Gli extraterrestri nella fantascienza, e più in generale nella cultura di massa, sono rappresentati come forme di vita generalmente intelligenti provenienti da un pianeta diverso dalla Terra. Spesso sono anche indicati collettivamente come alieni; tale termine è antropocentrico ed è usato per riferirsi a ipotetici rappresentanti di civiltà non umane a partire da o su altri pianeti, anche nel contesto del proprio habitat nativo. Questo può essere visto come un ritorno al significato classico di "alieno", come riferito a un "altro". La parola "alieno" (dal latino alienusGiacomo Devoto, Gian Carlo Oli, Nuovo vocabolario illustrato della lingua italiana, vol. 1 p. 84, Le Monnier, 1987. col vario significato di «appartenente ad altri, altrui; straniero; estraneo; avverso»Luigi Castiglioni, Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina, Loescher, 1976, p. 71) indica in generale un soggetto estraneo all'ambiente di riferimento.
Per quanto la fantascienza abbia visto la propria codifica come genere solo nella prima metà del Novecento, gli extraterrestri compaiono già nella narrativa precedente, fin dall'antichità, in racconti filosofici, spesso in relazione al tema della "pluralità dei mondi", o in satire a sfondo sociale e politico.
Durante la prima fantascienza delle riviste "pulp" statunitensi, gli extraterrestri sono stati spesso rappresentati come mostri o come "omini verdi" e più in generale come semplici personaggi stereotipati, per lo più antagonisti malvagi dell'eroe umano, o al massimo nel ruolo di "spalla" del protagonista. In queste prime storie avventurose, gli extraterrestri sovente erano fatti provenire dal pianeta Marte o da altri luoghi del sistema solare. In seguito al progredire delle osservazioni astronomiche e dell'esplorazione spaziale, la loro origine è stata spostata in più remoti pianeti extrasolari. Con la nascita dell'ufologia alla fine degli anni quaranta e la corsa allo spazio durante la guerra fredda, gli extraterrestri hanno goduto di rinnovato interesse nell'opinione pubblica, diventando un popolare soggetto di indagine. Con gli anni sessanta-settanta della New Wave e della "fantascienza sociologica", nella narrativa queste figure dimettono il semplice ruolo di mostri e crudeli invasori per venire descritti in modo più complesso nei loro aspetti psicologici e culturali, superando gli stereotipi precedenti e rendendosi più spesso protagonisti delle storie, assieme alla loro civiltà e al loro ambiente.
Nella cultura popolare lo stereotipo degli "omini verdi" è stato nel frattempo sostituito da quello dei "grigi" delle pubblicazioni ufologiche.
Evoluzione del concetto di extraterrestre nella narrativa Idee storiche
Benché la fantascienza come genere definito si sia sviluppata a partire dal Novecento, le rappresentazioni di personaggi extraterrestri compaiono nella letteratura fin dall'antichità, nel racconto Una storia vera di Luciano di Samosata (120-190 d.C.), o più avanti, agli albori dell'era scientifica, nel Somnium (1634) di Keplero, Testo originale su Google libri ne Gli stati e gli imperi della luna (1662) di Cyrano de Bergerac, nel Micromega (1752) di Voltaire.
La protagonista del racconto popolare giapponese del X secolo Taketori monogatari (Storia di un tagliatore di bambù), è una hime (principessa) della Luna, che viene mandata sulla Terra per sicurezza nel corso di una guerra celeste e viene ritrovata e cresciuta da un tagliatore di bambù in Giappone. In seguito ella viene riportata sulla Luna dalla sua vera famiglia. L'illustrazione del manoscritto raffigura una macchina volante circolare somigliante a un disco volante. (cfr. ) All'incirca nello stesso periodo, Le avventure di Bulukiya, un racconto arabo medioevale da Le mille e una notte, descriveva un cosmo costituito da diversi mondi, alcuni più grandi della Terra e ciascuno con i propri abitanti.
Tuttavia è soprattutto a partire dal XVII secolo, con l'invenzione del telescopio, che si crea un autentico interesse per il tema della vita negli altri mondi.
Il poeta didattico Henry More riprese il tema classico della pluralità dei mondi del greco Democrito nel Democritus Platonissans, or an Essay Upon the Infinity of Worlds (1646). Con il nuovo punto di vista relativo era sostenuta la possibilità che "Il Sol del nostro mondo / divien altrove una stella","our world's sunne / Becomes a starre elsewhere" oltre ad avere compiuto il salto speculativo dei pianeti extrasolari.
La possibilità di vita extraterrestre era un luogo comune del discorso dotto nel XVII secolo, benché nel Paradiso perduto (1667) John Milton utilizzasse prudentemente il condizionale, quando l'angelo suggerisce ad Adamo la possibilità di vita sulla Luna:
I Colloqui sulla pluralità dei mondi di Bernard le Bovier de Fontenelle, con le sue analoghe escursioni sulla possibilità di vita extraterrestre, ampliano piuttosto che negare la sfera creativa di un Artefice; vennero tradotte in inglese nel 1686. Nelle Escursioni (1728) David Mallet proclama: "Diecimila mondi splendono avanti, ciascuno con il suo treno / di mondi popolati.""Ten thousand worlds blaze forth; each with his train/Of peopled worlds."
Ottocento
Nell'Ottocento l'idea che la Luna e gli altri pianeti del sistema solare fossero abitati era abbastanza diffusa a livello popolare e anche nell'ambito del mondo accademico era una questione seriamente dibattuta. Il continuo miglioramento della tecnologia dei telescopi rifrattori, inoltre, faceva presagire nuove imminenti scoperte. L'astronomo francese Camille Flammarion (1842-1925), ad esempio, rimase convinto per tutta la vita che vi fossero altri pianeti abitati, concetto che divulgò nei suoi libri.Camille Flammarion, La Planète Mars et ses conditions d'habitabilité, Paris: Gauthier-Vallars et Fils, 1892. (Testo originale completo)P. Chambers - Life on Mars; The Complete Story, Blandford, Londra, 1999, ISBN 0-7137-2747-0 Flammarion, oltre che divulgatore, fu anche un noto scrittore di romanzi scientifici precursori della fantascienza e fu tra i primi a proporre l'idea che gli esseri extraterrestri fossero davvero alieni, e non semplicemente variazioni delle creature terrestri.Flammarion, (Nicolas) Camille (1842–1925)— The Internet Encyclopedia of Science
Nell'opinione pubblica suscitò grande scalpore, nel 1835, la notizia della scoperta della vita sulla Luna in una serie di articoli pubblicati sul quotidiano New York Sun, che aumentò vertiginosamente le proprie vendite. Tale storia è passata alla storia col nome di Great Moon Hoax ("grande beffa della Luna"). In essa era descritto un completo ecosistema lunare e una razza intelligente di uomini alati. Le immaginarie scoperte - falsamente attribuite a sir John Herschel, forse il più noto astronomo del suo tempo - vennero prese per autentiche dai newyorkesi e l'articolo tradotto in varie lingue, malgrado in origine avesse, con ogni probabilità, un intento satirico: mettere in ridicolo alcune delle stravaganti teorie astronomiche dell'epoca,Ad esempio, nel 1824 Franz von Paula Gruithuisen, docente di astronomia presso l'Università di Monaco, aveva pubblicato un documento dal titolo La scoperta di molte distinte tracce di abitanti lunari, in particolare di uno dei suoi edifici colossali. Gruithuisen affermava di avere osservato varie tonalità di colore sulla superficie lunare, che correlò con il clima e le zone di vegetazione. Egli osservò inoltre linee e forme geometriche, che sentiva indicassero l'esistenza di muri, strade, fortificazioni e città. e in particolare le idee del rev. Thomas Dick,Thomas Dick, The Christian Philosopher, or the Connexion of Science and Philosophy with Religion, 1823. il quale aveva calcolato che il sistema solare contenesse 21.891.974.404.480 (oltre 21 trilioni) di abitanti (la Luna da sola, secondo il suo calcolo, avrebbe potuto contenerne 4,2 miliardi). Gli scritti di Thomas Dick furono enormemente popolari negli Stati Uniti anche tra gli intellettuali.Ralph Waldo Emerson, ad esempio, fu uno dei suoi sostenitori.
