La scultura ellenistica è la produzione nell'ambito dell'arte plastica del mondo ellenico che convenzionalmente si data dal 323 a.C. (morte di Alessandro Magno), al 31 a.C. (battaglia di Azio e caduta dell'ultimo regno ellenistico). Essa si distingue dal periodo precedente nelle sue manifestazioni più creative con un deciso rinnovamento formale, tematico e contenutistico. Dal punto di vista formale tutte le premesse poste da Lisippo vengono sfruttate e sviluppate, sia per quanto riguarda i rapporti dell'opera con lo spazio e con il fruitore, sia negli aspetti di superficie con l'accentuarsi del chiaroscuro e con le ricerche sul modellato dei corpi e dei panneggi e infine con l'ulteriore elaborazione del "gruppo scultoreo", caro al maestro di Sicione, che acquisisce in epoca ellenistica struttura particolarmente complessa. Le innovazioni tematiche riguardano da una parte l'elaborazione del ritratto fisionomico anche nei suoi aspetti psicologici, sociali ed etnici, dall'altra l'evasione nell'idillio pastorale.

Contesto storico

Filippo II di Macedonia, al termine di un periodo di sanguinose lotte tra le poleis greche, era riuscito a imporre la propria egemonia e le sue imprese militari vennero continuate dal figlio Alessandro, il quale, alla testa di un esercito, riuscì inaspettatamente a conquistare e imporre una nuova forma di governo all'Asia Minore, l'impero persiano, la Mesopotamia, l'Egitto, la Siria e l'Asia centrale. Con la sua morte improvvisa l'impero venne diviso tra i suoi generali: Antigono prese la Macedonia (compresa la Grecia), Seleuco gran parte dei territori dell'ex-impero persiano (Asia Minore, Mesopotamia, Siria, territori dell'Asia), Tolomeo l'Egitto, la Palestina e altri territori costieri nel Mediterraneo orientale. Da ciascuno di essi discesero dinastie che, con alterne vicende, governarono fino alla conquista romana. Un po' più tardi si formò anche il regno di Pergamo (263 a.C.), sotto la dinastia degli Attalidi, che dominava gran parte dell'EgeoDe Vecchi-Cerchiari, cit., p. 80..

Nei nuovi governi venne favorito l'insediamento di coloni greci e macedoni in particolare, i quali ricoprivano ruoli preminenti nella società. A eccezione delle zone interamente popolate dai Greci, nei nuovi regni si manifestò uno scambio prolifico e continuo tra i dominatori e le popolazioni locali dominate, che influenzò le dinamiche economiche, sociali, politiche e anche artistiche, dando origine a qualcosa di nuovo. Sebbene le istituzioni delle vecchie polis, dove esistenti, sopravvivessero, il governo era in mano a un sovrano (basileus) che, fin da Alessandro, aveva dato alla sua figura un carattere sacrale, acquisendo un atteggiamento tipico della cultura orientale, in modo da facilitare il governo di aree tanto vaste. Questi re semidivini sovrintendevano a un sistema economico più che mai dinamico e globalizzato, in cui le classi dirigenti greche condividevano lingua, cultura e costumi.

Il mutamento del sistema sociale delle polis fece sì che letterati, filosofi e artisti si rivolgessero a nuovi obiettivi, non più strettamente legati alla collettività, come prima, ma con un pubblico costituito dai sovrani, dalle corti aristocratiche o dai privati cittadini. Una delle conseguenze più evidenti è la caduta del divieto di porre immagini private in luoghi pubblici che favorì la nascita del ritratto fisiognomicoDe Vecchi-Cerchiari, cit., p. 81.. La ricerca si sviluppò in campi più specializzati (medicina, filologia, matematica, astronomia, scienze natrurali) e anche le arti visive si interessarono di nuovi fenomeni, come il reale, ora attentamente indagato. Il centro culturale dell'ellenismo fu Alessandria, mentre ad Atene si sviluppò la ricerca filosofica con le scuole dello scetticismo, stoicismo ed epicureismo, ciascuna indagante particolari aspetti dell'animo e della psicologia umana. Tali temi non tardarono ad apparire anche nella produzione artistica.

