L'isola d'Elba, appartenente all'arcipelago toscano, fu frequentata già nel Paleolitico e venne colonizzata dagli Etruschi per la produzione di ferro. Venne chiamata Aithalìa dai Greci, «...per la quantità di fuliggine (aithàle) che vi si produce...»Diodoro Siculo, Storie, XIII, 5., e Ilva dai Romani.
Preistoria Le vicende più antiche della preistoria dell'isola sono collegate ai cambiamenti climatici e ambientali: durante le glaciazioni l'Elba era collegata alla terraferma e l'ambiente era popolato da grandi mammiferi che venivano cacciati dagli uomini. Con la fine delle glaciazioni, si staccò dalla terraferma e non poté più essere facilmente raggiunta, rimanendo spopolata. Le prime ricerche archeologiche sistematiche risalgono alla metà dell'Ottocento e si debbono a Raffaello Foresi, umanista e archeologo. I manufatti litici da lui scoperti in molte stazioni preistoriche diventano oggetto di discussione dei più importanti studiosi del tempo (il geologo Igino CocchiI. Cocchi, Descrizione geologica dell'isola d'Elba per servire alla carta della medesima, Barbera, Firenze 1871., Gaetano Chierici., Luigi Pigorini.. La studiosa Antonietta Gori., quasi mezzo secolo dopo, effettuò un'analisi tipologica sistematica di tutti i pezzi rinvenuti. I siti finora rinvenuti sono una quarantina: si tratta non di insediamenti stabili, ma di accampamenti per battute di caccia, come dimostrano i ritrovamenti di strumenti litici (Lacona e Procchio).
Non ci sono tracce di industrie mesolitiche e questo fa supporre che l'isola sia stata priva di attività umana almeno per cinquemila anni, fino all'arrivo dei primi navigatori neolitici attestato da manufatti in pietra ed ossidiana (asce, punte di freccia e lame) rinvenuti sul Massiccio del Monte Capanne (Masso alla Guata, Masso dell'Aquila, Serraventosa, La Stretta, Piana di Moncione, Chiusa Borsella), Marciana Marina, Procchio, Lacona, Biodola, Portoferraio, Cavo e Rio nell'Elba. Grazie ai giacimenti metalliferi del distretto orientale dell'isola, i gruppi umani presenti sul territorio svilupparono una società dedita all'estrazione, alla lavorazione parziale in loco del rame, dello zinco e del piombo e che molto probabilmente commerciava il rame con altri gruppi residenti nella penisola e con genti provenienti dall'Oriente, p.15.. Questo sarebbe attestato dalla scoperta di manufatti nella Necropoli rupestre di Rio Marina, dove è stata rinvenuta una sepoltura collettiva di una comunità mineraria dell'Elba nordorientale: il tipo di rituale funebre e gli oggetti del corredo funerario, rimandano sia alla cultura locale dominante di quel periodo, quella di Rinaldone, che ad altri ambiti esterni (egeo-anatolici).
Non ci sono testimonianze legate alla prima parte del II millennio a.C., mentre sono numerosi i siti risalenti all'età del bronzo medio/finale, soprattutto nel distretto del Monte Capanne. Di estremo interesse sono i siti megalitici dei Sassi Ritti, delle Piane alla Sughera e di Monte Còcchero. Secondo la tradizione letteraria, in epoca protostorica l'Elba era abitata dagli Ilvati, una popolazione appartenente all'etnia dei Liguri, come sembrerebbe attestato dai toponimi Borandasco, Soleasco e Marcerasca con il tipico suffisso in «-asco»; da qui, secondo alcuni, il nome antico dell'isola: Ilva. A Monte Giove sono stati rinvenuti i resti di un villaggio terrazzato risalente alla seconda metà del II millennio a.C. Le capanne a pianta rettangolare o ellittica sono ampie per l'epoca e sono caratterizzate da uno zoccolo a lastroni di granito da cui si alzano pali di legno che sorreggono tetti a spiovente o a botte. Gli isolani praticavano, insieme alla pastorizia e all'agricoltura, con produzione casearia e tessitura, le attività estrattive e il commercio, come prova il ritrovamento di una collana d'ambra presso il Masso dell'Omo. La disposizione, strategica per il controllo del territorio e del mare, di villaggi e nuclei insediativi intorno al Monte Capanne, sono la prova che gli isolani erano in contatto con culture diverse che giungevano dal mare per comprare metalli grezzi e lavorati.
