L'ambiente culturale fiorito attorno alla corte di Alfonso X il Sapiente diede vita a una rilevante letteratura, composta da opere letterarie di carattere lirico, giuridico, storico, scientifico e ricreativo, realizzate nell'ambito dello scriptorium del re di Castiglia.
Alfonso X patrocinò, supervisionò e spesso partecipò, scrivendo lui stesso e in collaborazione con un gruppo di intellettuali latini, ebrei e islamici (conosciuto come Scuola di traduttori di Toledo), alla stesura di una ingente opera letteraria che inizia in gran parte la prosa in lingua castigliana.
I manoscritti alfonsini sono volumi lussuosi, di grande qualità calligrafica e profusi di miniature. Erano pertanto destinati ai potenti nobili che potevano finanziare la ricchezza di questi codici e a coloro che condividevano il progetto dell'uso della lingua castigliana come strumento politico al servizio della corte, dato che i libri utilizzati nelle università medievali o Studi Generali erano più a buon mercato, maneggevoli e scritti generalmente in latino, lingua di uso comune tra i letterati.
La varietà geografica della lingua è quella in uso a Toledo nella seconda metà del XIII secolo, che fornirà la base di quella che da allora in poi sarà utilizzata nella prosa castigliana. Tuttavia, bisogna notare che nell'ambito della poesia lirica, Alfonso X usava il galiziano-portoghese, lingua con cui si scrissero le Cantigas de Santa Maria.
Opera poetica Dovuti alla mano del monarca sono un insieme di poesie di «escarnio y maldecir» scritte in lingua galiziano-portoghese (cantigas d'escarnho e maldizer) dirette ai grandi uomini tanto ecclesiastici quanto laici e ad altri trovatori. Ci sono varie invettive destinate a Pero da Ponte, poeta della corte di suo padre Ferdinando III il Santo, che costituirebbero una disputa avutasi forse al tempo in cui Alfonso era un principe. Lo stile di queste cantigas d'escarnho è burlesco e arguto e non si allenta nel tono satirico, procace persino contro coloro che erano stati oppositori del futuro re.
Ma il culmine dell'opera lirica del re saggio è raggiunto le Cantigas de Santa Maria, che possiedono un grande interesse, sia dal punto di vista letterario che da quello musicale e plastico.
Cantigas de Santa María
L'unica produzione letteraria alfonsina non scritta in castigliano è quest'opera di ispirazione mariana e di carattere lirico, per la quale viene utilizzata la lingua galiziano-portoghese. Molte delle cantigas di questo libro furono composte da Alfonso X di sua propria mano. Si percepisce inoltre un tono personale in alcune delle canzoni che adottano il carattere innodico in lode alla Vergine e, comunque, in varie narrazioni, in cui appaiono protagonisti il monarca stesso o suoi familiari.
Il testo consta di 427 poemi narrativi e lirici che adottano una metrica molto variata basata sulla struttura della canzone (canción) con ritornello o del rondeau. La maggior parte raccontano un evento miracoloso o di santità, alla maniera degli episodi leggendari, come era solito nel genere delle vite dei santi. Tuttavia, un dieci per cento de queste canzoni sono «cantigas de loor», o inni in lode alla Vergine, accompagnate da partitura musicale e costituiscono uno dei monumenti della musica medievale spagnola.
Inoltre, i quattro codici che le hanno trasmesse (uno nella Biblioteca Laurenziana di Firenze, due nella Biblioteca di El Escorial, un altro in quella Nazionale di Spagna) costituiscono uno dei maggiori esempi di miniature gotiche conservate.
A partire dalla cantiga numero quattrocento, il contenuto smette di essere principalmente incentrato su leggende miracolose per costituirsi in un calendario religioso cristiano che riflette una serie di avvenimenti di tipo liturgico, preferibilmente celebrazioni mariane.
