L'Unione Donne in Italia (UDI), fino al novembre 2003 Unione Donne Italiane, è un'associazione femminista di promozione politica, sociale e culturale, senza fini di lucro.
L'associazione pubblica il mensile Noi donne.
Storia
Nel novembre 1943 erano stati creati i Gruppi di difesa della donna diretti da Caterina Picolato, riunendo gruppi femminili e donne antifasciste d'ogni provenienza con lo scopo di mobilitare le masse femminili contro l'occupazione. Dai gruppi escono le prime gappiste (appartenenti ai Gruppi di Azione Patriottica), le partigiane combattenti, le staffette tanto che i Gruppi vennero ufficialmente riconosciute con il loro organo clandestino Noi donne dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.
Nel settembre 1944 a Napoli vengono poste le basi dell'UDI e anch'essa partecipa alla Resistenza.
L'Unione Donne Italiane si costituisce ufficialmente il 1º ottobre 1945 e pochi giorni dopo il primo congresso nazionale vede i Gruppi di difesa della donna confluire nell'unione per creare la più grande organizzazione per l'emancipazione femminile italiana. In essa confluisce anche l'Associazione femminile per la pace e la libertà fondata dalla partigiana e scultrice Velia Sacchi,
Nel 1947 al termine del secondo congresso viene eletta presidente dell'UDI la comunista Maria Maddalena Rossi. Segretaria generale è la socialista Rosa Fazio LongoMadre di Pietro Longo. Nel comitato d'onore vengono chiamate Rita Montagnana, Ada Gobetti e Lina Merlin, più tardi prima firmataria della norma che mise fuori legge le case di tolleranza. A dirigere l'UDI viene creato anche un direttivo di 27 donne e un consiglio nazionale di 150 componenti. Con l'avvento del femminismo in Italia, l'UDI si costituisce come un'associazione che mira ad avere un obiettivo ben preciso: iscrivere i diritti della donna nella Carta costituzionale. L'UDI decide di investire sulle donne: nella ricostruzione post-bellica, occupandosi dei bambini rimasti orfani, illegittimi e combattendo contro le discriminazioni salariali, nella solidarietà nazionale e internazionale. Man mano l'associazione espande il proprio interesse e impegno a favore dei diritti dell'infanzia e dei diritti delle donne al lavoro.
Nel corso degli anni '60 si fa portavoce di un movimento di massa delle donne iniziando lunghe battaglie per far ottenere la pensione alle casalinghe, in quanto si metteva in discussione il lavoro domestico non pagato. Ci si impegna a cambiare anche la concezione di asilo nido, visto non solo come un sollievo per le madri che svolgono un doppio lavoro, madri e lavoratrici, ma anche come funzione di socializzazione della crescita e della cura dell'infanzia.
Tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70 per l'UDI e il femminismo italiano diventa centrale il divorzio, introdotto nel 1970 con la legge Fortuna-Baslini. La questione si conclude con il referendum nel 1974, dove il 59,3% dei voti fermano l'abrogazione, confermando la legge.
Negli anni '70 temi quali aborto e contraccezione sono tra i primi obiettivi da raggiungere. Questo porta a scontrare e poi incontrare l'UDI e il neofemminismo, il quale movimento venne inizialmente percepito dall'UDI come estraneo. Le manifestazioni furono diverse, quelle più note: 2 aprile 1976 - Manifestazione contro il voto sull'art. 2 della legge sull'aborto; 29 maggio 1977 - Giornate dei 100 incontri, durante le quali venivano raccolte le firme contro l'aborto clandestino; 11 giugno 1977 - Manifestazione contro il "Voto Nero" al senato che ha affossato la legge sull'aborto; 4 aprile 1978 - Conferenza stampa dell'UDI per l'aborto e l'autodeterminazione; 24 settembre 1979 - Conferenza stampa in cui viene proposta la legge delle donne contro la violenza sessuale alla Casa della donna.
