Il Romanticismo italiano è stato un movimento culturale, letterario e artistico che si è sviluppato in Italia alla fine del XVIII secolo fin oltre la prima metà del XIX secolo, caratterizzato da una forte reazione contro l'illuminismo e il neoclassicismo.

Ha enfatizzato la libertà, i sentimenti, la soggettività, nonché l'importanza dell'immaginazione e di un rapporto spontaneo con la natura, rivalutando inoltre la dimensione spirituale, religiosa e storica dell'individuo, con le sue tradizioni e la sua identità. La cultura romantica in Italia ha avuto infatti un ruolo chiave nel Risorgimento, legandosi alle lotte per l'unità nazionale.

Primi sviluppi

Sul finire del Settecento, anche a seguito delle campagne napoleoniche in Italia che avevano dato vita alle repubbliche giacobine, l'idea di nazionalità si trasformò da un sentimento di generica appartenenza culturale in una concezione più viva e concreta, caricata di significati politici.Francesco Traniello, Storia contemporanea, Torino, SEI, 1989, pp. 40-44.

L'esigenza di approdare a uno Stato-nazione, avvertita più che in altri paesi, fu connotata in particolare da una convergenza di due fattori: uno nazionale, ossia il bisogno di indipendenza dalla dominazione straniera, l'altro liberale, cioè il desiderio di libertà nel pensiero, nell'economia, nella religione, contro il dispotismo dei regimi assolutistici.

Vittorio Alfieri (1749–1803) fu uno dei primi esempi di questa nuova sensibilità, seppure in un contesto ancora dominato dalle tendenze illuministiche e neoclassiche del Settecento. La sua esaltazione della «virtù» e del «forte sentire», intese non come qualità astratte o morali, ma come esigenze interiori contro le convenzioni sociali, ne fanno a tutti gli effetti un precursore del Romanticismo.Benedetto Croce, in particolare, ritenne Vittorio Alfieri un autore vicino alle tematiche dello Sturm und Drang () Il suo animo inquieto e passionale, unito alla furente avversione contro ogni forma di tirannide, compresa quella prodotta dalla Rivoluzione francese, furono presi a modello dai romantici successivi, in particolare il suo individualismo repubblicano, il richiamo a riscattare la patria dalla «servitù» allo straniero, e l'incitamento a lottare per la libertà e l'affermazione di sé.

Già in ambito illuministico, del resto, Pietro Verri (1728–1797) si era fatto portatore della necessità di approdare a una Costituzione legislativa che stabilisse chiaramente i diritti e i doveri dei cittadini, in modo da metterli al riparo dalla «casuale volontà» dei governanti, per quanto ben disposti e illuminati, e approdare così a una maggiore certezza del diritto. Melchiorre Gioia (1767–1829), dal canto suo, vincitore del concorso lombardo del 1796 riguardante Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia, riformulò gli ideali rivoluzionari derivanti dalle teorie politico-giuridiche del Settecento fondandoli sul consenso e la sovranità popolare, cioè su una democrazia rappresentativa, focalizzandosi sull'uguaglianza effettiva degli individui di fronte alla legge e sull'equilibrio dei poteri.

Il napoletano Vincenzo Cuoco (1770–1823) tuttavia, riflettendo sulle cause del fallimento della Repubblica partenopea del 1799, criticava l'applicazione astratta di principi universali, come quelli della Rivoluzione francese che pur avendo apportato un progresso con l'avvento della borghesia, di nuove leggi costituzionali, di una maggiore tolleranza religiosa, non tenevano in considerazione il contesto storico e le specificità di ogni popolo. Per lui erano i «costumi», cioè le tradizioni e le istituzioni peculiari di una comunità a determinarne la «costituzione»: egli apriva così la via ad un concezione propriamente romantica dello Stato, fatta propria dai liberali moderati dell'Ottocento, inteso come individualità storica, culturale e popolare.

