, nel colmo delle manifestazioni di esultanza per la concessione delle riforme.» Di Vesme, Carlo Baudi (1848). Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna, Stamperia reale, Torino, p.181, tali notabili, appartenenti alla nobiltà ex-feudale, vedevano in essa la possibilità di accedere alle più prestigiose cariche pubbliche disponibili nella "terraferma". Sotto le proteste di una minoranza d'intellettuali contrari alla misura di accorpamento, quali il federalista cattolico Giovanni Battista Tuveri e Federico FenuF. Fenu, La Sardegna e la fusione del suo regime col sardo continentale, Cagliari, 1848, il re Carlo Alberto accondiscese alle richieste, decretandola e abolendo così ogni residuale vestigia di autonomia. All'interno del regno, l'isola avrebbe però continuato a ricoprire un ruolo periferico dentro un ambito politico che, con la successiva incorporazione dei territori peninsulari da parte dello stato sabaudo, presto sarebbe stato ancora più vastoOnnis, Omar. La Sardegna e i sardi nel tempo, Arkadia, pp.172 (da cui il cambio di nome in Regno d'Italia nel 1861, per meglio riflettere il baricentro politico e geografico), spingendo lo stesso Pintor a pentirsi di aver formulato tale domanda (errammo tutti, qual più, qual meno)Un arxipèlag invisible: la relació impossible de Sardenya i Còrsega sota nacionalismes, segles XVIII-XX - Marcel Farinelli, Universitat Pompeu Fabra. Institut Universitari d'Història Jaume Vicens i Vives, pp.299-300 e contribuendo alla nascita della cosiddetta "Questione Sarda"Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, p. 245; op. cit.M. Brigaglia, La Sardegna nel ventennio fascista, p. 317, termine usato da quel momento innanzi per descrivere una serie di problemi legati al rapporto fra l'isola e lo stato unitarioGlossario di autonomia Sardo-Italiana, Francesco Cesare Casùla, Presentazione del 2007 di Francesco Cossiga. Fu a partire dal 1848 che l'intellettualità sarda cominciò a parlare di "colonialismo" in SardegnaBirgit Wagner (2011), La questione sarda. La sfida dell’alterità in Il postcoloniale in Italia, Aut Aut n. 349. I Savoia avrebbero proceduto ad ampliare i propri domini, perseguendo l'unificazione italiana e la costituzione del Regno d'Italia: la Sardegna, essendo il nucleo originario del regno, ne fece così parte.

Dagli anni Venti allo statuto speciale Il sardismo, per lungo tempo limitato a un'élite di intellettuali, debuttò quale movimento organizzato per la prima volta nel 1921 col Partito Sardo d'Azione o PSd'Az, uno dei partiti regionalisti di più antica fondazione in Europa a propugnare istanze di autodeterminazioneElias (A.) et Tronconi (F.), From protest to power. Autonomist parties and the challenges of representation, Vienna, Braumüller, 2011, nonché uno dei partiti storici di massa più influenti in Sardegna in termini elettorali, tanto da rappresentare in Sardegna l'avversario diretto del fascismo negli anni della sua ascesaLa Sardegna durante il ventennio fascista, Università di Tor Vergata. In seguito al secondo conflitto mondiale, si produsse una prima scissione fra l'ala originaria e quella più radicale di Sebastiano Pirisi, il cui partito (Lega Sarda) riportò uno scarso successo elettorale alle elezioni della Costituente nel 1946Bastià Pirisi, politico e commediografo antifascista, pacifista e separatista, Francesco Casula, La Barbagia.net.

Il ritorno della democrazia coincise con la ripresa delle istanze autonomiste, che il fascismo aveva precedentemente stroncato. Una Consulta regionale venne aperta il 9 aprile 1945, ma rimase inoperante fino al 26 aprile 1946, data l'estrema lentezza del dibattito politico. Solamente il Partito Sardo d'Azione dava maggiormente impulso alla richiesta di autonomia, definendo nei suoi Lineamenti del programma politico del 1943 un'impostazione pienamente federalistica nei confronti dell'Italia. Questo programma entrò in conflitto con le posizioni dei partiti nazionaliCardia, Mariarosa (1992). La nascita della regione autonoma della Sardegna, Franco Angeli: la DC, forte di un esponente locale come Antonio Segni, era a favore di una generica autonomia regionale ricollegata alla tematica meridionalista con un'impostazione garantista rispetto allo stato centrale; il PCI, che due anni prima aveva determinato lo scioglimento del Partito Comunista di Sardegna, riteneva che la concessione di qualsivoglia autonomia fosse un grimaldello con cui le forze conservatrici avrebbero bloccato una trasformazione socioeconomica in senso comunista, e vi era perciò ostile; la segreteria sarda del Partito Liberale Italiano si allineò anch'essa alla posizione nazionale, favorevole solo a un decentramento amministrativo senza capacità legislativa; contrari all'autonomia regionale erano infine i partiti nazionali di destra e i qualunquisti, per ragioni motivate dal nazionalismo italiano. In un discorso pronunciato da Emilio Lussu all'Assemblea Costituente, definito "il canto del cigno del federalismo sardo", egli chiosò con «dico federalismo e non, come dovrei, autonomismo, per indulgere a quegli unitari che considerano questo nostro autonomismo come una sottospecie di federalismo più o meno mascherato».