Con l'XI Congresso del 1981-1982 viene avviata una rifondazione che porta a una nuova struttura. Di fatto viene accantonato un modello organizzativo che in quel momento contava su 210mila donne comuniste, socialiste e cattoliche distribuite in 84 sedi provinciali e 1235 circoli. Fu una mossa molto discussa e complessa.
Già dall'anno successivo si comincia a progettare la costituzione di quella che nel 2001 sarà l'"Associazione Nazionale degli Archivi dell'Unione Donne in Italia". Nello Statuto della neonata Associazione c'è la condivisione della Carta degli intenti che dal 1983 rappresenta il patto fondativo dell’UDI stessa e l'assumere la responsabilità di un patrimonio archivistico significativo della storia delle donne italiane e della politica. La prima presidente è Marisa Ombra , che insieme a Maria Michetti e Luciana Viviani hanno portato avanti il riordino dellArchivio Centrale dell’Udi rendendolo interamente consultabile. Analogamente poi le strutture territoriali si sono impegnate a rendere consultabili i materiali archivistici, come risulta già dal censimento del 2002 e successivo aggiornamento del 2012 ; Guida agli Archivi dell'Unione Donne Italiane a cura di Marisa Ombra, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2002.
Con il XIV Congresso del 2002-2003 mette al centro la dimensione nazionale dell’UDI; il 29 novembre 2003 assume il nome di Unione Donne in Italia, per accogliere anche le donne immigrate residenti e lavoratrici nel nostro Paese.
L'UDI oggi Ancora oggi l’obiettivo dell’UDI è quello di impegnarsi per la difesa dell’autodeterminazione delle donne e di contrastare ciò che viene definita una piaga sociale: la violenza da parte di uomini nei confronti delle donne, specie in ambito familiare. L'UDI ricorda di mettere in pratica quanto riportato nell’art. 51 della Costituzione Italiana, secondo il quale uomini e donne debbano trovarsi in una posizione paritaria in assemblee elettive o luoghi decisionali. L’UDI collabora anche con diverse associazioni per aiutare le donne dei Paesi senza diritti, ad esempio l’AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), insieme alla quale si impegna nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Anche in Bosnia hanno sostenuto le donne rimaste sole al termine dei conflitti. Nel 2006 sono state promosse diverse azioni di sensibilizzazione come lo STOP FEMMINICIDIO.
Nel 2008 è stata lanciata la campagna "Staffetta di donne contro la violenza sulle donne".https://www.udibologna.it/storia/
L'UDI nel territorio italiano L'Unione Donne in Italia ha sede a Roma e ha gruppi attivi in quasi tutte le regioni d'Italia. LArchivio Centrale dell'associazione è conservato nella sede nazionale di via della Penitenza 37. Riconosciuto come “di notevole interesse storico” da parte della Soprintendenza Archivistica del Lazio, conserva un ricco patrimonio tra cui 1374 manifesti, 3000 fotografie e una collezione di giornali d’epoca, oltre alle annate complete di Noi donne. Alla documentazione cartacea dal 1944 al 2000, si è aggiunta quella digitale con un progetto avviato e tuttora in corso. Unione Donne Italiane di Ancona Si forma nel corso degli anni '80 in seguito a diversi eventi che interessarono le donne della città. Si decise di costruire la Casa della Donna, organizzando il lavoro di raccolta per non disperdere il lavoro dei vari movimenti che avevano operato ad Ancona, in seguito alle decisioni assunte nel corso del XI Congresso nazionale (1982). Unione Donne Italiane di Bergamo Sede storica di appartenenza. L'archivio, riordinato nel periodo che va dal 1972 al 1982, è dotato di un inventario dattiloscritto, curato da Rosangela Pesenti. Esso è caratterizzato da materiale cartaceo che documenta: i rapporti dell'UDI provinciale; i rapporti dell'UDI nazionale e regionale; il giornale Noi donne; i partiti e i sindacati; altri enti. Vengono documentate anche le diverse iniziative promosse dall'UDI di Bergamo e dei gruppi femministi locali. Unione Donne Italiane di Bologna L'archivio della sede