Le comunità di valle sono gli enti territoriali locali della provincia autonoma di Trento che formano il livello istituzionale intermedio fra i comuni e la provincia autonoma.
Istituite con la legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3, sono formate da una struttura associativa, costituita obbligatoriamente dai comuni compresi in ciascun territorio ritenuto adeguato per l'esercizio di importanti funzioni amministrative.
Esse hanno sostituito i comprensori, istituiti tra gli anni '60 e '70 per consentire una pianificazione urbanistica sovra-comunale e per svolgere le funzioni attribuite dalle leggi statali alle comunità montane.. Le comunità di valle sono disciplinate, oltre che dalla legge istitutiva, dai provvedimenti attuativi e dal loro relativo statuto.
Dotato di maggiori specificità rispetto alle altre comunità è il Comun General de Fascia, il cui statuto è disciplinato dalla legge provinciale 10 febbraio 2010, n. 1, oltre ad essere riconosciuto come ente di tutela della minoranza linguistica ladina dalla legge costituzionale 4 dicembre 2017, n. 1.
Storia La nascita dei comprensori Fin dagli anni sessanta, la popolazione trentina presentò istanze in favore di una maggiore autonomia locale. Per rispondere in parte a queste istanze, la Provincia approvò la legge provinciale 2 marzo 1964, n. 2, in materia di "Ordinamento urbanistico della provincia di Trento", che prevedeva all'articolo 20 la costituzione di enti consorziali per la formazione ed attuazione di piani comprensoriali.
La delimitazione territoriale dei comprensori fu decisa attraverso l'approvazione del piano urbanistico provinciale del 1967. Con la legge provinciale 7 dicembre 1973, n. 62, sono stati disciplinati gli organi dei comprensori, che sono stati riconosciuti come enti di diritto pubblico attribuendone anche le funzioni delle comunità montane e disciplinandone l'approvazione degli statuti. Inizialmente, i comprensori stabiliti erano 10, ma nel 1977 il comprensorio delle Valli dell'Avisio venne diviso in due enti per rappresentare separatamente la Val di Fiemme e la Val di Fassa.
Obiettivi principali di questo nuovo ente pubblico erano: migliorare il livello di sviluppo del territorio; evitare l'isolamento delle comunità periferiche; evitare la scomparsa dei comuni più piccoli a seguito della riduzione del tasso di natalità. Alle difficoltà gestionali si aggiungevano quelle economiche del territorio, caratterizzato da un «dualismo esistente tra valli periferiche sottosviluppate e l'asse del fiume Adige», stratificato e industrializzato.
Il comprensorio era stato contemplato, in particolare, per raggiungere obiettivi di integrazione socio-sanitaria, garantendo una serie di prestazioni quali: «igiene e profilassi, veterinaria, medicina scolastica, prevenzione, educazione sanitaria». Un'ulteriore regolamentazione avvenne con la legge provinciale 23 novembre 1973, n. 56, in cui si affidò ai consorzi e ai comprensori il coordinamento di tali attività, nonché l'amministrazione dei presidi ospedalieri. Anche l'ente regionale legiferò in materia sanitaria, e con la legge regionale 30 aprile 1980, n. 6, adeguò e stabilì l'ordinamento e la suddivisione del territorio in distretti così come sancito dalla legge nazionale 23 dicembre 1978, n. 833, in materia di "Istituzione del servizio sanitario nazionale".
Nel corso del loro sviluppo i comprensori divennero depositari di altre funzioni, tra cui quelle socio-assistenziali, come dimostrano le leggi provinciali 25 settembre 1978, n. 40, e 6 dicembre 1980, n. 33, che affidarono la gestione dei servizi sanitari all'Azienda sanitaria locale individuata sul territorio comprensoriale. Da una parte emersero le tendenze accentratrici della provincia come ente dotato di un potere amministrativo, superiore rispetto a quello ordinario della regione e, in seconda istanza, subentrò la necessità di garantire prestazioni socio-sanitarie nonché un'offerta uniforme laddove c'erano vallate con minore numero di comuni e con un minor gettito di introiti.
