Origine Amedeo, secondo Samuel Guichenon, era il figlio primogenito di Aimone di Savoia, detto il Pacifico, Conte di Savoia e Conte d'Aosta e Moriana e della moglie, Violante Paleologa, che, sempre secondo Samuel Guichenon, era figlia di Teodoro I del Monferrato, principe di Bisanzio e marchese del Monferrato, e della moglie, Argentina Spinola, che, secondo il Rerum Italicarum scriptores, volume XI era figlia del Capitano del Popolo di Genova, Opizzino Spinola, e della moglie, Violante di Saluzzo.Aimone di Savoia, secondo lo storico francese Samuel Guichenon nel suo Histoire généalogique de la royale maison de Savoie, era il figlio maschio terzogenito di Amedeo V, Conte di Savoia, d'Aosta e di Moriana, e della sua prima moglie, Sibilla o Simona di Baugé, che sempre secondo la Samuel Guichenon era l'unica figlia del signore di Baugé e della Bresse, Guido II di Baugé, mentre per quanto riguarda la madre tra gli storici non vi è concordanza, ma fu Dauphine di Saint-Bonnet e non Beatrice del Monferrato, figlia di Guglielmo VI del MonferratoEdouard Perroy, Les familles nobles du Forez au XIIIe siècle: essais de filiation, Volume 1, p.720; la conferma che la madre di Sibilla fu Dauphine ci è data da due documenti del Titres de la maison ducale de Bourbon, il nº 595, in cui Dauphine (Dauphine dame de Saint-Bonnet) si cita come la madre di Sibilla moglie di Amedeo di Savoia (mariage de sa fille Sibille avec Amedée de Savoie) e il documento nº 607, in cui Dauphine (Dauphine dame de Saint-Bonnet le Château, femme de Pierre de la Roue chevalier) viene citata come madre di Sibilla (Sibille femme d´Amedée de Savoie), la quale Dauphine, ancora secondo Samuel Guichenon, era figlia di Renato di Lavieu, Signore di Saint-Bonnet, di Miribel et di Jordaine (fille unique et héritière de René de Lavieu, chevalier, seigneur de Saint-Bonnet et de Miribel et de Jordaine) e della moglie (sa femme).

Biografia Infanzia e reggenza Amedeo nacque a Chambéry il 4 gennaio 1334.

Nel 1337, come viene confermato dagli Archivi di Stato, suo padre Aimone ricevette gli ambasciatori del Re di Boemia e Conte di Lussemburgo, Giovanni I di Boemia, che proponevano il fidanzamento di Amedeo con la nipote, Margherita, figlia del futuro imperatore, Carlo. L'anno successivo fu redatto un trattato di matrimonio di Amedeo con Margherita. Il trattato non ebbe seguito.

Amedeo, quando aveva circa 8 anni, rimase orfano di madre; in attesa del quinto figlio, il 14 dicembre 1342, sua madre, Violante (Domina Yolanda de Monteferrato comitissa Sabaudiæ conjuxque principi illustris magnifici domini Aymonnis comitis Sabaudiæ), fece testamento, in cui stabilì di essere sepolta nell'Abbazia di Altacomba (in ecclesiæ Altæ Combæ), ed inoltre destinò alcuni lasciti ai figli, Giovanni (Joannem carissimum filium suum), Bianca (Blancham filiam suam), Ludovico (filium suum posthumum si nascatur ex ea) e Amedeo (Amedeum carissimum filium suum primogenitum). Violante morì, non si sa se prima, durante o dopo il parto, il 24 dicembre 1342, e venne inumata nell'Abbazia di Altacomba.Dopo circa sei mesi, anche suo padre, Aimone morì; all'inizio del 1343, fu colpito da una improvvisa grave malattia e, prima di morire, in data 11 giugno 1343, redasse il suo testamento, in cui chiedeva di essere sepolto ad Altacomba (ecclesiam B. Mariæ de Alta-Comba), e ricordando di aver risolto definitivamente, con il sigillo del re di Francia, il problema della successione nella contea di Savoia, dichiarava suoi eredi i tre figli legittimi, ancora in vita Bianca (filiam suam Blanchiam), Giovanni (Joannem eius filium secundo genitum) e Amedeo (Amedeum filium suum primogenitum).Aimone morì il 22 giugno 1343 a Montmélian e fu sepolto presso l'Abbazia di Altacomba.Amedeo, che non aveva ancora 10 anni, succedette al padre, Aimone, come Amedeo VI, sotto la reggenza dei cugini, Luigi II di Vaud e Amedeo III di Ginevra, che ressero la contea fino alla maggiore età di Amedeo.

