La nazionale maschile di calcio della Francia () è la rappresentativa calcistica della Francia ed è posta sotto l'egida della Fédération française de football.
È una delle nazionali più titolate al mondo: ha vinto due campionati del mondo ( e ), due campionati d'Europa ( e ), due Confederations Cup (Corea del Sud-Giappone 2001 e Francia 2003), la Coppa Artemio Franchi 1985 e una UEFA Nations League (2020-2021).
Il periodo di maggior successo della Francia è databile tra la fine degli anni 1990 e l'inizio degli anni 2000, quando ha vinto in sequenza il campionato del mondo (1998), il campionato d'Europa (2000) e due Confederations Cup (2001 e 2003). Tra gli altri piazzamenti di rilievo la Francia vanta due secondi posti e due terzi posti al campionato del mondo e un secondo posto al campionato europeo, dove ha inoltre raggiunto le semifinali in tre occasioni. Al torneo olimpico il miglior risultato è il quarto posto ad .
Nella classifica mondiale della FIFA, istituita nell'agosto 1993, la Francia ha occupato il 1º posto più volte, dal maggio 2001 al maggio 2002, dall'agosto al settembre 2018 e da aprile a giugno 2026, mentre il peggiore posizionamento è il 26º posto del settembre 2010. Attualmente occupa il 3º posto della graduatoria.
Storia
Il primo cinquantennio
Fino agli anni 1950 la nazionale francese non ottenne risultati notevoli. La prima partita dei bleus risale al 1904 contro il e terminò 3-3. La Francia partecipò a tutte e tre le edizioni della Coppa del mondo svoltesi nel periodo interbellico: al , in cui non superò il primo turno, Lucien Laurent segnò il primo gol nella storia dei mondiali, nella partita vinta per 4-1 contro il ; al la nazionale francese fu eliminata ancora al primo turno, con il punteggio di 3-2 ai supplementari, contro l' del Wunderteam; infine al giocato in casa riuscì a spingersi fino ai quarti di finale, dove venne eliminata col punteggio di 3-1 dall' di Vittorio Pozzo, campione in carica e di lì a breve nuovamente iridata.
Nelle eliminatorie del la Francia venne sconfitta dalla . Successivamente ripescata per la fase finale in Brasile a seguito del forfait di altre nazionali, venne sorteggiata nel girone D con Uruguay e Bolivia; tuttavia si ritirò in segno di protesta contro l'organizzazione, in merito a un calendario che prevedeva due partite in località distanti circa chilometri. Tornò a qualificarsi per il in Svizzera, dove, pur inserita nel lotto delle teste di serie, venne eliminata al primo turno.
Da Fontaine a Platini
Il fu il primo in cui la Francia raggiunse un traguardo di rilievo: i bleus furono sconfitti soltanto in semifinale dal , per poi chiudere sul podio, sconfiggendo la per 6-3 nella finale per il terzo posto. L'attaccante Just Fontaine in 6 partite realizzò ben 13 gol, cifra che rappresenta ancora oggi un primato per la fase finale di un mondiale. In quel periodo l'ossatura della squadra era composta in gran parte da giocatori o ex giocatori del forte Stade de Reims come Raymond Kopa, Robert Jonquet, Roger Marche e Just Fontaine, cui si aggiungeva Roger Piantoni.
Al , prima edizione della manifestazione continentale, la Francia giunse tra le prime quattro, ma, priva di Fontaine, autore di cinque reti tra ottavi e quarti che si erano svolti in partite di andata e ritorno, perse la semifinale contro la per 5-4. Nella finale per il terzo posto la squadra francese fu superata dalla per 2-0.
Dopo questo risultato, cominciò un lungo periodo buio per léquipe de France, che collezionò mancate qualificazioni alle fasi finali dei campionati del mondo e campionati europei, con l'unica eccezione del in Inghilterra, che la vide presente alla fase finale, ma eliminata al primo turno.
