Mozzano (Mëzzà in dialetto ascolano) è una frazione di abitanti del comune di Ascoli Piceno.
Il paese ebbe sede di municipalità fino all'anno 1866 quando fu aggregato al comune di Ascoli Piceno a seguito dell'emanazione del Regio decreto n. 3413 del 14 dicembre 1866.
Geografia fisica Il centro abitato sorge a pochi chilometri da Ascoli, lungo il tracciato dell'antica strada consolare Salaria, è attraversato dal fiume Tronto che qui accoglie la confluenza del torrente Fluvione. Il paese appartiene alla Comunità Montana del Tronto.
Origini del nome
L'etimologia del nome del paese è attribuita, da Giuseppe Marinelli, alla possibile derivazione dal nome latino Mutius o Mucius da cui Mutianum che vuol significare di Muzio o appartenente alla gens Mucia che fu proprietaria del luogo. Il centro, nel corso della storia, è stato citato anche come Castello di Mozzano e Castel Muziano.
Storia
La storia di questo paese trae inizio dalla costruzione di un castello, che i romaniG. Marinelli, op. cit. pag. 215. edificarono lungo la sponda sinistra del fiume Tronto. Dal periodo della fondazione dell'insediamento fortificato fino all'anno 1000 non si hanno notizie certe e documentate sulle vicissitudini che ebbero luogo in questo borgo. Le tracce di vicende note e confortate da fonti incominciano dal secolo XI. In età feudale, nell'anno 1010, Lupo di Rinaldo Cataldi divise la proprietà del castello in due metà, una di queste la cedette al figlio Cataldo, che assunse anche il titolo di dinasta e divenne Signore di Mozzano; dell'altra metà, mediante un contratto di donazione, ne trasferì la proprietà ad Emmone, primo vescovo-conte della città di Ascoli Piceno. Questo atto di cessione costituì una delle prime testimonianze dell'inurbamento dei dinasti che, dopo aver custodito la propria signoria rurale, si assoggettavano come vassalli ai principi più potenti, per la tutela dei loro beni. Così Mozzano si trasformava in un punto avanzato delle senaite civitatis ad ovest della città ascolana. Si ricordano alcuni discendenti della dinastia mozzanese dei Cataldi, quali: l'arcidiacono della cattedrale di Ascoli, anch'egli chiamato col nome di Cataldo, che succedette al vescovo Rinaldo IG. Marinelli, op. cit. pag. 215, Il vescovo ascolano Rinaldo I scomparve nell'anno 1203. e che resse la chiesa ascolana per due anni; il canonico del duomo Giovanni e il capitano delle truppe ascolane Marcellino. Furono Signori di Mozzano e valenti cavalieri Gentile, Migliore e Rinaldo. Onulfo dei Cataldi alienò la sua metà del castello al vescovo Rinaldo IV,S. Andreantonelli, op. cit. pag. 340. L'autore riporta l'anno 1316 come data della bolla di papa Giovanni XXII con cui il pontefice nomina Rinaldo IV vescovo di Ascoli. ma resta ignoto l'anno preciso in cui Ascoli l'assoggettò al suo dominio. A Castel Mutianum, il giorno 8 agosto 1426,B. Carfagna, op. cit. pag. 81.L. Girolami, art. cit. pag. 46. L'autore riporta la data 1425. furono sottoscritti i patti con i quali il Consiglio Generale della Città di Ascoli riconosceva la sovranità di Pietro Colonna, Rettore della Marca, sottomettendosi alla Stato Pontificio. Per questa circostanza il castello e il suo contado beneficiarono per cinque anni dell'esenzione di alcuni censi, dazi e gabelle. Seguirono anche periodi di floridezza economica e Mozzano godette dell'autonomia comunale con l'approvazione di un suo Statuto da parte del governo ascolano avvenuta il 21 giugno 1552. Nel palazzo municipale, il 5 febbraio 1799, il brigante Giuseppe Costantini, detto Sciabolone, avallò il trattato di pace (Pace di Mozzano) concluso tra il generale francese Jean D'Argoubet, Giovan Battista Ciucci, capitano degli insorti, e da altri ventuno capitani delle truppe dei montanari. Il Regio Decreto del 14 dicembre 1866 N. 3413 lo soppresse come sede municipaleL. Girolami, art. cit., Il comune di Mozzano assoggettava a sé le frazioni di Collina, Giustimana, Pedana, Fausti, Lisciano, Tronzano e Colli di Funti. aggregandolo a quella di Ascoli.