L'Elba entra in alcuni miti greci: Diodoro SiculoDiodoro Siculo, Biblioteca, V, 13. e poi il geografo StraboneStrabone, Geografia, V, 2, 6. riferiscono dell'arrivo nell'isola degli Argonauti, che vi fondarono il porto di Argos (Portoferraio). Anche Virgilio riprende questo mito e tramanda la vicenda della partecipazione di guerrieri elbani alla guerra di Troia, prima in aiuto a Priamo, poi a sostegno di AscanioVirgilio, Eneide, X, 170..
Periodo etrusco Nel VII secolo a.C. un nucleo di colonizzatori Etruschi, che si era impiantato in un precedente insediamento del promontorio di Populonia, occupò anche l'isola. L'Elba si inseriva così fra le aree minerarie della costa maremmana, insieme a Massa Marittima, Campiglia, i monti della Tolfa e le colline Metallifere. I minerali venivano estratti e parzialmente lavorati sull'isola, poi smistati attraverso Populonia. Populonia conobbe un periodo di sviluppo, parallelamente al declino di centri più antichi come Cerveteri: nell'Elba si ebbe un potenziamento sia della lavorazione del ferro, sia degli insediamenti che delle opere di fortificazione, specialmente nei presidi a mare. Ritrovamenti archeologici hanno confermato la presenza etrusca a Portoferraio, a San Giovanni ai Magazzini e alle Trane. Dopo la battaglia navale di Cuma (474 a.C.), nella quale gli Etruschi vennero sconfitti dalla flotta siracusana di Gerone I, sono attestati negli scavi i segni di devastazioni e incendi; i Siracusani rivendicarono il predominio commerciale per il ferro presente sull'isola, culminando nel 453 a.C. con due spedizioni militari all'Elba dovute ad Apelles e Phayllos. Nell'isola si rafforzò l'apparato difensivo, con fortificazioni in posizioni dominanti che controllavano il territorio, gli approdi e le vie di comunicazione, le quali, collegate visivamente l'una all'altra, costituivano una rete difensiva. A mezza costa vi erano nuclei fortificati di secondo livello (Poggio, Monte Castello, San Felo, Grassera) più numerosi, e con un raggio di osservazione e di segnalazione molto ampio. Su collinette di 100 m circa sul livello del mare sorgeva un terzo livello di avvistamento, costituito da abitati fortificati (Castiglione di Campo, Castiglione di San Martino, Monte Fabbrello, Monte Puccio).
Periodo romano La presenza romana sull'isola è attestata sia dai ritrovamenti archeologici che dalla toponomastica. Il geografo StraboneStrabone, Geografia, V, cap. II. riferisce che nel I secolo pur continuando ad estrarsi il ferro nell'isola, la sua lavorazione avveniva a Populonia. L'isola diventò sempre più importante per la sua posizione strategica, al centro delle rotte commerciali verso la Gallia, la Spagna, il Nord Africa e le isole del Mediterraneo; di tali attività sono testimonianza i relitti di alcune naves onerariae affondate nelle acque di Sant'Andrea, Procchio e Chiessi. Roma potenziò i porti, vennero costruiti insediamenti produttivi, militari e abitativi in buona parte del territorio isolano. Il traffico commerciale era legato, oltre che al ferro o alle armi, alla ceramica a vernice nera, alle macine pozzolaniche, al vino, e ai graniti, che sfruttavano le cave dell'isola (granodiorite). Questa intensa attività commerciale è testimoniata dai molti relitti affondati lungo le coste dell'isola. Sono stati rinvenuti sulla costa settentrionale dell'isola i resti di tre ville romane: la Villa delle Grotte (abbandonata intorno all'anno 100 d.C.), che domina il golfo di Portoferraio, la Villa della Linguella (centro di un insediamento attivo tra il 50 e il 250 d.C.), sulla lingua di terra all'estremità del promontorio di Portoferraio che delimita la darsena a est, e la Villa di Capo Castello (abbandonata intorno al 150 d.C.), costruita sul promontorio del Cavo. Agli inizi del I secolo in una villa elbana soggiornò il poeta Ovidio. Fra la metà del I secolo e la metà del III l'Elba attraversò un periodo florido sia sul piano produttivo che commerciale.
