thumb|Aratura tradizionale con trazione animale in Germania|alt=https://preview.redd.it/ceetrhas51441.jpg?width=640&crop=smart&auto=webp&s=90022f1d648fb5c0596063c2777c656b148b8d26|305x305px Le lavorazioni del terreno (o lavorazione del suolo), in agronomia, sono interventi praticati dall'uomo con l'ausilio di utensili o macchine allo scopo di creare prima della semina un ambiente fisico ospitale per le colture e di favorire, dopo la semina, la crescita delle stesse colture. Tali interventi sul terreno includono la disgregazione, il capovolgimento, la miscelazione, la modifica della superficie o della granulometria, l'incorporazione di sostanze (ad esempio concime, fertilizzanti, ecc.), l'estirpazione delle erbe infestanti e la creazione di fori per la deposizione dei semi.
Scopi delle lavorazioni In generale le lavorazioni migliorano le condizioni fisico-meccaniche del terreno e indirettamente influiscono in modo più o meno marcato sulle proprietà chimiche e su quelle biologiche.
Gli scopi principali che hanno in genere le lavorazioni del terreno sono: Aumento della porosità del terreno: un maggior arieggiamento del terreno, dato dall'azione di rottura degli aggregati operata da apposite attrezzature, permette di facilitarne gli scambi liquidi e gassosi all'interno dei pori. In questo modo si creano le condizioni ottimali per favorire la crescita delle radici e i successivi stadi di crescita e sviluppo delle piante. Aumento della permeabilità: una maggiore permeabilità del terreno favorisce l'infiltrazione dell'acqua per permettere la fornitura dei nutrienti prontamente disponibili per le piante. Favorisce altresì la ritenzione idrica e il drenaggio dell'acqua in eccesso. Apporto di sostanza organica: le lavorazioni del terreno permettono di interrare e miscelare con lo stesso i residui colturali delle precedenti coltivazioni e anche ridurre la flora infestante potenziale e reale. Tutto ciò incrementa la sostanza organica stabile (acidi umici e fulvici) che migliora le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del terreno. Preparazione del letto di semina: l'aumento della porosità crea un ambiente adatto ad ospitare il seme in modo che le particelle terrose vi aderiscano meglio favorendone l'imbibizione e la conseguente germinazione. Il grado di affidamento del terreno è direttamente proporzionale alla dimensione e alla forma della semente. Semi piccoli richiedono semine superficiali su letti di semina altamente affinati a differenza di semi di grandi dimensioni che ben si adattano anche a letti di semina poco o non lavorati.
Gli scopi secondari o specifici che possono avere alcune lavorazioni sono molteplici, tra cui: Contenimento della vegetazione infestante. Contenimento delle perdite d'acqua per evaporazione. Livellamento della superficie del terreno. Interramento di fertilizzanti o altre sostanze.
Relazioni tra umidità e lavorazione thumb|upright=1.3|Terreno arato in stato di tempera ai limiti della plasticità. La tendenza alla plasticità è evidente dal modellamento della fetta, dalla ridotta zollosità, dal modellamento della superficie nella suola di aratura e nella parete I terreni sabbiosi hanno una struttura incoerente che non subisce conseguenze negative a seguito delle lavorazioni. Questi terreni si possono infatti lavorare sia quando sono umidi sia quando sono asciutti perché le proprietà fisiche sono determinate esclusivamente dalla tessitura. Per tutti gli altri terreni (terreni di medio impasto, tendenti al limoso o all'argilloso) le proprietà fisiche sono determinate sia dalla tessitura sia dalla struttura. Dal momento che la struttura del terreno è una proprietà dinamica che può subire alterazioni marcate anche con un solo intervento è importante considerare gli aspetti, relativi alle lavorazioni, che possono avere riflessi negativi su questa proprietà. Le considerazioni che seguono non si applicano ai terreni sabbiosi.
Nei terreni dotati di un certo tenore in particelle fini, in particolare l'argilla, il risultato di una lavorazione cambia in funzione della coesione e dell'adesione. I valori di queste proprietà variano in funzione dell'umidità, perciò la scelta del momento ottimale in cui eseguire una lavorazione è subordinata all'umidità del terreno. In relazione all'umidità, il terreno può trovarsi in tre stati fisici: coesivo, plastico e fluido. Lo stato coesivo si ha a umidità relativamente basse, quello fluido a umidità elevate.
Con terreno allo stato coesivo, l'adesione ha valori molto bassi. La coesione dipende dal tenore in colloidi minerali: ha valori molto alti nei terreni argillosi, piuttosto bassi nei terreni poveri di colloidi. Una lavorazione, ad esempio l'aratura, eseguita su un terreno allo stato coesivo richiede un notevole dispendio di energia nei terreni argillosi, in quanto gli organi lavoranti devono vincere le forze di coesione, con formazione di una elevata macrozollosità. Nei terreni limosi si ottiene invece un certo grado di zollosità accompagnato da una notevole polverizzazione del terreno.
In generale si dovrebbe evitare la lavorazione dei terreni limosi in quanto l'eccessiva polverizzazione avrà riflessi negativi sulla struttura quando il terreno riacquista umidità. I terreni polverizzati tendono infatti a dive e cingoli) sia dagli organi lavoranti. La lavorazione allo stato plastico va pertanto evitata in tutti i terreni perché ha effetti deleteri.
Con terreno allo stato fluido sia la coesione sia l'adesione hanno valori molto bassi. In condizioni di umidità elevata, infatti, le particelle terrose tendono a circondarsi di un velo liquido smorzando sia le forze di adesione sia le forze di coesione. Anche in questo caso ogni sollecitazione meccanica ha effetti distruttivi sulla struttura. Peraltro il terreno perde del tutto la sua capacità di opporsi alla compressione, perciò le lavorazioni sono impedite dall'impossibilità d'ingresso in campo con i mezzi agricoli.
Esiste un campo di umidità, compreso fra lo stato coesivo e lo stato plastico in cui adesione e coesione hanno valori abbastanza vicini. In queste condizioni si dice che il terreno è "in tempera". Con terreno in tempera gli organi lavoranti vincono facilmente le forze di coesione e il terreno aderisce poco. Le zolle si sgretolano con relativa facilità e la lavorazione lascia il terreno in condizioni di sofficità ideali. Con valori di umidità leggermente superiori a quelli ottimali (terreno tendente al plastico) si ottiene un principio di modellamento. Ad esempio, dopo un'aratura le zolle mostrano superfici lisce per effetto della compressione esercitata con il versoio. Con valori di umidità leggermente inferiori a quelli ottimali (terreno tendente al coesivo) allo sgretolamento delle zolle si accompagna un certo grado di polverizzazione, più accentuato nei terreni limosi e di medio impasto rispetto a quelli argillosi.
Da quanto detto in precedenza, si evince che i terreni più facilmente lavorabili sono quelli sabbiosi, non essendoci vincoli legati all'umidità. Un minor margine di scelta è offerto dai terreni argillosi, i quali andrebbero lavorati in tempera, ma prudenzialmente si può optare per la lavorazione allo stato coesivo. I terreni più difficili da gestire sono quelli limosi, i quali vanno lavorati sempre in stato di tempera.
Lavorazioni manuali Sono eseguite per mezzo di semplici attrezzi maneggiati direttamente dall'uomo. In generale si tratta di lavori particolarmente onerosi perché richiedono uno sforzo fisico non trascurabile, pertanto sono eseguiti su piccole superfici in orticoltura e in giardinaggio oppure come lavori di raffinamento spesso in arboricoltura e in orticoltura. Va però precisato che nelle aree ad agricoltura marginale o di sostentamento, in particolare nei Paesi più arretrati le lavorazioni manuali occupano un ruolo predominante, solo in parte integrato dalla trazione animale.