Il luogo privilegiato della produzione artistica divenne la corte, che richiedeva oggetti di lusso di grande raffinatezza e nella quale gli artisti erano figure colte e preparate, lontane ormai dalla condizione artigiana. Inoltre, la maggiore disponibilità economica delle classi dirigenti, dovuta ai maggiori traffici, aumentò la richiesta di oggetti artisticiDe Vecchi-Cerchiari, cit., p. 82..

Sviluppo

La scultura ellenistica copre quasi tre secoli di produzione, studiati a partire dalla fine del XIX secolo in quasi totale assenza di fonti letterarie, indirizzate, proprio a partire dal periodo ellenistico, verso l'esaltazione del classicismo. I dati recuperati tramite gli scavi archeologici furono ordinati nella prima metà del XX secolo utilizzando categorie e terminologia desunte dall'arte moderna, così che ancora oggi si definisce "barocca" la produzione scultorea pergamena e "rococò" quella rodia. Grandi avanzamenti nello studio della scultura ellenistica si ebbero a metà del secolo con le scoperte di Sperlonga (Villa di Tiberio) e poco più avanti con il ritrovamento di un'iscrizione a Ostia, relativa a Firomaco, che permise una maggiore stabilizzazione delle notizie relative alla ritrattistica ellenistica e a Firomaco stesso e alla sua importanza nella scultura pergamena.

Fu un saggio di Gerhard Krahmer del 1923 a fissare una prima suddivisione cronologica e formale per la scultura ellenistica: il primo ellenismo (330-230 a.C.) che sviluppa le premesse lisippee entro volumi solidi e ritmi chiusi e si protrae sino alla creazione del Grande donario di Pergamo; il medio ellenismo (230-150 a.C.) caratterizzato dall'esasperazione dei ritmi e dall'accentuazione patetica, sino al fregio di Telefo dell'altare di Zeus; il tardo ellenismo (150-100 a.C.) che tende a una rappresentazione frontale con sculture caratterizzate da forme aperte che giunge sino all'età augustea.. Malgrado i nuovi ritrovamenti e le nuove scoperte tale suddivisione resta nei suoi aspetti fondamentali insuperata, benché il periodo ellenistico sia tra i più difficili da inserire all'interno di schemi rigidi, a causa degli scarsissimi punti di riferimento, delle controverse datazioni relative a singole opere o cronologie e di partizioni stilistiche spesso effettuate su base soggettiva..

Le premesse della scultura ellenistica appartengono al IV secolo a.C. Le opere di Skopas, Prassitele e Lisippo divengono i modelli assoluti per tutta loikoumène (la terra abitata); il superamento del ritmo scultoreo del V secolo a.C. si era già manifestato nel mausoleo di Alicarnasso, nel nuovo Artemision di Efeso e nelle opere di Leocare; l'attenzione alle forme orientali e una più diretta osservazione del reale avevano già vivacizzato l'ultima fase della scultura greca classica preparando il movimento che si verificò in epoca ellenistica,. quando le culture locali influenzarono la produzione artistica fino a generare una nuova sintesi che ebbe un'influenza culturale molto lunga, che si propagò per gran parte della vicenda artistica dell'Impero Romano, dunque ben oltre il 31 a.C.

Durante il periodo ellenistico la scultura recupera quella corrente realistica già manifestatasi nella prima metà del V secolo a.C., abbandonando in un certo modo gli ideali di bellezza e perfezione fisica caratteristici del periodo classico. La gente comune, donne, bambini, animali e scene domestiche, accanto a soggetti esotici (persone di colore, pigmei, esseri fantastici), divennero soggetti comuni nella produzione scultorea, commissionata da privati per l'ornamento di ville e giardini. Alla scultura decorativa tipica delle scuole rodia e alessandrina, fa riscontro quella più classicista delle opere destinate ai templi ed ai luoghi pubblici maggiormente legate alla tradizione, ma anche in questo ambito oltre a una standardizzazione della produzione scultorea verso formule di pura imitazione, si evidenzia una ricerca per l'effetto drammatico e plastico inusuale per i canoni estetici dell'arte greca.