Periodo medievale Con la caduta dell'Impero romano e le invasioni barbariche, la riduzione dei traffici commerciali, pur in mancanza di devastazioni, provocò lo spopolamento dell'isola. L'arcipelago passò intorno al 610 dai Bizantini ai Longobardi, della cui presenza è restata traccia nella toponomastica (Gualdo da wald, Cafaio da gahagi e Castaldinco da kastald). Dopo la sconfitta dei Longobardi ad opera dei Franchi l'arcipelago toscano passò al Papato con una donazione. L'Elba fu frequentata da monaci ed eremiti che seguivano la regola di Pacomio: fra questi san Cerbone, che, fuggito dall'Africa, arrivò a Populonia e ne divenne vescovo, ma, perseguitato dai Longobardi, si rifugiò sull'isola dove rimase fino alla morte in un romitorio nei boschi fra Poggio e Marciana. Gli attacchi dei pirati saraceni resero insicuro anche il mar Tirreno settentrionale fino alla vittoria di Pisa sulla flotta saracena nell'874. Pisa ebbe dal papa l'incarico di proteggere l'arcipelago, prendendone gradatamente possesso. Nel X secolo venne costruita una torre sull'isolotto della Palmaiola, mentre nel 1003 e nel 1016 fu assalita da Mujāhid al-ʿĀmirī. Sotto la dominazione pisana l'isola fu dotata di nuove opere militari di difesa: la Torre di San Giovanni, la Fortezza del Volterraio e quella di Montemarsale, veri e propri castelli entro cui la popolazione si poteva rifugiare in caso di attacco dal mare. Nell'ambito delle lotte fra Genova e Pisa, gli elbani in più di una occasione dovettero difendersi dai tentativi dei genovesi di occupare l'isola. In questo periodo sono presenti gli abitati di Capoliveri, Rio, Montemarsale, Ferraia, Marciana, Poggio, San Piero in Campo, Sant'Ilario in Campo, Pomonte, Latrano, Grassera e Cruce. Si ebbe inoltre una ripresa delle attività estrattive e commerciali con esportazioni di ferro e granito. Dopo la sconfitta di Pisa nella battaglia della Meloria (1284), Genova tentò in due occasioni di sottrarre l'isola alla rivale e diversi elbani furono fatti prigionieri e tenuti nelle carceri genovesiGiovanni Villani, Cronaca, VIII, 30.. L'Elba subì un declino economico, aggravato da carestie ed epidemie di peste (1348), e l'isola si spopolò nuovamente.
Principato di Piombino Alla fine del XIV secolo un colpo di Stato portò al potere a Pisa Pietro Gambacorti, rovesciato pochi anni dopo da Jacopo Appiano. Il figlio di questi, Gherardo, vendette Pisa al duca di Milano Galeazzo Visconti per 200.000 fiorini, tenendo per sé solo Piombino, l'Elba, Pianosa e Montecristo, Cerboli e Palmaiola, che divennero il principato di Piombino. Genova approfittò della debolezza degli Appiani e nel 1401 tentò di occupare l'isola cingendo d'assedio le fortezze del Volterraio e di Montemarciale, ma la resistenza della popolazione unita agli aiuti provenienti da Piombino fecero fallire l'impresa.
Sotto il principato di Piombino furono nuovamente rafforzate le difese dell'isola, con la costruzione della Fortezza del Giove presso Rio. Alla metà del XV secolo ripresero le incursioni dei corsari tunisini (1442) e un nuovo tentativo di Genova, alleatasi con gli Aragonesi, di occupare l'isola fallì grazie alla inespugnabilità del forte del Volterraio. Durante il governo di Jacopo IV Appiano (1501-1503) Cesare Borgia occupò il principato, ma alla morte di papa Alessandro VI tutto tornò nelle mani degli Appiani, che si allearono prontamente con gli spagnoli.