Ugo Foscolo (1778–1827) contribuì a caricare di significati sentimentali, culturali, e persino epici e mitologici il concetto di patria, esortando gli italiani a dedicarsi alle «storie», cioè a conoscere le proprie radici, fatte di un passato portatore di virtù da imitare, e di grandi anime da ricordare e valorizzare. Lui stesso si impegnò attivamente per risvegliare nei cuori la coscienza nazionale e il desiderio di libertà, per la cui formazione nel contesto romantico italiano sono considerate pietre miliari opere come Le ultime lettere di Jacopo Ortis e il carme Dei Sepolcri, esempio di «poesia civile».Castagnola, , pp. 8–9.

Queste prendevano spunto, oltre che dalle Odi di Giuseppe Parini (1729–1799), dal modello inglese della poesia cimiteriale, alla quale si dedicò maggiormente Ippolito Pindemonte (1753–1828), la cui poetica, seppur ancorata all'imitazione dei classici, ha in sé un'inquietudine, uno spirito melanconico tipicamente romantico. Il classicismo del resto non contraddiceva il nuovo spirito romantico laddove questo, come anche nel caso di Vincenzo Monti (1754–1828), pur riprendendo tematiche già espresse nei poeti del Rinascimento, nella letteratura barocca dei marinisti, e soprattutto nell'opera di Dante e Petrarca, vi guardava come capostipiti del nuovo sentimento nazionale.Alcuni studiosi, tra i quali Benedetto Croce (in B. Croce, Storia di Isabella Morra e Diego Sandoval De Castro), individuano ad esempio i prodromi del Romanticismo italiano nel canzoniere di Isabella di Morra (in Isabella Morra e la Basilicata: atti del Convegno di studi su Isabella Morra, a cura di Mario Sansone, ed. A. Liantonio, 1981 p. 22), poetessa associata al petrarchismo ma che si distacca dalla corrente per i suoi temi incentrati sull'abbandono e l'isolamento, strettamente connessi alla sua tragica esistenza. La lirica della poetessa, morta assassinata in giovane età, presenta alcune peculiarità di quel che diventerà secoli a venire il movimento romantico. ()

Altri autori preromantici legati alle prime istanze risorgimentali furono Gaetano Filangieri (1752–1788), Melchiorre Cesarotti (1730–1808), Francesco Lomonaco (1772–1810), Francesco Galeani Napione (1748–1830), Giuseppe Compagnoni (1754–1833), nei quali si mantiene comunque un legame con l'eredità illuministica, in particolare in Gian Domenico Romagnosi (1761–1835), teorico un sistema costituzionale rappresentativo legato ai princìpi dell'utilitarismo settecentesco, e maestro influente di numerosi patrioti e liberali.

Il dibattito letterario sul Romanticismo

La polemica tra classicisti e romantici scoppiò nel gennaio 1816, data in cui si suole far cominciare ufficialmente il Romanticismo italiano, quando la scrittrice francese Madame de Staël pubblicò sulla rivista Biblioteca Italiana un articolo Sulla maniera e la utilità delle traduzioni,L'articolo non incontrò resistenze da parte delle autorità austriache, perché interessate a suscitare un senso di vicinanza alla cultura asburgica diffondendo sui domini italiani l'influsso del romanticismo tedesco, ma questo si sarebbe subito saldato con gli ideali di progresso, libertà e indipendenza. nel quale invitava gli italiani a conoscere e tradurre le letterature straniere come mezzo per rinnovare la propria cultura.

In risposta furono pubblicati nello stesso anno tre scritti che si mostrarono favorevoli al suo invito: Avventure letterarie di un giorno di Pietro Borsieri (1788–1852); Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo di Giovanni Berchet (1783–1851), ritenuto il manifesto del Romanticismo letterario italiano; Intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani di Ludovico di Breme (1780–1820). Berchet in particolare esaltava la nuova corrente letteraria deridendo i canoni del neoclassicismo (per questo la sua opera è definita "semiseria"), mentre Pietro Giordani fu tra i classicisti il maggiore oppositore della proposta della Staël.

