Considerato uno dei più forti piloti di sempre, nella massima serie automobilistica disputò un totale di trentadue Gran Premi, vincendone tredici e salendo per diciassette volte sul podio. Ottenne inoltre quattordici pole position e si schierò per venticinque volte in prima fila. È l'ultimo pilota italiano ad avere vinto il titolo mondiale piloti e ha detenuto per 71 anni il record per la più alta percentuale di vittorie in una stagione: infatti nel 1952 vinse sei delle otto corse in calendario, record battuto solo nel 2023 da Max Verstappen. In quell'anno si aggiudicò l'alloro iridato con il massimo dei punti possibiliNel 1952 solamente i quattro migliori risultati erano valevoli per la classifica finale. (cosa che in seguito riuscirà solamente a Jim Clark nel 1963 e nel 1965). Sempre ad Ascari appartiene il record di giri veloci conquistati in gare consecutive: sette, a partire dal Gran Premio del Belgio 1952 per concludersi con il Gran Premio d'Argentina 1953.
Pilota completo, aveva uno stile di guida preciso e rispettoso del mezzo meccanico; era inoltre solito imporre un elevatissimo ritmo gara nelle prime fasi della corsa ed in seguito gestire il vantaggio che aveva accumulato.. Seppe distinguersi anche con vetture a ruote coperte. I suoi migliori risultati furono un secondo posto alla Carrera Panamericana del 1951, la vittoria al Rallye del Sestriere sempre nello stesso anno, il successo alla 1000 km del Nürburgring nel 1953 ed infine la vittoria su Lancia D24 alla Mille Miglia del 1954. Prese parte anche alla 24 Ore di Le Mans del 1952 e 1953 guidando una Ferrari e realizzando in entrambe le occasioni il giro più veloce in gara.
Biografia Alberto Ascari era figlio di Elisa ed Antonio Ascari, pilota automobilistico degli anni venti. Aveva anche una sorella, Amedea. Proprio dal padre, ereditò la passione per i motori, di cui si interessò fin dalla tenera età.
Nel 1942 si sposò con Maria Antonietta Tavola (più conosciuta come Mietta), presentatagli da Gigi Villoresi a una festa di ballo, e divenne padre di due bambini: Antonio detto Tonino (1943-2008), chiamato così in onore del padre e che inizialmente decise di intraprendere una carriera nel mondo delle corse gareggiando in Formula 3, e Patrizia (1947). Al di fuori dalle corse conduceva una vita tranquilla nella sua casa milanese alternata da brevi vacanze in Riviera ligure. Alberto, nonostante il soprannome di Ciccio, datogli dal padre per il suo aspetto calmo e tranquillo, era particolarmente attento alla forma fisica imponendosi un'alimentazione controllata e una costante attività sportiva, in special modo durante la stagione invernale..
Famoso nel mondo delle corse per la sua forte superstizione, non partecipava mai ad un Gran Premio senza la sua maglia e il suo casco azzurro e stava bene attento ad indossare le scarpe da corsa in un determinato ordine; inoltre non si separava mai da due regali avuti dai figli: una madonnina ed un portachiavi. Sapeva essere così convincente nella sua scaramanzia da avere coinvolto anche Villoresi, il quale prese l'abitudine dell'amico di gareggiare sempre con la stessa maglietta. Proprio a fronte di tutto questo Villoresi rimase profondamente scosso dalla morte di Ascari in virtù del fatto che il giorno dell'incidente era venuto meno a tutte le sue collaudate routine, salendo in macchina in abiti borghesi e senza il suo inseparabile casco azzurro.
Carriera Gli esordi L'ingresso nel mondo delle corse di Ascari si svolse inizialmente nelle competizioni motociclistiche,. in cui esordì il 28 giugno 1936 con una Sertum in una gara di durata: la 24 Ore attraverso l'Alta Italia.. Seguì poi la partecipazione alla prima edizione della Milano-Taranto, con partenza da Rogoredo, il 2 maggio 1937. La prima vittoria non si fece attendere ed arrivò il 4 luglio, in un'altra gara di regolarità, il Circuito del Lario. Nel 1937 acquistò una Gilera da 500cc e nel corso dell'anno ottenne otto vittorie di categoria, coronando la stagione col primo posto assoluto alla corsa in salita Biella-Oropa.
