La storia di Soleto è quella di un'identità culturale che dal neolitico all'età messapica rimase intatta fino al dominio romano dopo la seconda guerra punica. Il territorio, entrato a far parte dellager publicus e sfruttato per iniziative private secondo modi e con impianti nuovi, quali la villa rustica di Fondo Paparusso, venne poi inserito nel reticolo catastale della centuriazione di Lupiae fino alla fondazione, in età normanna, di un casale fortificato da cui trae origine l'odierna Soleto. Unico elemento di indubbia continuità è il toponimo, la cui prima attestazione si trova sull'ostrakon detto "mappa di Soleto", nella forma abbreviata SOLThierry Van Compernolle, Topografia e insediamenti nella Messapia interna Edizioni ETS Pisa 2012 pag 114.

Origini Soleto è uno dei siti neolitici più noti del Salento per il ritrovamento di manufatti e un deposito di asce in bronzo (usate per funzioni religiose o come merce di scambio) esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Le prime tracce di presenza dell'uomo risalgono al paleolitico superiore; infatti, nel 1883, lo storico Cosimo De Giorgi, pubblicò nei suoi "Bozzetti di viaggio" di aver rinvenuto nell'ottobre 1876 nei "dintorni di Soleto" un sito con manufatti litici di questo periodo tra cui due cuspidi silicee, due raschiatoi e frammenti di coltellini lavorati a fini ritocchi". Nello stesso sito (Fondo Sambati) in via delle "cave", nel 1991 un altro ritrovamento casuale di un raschiatoio fa pensare che questi reperti siano stati estratti dai vicini pozzi di argilla rossa usata come legante nelle costruzioni in pietraT.Van Compernolle: Topografia e insediamenti ETS Pisa 2012 pag.16.

Il centro abitato vero e proprio risale, però, al periodo Messapico. Grande città con una cinta muraria di 3.300 metri di perimetro, Soleto, situata esattamente nel mezzo del Salento, su un altopiano di circa 90 metri sul livello del mare.

Alcune campagne di scavi condotte negli ultimi decenni nelle vicinanze dell'attuale Convento dei Francescani hanno portato alla luce l'antica cinta muraria di età messapica visibile ancora nel Cinquecento e citata dall'erudito Galateo nel De situ Iapygiae: "Amplam fuisse hanc urbem vestigia murorum aliquibus in locis ostendunt" (I ruderi delle mura in alcuni tratti mostrano quanto fosse grande questa città). Molto prima di lui Plinio il Vecchio, nel libro III della "Naturalis Historia", narra di aver trovato, durante il suo viaggio nel Salento nel I secolo d.C., "Soletum desertum".

Dalla capanna alla casa messapica (X-VIII sec a.C.) Soleto, in epoca messapica, fu un ragguardevole nodo viario che metteva in comunicazione i più importanti centri messapici. La strada che da Rudiae portava a Basta (oggi Vaste) e Vereto (oggi scomparsa e al suo posto Patù) qui incrociava una "via trasversale" che collegava il porto di Thuria Sallentina (oggi Roca Vecchia) sull'Adriatico con il porto Nauna sullo Ionio (l'attuale Santa Maria al Bagno).

Le prime abitazioni, di cui sono state messe alla luce le fondamenta nelle campagne di scavo dal 1998 ad oggi, risalgono alla fine dell'VIII secolo a.C. e sono costituite da capanne a forma ovoidale (12 × 9,75 metri) sorrette da pali lignei (di cui si sono rinvenute le buche di alloggiamento) e focolare interno addossato ad una parete costituita da mattoni crudi foderati da due muretti in pietra in località Fontanelle.Thierry Van Compernolle, Topografia e insediamenti nella Messapia interna Edizioni ETS Pisa 2012 pagg.17-39

E' molto probabile che in questa località sorgessero le prime capanne di un insediamento che avrebbe poi portato alla nascita della città. Infatti si trova su uno sperone roccioso alla cui base, in un profondo avvallamento, vi erano delle sorgenti carsiche di acqua dette appunto "Fontanelle" che, nella seconda cinta muraria del IV sec. a.C. vennero incluse nella opere di fortificazione della città. Fino ad oggi non sono stati individuati edifici pubblici o di culto a parte un altare votivo in località "Quattrare" con un deposito di oggetti e frammenti ceramici.