Nel 1344, era morta la cugina di Amedeo, Giovanna, che, alla morte del padre, il conte di Savoia, Edoardo il Liberale, aveva avanzato delle pretese sulla contea, appianate da Aimone, nel 1339, che, nel suo testamento, aveva dichiarato suo erede universale il cugino Filippo d'Orléans (Erede universale Filippo Figlio del Re di Francia di Lei Cugino); Filippo d'Orléans, come erede di Giovanna, avanzò delle pretese e, nel 1346, si presentò a reclamare ciò che gli spettava a mano armata; i reggenti trovarono un accordo, cedendogli due castelli, elargendogli una pensione annua di 2.000 livres, e la promessa di fornirgli un contingente di soldati.

Nel maggio del 1347, auspice Papa Clemente VI, sua sorella, Bianca, fu promessa al Delfino Umberto II de la Tour-du-Pin, che non aveva un legittimo erede, reduce da una crociata in Terra santa e praticamente in bolletta, in cambio di una dote di 120.000 fiorini: il matrimonio avrebbe così risanato le casse del Delfinato e consentito un rafforzamento delle due signorie.Francesco Cognasso, I Savoia, pp. 135-136 Tuttavia la cosa non piacque ai francesi: le pressioni del re di Francia Filippo VI di Valois, costrinsero Umberto a rinunciare al matrimonio ed a cedere la sua signoria alla corona di Francia (1349).; il contratto di matrimonio tra Umberto e Bianca è riportato nella Histoire de Dauphiné, tome II, documento n° CCLI; la trattativa fu ripresa, senza successo, nel 1348.

Nel 1347, come viene confermato dagli Archivi di Stato, fu redatto un contratto di matrimonio tra Amedeo VI e Giovanna di Borgogna, figlia del defunto, Filippo di Borgogna, conte di Alvernia e di Boulogne; il contratto è riportato nelle Preuves de l'Histoire généalogique de la royale maison de Savoie. Il matrimonio però fu contrastato dal re di Francia, sino al punto che il patrigno di Giovanna, il re di Francia, Giovanni il Buono, nel 1354, annullò il fidanzamento.

Giovane scaltro e intraprendente, Amedeo VI partecipò in gioventù a numerosi tornei, nei quali era solito sfoggiare abiti, bardature e vessilli di colore verde, tanto che venne appunto soprannominato "Il Conte Verde". Era semplice per i sudditi riconoscere il loro conte: anche quando salì al trono, continuò a vestirsi con quel colore.Oltre che un valoroso combattente, Amedeo godette anche di una fama di dongiovanni: su di lui fiorirono molte leggende, tra le quali spicca la sibillina scritta FERT, che spiccava sull'emblema dell'Ordine Cavalleresco del Collare, da lui fondato.Non mancano le interpretazioni per decifrare questo crittogramma. Probabilmente si trattava soltanto di un ricordo di una vicenda galante del conte, e allora il significato sarebbe più o meno questo: "Reco con me le sue chiome bionde", tratto egualmente da una frase latina. Tra le altre frasi celebri del conte, v'è il motto fatto incidere nel suo stemma, sotto un leone accasciato: J'atans mon astre (Io attendo la mia stella), inteso come un atto di fiducia nel suo destino.

Amedeo, dopo aver firmato, nel 1355, con il re di Francia Giovanni il Buono ed il figlio, il delfino (il Delfinato di Vienne, nel 1349, al quale ambivano anche i conti di Savoia, era stato venduto da Umberto II del Viennois al re di Francia, Filippo VI di Valois, per il primogenito, con la clausola che dovesse rimanere un feudo del Sacro Romano ImperoPaul Fournier, Il regno di Borgogna o d'Arles dal XI al XV secolo, cap. XI, vol. VII, pag.402), Carlo I (futuro re con il nome di Carlo V di Francia) il vantaggioso Trattato di Parigi dove con uno scambio di territori, venivano costituiti dei chiari confini tra il Delfinato e la SavoiaPaul Fournier, Il regno di Borgogna o d'Arles dal XI al XV secolo, cap. XI, vol. VII, pag.402, nota 1, concedendo a quest'ultima ampi territori nelle zone oltre lo spartiacque alpino.Dopo il Trattato di Parigi vi fu una lettera di conferma da parte di Giovanni il Buono, che confermava la rottura del fidanzamento di Amedeo e Giovanna.Nel frattempo, Amedeo VI si era premurato di chiedere in matrimonio la figlia del secondo duca di Borbone, Pietro I di Borbone, come da documento riprodotto nelle Preuves de l'Histoire généalogique de la royale maison de Savoie.