I buoni risultati ottenuti, comprensivi di molti piazzamenti di rilievo, attirarono quindi l'attenzione della stampa e delle case ufficiali. Venne quindi contattato dalla Bianchi, in cerca di un pilota per sostituire il partente Serafini, che gli offrì un contratto per il 1938 dietro un compenso di 300 lire mensili e premi aggiuntivi in caso di vittoria, poi prorogato anche per l'anno successivo. Il primo anno lo vide scarsamente impegnato in gare ufficiali, dato che la casa milanese preferì concentrarsi sullo sviluppo della nuova moto. Ciò nonostante, Ascari fu comunque in grado di ottenere due successi in cinque corse a cui prese parte. Conquistò poi un'importante vittoria nel 1939 in una spedizione a Salisburgo.
Nel 1940, nonostante le inevitabili paure dovute alla possibilità di non riuscire a ripetere i risultati del padre, decise di tentare il passaggio alle quattro ruote esordendo alla Mille Miglia alla guida di una Auto Avio Costruzioni 815 fornitagli da Enzo Ferrari,. ma anche se al primo giro si trovava al comando, fu poi costretto al ritiro per un guasto meccanico.. Nel giro di un breve periodo, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, fu comunque obbligato ad interrompere momentaneamente la propria carriera. Durante il conflitto, la sua officina, situata a Milano, venne adibita alla riparazione dei veicoli militari ed Ascari si dedicò, insieme al suo socio ed amico Luigi Villoresi, al business dei trasporti, rifornendo di benzina l'esercito italiano in Nord Africa. Fu proprio Villoresi, suo mentore nel mondo dell'automobilismo, ad incitarlo a riprendere la carriera nelle corse, che il pilota italiano intendeva abbandonare, procurandogli un contratto con la Maserati.
Le corse nel dopo-guerra
Nel 1947 tornò dunque a gareggiare. e, in quell'anno, ottenne la sua prima vittoria, al Circuito di Modena, in una gara sospesa per un grave incidente che provocò morti e feriti tra gli spettatori.. Quello di Modena fu pure il primo successo per il modello A6 GCS, al debutto in gara. Ritenuto ormai una delle migliori promesse dell'automobilismo italiano, nel 1948 Ascari ottenne la sua prima affermazione con una vettura di Formula 1, al Gran Premio di San Remo, aggiudicandosi la corsa ligure davanti all'amico Villoresi e dopo un acceso duello con Nino Farina. A seguito della tragica scomparsa di Achille Varzi nel Gran Premio di Svizzera, in cui Ascari si piazzò al quinto posto, nel mese di luglio venne contattato dall'Alfa Romeo per partecipare al Gran Premio di Francia sul circuito di Reims; nonostante un ottimo terzo posto finale il pilota decise di continuare la stagione con la Maserati, lasciando così la corsa francese l'unica della carriera disputata per la Casa che rese famoso il padre Antonio.. Alcune settimane più tardi fu protagonista di un incidente stradale mentre provava una vettura della casa modenese, uscendone comunque pressoché illeso.. Pochi giorni dopo riuscì comunque ad imporsi alla Coppa Acerbo, nonostante la sua partecipazione fosse rimasta in bilico fino all'ultimo e non fosse indicato tra i favoriti per la vittoria finale. L'anno seguente, dopo un successo al Gran Premio di Buenos, fu vittima di un brutto incidente a quello di Rio, in cui riportò una frattura ad una scapola e l'incrinatura di due costole.. Quella in Brasile fu l'ultima corsa disputata dal milanese con la Maserati: infatti Ascari aveva firmato un contratto con l'emergente Scuderia Ferrari e alla guida delle vetture di Maranello ottenne la definitiva consacrazione internazionale aggiudicandosi