La chiesa dei Santi Marciano e Nicandro è un edificio religioso dell'Aquila, situato nel quarto di San Giovanni. La chiesa è stata realizzata dai castellani di Roio nel corso del XIII secolo ed è rimasta gravemente danneggiata dal terremoto del 2009, da allora è in restauro.
Storia La presenza di una chiesa dedicata ai santi Nicandro e Marciano viene fatta risalire all'epoca della prima fondazione dell'Aquila avvenuta nella prima metà del XIII secolo.. Dopo la distruzione della città per opera di Manfredi nel 1259, l'edificio venne ricostruito a partire dal 1266 dagli abitanti di Roio all'interno del quarto di San Giovanni.
A causa della progressiva perdita d'importanza della chiesa di San Giovanni del locale di Lucoli, nel 1276 la chiesa dei Santi Marciano e Nicandro venne elevata a capoquarto nell'ambito della nuova suddivisione promossa dal Capitano di Città Lucchesino da Firenze. La chiesa in questo modo si trasformò in un riferimento architettonico, logistico e urbanistico per l'intera area. e divenne una delle più importanti parrocchie aquilane per bellezze architettoniche e disponibilità finanziaria.. Nel XIV secolo venne ulteriormente abbellita dal rivestimento in conci, tipicamente aquilano, del prospetto principale; successivamente venne dotata di una torre campanaria a pianta quadrata, andata perduta, e nel XVI secolo viene descritta come "una delle bellissime d'Aquila"..
Rasa al suolo dal terremoto del 1703, la chiesa fu riedificata in stile barocco e in dimensioni minori; venne comunque recuperato il portale romanico originale, come successo per molte altre architetture aquilane, ad esempio San Pietro in locale Coppito, prima dei restauri del 1969.
La facciata della chiesa fu profondamente restaurata nel 1940, secondo un ipotetico progetto di ricostruzione imitativa delle altre facciate romaniche aquilane. Oltre al portale, infatti, la facciata non conservava nulla di romanico: al di sopra della cornice si aprivano due rozze finestre quadrate e su un lato era collocato piccolo campanile a vela. Il terremoto del 2009 ha nuovamente danneggiato l'edificio, provocando gravi lesioni sulla facciata e sulle pareti laterali.
Descrizione
La chiesa è situata in pieno centro storico, nel cuore del quarto di San Giovanni, a poca distanza dalla Piazza del Duomo, a capo dell'omonima piazza triangolare con fontanile. L'impianto della chiesa, ridotto drasticamente dopo il 1703, presenta una sala unica caratterizzata da quattro nicchie con relativi altari (in luogo delle diciassette edicole della chiesa seicentesca.), conclusa da una parete diaframma contenente l'altare maggiore che nasconde l'ampio transetto e l'abside tripartita preesistente. L'originale struttura duecentesca è ancora riconoscibile esternamente nella parte absidale, nel presbiterio e nella canonica, situate alle spalle dell'altare maggiore.
Esterno La facciata, risalente al XIV secolo e rivestita in pietra bianca, si presenta divisa orizzontalmente in due registri tramite una cornice marcapiano decorata con motivi vegetali. La sezione inferiore della facciata è divisa in tre registri verticali da due lesene scanalate che inquadrano il portale centrale; la sezione superiore presenta al centro un oculo che ha sostituito l'originario rosone in seguito al terremoto del 1915.
Portale centrale
Il portale è caratterizzato da capitelli finemente lavorati: a sinistra sono rappresentati i simboli degli evangelisti; a destra, probabilmente, l'Adorazione dei Magi. Sopra i capitelli sono collocate due sculture di leone con valore apotropaico. Gli stipiti sono affiancati da colonnine tortili che si uniscono sopra la lunetta entrando così a far parte dell'archivolto e creando così un movimento di volumi dato dal contrasto tra luci ed ombre. L'architrave del portale è decorato a rilievo con la rappresentazione di motivi vegetali ai lati e al centro il simbolo cristologico dell'Agnus Dei. L'agnello presenta un'aureola crociata e regge con la zampa anteriore destra un'asta avente all'apice una croce a bracci espansi. La lunetta, sbiaditasi con il tempo, rappresentava un'Annunciazione databile tra la fine del quindicesimo e l’inizio del sedicesimo secolo. Portale sul lato destro Degno di nota è anche il portale laterale con lunetta raffigurante la Madonna col Bambino tra due paffuti cherubini. La lunetta è un frammento del Monumento Agnifili, un complesso marmoreo destinato ad ornare il presbiterio della cattedrale dell'Aquila, realizzato da Silvestro dell'Aquila. Il monumento, dopo essere stato danneggiato nel terremoto settecentesco, venne rimosso e smembrato, in seguito la lunetta venne rimontata sul lato della chiesa dei Santi Marciano e Nicandro. Il bambino è stante e benedicente, indossa una leggera veste che copre la spalla sinistra e il petto, lasciando nuda gran parte del corpo. La Vergine è abbigliata con una veste dalla fascia alta, presenta un fermaglio a forma di cherubino sul petto e con la mano destra stringe una parte della veste di Cristo.