Le lavorazioni manuali sono essenzialmente riconducibili a: Zappatura: si esegue con la zappa, allo scopo di rompere il terreno, sminuzzandolo in zolle, agendo in profondità per quanto è reso possibile dalle dimensioni dell'attrezzo, dalla tenacità del terreno e dalla forza dell'uomo. Zappettatura: si esegue con la zappetta o con il bidente. A differenza del lavoro precedente, la zappettatura si esegue in genere come lavoro di coltivazione superficiale, per lo più allo scopo di eliminare piante infestanti e rompere l'eventuale crosta superficiale del terreno. Vangatura: si esegue con la vanga. Con questa lavorazione il terreno è staccato a piccole fette che vengono rivoltate e poi sminuzzate con alcuni colpi di taglio eseguiti sempre con la vanga.
Lavorazioni meccaniche Sono eseguite con macchine provviste di utensili in grado di compiere interventi di più larga portata, in termini di superficie e profondità, azionate per mezzo della trazione animale o meccanica. La trazione animale è ancora largamente diffusa in vaste aree della Terra, ad agricoltura marginale o di sostentamento, mentre la trazione meccanica è largamente diffusa nelle aree economicamente sviluppate ad agricoltura sia intensiva sia estensiva.
Le lavorazioni meccaniche sono eseguite con macchine semoventi, in grado di operare su piccole superfici, oppure con macchine operatrici trainate o portate dal trattore. L'azione meccanica degli organi lavoranti sul terreno può essere passiva, per effetto della trazione, oppure attiva, per effetto di un moto trasmesso da un motore proprio o dalla presa di forza del trattore.
Lavorazioni di messa a coltura Le lavorazione di messa a coltura sono lavori di carattere straordinario, in quanto si eseguono una sola volta allo scopo di rendere un terreno naturale adatto alla coltivazione. Alcuni di questi lavori sono talvolta eseguiti anche con macchine industriali (ad esempio macchine movimento terra come bulldozer, escavatrici a cucchiaio, ecc.). Le lavorazioni di messa a coltura classiche sono: Dissodamento: è una lavorazione profonda, che può raggiungere i 150 cm di profondità, eseguita allo scopo di rompere per la prima volta la compattezza di un terreno naturale. In genere si esegue con aratri di grandi dimensioni trainati da trattori di elevata potenza. Scasso: è una lavorazione profonda, analoga al dissodamento, che si esegue a 80–120 cm prima dell'impianto di un arboreto. A differenza del dissodamento, lo scasso si esegue su uno stesso terreno quando si ripetono più impianti. Spietramento: è una lavorazione eseguita con macchine specifiche allo scopo di ridurre l'eccessiva presenza di scheletro in superficie o anche in profondità. Le spietratrici agiscono effettuando una cernita meccanica oppure frantumando i massi (ad esempio calcare tenero).
Lavorazioni principali Sono lavori di carattere ordinario eseguite per la preparazione del letto di semina prima di ogni ciclo colturale. Queste lavorazioni si eseguono sul terreno sodo, più o meno compattato dall'assestamento e dal ripetuto passaggio di macchine e persone nel ciclo precedente, pertanto richiedono l'impiego di attrezzi in grado di vincere l'eventuale tenacità del terreno. In occasione della lavorazione principale, in genere, si provvede anche all'interramento di ammendanti e concimi. Secondo la lavorazione adottata, lo stato del terreno negli strati superficiali non è ancora adatto ad ospitare il seme perciò sarà necessario eseguire uno o più lavori complementari allo scopo di raffinare il letto di semina. I lavori che si possono eseguire come principali, per consuetudine, sono i seguenti: Aratura: è la lavorazione principale di più largo impiego in Italia, in genere ritenuta indispensabile per i terreni limosi e argillosi. Lascia il terreno in uno stato fisico inadatto per la semina a causa dell'eccessiva macrozollosità pertanto richiede l'integrazione con lavori complementari.