La tempesta (The Tempest) è un dramma romanzesco in cinque atti scritto da William Shakespeare tra il 1610 e il 1611.Sebbene la data della composizione dell'opera sia ancora incerta. Vedi più in basso nella voce.

Il dramma, ambientato su un'isola imprecisata del MediterraneoDato non sicuro, che possiamo però intuire dal fatto che le città citate sono Milano, Napoli e Cartagine., racconta la vicenda di Prospero, spodestato e esiliato duca di Milano, che si vale delle sue competenze magiche per riacquistare con la figlia Miranda il ducato perduto. Mentre suo fratello usurpatore Antonio e il suo complice, il re di Napoli Alonso, navigano da Tunisi a Napoli, Prospero provoca una tempesta che rovescia incolumi i passeggeri sull'isola. Con l'aiuto di Ariel, uno spirito dell'aria al suo servizio, Prospero riesce a rivelare la trama di Antonio, a far ricredere il re Alonso, e a combinare un matrimonio fra la figlia Miranda e il principe di Napoli, Ferdinando. La narrazione è tutta incentrata sulla figura di Prospero, che, con la sua arte, costringe gli altri personaggi a muoversi secondo il suo piano.

Il dramma presenta alcune analogie con eventi legati alla discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494-95 e, in particolare, al conflitto fra gli Aragona di Napoli e gli Sforza di Milano, i cui esponenti fornirono forse spunti per alcuni personaggi.

La tempesta è ritenuta la penultima opera di William Shakespeare – l'ultima interamente sua.. – ed è considerata da molti il lavoro che segnò il suo addio al teatroSoprattutto per via di un ipotetico parallelismo tra Shakespeare e Prospero, il protagonista della commedia.. Secondo Gabriele Baldini, La tempesta "è un miracolo... lo sforzo supremo del drammaturgo di riprendere la foga e lo slancio sull'ala consueta".

Trama L'azione inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Prospero, legittimo duca di Milano e dedito a studi magici, è esiliato da circa dodici anni in un'isola abitata da spiriti, dopo che il fratello di Prospero, Antonio, aiutato dal re di Napoli, Alonso, lo ha deposto e costretto all'esilio con la figlioletta di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall'albero dentro cui era stato intrappolato dalla strega africana Sicorace, esiliata nell'isola anni prima e morta prima dell'arrivo di Prospero. Il figlio della strega, un mostro deforme di nome Calibano, è l'unico abitante mortale dell'isola prima dell'arrivo di Prospero: inizialmente amichevole nei confronti suoi e di Miranda, ha tentato di violentarla, cosa che ha indotto Prospero a soggiogarlo con la magia e a renderlo suo schiavo.

A questo punto inizia la commedia. Prospero, avendo previsto che il fratello Antonio sarebbe passato nei pressi dell'isola con una nave (di ritorno dalle nozze della figlia di Alonso, Clarabella, col re di Tunisi), scatena una tempesta che causa il naufragio della nave. Sulla nave viaggiano anche il re Alonso – amico di Antonio e compagno nella cospirazione –, il figlio di Alonso, Ferdinando, e il fratello Sebastiano, assieme al fidato consigliere Gonzalo, che aveva aiutato Prospero a fuggire. Prospero, coi suoi incantesimi, riesce a separare tutti i superstiti del naufragio, cosicché Alonso e Ferdinando credano entrambi che l'altro sia morto. La commedia ha quindi una struttura divergente e, poi, convergente, allorquando i percorsi dei naufraghi si ricongiungono presso la grotta di Prospero. I viaggiatori sono così separati: Ferdinando, approdato sulla spiaggia, è condotto alla grotta di Prospero; Antonio, Alonso, Sebastiano e Gonzalo finiscono in un'oscura foresta dall'altra parte dell'isola; Stefano e Trinculo, due marinai ubriaconi, esplorano l'isola e bevono il vino che sono riusciti a conservare. Il resto della ciurma dorme all'interno della nave, che, a dispetto di quanto Prospero ha fatto credere, non è affondata, ma è ancorata in una baia dell'isola.