A partire dalla seconda metà degli anni settanta, la nazionale visse una fase di progressiva ripresa, culminata con la qualificazione al , dove la selezione francese, tuttavia, venne eliminata al primo turno.
Negli anni 1980 vi furono notevoli progressi, grazie a giocatori come Michel Platini, Dominique Rocheteau, Marius Trésor, Alain Giresse e Luis Miguel Fernández. I bleus si piazzarono quarti al mondiale di con il CT Michel Hidalgo e terzi a quello di sotto Henri Michel, venendo sconfitti in entrambe le occasioni in semifinale dalla . Nel frattempo la Francia del CT Hidalgo vinse il suo primo titolo europeo nell'edizione casalinga di (battuta in finale la per 2-0) e la Coppa Artemio Franchi nel 1985 contro la selezione dell'Uruguay, campione sudamericano in carica.
Crisi e generazione d'oro Il mondiale messicano del 1986 segnò la fine di una generazione di talenti che molti osservatori ritenevano irripetibile. Dopo quella edizione della coppa del mondo lasciarono la nazionale Dominique Rocheteau, Maxime Bossis e Alain Giresse e, un anno più tardi, quando già erano iniziate - male - le qualificazioni all'europeo del 1988, anche Platini.
La fine del precedente ciclo fu troppo brusca e per la selezione francese si aprì una fase buia. Fallita malamente la qualificazione al , la nazionale fu affidata con grandi aspettative al commissario tecnico Platini, all'esordio nelle vesti di allenatore, ma quest'ultimo non riuscì a ottenere la qualificazione al e, nonostante un'autorevole qualificazione al (con 19 risultati utili consecutivi ottenuti tra l'aprile del 1989 e il novembre 1991), uscì al primo turno della rassegna svoltasi in Svezia, risultato che spinse Platini a dimettersi. La crisi proseguì con la mancata qualificazione al , sfumata clamorosamente a causa di una sconfitta interna contro la , maturata al Parco dei Principi all'ultimo minuto di gioco dell'ultima giornata delle eliminatorie.
La rinascita della Francia ebbe come artefice il nuovo c.t. Aimé Jacquet, assunto inizialmente in maniera provvisoria, poi in modo definitivo dopo una striscia di 30 partite senza sconfitte. Sfidando l'opposizione dell'estrema destra e la costante ascesa di Jean-Marie Le Pen, egli mise in piedi una Francia multietnica, con giocatori nati lontano dai confini transalpini o comunque discendenti da altri popoli, e accantonò alcune storiche "bandiere" del passato per far spazio a un nuovo gruppo di giocatori. Tra questi spiccava il nome di Zinédine Zidane, talentuoso centrocampista di origini algerine, su cui Jacquet modellò la sua Francia. Al in Inghilterra, i bleus raggiunsero le semifinali, dove furono sconfitti ai tiri di rigore dalla ; per i francesi fu il miglior risultato in un grande torneo dal 1986. Fu l'inizio della cosiddetta generazione d'oro del calcio francese, che di lì in pochi anni fu artefice di grandi affermazioni internazionali in virtù dell'apporto di grandi campioni. La nazionale di Jacquet si presentò al da padrona di casa e quindi qualificata di diritto. Dopo aver brillantemente superato la prima fase, la Francia, capitanata da Didier Deschamps sospinta da Zinédine Zidane, approdò per la prima volta alla finale di un mondiale e allo Stade de France si laureò campione del mondo battendo per 3-0 il campione del mondo uscente.
Dopo il trionfo mondiale e le dimissioni di Jacquet, i bleus, guidati da Roger Lemerre, vinsero anche il , dove, trascinati ancora da Zidane, ebbero la meglio sull'Italia nella finale di Rotterdam, pervenendo al pareggio a pochi istanti dalla fine del match e imponendosi per 2-1 con un golden goal di David Trezeguet; in tal modo la Francia realizzò un double mondiale-europeo riuscito prima solo alla negli anni 1970, sebbene a parti invertite (prima la vittoria al e poi quella al ), e in futuro alla .