Le imprese militari Il Trattato di Parigi aveva fatto di Amedeo un alleato della Francia contro l'Inghilterra (oltre che cognato del futuro Carlo V di Francia): così Amedeo VI vide l'unica possibilità di espansione per la sua contea nelle terre italiane. Insieme al Monferrato, che al tempo conosceva un periodo particolarmente florido, divise le terre angioine della cosiddetta contea del Piemonte.

L'11 maggio 1365, l'Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV di Lussemburgo, a Chambéry lo nominò vicario imperiale per la Savoia, parte del Piemonte e diverse diocesi dell'attuale Svizzera occidentaleRomolo Caggese, Italia, 1313-1414, cap. VII, vol. VI, pagg. 311 e 312 e Amedeo lo scortò sino ad Arles, dove Carlo IV fu incoronato re del regno di Arles o delle due BorgognePaul Fournier, Il regno di Borgogna o d'Arles dal XI al XV secolo, cap. XI, vol. VII, pag.404.

Ad una fortunata politica estera in Piemonte dunque, che portò all'annessione di Cuneo, Santhià e Biella, Amedeo affiancò una saggia politica interna.Nel 1359, la cugina, Baronessa del Vaud, Caterina di Savoia-Vaud, indebitata, aveva venduto ad Amedeo VI ogni suo diritto sul Vaud, per una cifra di 160.000 fiorini d'oro. In questo modo il Vaud ritornò tra i possedimenti del ramo primigenio di Casa Savoia.Secondo Samuel Guichenon, a causa di una spedizione contro Ivrea, fatta, nel 1356, da suo cugino, il Signore di Piemonte, Giacomo di Savoia-Acaia, quest'ultimo era stato dichiarato decaduto dai suoi titoli da Amedeo VI e mosse apertamente guerra contro di lui e ne occupò il principato; Giacomo che si era arroccato in Pinerolo, nel 1360, fu dichiarato traditore, venne catturato a Pinerolo e arrestato mentre il figlio ed erede, Filippo si rifugiò ad Alessandria: la vittoria del conte di Savoia fu totale, e Giacomo ottenne la libertà, solo tre anni dopo. Amedeo VI riuscì a convincere Giacomo a diseredare il figlio primogenito, Filippo (dominus Philippus de Sabaudia eius natus), definendolo ingrato e non meritevole (ingratus et immeritus), destinare la successione solo ai figli avuti dalla sua terza moglie, Margherita di Beaujeu, i fratellastri di Filippo, Amedeo e Ludovico, che furono tutelati da Amedeo contro Filippo che non aveva accettato la sua esclusione dalla successione e che fu assediato a Fossano nell'agosto del 1368, dove egli venne catturato e poi messo a morte verso la fine di quell'anno.

Sotto il suo governo il Piemonte conobbe un periodo di splendore e di gloria mai visti prima dai tempi di Arduino d'Ivrea.

La fama di questo valoroso conte, valicò i confini italiani: Amedeo partecipò alle guerre in Oriente (1358-1372 circa), combattendo Bulgari e Turchi per conto del cugino Giovanni V Paleologo nella crociata sabauda; liberò questo dalla prigionia dello zar bulgaro, Ivan Alessandro di Bulgaria, per cui riconquisterà Gallipoli, ed in seguito rivendicherà anche il trono dell'impero bizantino.Nel 1368, Amedeo aiutò la zia della moglie, Maria di Clermont, vedova di Roberto di Taranto, pretendente al trono dell'Impero latino e titolare del Principato di Taranto e del Principato di Acaia, nella guerra in Acaia riuscendo a ottenere un accordo tra le due parti in lotta

Durante lo scisma d'occidente, Amedeo fu sostenitore di Roberto di Ginevra (Clemente VII), nipote di Agnese di Savoia, contro papa Urbano VI. E insieme alle truppe di Bernabò Visconti, capitanate da Tommaso Pascalis, fece guerra alle compagnie di ventura inglesi che devastavano città e campagne.Luigi Cibrario, Origini e progresso delle istituzioni della monarchia di Savoia, Torino 1855, p. 158.