Diplodocus (; nome comune diplodoco, plurale diplodochi) è un genere estinto di dinosauro sauropode appartenente alla famiglia Diplodocidae. I suoi fossili furono rinvenuti per la prima volta nel 1877 e descritti da Othniel Charles Marsh nel 1878.

Il nome generico Diplodocus deriva dal greco antico διπλός (diplós, "doppio") e δοκός (dokós, "trave" o "trave di sostegno"), in riferimento alla presenza di una doppia serie di chevron ossei (ossa emali) nella parte inferiore delle vertebre caudali. In origine alcuni paleontologi, tra cui lo stesso Marsh, ritennero questa caratteristica unica di Diplodocus; tuttavia, successivi ritrovamenti hanno mostrato che strutture simili sono presenti anche in altri diplodocidi e in sauropodi non appartenenti a questa famiglia, come ad esempio Mamenchisaurus.

Nel 2015 è stato proposto che la specie precedentemente considerata a sé stante Seismosaurus hallorum fosse in realtà una specie del genere Diplodocus, ridefinita come Diplodocus hallorum.

Diplodocus visse in quello che oggi corrisponde al Nord America occidentale durante il Giurassico superiore. È uno dei dinosauri più comuni e abbondantemente rappresentati nella Formazione Morrison, datata a circa 154-152 milioni di anni fa, nel tardo Kimmeridgiano. In questo ambiente coesisteva con numerosi grandi erbivori, tra cui Apatosaurus, Barosaurus, Brachiosaurus, Camarasaurus, Stegosaurus, Camptosaurus e Dryosaurus, nonché con grandi teropodi predatori come Allosaurus, Ceratosaurus, Ornitholestes, Saurophaganax e Torvosaurus.

Questo dinosauro è uno dei sauropodi più facilmente riconoscibili grazie alla sua caratteristica morfologia, con collo molto lungo, coda estremamente allungata e sottile e quattro arti colonnari e robusti. Come nella maggior parte dei grandi sauropodi, la principale difesa di Diplodocus era probabilmente rappresentata dalle sue imponenti dimensioni, che costituivano un efficace deterrente contro la maggior parte dei predatori. Teropodi come Allosaurus e Ceratosaurus avrebbero verosimilmente preso di mira soprattutto individui giovani o cuccioli, più vulnerabili e incapaci di difendersi efficacemente.

Descrizione

Oltre a essere uno dei dinosauri più noti, Diplodocus era anche uno dei più grandi: le sue caratteristiche peculiari, come il lungo collo, la postura quadrupede e la coda straordinariamente lunga e a frusta, ne fanno uno dei dinosauri più spettacolari mai vissuti. Gli arti anteriori erano leggermente più corti di quelli posteriori, rendendolo un quadrupede obbligato e conferendogli una postura generalmente orizzontale. Il lungo collo e la coda, uniti alle quattro zampe colonnari, facevano assomigliare Diplodocus a una sorta di gigantesco ponte sospeso.

Oggi Diplodocus è considerato uno dei dinosauri più lunghi di cui si disponga di scheletri relativamente completi, poiché molti altri sauropodi di grandi dimensioni sono noti soprattutto da resti frammentari. I resti parziali di D. hallorum hanno in passato portato a stime di lunghezza eccezionalmente elevate. Nel 1991, il suo scopritore David Gillette stimò una lunghezza massima di circa 52 metri,Gillette, D.D., 1994, Seismosaurus: The Earth Shaker. New York, Columbia University Press, 205 pp che lo avrebbe reso il dinosauro più lungo della Formazione Morrison, fatta eccezione per Amphicoelias fragillimus, noto esclusivamente da materiale estremamente frammentario. Alcune stime associate suggerivano masse che raggiungevano le 113 tonnellate, valori oggi considerati eccessivi.

Studi successivi hanno ridimensionato tali stime, portando la lunghezza di D. hallorum a circa 33 metri, dopo aver rilevato che Gillette aveva inizialmente contato un numero errato di vertebre caudali, passando da 12-19 a 20-27. Inoltre, lo scheletro quasi completo di Diplodocus esposto al Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh, utilizzato come riferimento per le stime di Seismosaurus, includeva una vertebra caudale (la tredicesima) appartenente a un altro dinosauro, rendendo imprecisi i calcoli precedenti sia per Seismosaurus sia per Diplodocus.Wedel, M.J. and Cifelli, R.L. Sauroposeidon: Oklahoma's Native Giant. 2005. Oklahoma Geology Notes 65:2.

Attualmente, il peso di Diplodocus rimane oggetto di dibattito, ma la maggior parte delle stime moderne converge su valori compresi tra 10 e 16 tonnellate.Paul, G.S. (1994). Big sauropods – really, really big sauropods. The Dinosaur Report, The Dinosaur Society Fall:12–13.Foster, J.R. (2003). Paleoecological Analysis of the Vertebrate Fauna of the Morrison Formation (Upper Jurassic), Rocky Mountain Region, U.S.A. New Mexico Museum of Natural History and Science:Albuquerque, New Mexico. Bulletin 23.

Diplodocus possedeva una coda estremamente lunga, composta da circa 80 vertebre caudali, ovvero quasi il doppio rispetto a molti sauropodi precedenti, come Shunosaurus (circa 43 vertebre), e superiore a quella di dinosauri contemporanei come Camarasaurus (circa 53). L'effettiva funzione della coda rimane discussa: l'ipotesi di un uso come arma di difesa è oggi generalmente considerata improbabile, mentre si ritiene più plausibile che la coda svolgesse un ruolo di bilanciamento del lungo collo e della massa corporea.