Nel V secolo a.C. le abitazioni sono con più vani, alcuni dedicati all'attività produttiva e con copertura leggera, altri per abitazione con copertura in legno e tegole e allineati ad un asse stradale. Nel cortile interno è quasi sempre presente una sepoltura di famiglia con cassa in pietra leccese. Il pavimento è costituito da battuto di tufina e il terreno circostante è terrazzato con muretti in pietra e sabbia di drenaggio. La soglia d'ingresso è costituita da un blocco di pietra leccese con il foro di inserimento del perno ligneo della porta. A differenza della capanna appoggiata sulla roccia affiorante, la casa poggia su un muro di fondamenta costituito da blocchi squadrati di carparo (pietra locale le cui cave si trovano tra Soleto e Corigliano).

Mura e porta urbica settentrionale (VIII-VI sec a.C.)

La base delle vecchie mura risalenti all'VIII-VII secolo a.C. è costituita da un doppio filare di blocchi squadrati di carparo delle dimensioni di m 1,60 × 0,70, quelli esterni disposti di traverso e quelli interni per lungo. Tra le due file vi è un possente muro a secco dello spessore di circa 3 metri per un totale di oltre 6 metri.

Con la siccità dell'anno 2000 una larga spaccatura nel terreno ha fatto intravedere una seconda cinta muraria verso settentrione tra le località "Mega" e Via delle Miniere risalente al IV-III secolo a.C. quando la città ebbe un notevole sviluppo demografico.

Infine nel 2011 nel fondo Paparusso il rinvenimento di un varco nella seconda cinta muraria corrispondente alla porta nord e di una strada interna parallela alle mura stesse.

Vicino alla porta vi era una torretta di avvistamento usata successivamente anche dai Romani.

Tutti i ritrovamenti di sepolture fanno pensare a tombe di famiglia collocate nel cortile dell'abitazione con diversi strati di deposito e non ad una necropoli.

La mappa di Soleto (V sec a.C.)

La cosiddetta mappa di Soleto è un frammento di vaso a sfondo nero con incisa la mappa del salento messapico. L'oggetto è stato scoperto all'interno di un grande edificio messapico il 21 agosto 2003 a Soleto dall'archeologo belga Thierry Van Compernolle, e testimonia le relazioni esistenti tra gli Iapigi, i Messapi e i Greci nel V secolo a.C., non sempre approfondite dalla predominante tradizione letteraria greco-romana.

La conquista romana (272 a.C.- 476 d.C.) L'attuale sito di Soleto è quello corrispondente al "castrum" Romano costruito dopo le guerre contro Annibale nelle quali i Messapi Sallentini si erano ribellati a Roma e schierati con i Cartaginesi. Il sito preistorico è spostato verso nord nella direzione della strada per S. Venerdia e fu raso al suolo dai Romani. Il territorio di tutto il Salento fu "centuriato" e dato in premio come si usava ai Centurioni vincitori i cui nomi rivivono ancora nei cento nomi di paesi con desinenza in "ano" (Ruffus= Ruffano, Caesar=Casarano, Martius=Martano etc.). Di quest'epoca rimangono visibili a Soleto deboli tracce di centuriazione nell'ambiente rurale e i resti di una "villa rustica" romana del 150 a.C. venuti alla luce nel fondo Paparusso nella campagna di scavo 2011.La struttura, intorno a cui da alcuni anni lavorava l'èquipe di archeologi, si distingue dalle precedenti abitazioni messapiche presenti nella zona, databili intorno al 330 a.C. in quanto qui viene fatto uso della malta di calce, tecnica sconosciuta ai Messapi.La costruzione è centrata intorno ad un vano principale dotato di un pavimento a mosaico, fatto con tegole segate. Dominazione bizantina (V - XI sec d.C.) A seguito della caduta dell'impero romano d'occidente nel 476 d.C. e della successiva sottomissione all'impero d'oriente ebbe inizio la dominazione bizantina del Salento. A partire dal 553 d.C. un gran numero di monaci basiliani migrò in Terra d'Otranto proveniente dalla Grecia dove di fatto era impedita la rappresentazione figurativa della divinità e dei Santi (iconoclastia).Oltre ai monaci anche un gran numero di sacerdoti (papas) che erano sposati secondo la religione ortodossa, migrò nelle nostre contrade assieme alle loro famiglie. Il greco divenne così la lingua ufficiale imposta da Bisanzio e il rito greco quello portato dai papas ortodossi. Molte terre abbandonate furono coltivate dai monaci con l'impianto dell'ulivo e della vite. Tra l'880 (conquista bizantina di Taranto) e tutto il X secolo Soleto era un borgo rurale aperto (chòrion) la cui chiesa serviva una comunità sparsa anche nelle campagne circostanti (di recente il ritrovamento di uno stampo eucaristico bizantino del IX-X secolo). Le tracce rimaste del periodo bizantino sono oltre che nella lingua grica, nella rappresentazione dei santi orientali nelle chiese rupestri e successivamente in quelle cittadine come Giorgio, Stefano, Nicola, Biagio, Vito, Sergio e la Madonna di Costantinopoli.