Opera in prosa
Prima del 1252, data in cui venne incoronato re, il principe Alfonso, oltre a scrivere le cantigas de escarnio e, molto probabilmente, alcuni inni in lode alla Vergine, patrocinava un libro di racconti esemplari (o exempla): il Calila y Dimna. È questo uno dei primi esempi (insieme al Sendebar) di adattamento della narrativa araba alla letteratura in castigliano e, se ovviamo ai racconti contenuti nelle cronache alfonsine derivanti dai cantares de gesta o leggende, è l'unica opera di fantasia dovuta al mecenatismo di Alfonso.
La prima opera di contenuto religioso dovuta al patrocinio di Alfonso X il Saggio, sebbene non scritta in lingua romanza nella sua stesura finale, è una raccolta fatta su richiesta del re da parte di Bernardo de Brihuega, un canonico di Siviglia, che riunì una serie di agiografie in latino.
Bisogna anche segnalare che alcune opere di grande interesse si persero, come la versione della leggenda araba della visione di Mahoma del cielo e dell'inferno. Conosciamo questa composizione dalla versione francese intitolata Livre de l'eschiele Mahomet, elaborata, secondo quanto si legge nel prologo, nel 1264 per ordine di Alfonso X a partire dall'originale castigliano. Il testo ebbe una grande diffusione nella Spagna del XIII secolo. Una sua sintesi venne adattata in latino da Rodrigo de Toledo nella Historia arabum, contribuendo a un ulteriore apporto di materiali alla Estoria de España (cap. 488 e 489).
Comunque, l'originale di un racconto cristiano di un viaggio all'altro mondo intitolato il Purgatorio de san Patricio si deve, con sufficiente certezza, al gruppo di scrittori alfonsini.
Le opere in prosa del re Alfonso il Saggio conservate possono classificarsi in quattro "sezioni" a seconda della materia trattata: legislativa, storica, scientifica e ricreativa.
Opera giuridica Alfonso X sentiva la necessità di unificare il variegato corpus legislativo impiegato nel regno di Castiglia, che coniugasse il diritto romano della tarda antichità, passando per il diritto visigoto fino al diritto consuetudinario asturo-leonese e castellano. Perciò utilizzava un codice ispirato al diritto giustinianeo, che era quello che si impartiva all'Università di Bologna e nelle scuole giuridiche del sud della Francia, con l'intenzione di una sistemazione codificata. A questa impresa rispondono i seguenti trattati giuridici:
Fuero real
Il Fuero real (in italiano "statuto" o "giurisdizione regale") venne redatto verso il 1252 e risponde alla necessità di adottare una legislazione unitaria per le città castigliane riconquistate di recente. Questo corpus juridico venne influenzato dal Liber iudiciorum, che costituì ai suoi inizi un fuero locale concesso alle città di Aguilar de Campoo e Sahagún nel 1255. È detto anche Fuero del libro, Libro de los concejos de Castilla e Fuero castellano.
Il codice non era diritto castigliano propriamente detto, bensì unicamente un fuero concesso dal re ad alcune città secondo il suo arbitrio, di solito a beneficio del commercio delle stesse e per consolidare il potere della corona di fronte al feudalesimo dell'epoca. Località come Peñafiel, Santo Domingo de la Calzada, Béjar o la stessa Madrid lo accolsero esclusivamente come condizione di diritto locale. Tuttavia si convertì presto in diritto castigliano de facto. Le norme promulgate erano più chiare, concise e imparziali rispetto a quelle attuate nelle grandi città del Regno di Castiglia, sottoposte all'arbitrio dei signori o dei tribunali locali. Sebbene la sua attuazione non fu esente da polemiche, Alfonso X impose in alcuni casi il fuero real al di sopra delle norme locali, trovandosi a volte di fronte alla nobiltà, e arrivando ad eliminare privilegi che, a suo avviso, menomavano il buon governo.