Non è mai stato rinvenuto un cranio attribuibile con certezza a Diplodocus; lo stesso vale per altri diplodocidi strettamente imparentati, come Galeamopus. I crani noti dei diplodocidi erano comunque molto piccoli in proporzione al corpo. Diplodocus probabilmente possedeva denti piccoli e sottili, a forma di piolo o leggermente fogliacei, inclinati in avanti e limitati alla parte anteriore delle mascelle. La scatola cranica era ridotta e il collo, composto da almeno 15 vertebre cervicali, veniva probabilmente mantenuto in posizione prevalentemente orizzontale, poiché la morfologia vertebrale non consentiva un'elevata flessione dorsale al di sopra delle spalle.

Come negli altri sauropodi, i piedi degli arti anteriori erano altamente modificati: le ossa delle dita della mano erano disposti a ferro di cavallo in sezione trasversale. Diplodocus era privo di artigli evidenti su tutti e quattro gli arti, ma possedeva un grande sperone ungueale sul lato interno di ciascuna mano degli arti anteriori, insolitamente sviluppato rispetto a quello di altri sauropodi. La sua funzione rimane incerta, ma potrebbe essere stata legata allo scavo o alla difesa.

Impronte cutanee

La scoperta, nel 1990, di impronte cutanee parziali attribuite a diplodocidi ha mostrato che alcune specie possedevano spine strette, appuntite e probabilmente cheratinose, simili a quelle delle iguane moderne. Queste spine potevano raggiungere i 18 centimetri di lunghezza nella porzione distale della coda e forse erano presenti anche lungo la schiena e il collo, in modo analogo a quanto osservato negli hadrosauridi.Czerkas, S. A. (1994). "The history and interpretation of sauropod skin impressions." In Aspects of Sauropod Paleobiology (M. G. Lockley, V. F. dos Santos, C. A. Meyer, and A. P. Hunt, Eds.), Gaia No. 10. (Lisbon, Portugal). Tali strutture sono state incluse in molte ricostruzioni moderne di Diplodocus, comparendo anche negli esemplari della serie di documentari Nel mondo dei dinosauri.Haines, T., James, J. Time of the Titans . ABC Online. Tuttavia, la descrizione originale indica che i resti provenienti dalla cava di Howe, vicino a Shell (Wyoming), erano associati a un diplodocide indeterminato "simile a Diplodocus e Barosaurus". In seguito, il materiale di questa cava è stato attribuito a Kaatedocus siberi e a Barosaurus sp., piuttosto che a Diplodocus, sebbene non si possa escludere che strutture simili fossero presenti in più diplodocidi.

Ulteriori impronte cutanee riferite a Diplodocus sp., scoperte nella Mother's Day Quarry, mostrano una notevole varietà di squame, di forme rettangolari, poligonali, a ciottolo, ovoidali, a cupola e globulari. Le dimensioni variano da circa 1 millimetro fino a 10 millimetri. Alcuni orientamenti delle squame suggeriscono la loro posizione sul corpo: le squame ovoidali, ad esempio, sono strettamente raggruppate e ricordano quelle dorsali dei rettili moderni. Altre sono disposte in file arcuate di squame quadrate che interrompono il disegno poligonale circostante, un pattern simile a quello osservato intorno agli arti dei coccodrilli, suggerendo un'origine periartrale.

Le impronte cutanee sono di dimensioni ridotte (lunghezza inferiore a 70 cm) e, considerando la varietà di squame, la loro piccola dimensione rispetto ad altre impronte note di diplodocidi e la presenza di materiale potenzialmente giovanile nella cava, si ipotizza che appartenessero a un individuo giovane di Diplodocus. Nel 2025, Gallagher et al. hanno identificato probabili melanosomi nelle squame di diversi esemplari giovanili di Diplodocus sp. provenienti dalla stessa cava, suggerendo la presenza di una variazione cromatica del tegumento.

Classificazione

Diplodocus rappresenta il genere tipo della famiglia Diplodocidae, a cui dà il nome. I membri di questo gruppo, a differenza di sauropodi come i titanosauri e i brachiosauridi, presentano una corporatura generalmente più snella, in contrasto con le forme più robuste di altre famiglie. Tutti i diplodocidi sono caratterizzati da colli e code molto lunghi e da una postura prevalentemente orizzontale, con arti anteriori più corti di quelli posteriori. I diplodocidi prosperarono soprattutto durante il Giurassico superiore in quello che oggi è il Nord America e furono presenti anche in Africa.

La sottofamiglia Diplodocinae fu istituita per includere Diplodocus e i suoi parenti più stretti, come Barosaurus. Un parente più distante è il contemporaneo Apatosaurus, che rimane un diplodocide ma è assegnato a una sottofamiglia distinta, gli Apatosaurinae. Altri possibili parenti stretti di Diplodocus includono il portoghese Dinheirosaurus e l'africano Tornieria. Ulteriori sauropodi spesso inclusi all'interno dei Diplodocidae sono Suuwassea, Amphicoelias, e forse anche Haplocanthosaurus e/o i nemegtosauridi.

I diplodocidi, insieme ai Dicraeosauridae e ai Rebbachisauridae, costituiscono la superfamiglia Diplodocoidea, che rappresenta il gruppo fratello (sister group) dei Macronaria, il clado che comprende camarasauridi, brachiosauridi e titanosauri.

Di seguito è riportato un cladogramma della famiglia Diplodocidae basato sull'analisi filogenetica di Tschopp, Mateus e Benson (2015).

Specie valide D. carnegii (noto anche come D. carnegiei), dedicato ad Andrew Carnegie, è la specie più nota e iconica del genere, grazie ai numerosi e ben conservati resti fossili e alla scoperta di uno scheletro quasi completo rinvenuto da Jacob Wortman del Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh (Pennsylvania) e descritto da John Bell Hatcher nel 1901.