La magia naturale, quale si è andata delineando a partire dall'età rinascimentale, è quella disciplina dell'occulto che si occupa delle forze della natura, concependole come entità vive e animate, e in quanto tali manipolabili dal mago che può impartire loro direttamente dei comandi, agendo in armonia con le loro leggi fenomeniche.Enciclopedia filosofica, alla voce «Rinascimento», a cura di L.M. Bianchi, pag. 9765, Bompiani, 2006.Eugenio Garin, Magia ed astrologia nella cultura del Rinascimento, articolo su «Belfagor», n. V, pag. 659, anno 1950.

Questo tipo di magia spesso è consistito nello studio sperimentale della natura, in maniera simile ad una scienza naturale su basi spirituali,AA.VV., Dizionario di filosofia, alla voce «Magia», Milano, BUR, 2014. presentandosi come la traduzione in pratica, o la controparte complementare, della filosofia della natura.Massimo Donà, Magia e filosofia, «Introduzione», Milano, Giunti, 2012.

Anche se assimilabile alla magia bianca, la magia naturale tende a distanziarsi dalle pratiche cerimoniali, in particolare dalla goezia e dalla teurgia che si occupano di evocare spiriti rispettivamente diabolici o divini, prediligendo un approccio più neutro e scientifico, che comprende materie come l'astrologia, l'alchimia, la medicina, la fisica.Così ad esempio Tommaso Campanella, cfr. AA.VV., Dizionario di filosofia, op. cit., alla voce «Del senso delle cose e della magia».

Il dibattito sulla magia naturale Il dibattito sulla liceità o meno di una magia naturale risale al Medioevo, quando i teologi cristiani cercarono di definire i limiti che separassero la magia «vera» o appunto naturalis, cioè rispettosa delle leggi iscritte da Dio nella natura, da quella «falsa» che sarebbe stata ispirata dal demonio. Un tale approccio tuttavia spogliava di fatto la magia della sua valenza prodigiosa, respingendo come soprannaturale e perciò maligna qualsiasi operazione che alterasse l'intima essenza degli enti sublunari, concepiti secondo la dottrina aristotelico-tomista delle forme, immettendo o risvegliando in loro delle virtutes o proprietà occulte che esse prima non manifestavano.

Il successivo dibattito che si protrarrà fino al Rinascimento inoltrato assumerà le vesti di una battaglia culturale per ampliare la legittimità e la definizione stessa della magia naturale, oltre le ristrettezze imposte dalle strutture mentali dell'inquisizione ecclesiastica.

Principali sostenitori della magia naturale

Di seguito alcuni dei principali sostenitori della magia naturale che si inserirono in questo dibattito: Ruggero Bacone, alchimista appartenente all'ordine francescano, già nel Duecento aveva cercato di distinguere la magia bianca o naturale, che intende operare in armonia col disegno universale stabilito da Dio, dalla magia nera o necromantica, che mira invece a sottomettere gli enti naturali al volere del mago, sovvertendone le leggi con l'evocazione di spiriti o demoni, oppure ricorrendo ad artifici e inganni:Michela Pereira, Ruggero Bacone: natura tra filosofia, scienze e magia, in AA.VV., L'idea di natura dal Medioevo all'età moderna, "Hermes. Studi di filosofia", pp. 120-121, Universitalia, 2018.

Marsilio Ficino nel Quattrocento fu tra i primi umanisti che contribuirono alla rinascita del neoplatonismo e dell'ermetismo, ripensando in termini nuovi i rapporti tra natura e arte magica. Nel terzo libro del suo De vita, stampato nel 1489, pur muovendosi nel contesto della medicina astrologica, Ficino intendeva rifondare la funzione del sapere, da lui concepito non più solo in senso intellettuale o contemplativo, ma anche operativo e taumaturgico.

Sviluppando la dottrina emanatistica di Plotino, Ficino vedeva l'universo come il risultato della dispersione dell'Uno nella molteplicità, e perciò intimamente vitalizzato da energie e forze arcane, celate nell'oscurità della materia, che spetta al mago ridestare e ricombinare secondo i loro rapporti di simpatia o antipatia.

Ne consegue, da un lato, che la magia non è sterile imitazione della natura, ma dall'altro essa è perfettamente naturale, in quanto si propone di preservare, e anzi di favorire la spontanea evoluzione di tutto il creato che, corrottosi a causa del biblico peccato originale, tenderebbe inconsciamente a ritornare verso la sua perfezione originaria.

La magia così intesa è quindi un atto di amore, un dovere sacro dell'uomo che, essendo immagine di Dio, è chiamato a redimere la natura nella prospettiva religiosa ed escatologica della «cura».

In Pico della Mirandola ritorna il presupposto religioso su cui si fonda la magia naturale, seppure in un'ottica diversa da quella ficiniana: per Pico infatti la legittimazione divina della magia avviene attraverso la cabala, le cui dieci sephirot esprimono le diverse modalità della manifestazione di Dio nella natura. Si tratta pertanto di una magia di tipo fonetico, che porta il mago a trascendere la stessa scala naturae in cui è strutturato l'universo coi suoi influssi astrologici, per collocarsi al livello dell'intelligenza divina, e far affiorare così, da «ministro e non artefice della Natura», «dai suoi oscuri recessi, le virtù sparse e seminate nel mondo dalla bontà di Dio», riunendo le virtù inferiori della terra con quelle superiori del cielo.

Penetrando nei recessi nascosti della natura, la magia si prefigge così il medesimo scopo dell'iniziazione nei misteri antichi.Pico, Oratio de hominis dignitate, 1486, a cura di S. Marchignoli, in Pier Cesare Bori, Pluralità delle vie, § 20, pag. 117, Milano, Feltrinelli, 2000.

Il tedesco Agrippa di Nettesheim, sulla scia di Ficino e di Pico, intendeva rivalutare la figura del mago in quanto «sapiente, sacerdote e profeta», definendo la magia come la filosofia più santa e più nobile, per la sua capacità di penetrare i segreti più reconditi della natura, e riaccordare tra loro gli aspetti terreni con quelli celesti: per questo essa è scienza integrale della natura, tanto fisica quanto metafisica. Il suo De occulta philosophia in particolare è diviso in tre libri, corrispondenti ai piani della realtà su cui opera la magia: quello elementare terrestre, in cui sono attive le virtù naturali dei quattro elementi; quello celeste astrale, in cui vengono studiati gli influssi delle stelle ed i loro rapporti in termini matematici; quello intellettuale religioso, proprio della magia cerimoniale più elevata. Il primo dei tre libri è dunque quello dedicato alla magia naturale, comprendente discipline come la botanica, l'erboristeria, l'astrologia, l'alchimia, e discipline oggi appartenenti alle scienze naturali come l'astronomia e la chimica. Egli tratta ad esempio dei quattro elementi semplici, e dei quattro corpi da loro composti, ossia le pietre, i metalli, le piante e gli animali, corrispondenti rispettivamente alla terra, all'acqua, all'aria ed al fuoco.

Agrippa riprende inoltre la concezione neoplatonica di una natura pervasa da potenzialità spirituali ed occulte derivanti dalle idee, infuse dentro di essa dall'Anima del Mondo.

Paracelso si segnalò nel dibattito sulla magia naturale soprattutto per i suoi apporti in ambito medico, superando la tradizionale concezione ippocratica degli umori, e attribuendo piuttosto all'azione di spiriti incorporei, denominati arcani, la causa degli squilibri patogeni in grado di alterare i tre principi spagirici dell'organismo, corrispondenti agli archetipi del mercurio, dello zolfo e del sale.

La vitalità della natura non era per Paracelso qualcosa di puramente astratto ma consisteva in veri e propri esseri, da lui descritti nel Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris, in cui illustrò le quattro tipologie di creature invisibili che governano la natura, ossia gnomi, silfidi, ondine e salamandre, associandole rispettivamente ai quattro elementi classici, cioè terra, aria, acqua, e fuoco. Tra le altre cose Paracelso sviluppò la dottrina delle segnature, basata sulla somiglianza delle forme dei vegetali con l'aspetto degli organi umani, svelando la loro funzione terapeutica occulta.

Con Giordano Bruno giunse a maturazione il proposito di naturalizzare la magia, estendendo a dismisura il concetto stesso di natura, nel quale egli ricomprese non solo il mondo fisico e celeste, ma anche i demoni. Il discrimine tra magia lecita ed illecita si trasforma così, nella «nolana filosofia», in una distinzione riguardante unicamente la finalità che il mago persegue: nella scienza teurgica costui ricerca la struttura razionale della realtà coi suoi nessi di simpatia per potervi poi intervenire, anche andando oltre le sue leggi ordinarie, mentre nella magia desperatorum, ossia dei superstiziosi, la ragione viene sottomessa ad una fede religiosa, nell'illusione di potersi congiungere a Dio per vie extra-naturali.

Per Bruno non aveva più senso la separazione tra dimensione astrale e mondo sublunare: la distinzione gerarchica fra diversi piani della realtà venne ricondotta alle loro attitudini funzionali più che a differenze ontologiche, essendovi una sola Causa universale e sostanziale, «un'anima di un solo genere, sebbene non sempre di un unico e identico atto a causa delle sempre diverse disposizioni della materia». L'esigenza di ordinare discorsivamente gli enti naturali secondo una scala appartiene alla fase conoscitiva della magia, convalidata successivamente dalla produzione operativa di fenomeni magici con cui la sapienza viene unita all'arte: il mago infatti non è che «un sapiente dotato della capacità di agire».Simonetta Bassi, La magia naturale, cit. in G. Bruno, Opere magiche, a cura di M. Ciliberto, pag. 167, Milano, Adelphi, 2000.

Lo studio delle diverse tipologie di cause, mediate dalla Causa prima, conduce Bruno a prospettare tre livelli all'interno della stessa magia fisica, ovvero: magia divina, che risale al Principio universale; magia naturale, che ne individua la diversità degli effetti nella materia; magia matematica, che ricompone razionalmente la realtà in un unico quadro mentale.

Giovanni Battista Della Porta contribuì alla popolarità della magia naturale con la sua opera Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium, in 4 libri, data alle stampe in età giovanile nel 1558. Due anni dopo, a testimonianza dell'interesse che l'opera aveva suscitato, usci una prima edizione in Belgio ma da lui arricchita. Nel corso degli anni per la sua crescente fortuna e diffusione, seguirono altre edizioni in Germania, Francia e Inghilterra anche in traduzione nelle rispettive lingue fino al 1589, anno della prima edizione in 20 libri Giovanni Battista Della Porta, Magiae naturalis libri XX, apud Horatium Saluianum, 1589. In essa Della Porta, oltre a rimarcare, sulle orme dei suoi predecessori, la distanza che separa tutte le forme nefande di superstizione, inganni e incantesimi diabolici dalla vera magia naturale, di origine persiana, tenuta in grande prestigio presso gli antichi, dispensava consigli pratici più che formulazioni teoriche innovative del mondo naturale, riproponendo sostanzialmente la visione neoplatonica di una gerarchia ontologica che collega la dimensione intellegibile con quella stellare ed infine sublunare, armonicamente concepiti come parti viventi di un unico organismo.