I tentativi di riforma dei comprensori Con la legge provinciale 26 aprile 1982, n. 8, si è tentato di introdurre l'elezione diretta a suffragio universale dell'assemblea dei comprensori. Era prevista una composizione variabile da 20 a 80 componenti a seconda della popolazione del comprensorio, eletti con metodo proporzionale e con durata di 5 anni. Ogni elettore avrebbe avuto la possibilità di esprimere fino a due preferenze. Inizialmente le elezioni erano state fissate per l'8 maggio 1983, ma vennero rinviate per effettuarle in contemporanea con le elezioni regionali del 1983. L'elezione dei comprensori venne poi sospesa nell'ottobre 1983, e con la sentenza 26 luglio 1988, n. 876, la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale della legge istitutiva dell'elezione diretta, citando in particolare la non legittimità di un'elezione diretta di organi territoriali diversi da quelli contenuti nell'articolo 114 della Costituzione.
Negli anni novanta le competenze del servizio sociale si sdoppiarono in quelle del comune e del comprensorio, ma l'orientamento politico fu di lasciare integro quest'ultimo, mentre ai comuni sarebbe rimasta la gestione delle deleghe.
La "stagnazione" dell'ente portò ad una lunga diatriba, che sfociò nel disegno di legge provinciale 25 febbraio 2000, n. 67, in materia di "Promozione delle autonomie, attuazione del principio di sussidiarietà e riordino dell'organizzazione della Provincia Trentina", che propose il superamento dei comprensori. Sorsero due schieramenti pro e contro la necessità di far sopravvivere l'ente: i critici sostennero che i punti di riferimento per il cittadino erano sempre stati il sindaco o l'assessore, ritenendo dunque accessoria la figura del presidente di comprensorio; inoltre, l'eterogeneità delle valli sarebbe rimasta invariata a causa dei relativi valori morali e di appartenenza, sostenuti dal notevole sviluppo dell'associazionismo e del terzo settore; i favorevoli alla sopravvivenza dell'ente ritennero che, dal punto di vista urbanistico e della relativa pianificazione, i comprensori conferivano gli attesi vantaggi rispetto alla realtà italiana; si veniva a creare, in Trentino, una sostanziale conferma degli insediamenti domiciliari minori che altrove, invece, rischiavano di scomparire.
La nuova suddivisione territoriale Ci si avviò così alla riforma dell'assetto istituzionale della provincia autonoma, al fine di superare le difficoltà palesate dai comprensori. Con la legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3, venne prevista la sostituzione degli 11 comprensori con 15 comunità di valle, non più operanti con funzioni delegate bensì con poteri propri. Come previsto dal comma 12 della suddetta legge, l'individuazione dei territori è avvenuta entro 180 giorni dall'entrata in vigore della suddetta legge. La definizione finale dei territori venne approvata con il Decreto del Presidente della Provincia 17 aprile 2007, n. 65, pubblicato pochi giorni dopo nel Bollettino Ufficiale della Regione.
L'individuazione del territorio dei 15 nuovi enti locali ha seguito il principio di continuità con i confini dei precedenti comprensori con alcune eccezioni. Infatti, sono state create nuove entità territoriali non corrispondenti a precedenti territori: si tratta della Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri, della Comunità della Valle di Cembra, della Comunità della Valle dei Laghi, della Comunità Rotaliana-Königsberg e della Comunità della Paganella. Non rientrarono in questa riforma il comune di Trento ed altri 3 municipi confinanti.
La Comunità inizialmente prevista sul territorio unito della Rotaliana-Paganella è stata suddivisa, dopo l'intesa raggiunta nel marzo 2007 con il consiglio delle autonomie locali, nella Comunità della Paganella e nella Comunità Rotaliana-Königsberg, aggregando a quest'ultima i comuni di Lavis e Zambana inizialmente previsti nella comunità cembrana.
