Era nipote del re Luigi XIV di Francia e salì al trono di Spagna nel 1700 perché sua nonna, la regina Maria Teresa, moglie del Re Sole nonché cugina prima, era figlia di primo letto di Filippo IV di Spagna e sorellastra dell'ultimo re spagnolo della dinastia degli Asburgo, Carlo II d'Asburgo. Filippo V era pronipote e cugino di quest'ultimo, in quanto il nonno Luigi XIV e Carlo II erano cugini di primo grado, nipoti di Filippo III di Spagna. La corona gli fu contesa dall'imperatore Carlo VI d'Asburgo (Carlo III) con la guerra di successione spagnola che si concluse con il trattato di Utrecht (1713). In seguito abdicò in favore del figlio Luigi I ma alla morte di costui ritornò sul trono.

Biografia Infanzia

Era il secondo figlio di Luigi, il Gran Delfino - figlio di Luigi XIV di Francia - e di Anna Maria di Baviera. Nacque il 19 dicembre 1683 e fu investito del titolo di Duca d'Angiò.

Re di Spagna

Il 1º novembre 1700 moriva il re di Spagna Carlo II, che era prozio di Filippo in quanto fratello di sua nonna, la regina Maria Teresa. Cinque giorni dopo, per disposizione testamentaria del defunto re, il diciassettenne duca d'Angiò veniva proclamato nuovo re di Spagna a condizione esplicita che rinunciasse per sempre ai suoi diritti e quelli dei suoi discendenti sulla corona francese. Se egli avesse rifiutato, la corona spagnola sarebbe andata a suo fratello minore Carlo, duca di Berry o all'arciduca Carlo d'Austria.

Entrambi i pretendenti avevano diritti legali per il fatto che il nonno, re Luigi XIV di Francia, e il padre di Carlo d'Austria, cioè l'imperatore Leopoldo I d'Asburgo, erano entrambi mariti delle sorelle di Carlo II. Filippo aveva i maggiori diritti poiché sia la bisnonna che la nonna erano più anziane rispetto a quelle dell'arciduca Carlo d'Austria. Comunque il ramo austriaco rivendicava il fatto che la nonna di Filippo aveva rinunciato a suo tempo ai suoi diritti e quelli dei suoi discendenti sul trono spagnolo, in conseguenza del suo contratto di matrimonio. La parte francese controbatteva sulla invalidità di tale ultima disposizione poiché la dote di tale matrimonio non era mai stata pagata.

Trono contestato e guerra di successione

Poiché Carlo II di Spagna non aveva avuto figli dalle due mogli, già molto tempo prima che egli scomparisse le grandi monarchie d'Europa avevano cominciato ad avanzare varie ipotesi di successione, ratificate in accordi segreti. Tutte le ipotesi formulate avevano come obiettivo principale lo smembramento della grande potenza economica e militare della Spagna: l'impero spagnolo, infatti, se fosse stato unito integralmente a uno qualunque dei troni delle grandi potenze europee, avrebbe fatto spostare certamente l'asse dell'equilibrio politico-militare, nonché quello economico, a favore di quest'ultimo.

In punto di diritto, l'eredità sarebbe toccata all'infanta di Spagna Maria Teresa, moglie di Luigi XIV di Francia, la quale aveva, però, rinunciato alla successione, prima di morire nel 1683. Luigi XIV non riteneva valida questa rinuncia e appoggiava, per questa ragione, le pretese del figlio, il Delfino di Francia Luigi, e dei figli di costui, Luigi e Filippo (quest'ultimo fu appunto la figura designata dal testamento di Carlo II). Ad avanzare pretese non del tutto illegittime sul trono di Spagna c'erano poi l'imperatore Leopoldo I, cognato di Carlo II e rappresentante del ramo austriaco degli Asburgo, e il principe elettore di Baviera.

Carlo II, nel fare testamento, aveva adottato proprio l'unica soluzione rigettata unanimemente da tutti gli altri regnanti, seppur vincolata alla rigida, formale e sostanziale separazione delle relative corone: lasciare indivisa la propria eredità nelle mani di un solo soggetto, in questo influenzato dalla moglie Maria Anna del Palatinato-Neuburg e dai consigli degli inviati papali.