nel corso dell'anno il Gran Premio di Bari, quello di Svizzera, il BRDC International Trophy e soprattutto il Gran Premio d'Italia, emulando così il padre che si era aggiudicato la corsa nel 1924.. La stagione motoristica si concluse con la Temporada Argentina, alle quali prese parte la grande maggioranza dei piloti europei, con l'obiettivo dichiarato di sfidare l'idolo di casa Juan Manuel Fangio. Il 18 dicembre 1949 si disputò il Gran Premio Generale Peron sul circuito di Palermo e Ascari conquistò la vittoria proprio davanti al rivale argentino. Il 9 gennaio 1950 fu la volta del Gran Premio Evita Perón e la prima fila fu identica a quella di dicembre, ma a posizioni invertite con Fangio in pole davanti ad Ascari e Villoresi. Questa volta la corsa del milanese durò pochi giri in quanto in un incidente alla partenza danneggiò il radiatore della sua vettura e fu costretto al ritiro.. Il successivo Gran Premio di Mar del Plata vide nuovamente affermarsi il pilota italiano, mentre Fangio e Villoresi furono protagonisti di un brutto incidente: quest'ultimo ruppe infatti lo sterzo e urtò la vettura dell'argentino ad alta velocità provocandone il ribaltamento. L'ultima corsa della Temporada fu il Gran Premio di Rosario nella quale Ascari fu costretto al ritiro per noie al motore.
Gli anni Cinquanta Il debutto nel Mondiale
Dopo aver partecipato ad inizio stagione ad alcune corse minori, Ascari tentò nuovamente l'avventura alla Mille Miglia, al volante di una Ferrari 275 S e con copilota Senesio Nicolini. L'equipaggio italiano fu costretto al ritiro per un guasto meccanico poco prima del controllo di Roma, quando si trovava in quarta posizione assoluta.
Il suo debutto nel Campionato mondiale di Formula 1, saltata la prima corsa di Silverstone per il forfait della Ferrari, che preferì concentrarsi su una gara in Belgio di Formula 2, avvenne al Gran Premio di Monaco, concluso dal pilota italiano al secondo posto, alle spalle di Juan Manuel Fangio. Nel successivo appuntamento fu invece costretto al ritiro dopo poche tornate a causa di noie meccaniche, mentre in Belgio si piazzò quinto. Le prestazioni complessive non eccelse indussero la squadra a partecipare, nel successivo appuntamento di Reims, alla gara di Formula 2 che si disputava prima della corsa iridata, vincendola proprio con Ascari. Si giunse così all'ultima corsa della stagione, il Gran Premio d'Italia, che vide il debutto di una nuova vettura: la Ferrari 375 F1. L'auto si dimostrò subito competitiva e Ascari si aggiudicò, in condivisione con Dorino Serafini, il secondo posto nella gara di casa. Al termine della stagione si classificò quinto nel Campionato Mondiale Piloti, con un totale di undici punti conquistati.
Il duello con Fangio
La stagione 1951 cominciò con la partecipazione, in coppia con Villoresi, al Rallye del Sestriere, gara di regolarità su un percorso di 1800 chilometri attraverso le Alpi piemontesi, disputata con vetture appartenenti alla categoria turismo. Giunti alla prova conclusiva di gimcana ad un solo punto di distacco in classifica dall'equipaggio al comando, riuscirono nel sorpasso per pochi decimi di punto aggiudicandosi così la corsa. Nel mese di aprile partecipò alla Mille Miglia, con copilota Senesio Nicolini, al volante di una Ferrari 340 America. La corsa fu, però, funestata da un grave incidente: partito nella notte, Ascari uscì di strada colpendo mortalmente uno spettatore dopo essere stato abbagliato dai fari di un'auto del pubblico.. Accusato di omicidio colposo, in seguito venne assolto con formula piena..