Unica cripta parzialmente affrescata di cui si ha memoria è quella sotto la fontana monumentale ora trasformata in cisterna. Tutta la zona circostante era costituita da un avvallamento davanti alle mura medioevali in cui era convogliata l'acqua piovana parte nelle pozzelle e il resto nella "vora" (voragine-inghiottitoio).

Nacque a Soleto un centro di trascrizione codici greci che ora si trovano nelle maggiori biblioteche europee: Roma Vaticana - Codice Palat.265: Horologion copiato nel 1476 da Battista figlio del papas Antonio Rizzo (Ρισζου); Monaco - Codice 243: Omerocentron copiato nel 1509 da Giacomo Rizzo figlio di Battista; Firenze Laurenziana LVI, 16 Trattati grammaticali copiato nel 1450 da Antonio Pinnella per il principe G.A.Orsini del Balzo; Milano Ambrosiana B104 Sinassario sec XV copiato dal monaco Fedele; Milano Ambrosiana D62,D65,D91 Anthologion Liturgie sec XIII da Soleto nel 1606 al cardinale Barberini; Roma Vaticana - Barberini 383: Typicon di Casole copiato nel 1583 da Stefano Ripa (Ρήπασ) e donato da Francesco Arcudi al card. Barberini.

La Contea di Soleto

La storia più conosciuta di Soleto è, tuttavia, quella medioevale e coincide con la storia della Contea di Soleto cominciata in epoca sveva con i De Persona-De Matino, continuata con i De Toucy ed infine con Raimondello Orsini del Balzo. La Contea comprendeva i comuni attuali di Galatina, Zollino, Aradeo, Cutrofiano, Sternatia, Collepasso, Castrignano dei Greci e Sogliano.

La contea di Soleto, assieme a quelle di Nardò e Lecce, nasce nel 1055 con la conquista normanna della Puglia da parte di Roberto il Guiscardo della famiglia Altavilla (duca di Puglia dal 1057) e la creazione del principato di Taranto con il figlio Boemondo I nel 1088.

Periodo normanno-svevo La contea è già censita nel Catalogus Baronum del 1168.

I primi conti di Soleto di cui conosciamo il nome sono d'età sveva, il primo conte, nominato da Manfredi di Sicilia è Gervasio de Persona-de Matino, già Barone di Matino e gran dignitario del regno, al quale vengono concessi in feudo tutti i territori ed i casali della contea intorno al 1251. A questi succede dal 1266 al 1268 il figlio Glicerio de Persona-de Matino, partigiano, come il padre, di Manfredi e di Corradino, facente parte della guardia reale sia di Manfredi che di Corradino. Glicerio, comandante dei difensori della città, fu catturato dagli angioini alla fine dell'Assedio di Gallipoli (1268-1269), con tutti i ghibellini della provincia, condannato a morte da Carlo I d'Angio e impiccato dopo lunga tortura il 22 aprile 1269. Gran parte dei feudi dei de Persona-de Matino, compresa la contea di Soleto, furono concessi all'Angioino Anselin de Toucy (italianizzato in Ezzelino de Tuzziaco) cugino di Carlo d'Angiò.

Periodo angioino: famiglia Orsini Del Balzo