Poiché il designato Filippo d'Angiò, sostenuto dal re di Francia, non avrebbe mai rinunciato ai benefici testamentari di cui era stato gratificato da Carlo II, si giunse al ricorso alle armi. La Guerra di successione spagnola, come fu chiamato il conflitto, iniziò con la grande alleanza dell'Aja del 7 settembre 1701, con la quale l'Inghilterra, i Paesi Bassi e l'Austria si impegnavano a impedire che le volontà testamentarie del defunto re di Spagna trovassero definitiva attuazione: sarebbe stato infatti molto difficile fronteggiare un'unica sovranità borbonica da entrambe le parti dei Pirenei.

La guerra si sviluppò con alterne vicende fino al 1713, quando, dopo lunghe e laboriose trattative protrattesi per circa un anno, il 13 luglio fu firmato il trattato di pace di Utrecht tra la Francia da una parte e l'Inghilterra, il Portogallo, la Prussia, i Paesi Bassi e la Savoia dall'altra. La parola fine alla guerra di successione spagnola tuttavia fu posta solo quando anche l'Austria sottoscrisse il trattato di pace con la Francia: ciò avvenne il 6 marzo 1714 nella città di Rastadt.

Regno Politica interna

Anche se a Filippo V fu concesso infine di rimanere sul trono di Spagna, egli dovette cedere il possesso di Minorca e Gibilterra alla Gran Bretagna, e dei Paesi Bassi Meridionali, di Napoli, del ducato di Milano e della Sardegna, alla famiglia austriaca degli Asburgo. La Sicilia e una parte del milanese andò ai Savoia.

L'egemonia spagnola, che già lungo tutto il '600 era calata a motivo della crescente rivalità olandese e inglese (soprattutto nell'ambito del commercio con le Americhe), subì in questa guerra un ulteriore indebolimento. Tuttavia, ripresasi dalla sconfitta nella guerra di successione spagnola, la Spagna di Filippo V, guidata dal governo del cardinale Giulio Alberoni, occupò la Sardegna e la Sicilia, scatenando così la guerra della Quadruplice Alleanza (1717) che vide Inghilterra, Francia, Austria e Paesi Bassi avversarie della Spagna e si concluse tre anni dopo con la sconfitta spagnola.

Prostrato per la sconfitta Filippo V abdicò in favore di Luigi di Spagna, suo primogenito, ma fu costretto a tornare sul trono pochi mesi dopo in seguito alla morte del figlio per vaiolo.

Successivamente Filippo si adoperò per aiutare la dinastia borbonica a riconquistare territori durante la guerra di successione polacca e la guerra di successione austriaca, con la riconquista di Napoli e della Sicilia dall'Austria, e di Orano dagli ottomani. Per questo si alleò all'Austria di Carlo VI, e alle due potenze si aggiunse poi anche la Russia. Ma ciò provocò una reazione che condusse alla alleanza fra Inghilterra, Francia, Paesi Bassi e Prussia. La situazione politica degenerò e sfociò nella guerra anglo-spagnola del 1727, durante la quale Filippo V tentò, senza risultato, di recuperare al regno di Spagna la rocca di Gibilterra.

Verso il termine del suo regno, gli spagnoli difesero con successo i territori dei Caraibi dall'invasione britannica nella guerra di Jenkins Ear.

Durante il suo regno la Spagna cominciò a risollevarsi dal ristagno in cui era caduta sotto gli ultimi Asburgo.

Riforme politiche e amministrative

Il regno di Filippo V segnò la svolta rispetto al rapporto tra Madrid e il resto delle provincie spagnole.

Se infatti gli Asburgo in genere avevano rispettato le autonomie locali e le fonti giuridiche locali, i Fueros, Filippo V impose una politica fortemente centralistica. Fulcro di tale politica furono i Decreti di Nueva Planta emanati nel 1707 ed emendati ancora nel 1716 che abolivano il Regno di Aragona e di Regno di Valencia, il Regno di Maiorca e la Contea di Barcellona, le fonti giuridiche locali e le assemblee consultive locali, le Cortes.