Successivamente alcuni letterati si staccarono dalla Biblioteca Italiana, rivista a carattere conservatore, e fondarono nel 1818 il Conciliatore, rivista diretta da Silvio Pellico, e composta da altri intellettuali di spicco come Giovanni Berchet, Pietro Maroncelli, Ludovico Di Breme, Pietro Borsieri, Ermes Visconti, molti dei quali saranno accusati di sedizione e imprigionati come carbonari rivoltosi per molti anni. Il Conciliatore venne così denominato perché si proponeva di «conciliare» la ricerca tecnico-scientifica con la letteratura, sia illuminista che romantica, il pensiero laico con il cattolicesimo, ed il retaggio del passato con le novità più progressiste.

La rivista fu chiusa nel 1819 per ordine degli austriaci, ma la sua breve esperienza testimonia come il Romanticismo italiano non intendesse ripudiare le conquiste culturali e riformistiche provenienti dal secolo precedente. Già cinque anni dopo, Romagnosi diede vita al Giornale Universale di Statistica, una nuova rivista milanese specializzata in diversi rami del sapere, dalla storia al commercio, all'economia politica.

Principale organo di diffusione della cultura romantica in Toscana fu invece L'Antologia, fondata da Giovan Pietro Vieusseux (1779–1863) e Gino Capponi (1792–1876), intorno a cui ruotavano intellettuali come Niccolini, Guerrazzi, Giusti, Colletta, Montanelli, Montani.

A Napoli si attestò su analoghe posizioni laiche e liberali la rivista Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, fondata da Giuseppe Ricciardi, a cui collaborarono Baldacchini, Blanch, de Augustinis, Cagnazzi. In difesa del cattolicesimo ma aperto a tematiche romantiche fu anche lEco della religione di Francesco Wenzel, che vide la partecipazione di Malpica, Tari, de Lauzières, Rocco ecc.Francesco de Sanctis, La scuola cattolico-liberale e il Romanticismo a Napoli, a cura di Carlo Muscetta e Giorgio Candeloro, Torino, Einaudi, 1953.

Percorsa da fermenti politici, letterari e filosofici, che fecero del Regno delle due Sicilie la regione italiana più ricettiva, sotto certi aspetti, degli impulsi romantici tedeschi, Napoli era animata in quegli anni dalla presenza di personalità come Basilio Puoti, Pasquale Galluppi, Gabriele Rossetti, Luigi Dragonetti, Luigi Settembrini, Ottavio Colecchi, Enrichetta Caracciolo, oltre a Leopardi e Mazzini.Edmondo Cione, Napoli romantica: 1830–1848, Napoli, Morano Editore, 1957. Riviste innovative in altre città d'Italia furono Il Gondoliere veneziano, L'Indicatore genovese, la Gazzetta Piemontese ecc.

Si stavano intanto già diffondendo nella penisola i moti e le tensioni risorgimentali conseguenti alla Restaurazione, ai quali risulterà strettamente legata la produzione romantica italiana, che mai come in nessun'altra letteratura fu impegnata nell'edificazione di un'identità nazionale. Molta letteratura in prosa del Romanticismo italiano è quindi soprattutto letteratura «politica», ma nel senso ampio del termine, almeno nella prima metà dell'Ottocento: non tanto rivolta a definire strategie di lotta e forme istituzionali di governo, bensì incentrata su intenti moralistici, umanitari e pedagogici.

Alessandro Manzoni

Figura centrale nel Romanticismo italiano fu quella di Alessandro Manzoni (1785–1873), che pur partendo da posizioni illuministe e neoclassiche, forgiate sui modelli di Parini e Beccaria, ne sviluppò una sua visione personale, influenzata anche dalla conversione alla fede cattolica, e dalla sua concezione della storia e della società segnate dalla Provvidenza.

La sua adesione al Romanticismo emerge in particolare negli Inni sacri, nell'ode Marzo 1821, nella tragedia dellAdelchi, e soprattutto nei Promessi Sposi (1827), con cui diede un impulso fondamentale alla diffusione del genere letterario del romanzo storico, nell'ambito della corrente romantica oggettivo-realistica, i cui princìpi si intrecciano con temi storici, religiosi, morali, patriottici.

Due elementi ricorrono nel pensiero e la poetica di Manzoni, come emerge anche dalla sua Lettera sul romanticismo: