La Rapier è una autovettura costruita dal gruppo Rootes, con marchio Sunbeam, dal 1955 al 1976. Fu la prima della serie Audax.
Annunciata al Salone dell'automobile di Londra nell'ottobre del 1955, precedette le vetture del gruppo Rootes correlate, cioè la Hillman Minx e la Singer Gazelle, di alcuni mesi.
La Rapier fu lanciata per sostituire la Alpine Mark III, ma sia la prima che la seconda serie, entrambe quattro posti e due porte hardtop, erano completamente diverse dalla vettura antenata.
Sebbene progettata dallo staff tecnico del gruppo Rootes, la Rapier fu ispirata, attraverso Raymond Loewy, dalla nuova generazione di coupé della Studebaker commercializzate nel 1953.
La Serie I Disponibile in una gamma di veicoli verniciati con due colori, come tipicamente era d'uso all'epoca, poteva vantare alcune peculiarità, tra cui la leva del cambio al volante, gli allestimenti interni in pelle e l’overdrive compresi nella dotazione di serie. Gli allestimenti interni in vinile erano un optional per le vetture commercializzate nel Regno Unito, e di serie in taluni paesi.
I corpi vettura della Rapier erano costruiti dalla Pressed Steel, trasportati poi alla Thrupp & Maberly a nord di Londra dove erano verniciati e dotati degli interni, e quindi condotti agli stabilimenti Rootes di Ryton-on-Dunsmore vicino a Coventry, dove erano montati il motore, la trasmissione e le altre parti meccaniche. Questa situazione complessa continuò fino al 1963, quando fu introdotta la Serie IV.
Il motore della Rapier era un quattro cilindri in linea da 1390 cm³ di cilindrata con valvole in testa. Era essenzialmente lo stesso di quello montato sulla Hillman Minx, ma con il rapporto di compressione aumentato (da 7:1 a 8:1), un carburatore Zenith DIF 36 ed i collettori di aspirazione e scarico rivisti. Con queste novità erogava una potenza di 62,5 bhp a 5000 giri al minuto. La trasmissione formata da un cambio a quattro rapporti e con l’overdrive per la terza marcia e la quarta, era compresa nella dotazione base.
Sebbene le prestazioni della Rapier erano sufficientemente vivaci per gli standard dell'epoca e la sua guidabilità era considerata eccellente, divenne subito chiaro che il propulsore non era abbastanza potente. Come risultato dell'esperienza acquisita dal dipartimento del gruppo Rootes nei rally, dall'ottobre del 1956, alla Rapier fu installato un motore aggiornato, conosciuto come R67, dove furono montati due carburatori Zenith 36 WIP sul nuovo condotto d'aspirazione. Questo propulsore erogava ora 67,5 bhp di potenza, riduceva di un secondo l'accelerazione da 0 a 97 km/h e aumentava la velocità massima di 4,8 km/h.
Il periodico automobilistico britannico The Motor provò la Serie I della Sunbeam Rapier, più precisamente una versione berlina a due carburatori del 1957, e registrò una velocità massima di 137,9 km/h, un'accelerazione da ferma a 97 km/h di 20,9 secondi ed un consumo di carburante di 9,26 L/100 km. Il modello utilizzato nel test costava 1043 sterline
Nelle competizioni, una Rapier Serie I guidata da Peter Harper arrivò quinta nel rally di Monte Carlo del 1958.
Della prima versione della Sunbeam Rapier furono costruiti 7477 esemplari. La produzione fu interrotta nel 1958, quando fu introdotta la Serie II
La Serie II La Sunbeam Rapier Serie II fu annunciata al pubblico il 6 febbraio 1958, ed era una due porte disponibile in versione hardtop e cabriolet. Nove esemplari furono modificati dal gruppo Rootes per partecipare al rally di Monte Carlo del 1958.