Criticità sono emerse nell'individuazione del territorio per la Comunità delle Giudicarie, avendo i comuni di Bocenago e Pinzolo richiesto l'istituzione di una comunità autonoma per la Val Rendena. Il caso si è sviluppato in una consultazione popolare il 13 maggio 2007 nei 12 comuni della Val RendenaComuni di Bocenago, Caderzone Terme, Carisolo, Darè, Giustino, Massimeno, Pelugo, Pinzolo, Spiazzo, Strembo, Villa Rendena e Vigo Rendena. e nel comune di Ragoli: con il 40,33% di affluenza il 68,57% dei votanti si è espresso per un ambito autonomo della Rendena. Nonostante il risultato del referendum, il Consiglio delle autonomie locali ha deciso di mantenere il territorio unitario delle Giudicarie. In risposta, il comune di Bocenago ha fatto ricorso, che è stato definitivamente respinto dal Tribunale amministrativo regionale.
L'istituzione delle comunità Per l'effettiva attuazione della riforma istituzionale sono serviti, successivamente all'individuazione dei territori delle comunità, anche la sostituzione degli organi dei comprensori con quelli delle comunità. I due enti hanno poi coesistito sul medesimo territorio fino al trasferimento di funzioni e la soppressione dei comprensori. Questi passaggi sono avvenuti attraverso decretazioni del presidente della provincia. Questa fase di transizione da comprensori a comunità di valle è iniziata nel 2009 e si è conclusa nel dicembre 2011 con la soppressione del comprensorio Valle dell'Adige, il quale era stato commissariato fino al trasferimento di funzioni alle varie comunità nate su di esso. Ad agosto 2010 sono stati pubblicati nel Bollettino Ufficiale regionale tutti gli statuti delle comunità approvati dai collegi dei sindaci e dai consigli comunali.
Dopo l'entrata in funzione delle comunità, ci si avviò verso la prima tornata elettorale per la definizione degli organi dei nuovi enti. Inizialmente, era previsto che le assemblee fossero elette indirettamente da tutti i componenti dei consigli comunali, mentre il presidente doveva essere eletto dall'assemblea. Nel 2009, però, è stata approvata una modifica della legge di riforma istituzionale che ha introdotto l’elezione diretta di una parte degli organi delle Comunità. Si era infatti previsto che, a partire da ottobre 2010, il presidente e i 3/5 dell’assemblea fossero eletti dalla popolazione di ciascun territorio, a suffragio universale. I restanti 2/5 dell’assemblea sarebbero stati invece nominati dai consigli comunali del territorio.
Nonostante alcune delle sue liste siano state escluse in alcune consultazioni per dei vizi di forma, alle elezioni il centro-sinistra autonomista ha vinto in 11 comunità su 14, mentre nelle altre tre il presidente eletto era di una lista civica. In Val di Fiemme e in Val di Sole si rese necessario un secondo turno di ballottaggio.
Il referendum abrogativo e le riforme successive
La volontà di alcune forze politiche di abrogare le comunità di valle, prima fra tutte Lega Nord, ha portato alla formazione di un comitato promotore per la raccolta delle firme con lo scopo di proporre un referendum abrogativo. La consultazione si è tenuta il 29 aprile 2012, chiamando alle urne 413.314 elettori. Il quorum necessario del 50% degli elettori non è stato raggiunto in quanto a votare fu solo il 27,38% della popolazione; tra i votanti, il 93,56% si espresse in favore dell'abolizione dell'ente.
Nel 2014 è stata modificata la disciplina elettorale degli organi delle comunità, sostituendo la parziale elezione diretta degli organi con l'elezione di secondo grado, quella dei cosiddetti grandi elettori nominati dai vari consigli comunali. Si è inoltre resa obbligatoria la gestione associata di alcuni servizi per i comuni più piccoli, passando dal livello di comunità a quello di ambito territoriale. Le prime elezioni con questo sistema sono avvenute il 10 luglio 2015.