Il neoplatonismo è quella particolare interpretazione del pensiero di Platone che venne data in età ellenistica, e che riassume in sé diversi altri elementi della filosofia greca, diventando la principale scuola filosofica antica a partire dal III secolo d.C.Il termine "neoplatonismo" è stato coniato solo nel XIX secolo per indicare appunto quelle nuove interpretazioni che si erano andate via via sovrapponendo a partire dall'età ellenistica, ma che erano sempre state identificate col pensiero stesso di Platone, ritenuto quasi un loro capostipite (cfr.
Sorto in età imperiale romana, il neoplatonismo andrà poi ad influenzare soprattutto la filosofia occidentale, sia cristiana che moderna, distinguendosi dal platonismo di marca bizantina, rimasto ancorato a una lettura tradizionale di Platone.Dopo la possente rielaborazione dell'età ellenistica, lo scisma dell'880 d.C. tra la Chiesa greca e la Chiesa romana separò il destino del platonismo greco-bizantino, che avrebbe continuato a conoscere e commentare le opere di Platone e dei suoi epigoni, da quello occidentale, che dopo aver seguito un proprio autonomo itinerario filosofico, a partire dal Rinascimento avrebbe integrato questo suo patrimonio con la riscoperta dell'originaria tradizione neoplatonica.
Nascita
Il neoplatonismo nacque in un particolare momento storico, in cui l'uomo, spinto da una profonda crisi interiore, avvertiva intensamente la caducità della realtà sensibile.Giuseppe Faggin, introduzione a La presenza divina (op. cit. in bibliografia). Era l'epoca del tardo ellenismo, un periodo di grandi difficoltà e sconvolgimenti, preludio della caduta dell'Impero romano d'Occidente, ma culturalmente fecondo per la varietà di correnti filosofiche e religiose da cui fu caratterizzato, e per il fatto che proprio allora stava cominciando a diffondersi il messaggio cristiano mescolato con altri culti (specie orientali).
Convenzionalmente il neoplatonismo viene fatto iniziare con l'attività di Plotino di Licopoli, che visse nella prima metà del III secolo e studiò ad Alessandria d'Egitto, dove fu allievo di Ammonio Sacca. Qui assimilò i fermenti culturali della filosofia greca nonché della mistica orientale, egiziana ed asiatica. Di fronte alle incertezze del suo tempo, Plotino si rese conto di essere alle soglie di una nuova epoca,Ibidem. e sentì la necessità di ricorrere alla saggezza e alla sapienza degli antichi quali strumenti per mettere in salvo l'anima, purificandola dalle passioni ed elevandola all'intelligenza.
Intorno ai quarant'anni si trasferì quindi a Roma dove fondò una scuola neoplatonica.Le notizie biografiche su Plotino provengono quasi totalmente dalla Vita di Plotino scritta dal suo discepolo Porfirio. Qui Plotino elaborò un'esegesi del pensiero platonico che integrava in esso dottrine aristoteliche e in parte anche stoiche, ispirandosi all'opera di filosofi precedenti come Numenio di Apamea, Alessandro di Afrodisia e Filone di Alessandria. In primo luogo, tuttavia, egli intendeva rifarsi al pensiero spiritualista pre-idealista di Parmenide e degli eleati basato sull'identità di essere e pensare, a partire dalla quale essi avevano ricondotto l'intera realtà all'unità.«Noi siamo gli esegeti delle teorie di tanto tempo fa, la cui antichità ci è testimoniata dagli scritti di Platone. Prima di lui anche Parmenide affermava una simile dottrina quando riduceva all'unità l'essere e l'intelligenza, e negava che l'essere consistesse nelle realtà sensibili. Egli diceva che l'essere e il pensiero sono la stessa cosa» (Enneadi, V, 1, 8, trad. di G. Faggin, op. cit.). Il metodo di cui costoro si erano serviti era la logica formale di non-contraddizione, secondo cui un pensiero evita di contraddirsi solo quando riconosce di avere in sé stesso la verità dell'essere. Al di fuori di questa suprema unità di essere e pensiero si rimane nella contrapposizione di soggetto e oggetto, i quali secondo logica non possono sussistere l'uno senza l'altro perché si implicano a vicenda.