Fu reintrodotta la tradizionale calandra Sunbeam, sebbene più bassa e larga, e gli spazi ai suoi lati furono coperti con griglie laterali a sviluppo orizzontale. La colorazione a due tonalità della Serie I fu abbandonata, a favore della verniciatura di un solo colore (più precisamente quella del tetto). Altri cambiamenti furono il pronunciamento delle pinne della coda. Sebbene i cambiamenti estetici traevano origine dal lavoro del dipartimento di design del gruppo Rootes, era forte il legame con le Studebaker di Raymond Loewy; infatti il suo aspetto era molto somigliante alla Golden Hawk.
Gli interni della Serie II erano stati leggermente modificati rispetto alla Serie I, eccetto la leva del cambio, che fu spostata dal volante al pavimento. Questa modifica, sviluppata dalle vetture rally della Serie I, fu un immediato successo. Per contenere i costi, la pelle della tappezzeria fu sostituita dal vinile, e l’overdrive del cambio diventò un optional.
La novità di maggior rilievo fu però il nuovo motore. Era un propulsore a quattro cilindri in linea da 1494 cm³ di cilindrata a valvole in testa. Era conosciuto come Rallymaster. Rispetto a quello della Serie I fu incrementata la cilindrata ed il rapporto di compressione, che fu portato a 8,5:1, e furono ingrandite le valvole di aspirazione e scarico. Queste modifiche portarono la potenza erogata a 73 bhp a 5200 giri al minuto. La rivista Autocar registrò una velocità massima di 146 km/h ed un'accelerazione da 0 a 97 km/h di 20,2 secondi. Direttamente dall'esperienza delle competizioni, la Serie II montava freni anteriori maggiorati ed uno sterzo a circolazione di sfere, che sostituì quello a vite e dado della Serie I.
La produzione della Sunbeam Rapier Serie II fu interrotta nel 1959 dal lancio della Serie III, dopo 15151 esemplari costruiti (hardtop e cabriolet).
La Serie III La Serie III doveva essere nelle prime intenzioni la Sunbeam Rapier definitiva, e fu lanciata nel settembre del 1959 solo in versione due porte.
Il gruppo Rootes, rispetto alla serie precedente, fece dei piccoli cambiamenti estetici, che individualmente erano insignificanti, ma che, combinati, modificavano decisamente l'aspetto della vettura. Per esempio, il numero delle barre orizzontali su ognuna delle griglie laterali alla calandra fu incrementato da tre a quattro, ed il cofano ricevette una rientranza oblunga al posto di quella squadrata delle prime serie. La differenza più marcata fu la rivisitazione delle frecce laterali, che ora erano più strette e installate più in basso. Il cambiamento più sottile fu comunque la riduzione dello spessore dei montanti del parabrezza che, insieme ad altre modifiche minori, davano nel complesso il 20% di superficie in più all'area del vetro.
All'interno della vettura i cambiamenti operati erano più evidenti. I progettisti Rootes ridisegnarono completamente i sedili ed i pannelli interni; questi ultimi erano in vinile di un unico colore, che contrastava con le parti in metallo nudo. Per la prima volta, una profonda pila di tappetini fu utilizzata per la zona sotto il cruscotto, dove i passeggeri alloggiavano i piedi. Inoltre, il volante, le leve di comando e gli interruttori erano in plastica nera invece che beige. Il cruscotto, invece di essere, come nelle prime serie, costituito da plastica imbottita e metallo, era ricoperto da inserti in radica di noce sormontati da imbottiture lungo i suoi bordi. Era inoltre equipaggiato con strumentazione a fondo nero dell'azienda britannica Jaeger.
Meccanicamente, la Serie III beneficiava delle caratteristiche tecniche della versione da competizione della Sunbeam Alpine, di cui condivideva il motore, che era un quattro cilindri in linea a valvole in testa. Sebbene la sua cilindrata era appena di 1494 cm³, aveva un rapporto di compressione incrementato, le valvole ridisegnate ed un albero a camme di derivazione sportiva. Rimasero i due carburatori Zenith della Serie II, ma fu montato un nuovo condotto d'ingresso dell'acqua calda. Il risultato fu l'incremento della potenza di 5 bhp, che portò quella totale a 78 bhp a 5400 giri al minuto.
La scatola del cambio includeva una seconda, una terza ed una quarta marcia più alte. Aveva anche un angolo della leva che permetteva una minore escursione del movimento, e quindi un cambio di marcia più veloce. Nuovi freni a disco anteriori incrementavano significativamente la capacità di frenata, ed una più larga carreggiata dava una maggiore stabilità ed una migliore tenuta di strada.
Una Subeam Rapier Serie III versione berlina fu provata dalla rivista specializzata The Motor nel 1960; fu registrata una velocità massima di 147,6 km/h ed un'accelerazione da 0 a 97 km/h di 16,6 secondi. Il consumo di carburante fu di 9,58 L/100 km.
La Serie III, di cui furono costruiti 15.368 esemplari (hardtop e cabriolet), diede l'avvio alla Serie IIIA nell'aprile del 1961.
La Serie IIIA Il 20 aprile 1961 fu annunciata la Serie IIIA, che aveva installato il motore da 1592 cm³ della Sunbeam Alpine Serie II. Anch'essa era una due porte.
Esternamente ed internamente questa nuova serie era identica alla Serie III. I miglioramenti erano stati eseguiti per aumentare la robustezza e la resistenza del modello. Con questo scopo, la cilindrata del motore fu incrementata a 1592 cm³ e fu installato un albero a gomiti più rigido. Per incrementare la robustezza, l'albero motore incorporava supporti di biella di diametro maggiorato che obbligarono a modificare anche le bielle stesse e i relativi spinotti. Furono anche modificate le pompe dell'olio e dell'acqua di raffreddamento. Come risultato si ottenne l'incremento di potenza da 78 bhp a 80,25 bhp a 5100 giri al minuto, e l'aumento della coppia a 119,6 N•m a 3900 giri al minuto.
Inoltre, lo sviluppo della Serie IIIA includeva molti dettagli che furono cambiati, come l'incremento del diametro della barra antirollio anteriore con cospicuo aumento della tenuta di strada, la riprogettazione della campana del cambio e la revisione della frizione con disco condotto a 9 molle anziché 6. All'interno della vettura, il riscaldamento dell'aria, che fino a quel momento era disponibile come optional, divenne di serie. Tutti questi cambiamenti fornirono alla Serie IIIA un'impronta caratteristica che la differenziava dalla versione precedente, e diedero alla Sunbeam Rapier nuova linfa alla sua commercializzazione nei concessionari.
La velocità massima della Serie IIIA era più bassa di quella della Serie III, più precisamente 140 km/h. Era inferiore anche l'accelerazione da 0 a 97 km/h (19,3 secondi), ma il motore era più resistente.
A metà del 1963 la produzione della Serie IIIA versione cabriolet fu interrotta, ma le hardtop furono vendute fino all'ottobre dello stesso anno, quando fu rimpiazzata dalla Serie IV. In totale furono costruiti 17354 esemplari.
La Serie IV Nel tardo 1963, il gruppo Rootes decise di aggiornare la Rapier. Non c'era più il contributo del dipartimento che si occupava delle competizioni, poiché l'azienda stava concentrando gli sforzi verso la Hillman Imp e la Sunbeam Tiger. Infatti, della Serie IV della Rapier furono ultimati i progetti, costruiti i prototipi e completate le prove, ma il gruppo Rootes cambiò strategia, e non commercializzò la vettura preparata. La nuova Serie IV diventò la Humber Sceptre Mark I, e la Serie IIIA fu ridisegnata, con la speranza di dare un nuovo corso alle berline, piuttosto che alle vetture coupé sportive.