Biografia, opere e riconoscimenti Rina Gatti è figlia di Teresa Montanari e Giocondo Gatti, due contadini originari della zona tra Deruta e Pontenuovo di Torgiano in provincia di Perugia. Può concludere gli studi elementari, fino alla quinta classe, per intercessione della maestra, dato che le bambine erano altrimenti limitate alla terza. Nel dopoguerra sposa Dante Paoletti, da cui ha due figli. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che le donne della famiglia superano sobbarcandosi anche il lavoro degli uomini al fronte, sposa un giovane contadino del luogo Dante Paoletti con il quale inizia il trasferimento dai campi nella città di Perugia, mettendo al mondo due figli. Negli decenni successivi fa lavori umili per sostenere la propria famiglia e conduce una vita povera ma dignitosa fino al raggiungimento della pensione. Quel traguardo risveglia nella Gatti il desiderio di fare nuove esperienze e, l’osservazione del mondo e dei cambiamenti sociali intervenuti negli anni, la spinge ad iniziare a scrivere riflessioni e memorie che condivide con le amiche di una associazione di donne anziane che promuove iniziative culturali. Così, nonostante non avesse più praticato la scrittura sin da bambina, con un lungo processo da autodidatta, proprio la scrittura diventa la sua forma di espressione artistica. Tra il 1985 e il 1999 inizia quindi a farsi testimone delle memorie e dei valori della civiltà contadina umbra, memorie e valori che lei vede affievolirsi nelle nuove generazioni a causa della rarefazione dei legami familiari specialmente tra nonni e nipoti. “Un albero senza radici non potrà crescere senza rischiare di cadere al primo colpo di vento” questo era il suo motto, col quale si presentava alle dirigenti delle scuole primarie e secondarie del suo quartiere offrendosi come testimone per incontri con i giovani studenti ai quali raccontare la sua esperienza e i suoi ricordi. Viene così invitata sempre più spesso ad incontri pubblici, nelle scuole o nelle aule della allora nascente Università della Terza Età. Una pubblicazione promossa dal Comune di Perugia, che raccoglie nel 1992 poesie scritte da donne, inserisce alcune liriche della Gatti che gode così di un primo riconoscimento.

Intanto lei continua a scrivere, a mano, in bella calligrafia, diari, riflessioni, memorie che arricchiscono il mosaico di recupero della cultura, della storia e della socialità del mondo contadino umbro. Ma è un’attività che, al tempo stesso, le fornisce una nuova dimensione e coscienza di sé, grazie anche alla attività nell'associazione AIDAA ( Associazione Italiana Donne Anziane Attive) dedica molte pagine ad un confronto temporale sulla condizione femminile e con delicatezza, ma con altrettanta fermezza, incita anche le donne della sua generazione a prendere in mano la propria vita ed affrancarsi dai vecchi schemi che le relegavano ad un ruolo marginale rispetto agli uomini. Tra il 1995 e il 2000 partecipa alle attività del “Comitato Internazionale 8 marzo” frequentando corsi di recitazione e di scrittura creativa e prendendo parte alle annuali edizioni del Concorso Letterario “Lune di primavera” riservato alla partecipazione femminile. Si afferma in tre edizioni del concorso con racconti ispirati alla condizione femminile, ed è proprio affrontando questi temi che, durante un meeting di pensionati a Londra in occasione del cinquantesimo anniversario dalla fine della seconda guerra mondiale, entra in contatto con Zelda Curtis, una giornalista londinese, attivista femminista e coetanea della Gatti. La Curtis propone di tradurre in inglese e pubblicare un racconto scritto dalla Gatti “Il risveglio dell’anima- The reawakening of the soul” si tratta in assoluto della prima pubblicazione della futura scrittrice apparso nel volume “Life after work” (The women’s press Ltd. 1999).