Da Platone egli riprese poi la distinzione tra mondo iperuranio, dove ha sede una tale unità, razionalità e perfezione, e mondo terreno sottoposto alla divisione, alla caducità, e al non-senso. Egli conservò anche la definizione di filosofia come eros e come dialettica, con la quale ricucire queste lacerazioni e approdare al regno delle idee, in cui consiste la dimensione eterna del vero, del buono e del bello.
Plotino tuttavia conciliò le idee platoniche anche con la filosofia di Aristotele: partendo dalla natura, egli notava come negli organismi sia presente un unico sostrato o logos da cui scaturisce il molteplice. Mentre l'artigiano costruisce l'uno a partire dai molti, cioè assemblando più parti tra loro, la vita al contrario sembra nascere da un principio semplice che si articola nel complesso.Vittorio Mathieu, Come leggere Plotino, op. cit. in bibliografia. Plotino chiamò Anima del mondo la sostanza vitale da cui prendono forma le piante, gli animali, e gli esseri umani. I gradi inferiori della natura possono evolversi e formare gli organismi più intelligenti e progrediti perché l'intelligenza dev'essere già presente dentro di lei.
Ciò secondo Plotino era possibile appunto perché l'Anima discende da quelle Idee platoniche che per il suo tramite diventano aristotelicamente le ragioni formanti e immanenti degli organismi. Le Idee per lui restavano tuttavia trascendenti, e concepite come infinite sfaccettature di un medesimo Pensiero autocosciente, che pensandosi si rende oggetto a sé stesso; in esso consisteva così l'identità parmenidea di essere e pensiero. Tale identità era però ancora l'unione di due realtà distinte, benché coincidenti. Secondo Plotino occorreva allora ammettere il puro Uno al di sopra di questa stessa identità, quale principio supremo del Tutto. In tal modo egli formulò la dottrina delle tre ipostasi, costituite dall'Uno, l'Intelletto e l'Anima.Werner Beierwaltes, Plotino. Un cammino di liberazione verso l'interiorità, lo spirito e l'Uno, Vita e Pensiero, Milano 1993 ISBN 88-343-0546-9.
Diffusione e correnti
Il neoplatonismo si impose come corrente dominante della tarda antichità e soppiantò le altre principali correnti filosofiche imperiali, soprattutto lo stoicismo e l'aristotelismo, ottenendo una posizione di egemonia non solo tra i filosofi pagani, ma anche tra i cristiani.
Il dibattito intorno al platonismo e all'interpretazione che ne aveva dato Plotino portarono alla fondazione di diverse scuole, alcune delle quali concorrenti le une con le altre, che si situavano nei principali centri di insegnamento delle nuove dottrine. Le principali scuole neoplatoniche pagane furono le seguenti:Si tratta di scuole e correnti dai confini approssimativi, che seguono lo schema tracciato da Praechter, il quale distinse anche tre tendenze complessive: una filosofico-speculativa, seguita dalla scuola romana di Plotino, da quella di Siria e di Atene; un'altra di impronta teurgico-religiosa, facente capo alla scuola di Pergamo; e una terza più scolastica ed erudita presente nella scuola di Alessandria, e in seguito nei primi pensatori cristiani dell'Occidente latino (cfr. K. Praechter, Richtungen und Schulen im Neuplatonismus, in AA.VV., Genethliakon für C. Robert, 1910, pp. 105-156). scuola di Alessandria, fondata da Ammonio Sacca intorno al 200, che ebbe tra i suoi primi esponenti Erennio, Origene Pagano, Cassio Longino, oltre allo stesso Plotino; risorta dopo un periodo di decadenza annovererà Ipazia come massima figura, oltre a suo padre Teone, Olimpiodoro il Vecchio, Sinesio di Cirene, Ierocle, Ermia, Ammonio di Ermia, Giovanni Filopono, Asclepio di Tralle, Olimpiodoro il Giovane, Elia, Stefano di Alessandria; scuola di Roma, fondata da Plotino dopo il suo trasferimento da Alessandria, e continuata lungo la seconda seconda metà del III secolo dai suoi discepoli Porfirio e Amelio; scuola siriaca di Apamea, fondata intorno al 300 d.C. da Giamblico, discepolo di Porfirio, che si distinse