La striscia di successi proseguì con la vittoria della FIFA Confederations Cup 2001 (primo alloro francese nella competizione), ma l'anno seguente arrivò la disfatta al , da cui i transalpini furono eliminati già al primo turno, contro ogni pronostico, senza segnare un gol e con Zidane a mezzo servizio, recuperato solo per l'ultima delle tre partite disputate nel torneo. Licenziato Lemerre dopo il fiasco mondiale, la Federazione francese affidò la panchina a Jacques Santini, che guidò i bleus alla conquista della FIFA Confederations Cup 2003, disputata in casa, ma al la squadra uscì ai quarti di finale contro la poi campione d'Europa.
Dopo il doppio fallimento mondiale e continentale, la Francia del nuovo CT Raymond Domenech, già tecnico dell'Under-21 francese, vincendo l'iniziale scetticismo e voci su uno spogliatoio diviso, si qualificò al e raggiunse la finale del torneo, dove la Francia pareggiò per 1-1 contro l'Italia e, dopo l'espulsione di Zidane, fu battuta ai tiri di rigore; nel mondiale tedesco Lilian Thuram stabilì il primato di presenze con i bleus.
Un difficile rinnovamento e il ritorno in auge Malgrado il fallimento al , con la Francia eliminata già dopo la fase a gironi, Domenech rimase in sella anche per il , al quale i bleus si qualificarono grazie a un gol – fortemente contestato, poiché propiziato da un doppio controllo di mano – di Thierry Henry nello spareggio contro l'. Nella rassegna sudafricana la nazionale francese, dilaniata da dissidi interni, uscì a sorpresa già al primo turno.
La successiva gestione di Laurent Blanc rinnovò l'organico e rivitalizzò la squadra, portandola ai quarti di finale del e gettando le basi per i progressi compiuti con il CT Didier Deschamps, che subentrò a Blanc nel 2012 e condusse i suoi ai quarti di finale del e alla finale del , disputato in casa e perso nell'atto conclusivo contro il , con Antoine Griezmann capocannoniere ed eletto migliore giocatore della rassegna continentale.
La Francia di Deschamps vinse poi il , battendo per 4-2 in finale la : i bleus, guidati dalla stella Kylian Mbappé, si laurearono campioni del mondo per la seconda volta. Dopo il mondiale vinto in Russia, la Francia fu impegnata nella Lega A di UEFA Nations League 2018-2019, dove mancò la qualificazione alla final four del torneo e, di seguito, nel , posticipato al 2021 a causa della pandemia di COVID-19: qui i bleus delusero, uscendo già agli ottavi di finale. In ottobre, invece, la Francia si aggiudicò in Italia la seconda edizione della UEFA Nations League 2020-2021, battendo in finale la Spagna (2-1). Dopo aver chiuso la UEFA Nations League 2022-2023 al terzo posto nel proprio girone di Lega A, fallendo l'accesso alla final four e rischiando la retrocessione in Lega B, la Francia si confermò nazionale di vertice raggiungendo la finale del , dove, malgrado la tripletta di Mbappé, fu sconfitta ai tiri di rigore dall'. Seguì il terzo posto nella UEFA Nations League 2024-2025.
Aspetti culturali Il primo giocatore nero selezionato per la nazionale di calcio francese, Raoul Diagne, ottenne la sua prima presenza con la Francia già nel 1931, fino a totalizzarne 18 prima della seconda guerra mondiale.
Il primo giocatore di origine nordafricana a essere convocato dalla Francia fu il marocchino Larbi Ben Barek, che detiene il record di longevità nella squadra francese: 15 anni e 10 mesi di militanza, dal 1938 al 1954. Nel frattempo erano stati convocati molti giocatori provenienti da famiglie straniere che avevano trovato lavoro in Francia: italiane (Roger Piantoni, Michel Platini), spagnole (Luis Miguel Fernández), polacche (Raymond Kopa), armene (Youri Djorkaeff) e portoghesi (Robert Pirès).