Monumenti e luoghi d'interesse La Fortezza Sull'altura tufacea a nord-est del paese di Mozzano vi sono, ancora oggi, i resti di un'antica costruzione fortificata individuata con diverse denominazioni, quali: Forte di MozzanoB. Carfagna. op. cit. pag. 81., Castello di Mozzano e Castello di TronzanoL. Girolami, art. cit. pag. 38.. Il fortilizio si trova tra la contrada Castello, l'agglomerato medievale più antico di Mozzano, e il piccolo centro di Tronzano. Nel tratto delle mura ancora visibili si distinguono feritoie ogivali aperte verso la Salaria.
Officina del sale
L'Officina o Fabbrica del sale è una vecchia costruzione, voluta e istituita dalla Reverenda Camera Apostolica, che ha avuto lo scopo di accogliere la produzione del sale. Nel fabbricato, dall'intonaco esterno di colore rosa pallido, dall'acqua della sorgente salmastra, mediante il processo di evaporazione, si otteneva la salucha (o saluca). L'edificio, oggi di proprietà privata, si trova a circa 100 m a nord-est della fonte salina, sulla sponda sinistra del fiume Tronto, e sviluppa le sue strutture su due piani. L'attuale fabbricato è stato ricostruito nel XIX secolo sul precedente, di epoca anteriore, a seguito dei danni subiti durante lo scontro tra le truppe francesi e gli insorgenti ascolani avvenuto nel periodo del brigantaggio antiunitario. Nello scantinato vi è ancora un'uscita secondaria che conduce al sentiero che raggiungeva la sorgente.
La sorgente salina A Mozzano è ancora presente l'antica sorgente di acqua salata da cui, nei tempi passati, era estratto il sale. La scaturigine salsoiodica, di colore rossastro, affiora da una spaccatura lungo l'argine sinistro del Tronto, nel tratto che si snoda al di sotto del ponte settecentesco che collega le sponde del fiume. Il luogo da cui emerge la vena salmastra è stato circoscritto da un modesto muretto di mattoni che, nella zona centrale della base, ha un'apertura piuttosto irregolare da cui era ed è possibile attingere l'acqua. Una volta trasportata presso la fabbrica del sale si sottoponeva ad ebollizione e mediante il processo di evaporazione si otteneva la salucha, ossia il sale da cucina. La sorgente era probabilmente conosciuta anche in epoca romana, Baccius narra dell'«acquis salsis in agro Asculano ad Motianum Pagum».G. Marinelli, op. cit. pag. 298.A. Firmani, op. cit. pag. 22.F. Morganti, art. cit. pag. 38. Nei diversi periodi storici, ha costituito una fonte di reddito sia per gli abitanti del borgo e sia, successivamente, per la Camera Apostolica e il Comune. Nel tempo è stata menzionata da molti autori locali tra i quali Francesco Maria Vannozzi che racconta come dalle «acque salse» di Mozzano si otteneva un «candidissimo sale» e, in seguito, l'Andreantonelli descrive la salucha come un prodotto «nive candidiorem» «più bianco della neve» . L'abate ascolano Giuseppe Colucci riferisce che lo sfruttamento della sorgente iniziò con il libero utilizzo da parte dei residenti, i quali se ne servivano sia per uso famigliare e sia come merce di scambio. Nell'anno 1000 l'acqua era oggetto di godimento e di proprietà della Camera Apostolica e quindi dei vescovi-conti, tra cui Emmone. Nel 1044, il vescovo Berardo II ottenne conferma da papa Leone IX che tra i privilegi della contea ascolana vi fosse anche quello su questa salina. Lo stesso papa la menzionava nel 1052 in una bolla conservata presso l'Archivio capitolare di Ascoli.