per la revisione delle teorie del fondatore, il marcato recupero delle tradizioni neopitagoriche, della sapienza contenuta negli Oracoli caldaici e del cosiddetto Corpus Hermeticum, i cui membri annoverano Teodoro di Asine, Sopatro di Apamea, Dessippo; scuola di Pergamo, fondata da Edesio di Cappadocia, discepolo di Giamblico, fortemente orientata alla pratica della teurgia, e che ebbe nell'imperatore Giuliano detto l'Apostata uno dei principali rappresentanti, la cui caduta nel 363 d.C. ne avrebbe causato il declino, oltre al suo collaboratore Salustio, a Massimo di Efeso, Crisanzio, Prisco, Eusebio di Mindo, Eunapio; scuola di Atene,Si trattava dell'antica Accademia platonica risalente al 387 a.C., ma rifondata da Plutarco di Atene alla fine del IV secolo. legata con quella siriaca per il tramite di Prisco, i cui maggiori esponenti furono Plutarco di Atene, Siriano e soprattutto Proclo, le cui opere attestano i principali risultati in essa prodotti; vi appartenne anche Simplicio, Domnino, Isidoro di Alessandria, Prisciano di Lidia, e il suo ultimo scolarca fu Damascio.Polymnia Athanassiadi, La lutte pour l'orthodoxie dans le néoplatonisme tardif, de Numénius à Damascius, Parigi, Les Belles Lettres, 2006. La scuola di Atene cessò la sua attività nel 529, in seguito alla chiusura disposta dall'editto giustinianeo, mentre la scuola di Alessandria sarebbe continuata fino agli inizi del VII secolo.G. Reale, Il pensiero antico, pag. 476, Vita e Pensiero, Milano 2001. Anche in ambito cristiano tuttavia il neoplatonismo conobbe notevole diffusione, soprattutto a partire dal circolo intellettuale che si era formato a Milano verso la fine del III secolo, attorno alla figura dell'arcivescovo Ambrogio: fu grazie ai contatti con il cenacolo milanese che Agostino, il futuro vescovo di Ippona e Padre della Chiesa conobbe il pensiero dei "filosofi platonici" che furono così determinanti nel suo allontanamento dal manicheismo.
Filosofia come esegesi
Come praticamente tutte le scuole filosofiche post-ellenistiche, anche il neoplatonismo considera la filosofia prima di tutto come esegesi, cioè interpretazione dei testi. I filosofi neoplatonici non si consideravano per nulla degli innovatori, quanto piuttosto dei fedeli lettori dei dialoghi del maestro.Soprattutto il dialogo Parmenide era ritenuto la sintesi più efficace del pensiero di Platone (cfr. W. Beierwaltes, Il paradigma neoplatonico nell'interpretazione di Platone, op. cit. in bibliografia, riedito in AA.VV., Verso una nuova immagine di Platone, a cura di Giovanni Reale, pagg. 45-69, Vita e Pensiero, Milano 1994 ISBN 88-343-0815-8). Il loro compito non era elaborare nuove dottrine, ma portare alla luce il vero messaggio degli scritti platonici.Plotino ad esempio vedeva già presente in Platone la sua dottrina delle tre ipostasi: Uno, Intelletto e Anima (cfr. Enneadi, V, 1, 8-9). Anche per questo, le opere che di loro ci sono giunte - e in ogni caso la maggior parte degli scritti che produssero - sono per lo più commenti ai testi di coloro che essi consideravano i pensatori più importanti tra quelli che li avevano preceduti: Platone e Aristotele in primo luogo, ma anche la tradizione ermetica e neopitagorica.
Nonostante i loro proclami di assoluta fedeltà, i pensatori neoplatonici non vanno considerati dei semplici ripetitori: il loro pensiero porta notevoli tratti di originalità, e condizionerà fortemente l'interpretazione che della filosofia antica daranno le epoche successive. Quello che si definiva (e spesso si definisce tutt'oggi nei manuali) platonismo è in realtà la dottrina neoplatonica.Marsilio Ficino giunse ad affermare che «Platone stesso parla nella persona di Plotino», e che «lo stesso spirito ha ispirato la bocca platonica e quella plotiniana» (cit. in
Dottrina
I punti salienti delle sistemazioni dottrinali delle varie correnti neoplatoniche e soprattutto del pensiero del massimo esponente di questa filosofia, Plotino, possono essere così schematizzati: