Il consociativismo è una forma di governo che garantisce una rappresentanza politica ai diversi gruppi sociali che compongono un paese profondamente diviso. Viene spesso adottato per gestire i conflitti interni che sorgono in comunità nazionali profondamente divise per ragioni storiche, etniche o religiose.
I suoi obiettivi sono: garantire la stabilità del governo, assicurare la sopravvivenza degli accordi di divisione del potere e la sopravvivenza della democrazia, evitare l'uso della violenza politica. Quando il consociativismo viene organizzato secondo le diverse confessioni religiose che convivono in un determinato paese, è noto anche come confessionalismo.
È spesso visto come un sinonimo dell'espressione 'condivisione del potere' (power-sharing), sebbene da un punto di vista tecnico sia solo una delle forme attraverso cui può realizzarsi la condivisione del potere.
Descrizione del concetto Il consociativismo è stato trattato in termini accademici dal politologo olandese Arend Lijphart. Lijphart, peraltro, affermava di aver "unicamente messo in luce quali professionisti della politica – gli uni indipendentemente dagli altri e senza tener conto dall'opera di specialisti accademici – avessero ripetutamente inventato il sistema negli anni precedenti".Arend Lijphart (2004), 'Constitutional design for divided societies' , Journal of Democracy 15(2), pp. 96-109, p. 97
John McGarry e Brendan O'Leary fanno risalire il consociativismo al 1917, quando venne per la prima volta utilizzato nei Paesi Bassi.John McGarry and Brendan O'Leary (1993), ‘Introduction: The macro-political regulation of ethnic conflict', in John McGarry and Brendan O'Leary (eds.), The Politics of Ethnic Conflict Regulation: Case Studies of Protracted Ethnic Conflicts, London: Routledge, pp. 1-40 Infatti, Lijphart fa profondi riferimenti all'esperienza del suo paese d'origine per sviluppare la sua tesi in favore dell'approccio consociativo per regolare i conflitti etnici. Nel periodo d'oro della pillarizzazione, ognuna delle quattro componenti di quel sistema comprendeva gruppi saldamente organizzati, scuole, università, ospedali e giornali, tutti rigidamente separati secondo lo schema della struttura sociale a "pilastri". La teoria, secondo Lijphart, si focalizza sul ruolo delle élite sociali, sui loro accordi e la loro cooperazione, come chiave per raggiungere una democrazia stabile.
Caratteristiche Lijphart identifica quattro caratteristiche chiave delle democrazie consociative:Arend Lijphart (1977) Democracy in Plural Societies: A Comparative Exploration, New Haven, CT: Yale University Press NomeSpiegazioneGrande coalizioneI gruppi dirigenti di ogni "pilastro" si uniscono per governare insieme negli interessi della società, in quanto riconoscono i pericoli della non cooperazione.Veto reciprocoIl consenso tra i vari gruppi è necessario per confermare la regola della maggioranza. La reciprocità comporta che la minoranza non ha interesse a bloccare la maggioranza. Infatti, se un gruppo riuscisse a bloccare un altro in una certa materia, quest'ultimo per rappresaglia potrebbe bloccare il primo in qualche altra materia di suo interesse. Si cercheranno, quindi, soluzioni condivise.ProporzionalitàLa rappresentanza, non solo politica, si basa sulla popolazione. Se un "pilastro" rappresenta il 30% della società civile, i suoi rappresentanti devono occupare non solo il 30% dei seggi parlamentari, ma anche un'identica porzione delle forze di polizia, del pubblico impiego e di tutti gli altri segmenti in cui è divisa la nazione e la società.Autonomia tra i settoriCrea un senso di individualità e permette l'adozione di norme diverse in base alle differenti culture delle singole comunità. Ad esempio, in Libano e Israele il matrimonio è regolato esclusivamente dalle norme della religione a cui aderiscono i nubendi (Islam, Ebraismo, varie confessioni cristiane ecc.) e non esistono norme regolatrici dei matrimoni interreligiosi, che quindi, di fatto, non sono consentiti.
Condizioni favorevoli Lijphart identifica anche una serie di 'condizioni favorevoli' sotto le quali il consociativismo può avere successo:
Equilibrio di potere su più assi - la presenza di 3 o più gruppi diversi, ciascuno dei quali costituisce una minoranza, mantiene l'equilibrio del potere. Sistema pluripartitico - Un partito non può imporre la sua volontà a scapito degli altri. Quindi, diventa necessario costruire delle coalizioni. Piccole dimensioni - I membri dell'élite hanno più probabilità di avere familiarità reciproca nel contesto di una società di piccole dimensioni. Lealtà dominante - I vari gruppi condividono un sentimento di appartenenza allo stesso ambiente politico. Isolamento settoriale - Contatti stretti tra i settori della società comporterebbero una maggiore propensione al conflitto sociale. Élite tradizionalmente accomodanti - Per creare un ambiente favorevole Rapporto tra élite e seguaci - Le élite hanno l'appoggio delle rispettive basi, su cui mantengono uno stretto controllo.
Casistica Nel periodo tra il 1857 e il 1967, i Paesi Bassi, paese consociativo, furono divisi in quattro pilastri non territoriali: i calvinisti, i cattolici, i socialisti e i liberali (anche se, fino al 1917 era in vigore un sistema elettorale di tipo maggioritario).
Anche la Svizzera è nota per il suo regime consociativo, stante la forma di governo direttoriale che agevola questo tipo di intese. Un esempio di governo in cui sia stato applicato il consociativismo - nella sua variante del confessionalismo - è offerto dal Libano, mentre il consociativismo colombiano del periodo del Frente Nacional fu frutto di un'intesa, volta alla stabilizzazione del Paese successiva ad una guerra civile.
Il caso dell'Italia è discusso: secondo alcuni, l'addebito di consociativismo fatto al PCI durante la cosiddetta prima Repubblica è ingiustoUmberto Rosso, L'ex dc Franceschini rivaluta il Pci Berlinguer rafforzò la democrazia, Repubblica, 22 maggio 2009: «È ora di fare giustizia di certi liquidatori giudizi. In realtà, segnò un graduale percorso di accreditamento del Pci, come forza capace di condividere responsabilità di governo». ; secondo altri, invece, non solo è esistito ma ha orientato parte della spesa pubblica di quel periodoRino Formica: il voto sarà una bomba, come il referendum sulla Repubblica, Il Manifesto, 29 settembre 2016: "Il ministro del Tesoro usciva da Palazzo Chigi con una riserva per poter concedere poco ai partiti di governo e molto al Pci. Per i comuni, la previdenza sociale, le pensioni. Il prezzo che si pagava per avere una grande opposizione che però non andava oltre"..
Svizzera La democrazia consociativa in Svizzera (Konkordanzdemokratie in tedesco, o "democrazia di concordanza") non è un principio sancito a livello costituzionale, a differenza ad esempio del rispetto delle minoranze linguistiche, ma è piuttosto una pratica democratica emersa lentamente nel corso dei decenni come conseguenza di un pronunciato rispetto delle minoranze sul territorio svizzero e della costante minaccia di referendum legislativi.
Il governo svizzero o consiglio federale (Bundesrat in tedesco) è costituito da sette membri. Quando nel 1943 venne eletto il primo governo socialdemocratico sotto Ernst Nobs, tutti i principali partiti vi erano rappresentati. Il governo successivo, guidato dal socialdemocratico Max Weber, dovette dimettersi nel 1953 in seguito ad una sconfitta nel referendum popolare sulla riforma finanziaria e il partito socialdemocratico tornò di nuovo all'opposizione. Nel 1959, dopo le dimissioni di quattro membri del consiglio federale, si giunse alla cosiddetta "formula magica" (Zauberformel in tedesco), secondo la quale tutti i partiti più importanti ottennero di essere rappresentati all'interno del governo da uno o più dei sette membri del consiglio federale: l'FDP, il CVP e l'SP ottennero due membri ciascuno, mentre il BGB, predecessore dell'attuale SVP, ne ottenne uno. Questa composizione partitica rimase inalterata fino al 2003. I quattro partiti così rappresentati nel consiglio federale nelle elezioni del 19 Ottobre 2003 potevano vantare una rappresentazione elettorale dell'81.6% del voto popolare, occupavano cumulativamente 217 dei 246 seggi nel parlamento svizzero, più precisamente 171 dei 200 seggi nel consiglio nazionale e la totalità dei seggi nel consiglio degli stati.
Quando la rappresentazione politica nell'organo esecutivo è proporzionale alla rappresentazione parlamentare, tutti i partiti maggiori (e quindi la maggioranza degli elettori) sono rappresentati proporzionalmente nel governo e possono quindi confrontarsi alla pari sulle tematiche politiche di comune interesse e cercare delle soluzioni condivise. Tutti i partiti maggiori possono sostenere le proprie iniziative e il proprio operato politico a lungo termine senza particolari sconvolgimenti da una tornata elettorale all'altra. I membri del parlamento non sono più costretti a conformarsi alle dinamiche di maggioranza-opposizione, tipiche delle democrazie maggioritarie, o a cercare continuamente di formare nuove coalizioni al termine di ogni elezione. Piuttosto nel parlamento vengono a costituirsi via via differenti maggioranze e minoranze, a seconda delle particolari tematiche discusse. Il margine di negoziazione politica e la prontezza al compromesso tra le varie frazioni partitiche e persino tra i singoli parlamentari sono pertanto molto più ampie che in una democrazia maggioritaria, in cui invece il governo deve essere sostenuto da una costante maggioranza parlamentare, pena il decadimento dell'esecutivo stesso. Ogni frazione politica è sia al governo che all'opposizione, a seconda del particolare tema discusso. La posizione del parlamento nei confronti del governo è più forte che in una democrazia maggioritaria, dal momento che il governo non può fare affidamento ad una coalizione di maggioranza data, ma piuttosto deve cercare di costruire continuamente nuove maggioranze politiche per ogni tema dell'agenda di governo e occasionalmente accettare di aver fallito nell'impresa, senza per questo dover decadere, con conseguente interruzione della legislatura.
La democrazia consociativa svizzera mira agli ideali di stabilità e di continuo rinnovamento. In Svizzera non è possibile far fallire il governo tramite un voto di sfiducia. Dal momento che il consiglio federale (così come tutti i governi cantonali e comunali) è un organo di governo collegiale, tutti e sette i ministri sono rappresentanti della politica di governo, che è quindi il risultato delle maggioranze vincolanti che costituiscono al proprio interno. Pertanto è talvolta possibile che un partito, pur essendo rappresentato al governo da uno o più membri del consiglio federale, si opponga ad un'iniziativa del governo stesso. Tuttavia quando questo accade, come anche nel caso di voti popolari o parlamentari contrari all'opinione espressa dal governo, non c'è alcun obbligo di dimissione per il governo. Le forze politiche sconfitte debbono sottostare alla maggioranza popolare o parlamentare e lasciare che l'operato dell'esecutivo sia determinato dal risultato elettorale. Il consociativismo richiede a tutti i partecipanti politici una forte propensione al compromesso, poiché altrimenti l'abilità del governo di operare e prendere decisioni potrebbe essere fortemente compromessa.
Possibili problemi e soluzioni Anche in una democrazia consociativa un'eccessiva polarizzazione politica può causare problemi. D'altro canto si corre anche il rischio che un'efficiente opposizione minoritaria, agendo al di fuori del consenso politico, possa insabbiare il sistema politico della Svizzera tramite un'ondata continua di referendum ed iniziative popolari. Fu proprio questo a portare nel 1891 all'inclusione nel governo del CVP (Christlichdemokratische Volkspartei, il partito democristiano svizzero) e nel 1959 dei socialdemocratici e fu uno dei fattori che portarono all'elezione di Christoph Blocher nel 2003.