di Bologna si occupa di organizzare mostre, iniziative e pubblicazioni, con lo scopo di valorizzare e promuovere la memoria storica dell'associazione. Importante è il lavoro di riordino del materiale conservato, sia di quello considerato più storico che di quello che indica le attività svolte di recente o ancora in corso. Tale lavoro viene svolto dal 1987, di cui se ne occupa un gruppo di volontarie. L'Archivio storico è conservato secondo l'attuale ordinamento, verificando la corrispondenza delle carte con la titolazione. Tale titolario comprende: rapporti con l'organizzazione interna, attività politica, mondo del lavoro e occupazione femminile, servizi sociali e mondo della scuola, congressi e convegni, amministrazione, "Noi donne" e Cooperativa Libera Stampa, rassegna stampa. Ogni categoria è suddivisa in classi tematiche diverse. Unione Donne Sarde di Cagliari Nel 1952 a Cagliari, l'Unione Donne Italiane assume il nome di Unione Donne Sarde. Durante questo periodo nacquero le diverse associazioni: Associazione Amiche della scuola, l’Associazione Donne in difesa delle Miniere, l’Associazione Donne della campagna, ecc; purtroppo la maggior parte delle carte di queste associazioni andarono perse, quel che ne rimane è conservato presso l’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’autonomia di Cagliari, tra cui la documentazione delle donne provenienti dall'Unione Donne Sarde ed elette in consiglio regionale, nonché un'importante testimonianza del periodico La Donna Sarda. Unione Donne Italiane di Carpi È incerta la data della sua nascita. Un documento del 1945 nomina l'associazione come “organismo di massa apolitico, utile e necessario”. Nel corso degli anni '60 le donne di Carpi erano già molto dedite ad impegnarsi nelle battaglie inerenti al mondo del lavoro, pensioni, parità salariale, emancipazione economica, ecc. Non a caso, in questi anni, nel 1967/68, si colloca l’inchiesta sulle condizioni di lavoro delle lavoratrici carpigiane e delle lavoranti a domicilio. Negli anni successivi l'attenzione si sposta anche sul diritto allo studio, sull'istituzione di asili nido comunali, sulla gestione sociale e sui consultori oltre allo sviluppo della campagna referendaria del 1974 e sui temi della sessualità. Unione Donne Italiane di Catania Non essendo disponibile la sede dell'UDI, l'Archivio dell'Unione Donne Italiane di Catania venne recentemente depositato presso una sede privata. Tra le documentazioni troviamo diversi periodici, oltre a Noi donne e diverse documentazioni inerenti al movimento femminista catanese, sono presenti anche le raccolte di Quotidiano Donna e di L'Isola delle Donne. Unione Donne Italiane di Cesena L'Archivio dell'Unione Donne Italiane di Cesena è situato, sin dagli anni '90, presso il Centro Informa-donna del Comune di Cesena, La documentazione è parziale e incompleta, per cui è difficile stabilire se la documentazione conservata comprenda anche fondi personali o di altri gruppi di donne cesenati. Unione Donne Italiane dell'Emilia-Romagna Dapprima con sede a Bologna, poi trasferita a Modena. L'Archivio è caratterizzato da due fondi: uno raccoglie le carte prodotte dagli organismi regionali dell'Unione Donne Italiane per l'Emilia-Romagna, l'altro conserva le carte di Franca Foresti, coordinatrice regionale. L'Archivio, riordinato e inventariato da Magda Abbati, ha anche due nature, una istituzionale e una personale. Unione Donne Italiane di Ferrara Nasce nel 1945 dai Gruppi di difesa della donna. Con sede a Ferrara, è caratterizzata da una segreteria provinciale e da un comitato provinciale. Svolge una funzione di servizio e di comunicazione tra i gruppi e le singole sedi dell'UDI. Anche l'Unione Donne Italiana di Ferrara promuove la presenza femminile in diversi ambiti e l'aiuto e il sostegno a donne in difficoltà e disagio o che hanno subito violenze. Il lavoro di raccolta della documentazione, avvenuto nel corso degli anni, è stato promosso dal Museo del Risorgimento e della Resistenza e dal Centro Etnografico Ferrarese.