Al posto dei detti regni i decreti istituivano un pari numero di Provincie, governate da un Capitano generale e da un'udienza, responsabili verso il governo della gestione economica e amministrativa; furono, inoltre, istituiti i Comuni e la figura del Sindaco.

Anche il governo centrale fu riformato: furono soppressi il Supremo Consiglio della Corona d'Aragona, il Consiglio d'Italia e il Consiglio delle Fiandre, mentre nacquero i Dipartimenti di Stato, antesignani degli attuali ministeri, composti da funzionari nominati dalla corona e coordinati nella persona del Segretario di Stato.

Infine, nel 1713, furono cambiate le norme successorie attraverso l'introduzione della Legge salica per impedire che dinastie straniere attraverso un'ascendenza femminile potessero ottenere il Trono, sebbene Filippo V avesse ottenuto la corona proprio per via di una discendenza femminile dal ramo degli Asburgo di Spagna.

Gestione economica e finanziaria

Filippo V aveva ereditato da Carlo II d'Asburgo una Spagna in forte ritardo economico; ritardo dovuto principalmente a un inefficiente sistema fiscale, alla maggiore debolezza del sistema commerciale e produttivo rispetto agli altri paesi europei e al contrabbando.

Per risolvere tali problemi Filippo V attuò una politica mercantilista proibendo l'esportazione di grano e di prodotti tessili, abolendo i dazi doganali interni, già ridotti da Carlo II, e istituendo un solido sistema doganale.

Lo stesso sistema fiscale fu riorganizzato seguendo il modello francese basato sulla figura dell'intendente: un funzionario dipendente e stipendiato dallo Stato affinché riscuotesse le tasse di un determinato distretto. Si segnalò inoltre l'abolizione di alcuni privilegi fiscali dei ceti privilegiati e la diminuzione, attuata nel 1723, dell'imposta del Quinto del rey.

Numerose cure furono dedicate ai rapporti commerciali con l'impero d'oltremare, per quanto l'istituzione di società per azioni con lo scopo di finanziare i commerci con le Indie sul modello della Compagnia delle Indie Inglese e Olandese fu piuttosto fallimentare, così come fallì il tentativo di ridurre il contrabbando, incentivato dal Trattato di Utrecht, che concedeva all'Inghilterra il diritto del vascello di permesso e il monopolio dell'Asiento.

Filippo V favorì e promosse il commercio atlantico della Spagna con i possedimenti americani. In questo ambito sorsero importanti figure della storia navale spagnola, tra cui spiccava il corsaro Amaro Pargo. Filippo V beneficiò spesso il corsaro nelle sue incursioni commerciali e corsare: concesse un ordine reale dato al Palazzo Reale di El Pardo a Madrid nel settembre del 1714, in cui lo nominava capitano di una nave commerciale diretta a Caracas. Intercesse inoltre nella liberazione di Amaro durante la sua detenzione dalla Casa de Contratación di Cadice e lo autorizzò a costruire una nave diretta a Campeche, armata come una nave corsara.

Riforme dell'istruzione

Durante il suo regno Filippo V cercò di ridurre l'influenza del clero sulla società spagnola attraverso un maggior controllo dello Stato sul sistema scolastico ma tale politica restò in gran parte inefficace. Infatti, data la mancanza di insegnanti competenti, l'istruzione rimase nelle mani degli ordini religiosi specialmente in quelle dei Gesuiti e dei Domenicani anche se nacquero istituti come il "Collegio delle miniere" per formare i tecnici minerari attraverso anche l'uso di borse di studio mentre in tutte le università furono aumentate le cattedre delle materie scientifiche.

Il 22 dicembre 1721, inoltre, creò con una lettera reale l'Università Centrale del Venezuela, la più antica del Venezuela, e nel 1738 a Santiago del Cile la Real Universidad de San Felipe .

Riforme militari

Altro campo di intervento del re fu l'esercito che, al momento dell'ascesa al trono, versava in condizioni disastrose sia per numero di effettivi sia per l'arretratezza del modello del Tercio.

Date le esigenze della guerra la prima preoccupazione del re fu l'aumento degli effettivi che si attuò ricorrendo all'arruolamento di truppe mercenarie straniere e alla coscrizione di 1 uomo ogni 15.