Dopo questa esperienza e su sollecitazione di un direttore didattico, Renzo Zuccherini, che aveva apprezzato il suo desiderio di dialogo con gli studenti, decide di raccogliere in un volume parte dei suoi scritti, dedicandolo in particolare ai più giovani. Viene pubblicato così “Stanze vuote” (ed. Thyrus 2000) che resta il primo volume ed il più longevo dopo nove edizioni, presente ancora nelle librerie, edito ora da Aguaplano-Officina del Libro, e presente in numerose biblioteche scolastiche. Usato dai docenti come testo per avvicinare anche i più piccoli alle tematiche della memoria, della condizione femminile e del rapporto con la natura.

Definita da Arrigo Levi "scrittrice contadina"Il 21 agosto 2005, sull'inserto culturale del Sole 24ore, verrà pubblicato un articolo di Arrigo Levi a ricordo "dell'unica scrittrice contadina italiana" (vd. edizionithyrus.it ); il primo libro ha anche la prefazione di Arrigo Levi., è l'autrice di due volumi di ispirazione autobiografica (e sulla vita agricola della campagna umbra) dal titolo Stanze vuote e Stanze vuote, addio, e anche di altri due libri pubblicati insieme al figlio Giovanni Paoletti, Le quattro stagioni e i dodici mesi e postumo Un goccio di vino e un filo d'olio .

Dopo la prima pubblicazione nel 2000, in collaborazione con l’Università della Terza Età di Perugia, la Gatti inizia una serie di incontri nelle scuole di ogni ordine e grado sparse in tutta la provincia, l’iniziativa prende il nome di “Un futuro ricco di memoria” presentazione e approfondimento delle opere con relatori come il prof. Renato Covino, il prof. Mario Tosti, la prof.ssa Cristina Papa e il prof. Roberto Segatori. Intanto nel 2003 prende forma anche il secondo romanzo di ispirazione autobiografica “Stanze vuote, addio” che conclude la narrazione avviata con il primo volume raccontando le vicende aspre e difficili della fase dell’abbandono delle campagne nel dopoguerra. Anni penosi in specie per le giovani famiglie senza mezzi come quella della Gatti che, per di più, è inciampata in un matrimonio sbagliato con un marito aggressivo, a tratti violento con il quale dovrà convivere per amore dei figli nati nel frattempo.

L’anno della pubblicazione del secondo volume è anche quello delle prime gratificazioni da fuori regione, la consorte del Presidente della Repubblica Azelio Ciampi, la signora Franca, dopo la lettura di “Stanze Vuote” scrive per complimentarsi con la Gatti. In quello stesso anno la circolazione dei suoi scritti le fanno ricevere attestati e lettere da varie personalità come il regista Pupi Avati, l’allora Sindaco di Roma Walter Veltroni, il giornalista Gianni Riotta, l’ambasciatore Sergio Romano, il giornalista e scrittore Arrigo Levi. Proprio quest’ultimo si offre di scrivere la prefazione per la nuova edizione dei romanzi di Rina Gatti, prefazione che costituisce una approfondita analisi critica dell’autrice e della sua opera inquadrata nel panorama letterario a cavallo dei due secoli.

Continua l’attività di incontri e dialoghi con le scuole che nel 2004 si fa particolarmente intensa e conduce la Gatti in diversi istituti superiori dell’Umbria dove porta il suo messaggio di attenzione alla memoria per avere coscienza delle proprie radici e di recupero di quali valori fondamentali come l’amore, il rispetto, la dedizione, la capacità di sacrificio. Incita i giovani a riflettere perché applicassero per primi a sé stessi queste attenzioni, quindi amare sé stessi per non cadere in pratiche o in scelte che possono mettere a rischio la persona o la psiche, avere rispetto per sé stessi e quindi evitare situazioni o scelte che possono risultare denigranti o degradanti, dedicarsi nello svolgere con passione anche le attività più semplici per onorare l’impegno profuso, acquisire la capacità di sacrificarsi per non rischiare di abbandonare al primo ostacolo e per apprezzare la vera importanza di ciò che si è conquistato.

Sempre nel 2004 viene invitata dall’IIS Giordano Bruno di Perugia per una serie di incontri in vista dell’avvio di un progetto interno all’istituto dal titolo “Saperi e sapori” che intendeva ripercorrere le condizioni sociali e storiche del periodo della mezzadria in Umbria recuperando anche il patrimonio dei piatti tradizionali del mondo contadino e dei prodotti dei campi necessari a prepararli.

Il 23 novembre 2004, alla Casa delle Letterature di Roma, la Gatti viene invitata a presentare i suoi libri (tra i relatori Arrigo Levi, Alessandro Portelli, Carlo Fuscagni, Federico Fazzuoli e Maria Prodi); sempre a Roma riceverà, presso il Salone delle Fontane dell'Eur, il Premio Umbriaroma, e nel 2005 dall'Amministrazione Comunale di Perugia il Baiocco d'Argento.Da pochi mesi le era stata diagnosticata una malattia neuronale degenerativa, la SLA, sclerosi laterale amiotrofica, che la limita nei movimenti ma non le impedisce fino all’ultimo di accogliere gli inviti delle scuole, almeno fino a quando il progredire della malattia non la costringerà a letto, portandola alla morte all'alba del 19 agosto 2005.

Dopo la sua scomparsa si sono attivate innumerevoli iniziative in sua memoria.

Nel 2006 un nuovo progetto didattico dell’IIS Giordano Bruno di Perugia ha prodotto un laboratorio teatrale ispirato alle opere di Rina Gatti che ha messo in scena “Stanze vuote” con diverse repliche in differenti teatri, per poi riproporre lo spettacolo nella città di Torino in occasione dell’annuale Fiera del Libro con la partecipazione di Arrigo Levi e del prof. Walter Barberis. Nel 2007 su iniziativa del Comune di Perugia lo stesso spettacolo è stato rappresentato nella città gemella di Tubingen, in Germania.

Nel 2009 all’Università di Udine, Alice Sanvilli consegue la Laurea in Lettere con una tesi realizzata sui manoscritti di Rina Gatti preparatori alla pubblicazione del primo romanzo “Stanze vuote”, tesi che viene pubblicata nel 2010 sottoforma di saggio dal titolo “Rina Gatti: nascere per vivere, scrivere per rinascere” (ed. Morlacchi 2010).

Tra il 2006 e il 2018 si sono svolte dodici edizioni del “Premio Rina Gatti”, inizialmente denominato “Premio Nonna Rina”, dedicato alla creatività intergenerazionale che prevedeva la messa in concorso di testi scritti a quattro mani da nonni e nipoti. Il Premio ha ricevuto nel 2011 la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica dal Presidente Giorgio Napolitano.

Dal 2017, col patrocinio delle principali istituzioni, si svolge il Concorso Nazionale Letterario “Rina Gatti” per un racconto o un diario breve sull’universo femminile che intende valorizzare la scrittura come forma di emancipazione e di trasmissione di saperi e valori.

Nel 2018 il Comune di Perugia ha intitolato a Rina Gatti una piazzetta prospicente la scuola primaria dove hanno avuto luogo i primi incontri con i giovani alunni. Sulla stessa piazza è stata collocata una cabina telefonica dismessa e adibita a Bibliocabina per il libero scambio di libri.

Dal 2019 il Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università di Udine ha inserito le opere di Rina Gatti tra i testi suggeriti agli studenti dei propri corsi.

Dopo la traduzione in francese nel 2016 a cura di Annemarie Briault, nel 2022 i primi due romanzi di Rina Gatti sono stati tradotti in lingua cinese e pubblicati a XI’AN a cura della traduttrice Yuqing Zhang col sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura presso l’Ambasciata Italiana a Pechino.

Note

Collegamenti esterni

https://teatrostabile.umbria.it/spettacolo/madonna/ https://www.rainews.it/tgr/umbria/video/2023/11/salari---centenario-rina-gattimxf-f208e5b5-54e4-4d88-8a79-a89f395d648d.html