Espéculo L'esistenza dell'Espéculo è documentata in una citazione risalente al 1255. Possibilmente è anche il punto di partenza delle restanti opere giuridiche alfonsine. La sua stesura rimase incompleta, e gran parte del materiale venne poi ad essere incluso nella sua opera magna nel campo del diritto: le Siete Partidas.
Non arrivò ad essere promulgata e le circostanze della sua composizione non sono chiare. È possibile che fosse un abbozzo di una sezione delle Siete Partidas, sebbene alcuni studiosi pensano sia un'opera composta durante il regno di Sancho IV o di suo figlio Ferdinando IV.
Setenario Il Setenario si presenta nella forma misceláneamiscelánea o micelánea è un genere letterario appartenente alla didattica in auge principalmente nel Rinascimento e nel barocco in Spagna, durante i secoli XVI e XVII.. In linea con gli specchi del principe (speculum principis), il Setenario, probabilmente progettato da Ferdinando III il Santo, si proponeva essenzialmente come libro di diritto canonico, la cui struttura si conformava al numero magico sette.
Il libro contiene inoltre informazioni di carattere enciclopedico riguardanti i sacramenti destinati a un uso sacerdotale e riflessioni varie sul culto della natura dal punto di vista pagano. A causa di questo carattere misto si resta incerti nel definire il genere letterario a cui appartiene.
Siete Partidas
Si tratta dell'opera più ambiziosa di Alfonso X in questo ambito. Composta tra il 1256 e il 1265, raccoglie i fondamenti teorici delle opere precedenti, formulando un codice giuridico di carattere universale e con applicazione generale per il regno di Castiglia, dove ne regola la vita in tutti i suoi aspetti, sia religiosi che civili.
Questa base giuridica persistette nel corso dei secoli, e la sua influenza arriva fino ai nostri giorni. Le partidas non furono promulgate durante la vita di Alfonso X, dal momento che non sono venute a comporre un'edizione definitiva. L'opera, comunque, si divide in sette parti:
Prima parte: affronta la base del diritto, occupandosi essenzialmente del diritto canonico. Seconda parte: tratta del governo e delle relazioni giuridiche tra signori e vassalli. Terza parte: diritto processuale e diritto civile. Quarta parte: diritto in merito a matrimonio, famiglie e stirpi, e stati sociali. Quinta parte: diritto mercantile. Sesta parte: diritto testamentario ed ereditario. Settima parte: diritto penale.
I paragrafi in cui si divide l'opera non comportano una partizione rigorosa; essa è organizzata in titoli (182) e leggi (2479), ognuna delle quali iniziante con un'epigrafe che ne indica il contenuto in modo più o meno approssimato.
Le sue fonti provengono dal precedente diritto leonese (il Fuero juzgo), e dalle opere giuridiche citate precedentemente dello stesso monarca, il Fuero real e, molto probabilmente, l'Espéculo. Per la «Primera partida» venne rifondato il Setenario, probabile bozza di questa sezione.
Del tardo diritto romano, ebbe influenza il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano e la legislazione attinente alla vita ecclesiastica, fondamentalmente il Decreto di Graziano e le raccolte canoniche o Decretales.
Non mancano tra le sue fonti quelle ecclesiastiche, così come gli insegnamenti degli exempla dei Disciplina clericalis dell'intellettuale giudeo converso Pedro Alfonso de Huesca. Las Partidas raccolgono inoltre materiale di opere di carattere sapienziale o di letteratura gnomica, come i Bocados de oro (lett. "bocconi d'oro").
Dal punto di vista letterario, la prosa giuridica non dista molto da altri generi medievali, i quali influirono poderosamente nella sua gestazione, come nel caso del poema de debate.
Opera storica Estoria de España
La Estoria de España, conosciuta nell'edizione di Menéndez Pidal come Primera Crónica General, costituisce la prima storia di Spagna in forma di romance. Il suo contenuto spazia cronologicamente dalle origini bibliche e leggendarie della Spagna fino alla contemporanea storia di Castiglia sotto Ferdinando III.