La famiglia Sessa fu un casato milanese di antichissima nobiltà proveniente da Sessa, località svizzera un tempo in diocesi di Como da cui prese nome e sul cui castello esercitò la sua signoria nel Basso Medioevo.Alfredo Lienhard-Riva, Armoriale Ticinese, Impriméries réunies, Lausanne 1945, pag. 444. I (de) Sessa, feudatari degli Hohenstaufen in Malcantone e vassalli degli Arcivescovi di Milano in Valtravaglia, nel XIII secolo estesero la loro influenza attorno ai laghi Verbano, Ceresio, Lario e di Varese, dando vita ad una numerosa discendenza, raggruppabile in tre ceppi principali: i Sessa di Valtravaglia, i Sessa di Daverio e i Sessa di Como, a loro volta ramificati in diverse linee secondarie che nel corso dei secoli produssero uomini illustri in numerosi ambiti.Giovanni Sitoni di Scozia, Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium et civium inclytae urbis Mediolani (...), MS, 1705, pag. 416 Nonostante la vasta ramificazione, l'antica nobiltà fu riconosciuta sotto il Regno d'Italia solo ad un ramo dei Sessa di Daverio, iscritto col titolo di Nobile nel Libro d'oro della nobiltà italiana; un altro ramo, residente ad Arzago e discendente sia dai Sessa di Como che dai Sessa di Daverio, figura censito nell'Annuario della nobiltà italiana col titolo di Nobile.
Storia del casato
Origini I (de) Sessa nascono come diramazione dei (de) Carcano, famiglia di legge longobarda e capitanei della Pieve di Incino.Ne Il profilo storico di Sessa si cita l'ipotesi del sacerdote Maspoli, il quale suppone, senza particolari evidenze, che i Sessa fossero stati creati castellani di Sessa con il titolo di "capitanei" da Berengario del Friuli, Re d'Italia nel X secolo, o dall'arcivescovo di Milano, che nell'Alto Medioevo aveva pieni poteri. Fra i personaggi più antichi di questo casato spicca il conte Bonizone o Amizone da Carcano, ricco e potente cittadino milanese che nell'anno 980 fu governatore di Milano con pieni poteri per conto degli Ottoni. Durante quegli anni Bonizone e suo figlio Landolfo, che il padre fece nominare Arcivescovo, accentrarono nelle loro mani il potere, mettendo a capo di feudi figli, nipoti e alleati, prima di essere rovesciati da una rivolta popolare.F. Bagatti Valsecchi - F. Calvi, Famiglie Notabili Milanesi, Forni, Bologna 1969, Tav. 1°, Carcano In merito alla discendenza di Bonizone da Carcano il cronachista Goffredo da Bussero, vissuto a Milano tra il XIII e il XIV secolo sotto la signoria viscontea, scrisse: Secondo la cronaca, Bonizone da Carcano sarebbe il capostipite non solo delle famiglie Carcano, Parravicini, Sessa e Luini, ma anche delle famiglie Castelletti, Pirovano, Mesenzana, Caspani e de Casternago.L. Grazioli, La cronaca di Goffredo da Bussero in Archivio Storico Lombardo, XXXIII (1906), fasc. X, pag. 236 L'araldica fornisce un'ulteriore prova di questa ascendenza: nella maggior parte degli stemmi di queste famiglie compare infatti il cigno, emblema di casa Carcano. Ad ogni modo pare che il legame in questione sia rigorosamente provato dai documenti solo per le famiglie Carcano, Parravicini e Sessa.N. Orsini de Marzo, I cavalieri del cigno in Medioevo, XVIII, 226 (Novembre 2015), pp. 108-11 Per quanto riguarda i Sessa, la prova risiede in un atto notarile del luglio 1263 dove si dice che un Pietro de Sexa, avo dei de Sexa viventi nel 1263 e capostipite del ceppo Sessa di Valtravaglia, aveva concesso dei prestiti al comune di Grantola fra il 1223 e il 1227: tale Pietro, condomino del castello di Sessa, compare in altre parti del documento anche come Pietro de Carcano e viene detto figlio di un Amizone de Carcano, nonché padre di un Amizone de Sexa.Gli atti del comune di Milano nel secolo XIII, a cura di F. Baroni, R. Perelli Cippi, Ferraris, Alessandria 1987, II.II (1263 - 1276), pp. 376-389
In quanto diramazione della famiglia Carcano, la comparsa dei de Sessa in Malcantone andrebbe fatta risalire, secondo recenti studi, alla Guerra decennale tra Como e Milano (1118-1127), sorta dal dissidio tra un altro prelato di casa Carcano, chiamato di nuovo Landolfo, e Guido Grimoldi per la carica di vescovo di Como; l'elezione di Landolfo da Carcano era sostenuta dall'imperatore, quella di Grimoldi dal papa. Landolfo da Carcano, incalzato dai Comaschi, si rifugiò proprio in Malcantone, precisamente nel castello di Magliaso, zona in cui i de Sessa avrebbero esercitato la loro influenza nei tempi successivi.P. Frigerio - G. Margarini, Terre e famiglie del Verbano. Ticinallo dai Sessa ai Franzosini in Verbanus 25 (2004), pag. 223-225 Se la data post quem rimane incerta, la data ante quem della presenza della famiglia a Sessa è il 1240, essendosi conservato un diploma del 21 dicembre 1240 dove l'Imperatore Federico II di Svevia, scrivendo al Comune di Como, ordina che il castello di Sessa, definito come proprietà imperiale, fosse restituito ai Capitanei di Sessa a patto che questi offrissero valide garanzie di fedeltà; dal documento si deducono quindi due cose: in primo luogo che i de Sessa erano vassalli imperiali già prima di quella data e in secondo luogo che essi però avevano tradito la fiducia accordata dall'Impero, impegnato com'era ad arginare la potenza dei Milanesi favorendo le famiglie feudali del contado e le città nemiche di Milano, visto che i de Sessa, verosimilmente più toccati dall'espansione della vicina Como nelle valli luganesi, si appoggiarono proprio ai Milanesi per salvaguardare i propri interessi.C. Alberti - A. Ceruti, Historiae Patriae Monumenta, Fratelli Bocca, Torino 1876, Vol. XVI, pag. 428.
Il toponimo Sessa Il villaggio di Sessa, trascritto nei documenti pergamenacei nella forma Sexa, da cui la famiglia ha preso nome, si trova sulle colline del Malcantone ed era anticamente capoluogo del circondario. La sua parrocchia, in origine parte della Pieve di Agno, divenne in seguito indipendente ed ebbe giurisdizione su un vasto territorio esteso anche sul versante italiano della valle del fiume Tresa. L'etimologia rimanda forse a Sass, termine dialettale per "sasso", il cui plurale risultava anticamente Sess, ma è anche plausibile la derivazione dalla radice indoeuropea sed-, indicante il "sedersi", in riferimento alla sua ubicazione sopraelevata.
Francesco Bertoliatti, nel suo libro «Profilo Storico di Sessa» scriveva: «Già nel VII secolo Sessa era stato nucleo di resistenza dei Franchi contro i Bizantini e i Longobardi [...] questa resistenza era possibile per la felice configurazione topografica....».
Quei luoghi furono per molti secoli la strada principale per il traffico tra il Nord e il Sud e divenne poi la strada che congiungeva le due parti del Sacro Romano Impero Germanico.
La Corporazione dei Nobili di Sessa La presenza della famiglia a Sessa diede ben presto vita ad una Corporazione Nobiliare che per lungo tempo tenne insieme la vasta agnazione: essa esercitava il condominio sul Castello d'Albio, il giuspatronato sulla Cappella di Sant'Orsola e sulla Chiesa-oratorio di Santa Maria di Corte (fondata per disposizione testamentaria di Martino fu Goffredo de Sessa il 5 settembre 1334), il diritto di elezione - assieme alla vicinia - del rettore della Chiesa di San Martino e commissionava iniziative di interesse pubblico, come la costruzione del Torchio di Sessa, avvenuta nel 1407; i membri della corporazione erano inoltre chiamati ad arbitrare controversie fra privati.
La Corporazione dei Nobili sopravvisse sino all'annessione svizzera della zona nel Cinquecento: fiorente nel Duecento, ebbe il massimo numero di componenti nel Trecento, periodo in cui tuttavia alcuni suoi membri iniziarono a decadere economicamente;Sono del 1300 alcune pergamene su cui si legge che i Domini de Sexa, in persona di Goffredo figlio di Martino de Sessa, per urgente bisogno di denaro, cedevano le frazioni di Lisora e Brusata con terre e lavoratori della gleba. Si veda F. Bertoliatti, Profilo Storico di Sessa, Cavalleri, Chiasso-Como 1942, Cap. 1. nel Quattrocento il numero dei condomini iniziò a diminuire finché in una riunione del 18 agosto 1508 convennero solo 6 uomini, definitisi quasi omnes.P. Schaefer, Il Sottoceneri nel Medioevo, Gep, Lugano 1954, pag. 79. L'ultima testimonianza che attesti l'esistenza dell'antico condominio nobiliare è un atto del 4 agosto 1525 dove la Corporazione si riunì per eleggere il cappellano di Sant'Orsola a Sessa.Archivio di Stato di Milano, Fondo Notarile, Atti dei notai, Busta 7048.