Ferdinando e Miranda s'innamorano a prima vista, ma Prospero finge con entrambi di voler rendere il ragazzo suo schiavo accusandolo di essere una malvagia spia: in realtà, intende solo metterlo alla prova e incoraggiare la relazione tra i due. Intanto Gonzalo cerca di consolare Alonso, addolorato per la presunta morte del figlio; approfittando di un sonno magico fatto calare sui due da Ariel, Antonio cerca di convincere Sebastiano a uccidere il fratello per impadronirsi del regno di Napoli, ma proprio in quel momento lo spirito fa svegliare le vittime prescelte, smascherando la cospirazione. Dall'altra parte dell'isola, Calibano incontra Stefano e Trinculo e li scambia per creature divine discese dalla Luna: insieme cercano di ordire una ribellione contro Prospero, che però, sempre grazie all'intervento di Ariel, fallisce.

L'amore di Ferdinando e Miranda resiste alle molte prove cui li sottopone Prospero, che festeggia la loro unione con una rappresentazione in cui intervengono molti spiriti travestiti da dèi greci. Tutti i piani di Prospero hanno funzionato: Ferdinando e Miranda si sono innamorati, Alonso è devastato dal dolore, Antonio è stato smascherato e Calibano punito assieme ai due marinai furfanti: a questo punto Prospero rinuncia alle arti magiche e riunisce tutti i personaggi nella sua grotta.

Nella gioia e contentezza generale, ciascuno ha ciò che si merita: Prospero torna a essere duca di Milano e il suo ducato sarà unito al Regno di Napoli col matrimonio di Ferdinando e Miranda; dando la sua benedizione alla coppia, Alonso si guadagna il perdono. Anche Sebastiano e Antonio sono perdonati, ma sotto minaccia di esilio se dovessero nuovamente cospirare contro i legittimi sovrani. Stefano e Trinculo sono messi in ridicolo dalle loro stesse azioni, mentre Calibano, deluso da come i due lo hanno maltrattato e avendo compreso quanto Prospero sia nobile d'animo a loro confronto, promette di ravvedersi. Prospero chiede un ultimo favore ad Ariel, quello di assicurare mare calmo e vento propizio alla nave che l'indomani lascerà l'isola, dopodiché lo spirito sarà liberato dalla sua servitù. A questo punto Prospero si rivolge al pubblico e, in un celebre monologo, chiede che anche gli attori siano lasciati liberi con un applauso.

Origini Fonti

Composizione e stampa La Tempesta fu pubblicata per la prima volta nel in folio del 1623., come testo iniziale della raccolta, ed è uno dei testi che risultano meglio conservati, diviso in cinque atti, con note di scena che si presume siano dello stesso Shakespeare. Fu forse rappresentata per la prima volta il 1º novembre 1611 al Whitehall Palace di Londra; probabilmente, in seguito, fu messa in scena anche al Globe Theatre e al Blackfriars Theatre.

Contesto storico La Tempesta appartiene all'ultima fase della produzione di Shakespeare, quella dei romances: opere dove rielabora tematiche già trattate (nelle grandi tragedie o nelle commedie), collocandole in una dimensione mitica e sacrale. Nei romances ricorrono spesso temi quali morte e rinascita, espiazione seguita dal perdono e colpe dei padri riscattate dai figli.

Questa è l'unica opera di Shakespeare dove sono (quasi) rispettate le unità di tempo, di luogo e d'azione del dramma classico. L'unità di luogo è conseguita con l'ambientazione delle vicende su un'isola remota. L'unità di tempo è data dallo svolgersi di tutte le azioni nello spazio di poche ore: dalle 2 alle 6 del pomeriggio. L'unità d'azione, in effetti, non è propriamente conseguita. Il motivo per cui Shakespeare rispettò le unità nell'opera non è noto. Nella maggior parte delle sue opere, gli eventi accadono in diversi giorni e i personaggi si muovono in vari luoghi. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che, dato il contenuto fantastico de La Tempesta, Shakespeare avesse voluto rispettare le unità per aiutare il pubblico a superare l'incredulità. Altri hanno evidenziato le critiche che Shakespeare aveva ricevuto perché non rispettava le unità e sostengono che avesse voluto dimostrare di essere in grado di rispettarle.

