Biografia

Nipote del marchese Orazio Antonio, poeta, diplomatico e ministro del Regno delle Due Sicilie, Emidio Cappelli studiò a Napoli, laureandosi in giurisprudenza. Nella città partenopea frequentò anche la scuola di Basilio Puoti, del quale fu discepolo assieme a Francesco de Sanctis. Quest'ultimo, del resto, ricorderà quei tempi, censendo il Cappelli fra i classicisti e commentandone un sonetto che conteneva «bei versi», seppur mal congegnatiFrancesco de Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, Scuola liberale – Scuola democratica. Lezioni raccolte da Francesco Torraca, a cura di B. Croce, Morano, Napoli 1914 (IV ed.), p. 60..

I suoi principali componimenti, sia in latino, sia in versi, risalgono agli anni trenta dell'Ottocento, epoca nella quale ha anche volgarizzato, assieme a Pier Angelo Fiorentino e Tommaso Gargallo, alcune epistole di Francesco Petrarca, quelle cioè inviate dall'umanista a Francesco Rinucci, all'Italia ed a Luchino Visconti. Questa sua versalità lo fece diventare socio di alcune fra le più prestigiose istituzioni culturali del tempo, quali l'Accademia dell'Arcadia e l'Accademia Pontaniana«Atti dell'Accademia Pontaniana», vol. I, Napoli 1825, p. 38 Ma si veda anche la Scheda sull'attività culturale stesa dall'Università degli Studi di Teramo.

A Napoli conobbe anche Giacomo Leopardi, tanto che Antonio De Nino registrò alcuni aneddoti sulla vita del poeta di Recanati appresi proprio dal CappelliA. De Nino, La pietà di Silvio Pellico e lo scetticismo di Giacomo Leopardi, in E. Narducci (a cura di), Il Buonarroti. Scritti sopra le arti e le lettere, vol. IV, Roma 1869, p. 12. Tuttavia, nonostante l'amicizia, nel 1836 il letterato abruzzese attraverso una recensione, in cui lodava un canto di Saverio BaldacchiniLa recensione, che si riferiva a S. Baldacchini, Claudio Vannini, Tip. De Stefano, Napoli 1836, apparve in «Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti», a. V (1836), vol. XIII, pp. 248-268., accusò Leopardi, pur senza mai citarlo esplicitamente, di incitare i lettori all'odio, piuttosto che convogliarli verso un fine di amore fraternoM. Ruggiano, Il fiore del deserto. Vita e opere di Giacomo Leopardi, Il Chiostro, Benevento 2007, p. 158. Su questo aspetto si veda anche F. Brioschi, La poesia senza nome. Saggio su Giacomo Leopardi, il Saggiatore, Milano 2008, pp. 247-248. Fra gli anni trenta e quaranta girò l'Europa, visitando in particolare l'Inghilterra, la Germania e la Francia, nella cui capitale conobbe Carlo Botta, con il quale restò in amiciziaG. Minozzi, Cappelli Emidio , in «Dizionario del Risorgimento. Dalle origini a Roma capitale», vol. II: Le persone (A-D), Vallardi, Milano 1930, p. 537..

Nel 1848, a seguito della costituzione data da Ferdinando II, fece parte del consiglio della pubblica istruzione e venne nominato nella Camera dei Pari. A parte questa parentesi non ebbe altri ruoli politici durante il Regno delle Due Sicilie, anche per il fatto che erano note le sue idee di stampo liberale. Si ritirò di conseguenza alla vita letteraria e, prima dell'Unificazione nazionale, diede alle stampe la sua opera più nota, una novella in rima, dal titolo La bella di Camarda. Pubblicata nel 1857 (e ristampata nel 1858), essa ottenne un buon successo, tanto da essere da più parti recensitaNe parlarono positivamente, infatti, autori e periodici diversi: da «La Civiltà Cattolica» (cfr. vol. VI, Roma 1857, p.613) a Benedetto Croce (vedi nota successiva), passando per Raffaele de Cesare, il quale definì tale opere «bellissima per purezza di forma, d'immagini e di reminiscenze dantesche»(La fine di un Regno, p. 137).. Come ha ricordato Benedetto Croce, il poema di Cappelli, ambientato a Camarda, aveva però come sfondo la Campagna di RussiaB. Croce, Storia del Regno di Napoli, Laterza, Bari 1966, p. 327..

Rientrato nell'agone politico dopo il 1860, sedette nel consiglio provinciale aquilano prima e nella Camera dei deputati poi. Venne eletto, infatti, nella VIII legislatura, sconfiggendo peraltro, nel proprio collegio elettorale, il generale Ferdinando Augusto PinelliScheda generale stilata dall'Università di Teramo. A livello politico si interessò di agricoltura, in particolare occupandosi, al pari dei suoi figli, Raffaele e Antonio, che saranno entrambi senatori del Regno d'Italia, dei problemi del Tavoliere delle Puglie.

Opere principali Canti e Sonetti Carmina, Sangiacomo, Napoli 1825. Il Risorgimento delle lettere toscane. Visione, Napoli 1830. A Maria Malibran per la sua recita di Giulietta e Romeo: canto, Tip. nella Pietà de' Turchini, Napoli 1834. In morte di Nicola Ciampitti: elegia, Napoli, Stamp. del Fibreno, Napoli 1835.

In morte di Vincenzo Bellini: canto, Tip. Pietà de' Turchini, Napoli 1836. Il cipresso: stanze, Iride, Napoli 1844. Per solennizzare la benedizione della riedificata chiesa sotto il titolo della Madonna De Raccomandati, Stamp. del Vaglio, Napoli 1853. Il piccolo mondo e le api: terza rima, Carabba, Lanciano 1898Edita come genere nuptialia, a cura di A. Cappelli, in occasione delle nozze di due esponenti delle famiglie Sipari di Pescasseroli e Di Rienzo di Scanno.. Versi inediti, Teramo 1911Tali versi furono pubblicati in «Rivista Abruzzese», a. XXVI (1911), fasc. XI, pp. 613-615..

Diverse De mundi origine vetus Epicuri sententia, Sangiacomo, Napoli 1825. Discorso pronunziato nella Camera dei Pari nella tornata del di 16 febbraio 1849, Napoli 1849. La bella di Camarda. Novella abruzzese, Stamp. dei classici latini, Napoli 1857 e Milano 1858

Discorsi alla camera dei Pari, Roma 1911Pubblicati postumi in Le Assemblee del Risorgimento, vol. II, Tip. della Camera dei deputati, Roma 1911, specie pp. 471 ss. e 502 ss..

Note

Bibliografia

Raffaele Aurini, Dizionario bibliografico della gente d'Abruzzo, Coop. Tip. "Ars et Labor", Teramo 1915, ad vocem. Antonio De Nino, Briciole letterarie, Carabba, Lanciano 1884, pp. 177-184. Telesforo Sarti, Il Parlamento Subalpino e Nazionale profili e cenni biografici di tutti i senatori eletti e creati dal 1848 al 1890, Terni 1890, ad vocem.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Deputati dell'VIII legislatura del Regno d'Italia