Dopo la Luna, il pianeta Marte è stato considerato per lungo tempo un ottimo candidato per la vita extraterrestre. Nel 1877 l'astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli credette di scorgere una rete di canali sulla superficie di Marte, i cosiddetti "Canali di Marte". Si diffuse l'idea che tali formazioni fossero opere d'ingegneria idraulica realizzate da una specie intelligente per sopravvivere in un mondo più arido della Terra. L'astronomo statunitense Percival Lowell fu tra i maggiori sostenitori di questa teoria, che ebbe grande impatto popolare. Egli sostenne la tesi che i canali fossero stati costruiti da esseri intelligenti col proposito di gestire al meglio le insufficienti risorse idriche del pianeta, che immaginava - differentemente da Schiaparelli - coperto di vegetazione.
La controversia scientifica si trascinò per anni, fino ai primi del Novecento, quando fu dimostrato che i canali di Schiaparelli erano delle illusioni ottiche. Le idee di un Marte solcato da canali e abitato sarebbero tuttavia rimaste vive nell'immaginario popolare, grazie soprattutto alle numerose storie di fantascienza ambientate sul pianeta rosso, almeno fino al 1965, quando la televisione mostrò le prime foto scattate dalla sonda spaziale Mariner 4 della NASA di un pianeta desertico e inospitale.
La guerra dei mondi e le invasioni aliene
Con il romanzo del 1898 La guerra dei mondi di H.G. Wells, che rappresenta realisticamente un'invasione della Terra da parte dei marziani, l'idea di abitanti di altri mondi entra prepotentemente a far parte dell'immaginario collettivo.
Benché già prima della pubblicazione de La guerra dei mondi vi fossero state altre storie di alieni e di invasioni aliene, questo romanzo è considerato generalmente come il prototipo delle storie di invasione aliena e a Wells è accreditata l'ideazione di diversi temi sugli extraterrestri che sono stati poi notevolmente ampliati dagli scrittori di fantascienza nel corso del Novecento, tra cui il primo contatto e la guerra interplanetaria tra specie differenti.
Wells stesso, vari decenni dopo, ribaltò lo stereotipo dell'alieno malvagio che egli stesso aveva contribuito a creare in un successivo romanzo, Gli astrigeni (Star Begotten, 1937): i marziani erano qui descritti come una sorta di fratelli maggiori e più saggi dell'umanità, che guidano l'evoluzione dell'intelletto umano con una dosata irradiazione di raggi cosmici. Dalla Guerra dei mondi in poi, la paura dell'invasione degli "alieni" rimase comunque una costante in numerosissime opere popolari. Dal romanzo fu tratto nel 1938 un dramma radiofonico omonimo prodotto e interpretato da Orson Welles come una radiocronaca, talmente realistica e convincente da gettare nel panico milioni di ascoltatori americani.
I pulp e l'epoca d'oro della fantascienza
Durante la prima fantascienza delle riviste "pulp" statunitensi (anni venti e trenta), gli extraterrestri sono stati spesso rappresentati come mostri e più in generale come semplici personaggi stereotipati, antagonisti malvagi dell'eroe, o al massimo nel ruolo di "spalla" del protagonista, che quasi invariabilmente è un giovane maschio bianco terrestre. In queste prime storie avventurose e nelle illustrazioni di copertina compare spesso il personaggio del mostro dagli occhi da insetto (BEM, bug-eyed monster) che insidia la fanciulla da salvare. Nell'epoca d'oro della fantascienza (dalla fine degli anni trenta agli inizi dei cinquanta) gli extraterrestri sovente erano fatti provenire dal pianeta Marte, da Venere o da altri luoghi del sistema solare allora considerati misteriosi. In seguito, con il progredire delle osservazioni astronomiche e dell'esplorazione spaziale, la loro origine sarà spostata in pianeti sempre più remoti.