Un'opinione diffusa è che il rispetto delle unità in questo caso sia stato voluto per sottolineare il livello metateatrale dell'opera: all'inizio si fa notare che sull'isola sono le due di pomeriggio, allora orario tradizionale delle rappresentazioni teatrali, come se si volesse far assistere il pubblico in tempo reale alle vicende. Altri affermano che il soggetto de La tempesta fosse la messa in scena di una commedia intitolata La tempesta, enfatizzando l'aspetto del teatro nel teatro presente in quest'opera.

Commento Personaggi principali

Prospero, il vero duca di Milano (il protagonista della storia); un richiamo all'usurpato duca Gian Galeazzo Sforza. Miranda, figlia di Prospero, spesso chiamata "una meraviglia" ("a wonder"). Il nome viene dalla radice latina mira-, meravigliarsi. Tradotto significa "cosa da ammirare, che desta ammirazione". Tutte le altre parole nell'opera con la stessa radice (admired, miracle ecc.) possono essere riferite a Miranda. Antonio, fratello di Prospero, usurpatore del titolo di duca di Milano; un richiamo a Ludovico il Moro. Alonso (Alonso), re di Napoli, ossia Alfonso II di Napoli. Sebastiano (Sebastian), suo fratello. Ferdinando (Ferdinand), figlio del re di Napoli, ossia Ferdinando II di Napoli detto Ferrandino. Gonzalo, un onesto consigliere anziano. Adriano (Adrian) e Francesco (Francisco), due lord. Ariel, uno spirito dell'aria Il nome ricorda certamente l'elemento dellaria, contrapposto al personaggio di Calibano chiamato tu terra (thou earth) da Prospero. In ebraico il nome significa leone di Dio - è quindi interessante notare che la voce di Ariel viene scambiata una volta per il ruggito dei leoni. Calibano (Caliban), schiavo selvaggio e deforme Il nome ricorda la parola inglese "Carib(be)an" ("caraibico"), e - data l'ortografia meno rigida del XVII secolo - un anagramma di cannibal (cannibale), termini entrambi provenienti dalla stessa parola. Entrambe le implicazioni suggeriscono che il rappresentante dei nativi del Nuovo Mondo faccia riferimento a una delle fonti di Shakespeare, Des Cannibales (Sui cannibali) di Montaigne. Trinculo, un buffone Il nome è collegato al verbo italiano trincare; appropriato, dato che è uno dei due ubriaconi della commedia. Stefano (Stephano, alle volte Stefano), un cantiniere ubriaco Stefano significa corona in greco: nome appropriato, dato che l'opera è incentrata sulla nozione di regalità e questo personaggio è usato per parodiarla. Shakespeare potrebbe anche averlo chiamato Stefano per suggerire una filastrocca popolare - cui allude Trinculo e che è cantata nell'Otello - che comincia così: King Stephen was a worthy peer / His breeches cost him but a crown (Re Stefano era un degno lord / i suoi calzoni gli costarono solo la corona). Il parallelo è ironico poiché l'ambizione di Stefano di comandare sull'isola è fermata quando questi comincia a rubare vestiti (i suoi calzoni gli costano la corona). Allo stesso modo, Prospero perse la sua corona quando volse la sua attenzione verso la sua arte, simboleggiata da un mantello.

Personaggi citati Sicorace, una strega, madre di Caliban. Il nome contiene la radice corax (gr., da cui corvus corax), specie di corvo, animale con cui è frequentemente collegata nel dramma. Le due sillabe, prese separatamente, suonano come sick (malato) e wracks (danni): in effetti, due degli effetti più perniciosi della magia di Sycorax sono proprio malesseri e danneggiamento. Claribella, figlia di Alonso Il suo nome deriva dal francese clair et belle: chiara e bella - parole che possono ben descrivere note musicali, atmosfere e masse d'acqua. Ella ha quindi caratteristiche opposte a quelle della tempesta, che invece sconvolge l'atmosfera, turba il mare e genera suoni dissonanti, e perciò scompare dall'azione del dramma dopo l'inizio della tempesta stessa.

La temperanza