Interno La sistemazione barocca dell’interno ha modellato uno spazio unitario. Sulle pareti longitudinali sono presenti coppie di paraste corinzie che spartiscono la superficie, gli spazi risultanti accolgono vivaci altari barocchi, sormontati da caratteristici fastigi trapezoidali a linea curva. Il pavimento a mattonelle, insieme alla balaustra in marmo, è stato rifatto dopo il terremoto del 1915 ed in seguito all’occupazione militare. Risalgono al Rinascimento gli affreschi in controfacciata con i santi Marciano e Nicandro e le storie della loro vita. A poca distanza da questi affreschi, a sinistra dell’ingresso, è presente un frammento con la figura tardo gotica di Santa Caterina. Il soffitto ligneo piatto, rifatto dopo il 1703, presenta un olio su tela di Gaetano Sogliaceroni raffigurante la Madonna con i Santi Marciano e Nicandro.
L’altare maggiore era sostenuto da una colonna di marmo bianco finissimo dissepolta dalle rovine di Amiternum, e al di sopra dell'altare è presente la Morte di San Giuseppe; ai lati del dipinto, su due piccole mensole, sono collocate le statue di San Pietro e San Marciano, opera di scultori locali della scuola di Pompeo Cesura. Nella Sagrestia si conservano una Pietà di Pietro Bugni, datata 1751, e una croce processionale cesellata d’argento realizzata da Gianfrancesco Fuschi.
All'interno della chiesa, oltre al dipinto settecentesco della Morte di San Giuseppe, era presente un altro dipinto ad olio su tela, la Madonna con Bambino e San Gaetano da Thiene. L'opera è risalente all'VIII secolo, realizzata anch'essa da un pittore ignoto proveniente da una bottega dell'Italia centrale.
Madonna con Bambino e San Gaetano da Thiene
Il dipinto era in origine collocato sulla parete destra della zona presbiteriale della chiesa. In alto è collocata la Vergine, circondata da nubi e cherubini, avvolta da un ampio manto, a destra è collocato invece San Gaetano nell'atto di ricevere tra le sue braccia Cristo. Il Santo è rappresentato in ginocchio con indosso l'abito talare, è circondato da angeli, due dei quali reggono il giglio, uno degli attributi di San Gaetano ma anche della Vergine, e il Libro dei Vangeli, che presenta la scritta in caratteri capitali «SER-VA-TE, ET FACI-TE» («osservate ed agite»), frase tratta dal Vangelo di Matteo. La scena è ispirata ad un episodio narrato dallo stesso San Gaetano in una lettera indirizzata a suor Laura Mignani, sua confidente spirituale. Nella lettera racconta che durante la celebrazione della sua prima messa gli sarebbe apparsa la Madonna e gli avrebbe messo tra le braccia il bambino.
Morte di San Giuseppe
Al centro di una composizione triangolare è collocato Giuseppe morente, assistito da Cristo e Maria. Alle loro spalle vi sono schiere di angeli, uno dei quali indica la colomba, simbolo dello Spirito Santo. In alto, circondato da nubi e cherubini, Dio Padre accoglie l'anima di San Giuseppe. Secondo il testo apocrifo Storia di Giuseppe il falegname, che descrive il trapasso del santo, egli aveva centoundici anni al momento della morte. Dopo essere stato avvertito da un angelo della morte ormai imminente si recò a Gerusalemme e al suo ritorno venne colpito da una malattia, riuscendo a trovare pace e conforto solo in presenza di Gesù. L'opera presenta in basso un cartiglio recante l'iscrizione latina in caratteri capitali: «PROTECTOR ET REFVGIVM AGONIZANTIV(M)» («protettore e rifugio di coloro che lottano»).
Note
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