La Corporazione raccolse nei suoi tre secoli di vita tutti i discendenti legittimi del casato, ma peculiare fu la scelta, evidente soprattutto negli anni 1316-1362, di ammettere anche individui discendenti da donne di casa Sessa, esponenti di casati alleati come i Bianchi e i Marchesi, i quali, non a caso, ereditarono sul finire del Cinquecento il patronato su Sant'Orsola dopo la scomparsa dei de Sessa da Sessa. Il fatto che la Corporazione accogliesse, fra gli altri, anche i nobili de Sessa non più residenti al castello, rende difficile capire dalle liste dei condomini chi vi risiedesse o meno a titolo fisso, ma soprattutto tracciare una genealogia sicura antecedente al XIV secolo. Sicuramente residente al castello fu il ramo che prima del 1383 si trasferì a Daverio (Varese) e i cui membri conservarono anche dopo il cambio di residenza proprietà presso il castello, nonché un ruolo di rilievo in seno alla Corporazione.Roma, Archivio Centrale dello Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Consulta Araldica, Archivio Generale, fascc. nobiliari e araldici delle singole famiglie, fasc. 3352, ff.72-73.
I Sessa di Valtravaglia
I Sessa di Valtravaglia sono la linea più anticamente attestata e la prima ad avere interessi al di fuori del Malcantone, stabilendosi sin dal Duecento sulle sponde orientali del Lago Maggiore: qui agivano come vassalli degli Arcivescovi di Milano e possedevano beni nei comuni di Luino, Cannobio, Brezzo di Bedero (frazione Sala), Casalzuigno (frazione Sanda), Laveno, ma soprattutto a Porto Valtravaglia dove il possesso della frazione di Ticinallo, su cui i Sessa esercitavano diritti di tipo feudale, li qualificò come (de) Sexa de Tixinallo o, più tardi, Nobiles de Ticinallo.
Capostipite fu il già citato Pietro de Sessa del fu Amizone de Carcano e, a partire dalla metà del Duecento, la sua discendenza emerse storicamente, ottenendo l'investitura arcivescovile della Rocca di Caldé col feudo di Valtravaglia: i fratelli Francesco e Quirico de Sessa ne erano già titolari nel 1261, mentre alcuni anni più tardi il predetto Francesco rivestiva con Arderico (un altro fratello) la carica di Vicario a Vercelli per conto del podestà Napoleone della Torre; nel 1294 un altro Francesco Sessa era castellano della rocca e ancora nel 1406 ne è attestata l'investitura a favore di un Guglielmo Sessa del fu Pietrino. Il salto di qualità per la famiglia si verificò in occasione della lotta per il dominio su Milano tra i Visconti e i Della Torre, lotta che segnò con la vittoria dei primi la fine dell'esperienza comunale a Milano e l'inizio dell'epoca delle signorie. In questo conflitto i Sessa di Valtravaglia schieratisi con Ottone Visconti ottennero, a seguito della vittoria della fazione viscontea, l'ascrizione della famiglia alla Matricula Nobilium dei patrizi milanesi, dove compaiono sotto il nome di Sessa de loco Sarrae plebis Travaliae.
I Sessa di Valtravaglia si divisero a cavallo tra XIII e XIV secolo in due rami a partire dai figli di Alberto Sessa, figlio di Amizone: da Francesco trassero origine i Sessa di Ticinallo, maggiormente legati al contado, mentre da Paolo discesero i Sessa di Sala, inurbatisi a Milano.P. Frigerio - G. Margarini, cit., pp. 223-234 Ai primi appartenne Enrico Sessa, Vescovo di Pesaro e Como, il quale, una volta eletto a Como, nominò suo procuratore il cugino Pietro Sessa di Ticinallo, Prevosto della Collegiata di San Vittore di Valtravaglia.M. Della Misericordia, La disciplina contrattata: vescovi e vassalli tra Como e le Alpi nel tardo Medioevo, pag. 76.