Alcune delle più conosciute sculture ellenistiche come la Nike di Samotracia, la Venere di Milo, il Galata morente ed il Gruppo del Laocoonte raffigurano temi classici, ma il loro trattamento è molto più sensuale, emotivo e ricco di pathos o drammaticità, lontano dalla bellezza austera tipica di soggetti analoghi della scultura del periodo classico.

I nuovi interessi scientifici e filosofici portarono orientamenti nuovi nelle arti figurative, con la comparsa di tendenze mai esplorate prima, come il verismo e l'interesse alla vita privata degli individui, quindi ai sentimenti e alla psicologia. Ne è esempio la comparsa di espressioni di dolore, in opere come la Vecchia ubriaca della prima metà del II secolo a.C.; si sviluppa in questi anni il gusto per la scena di genere, aneddotica e descrittiva, particolarmente apprezzata nel tardo ellenismo e nell'età imperiale romana..

Ritratti

Nel periodo ellenistico iniziò a praticarsi l'arte del ritratto, fino ad allora praticamente bloccato dal divieto di collocare immagini private all'esterno e dal prevalere delle committenze pubbliche. In primo luogo i ritratti riguardarono i monarchi, spesso raffigurati con un'aura di sovrani illuminati tesa a riflettere le loro qualità divine.

La grande personalità di Lisippo (ritrattista ufficiale di Alessandro) e le mutate condizioni sociali e culturali fecero sì che venissero superate le ultime reticenze verso il ritratto fisiognomico e si arrivasse a rappresentazioni fedeli dei tratti somatici e del contenuto spirituale degli individui. Nel realizzare il Ritratto di Alessandro Magno egli trasformò il difetto fisico che obbligava il condottiero, secondo le fonti, a tenere la testa sensibilmente reclinata su una spalla in un atteggiamento verso l'alto che sembra alludere a un certo rapimento celeste, "un muto colloquio con la divinità"Bianchi Bandinelli, 1984, cit., p. 247.. Questa opera fu alla base del ritratto del sovrano "ispirato", che ebbe una duratura influenza nei ritratti ufficiali ben oltre l'età ellenistica.

Dopo Lisippo, tra i secoli II e I a.C., si ebbe uno sviluppo amplissimo del ritratto fisiognomico greco, e non riguardò più solo i sovrani e gli uomini particolarmente illustri, ma anche i semplici privati. Si diffusero inoltre il ritratto onorario e il ritratto funerario.

Tra i capolavori di questo periodo ci sono i ritratti di Demostene e di Ermarco, basati sul reale aspetto dei personaggi (280-270 a.C.), il ritratto di anziano 351 del Museo Archeologico Nazionale di Atene, (200 a.C.), la testa in bronzo di Anticitera (sempre a Atene, 180-170 a.C. circa), il patetico ritratto di Eutidemo di Battriana, ecc. Esempio di un verismo di maniera è il ritratto di ricostruzione dello Pseudo-Seneca del Museo archeologico nazionale di Napoli. Nei ritratti ufficiali, al posto della tendenza più prettamente "verista", si privilegiava dare ai ritratti una valenza più nobile e degna, con espressioni più ieratiche e distaccate, come i ritratti di Antioco III di Siria, di Tolomeo III, di Berenice II, di Tolomeo VI, di Mitridate VI ecc.

La scuola di Alessandria

L'insediamento in Alessandria d'Egitto della dinastia tolemaica favorì lo sviluppo nella capitale del regno di una cultura di tipo greco. La sua distruzione in età araba determinò la scarsezza dei monumenti superstiti e una particolare difficoltà negli studi, in parte mitigata dalla possibilità di isolare i materiali di sicura provenienza locale riconducendoli ad identificati motivi iconografici e formali..