Biografia

Giuseppe Terragni nasce a Meda, da Michele un costruttore e titolare di un'impresa edile e da Emilia Giamminola che contribuì in maniera determinante alla formazione del futuro architettoBruno Zevi, Giuseppe Terragni, Bologna, 1980, p. 198. Per seguire le scuole elementari e tecniche si trasferì a Como presso i parenti materni. Nel 1917 s'iscrive al corso di fisica-matematica all'Istituto Tecnico di Como, nel 1921 conosce Luigi Zuccoli, con il quale avrebbe poi collaboratoB. Zevi, cit., p.198.

Nel 1921 si diploma e si iscrive alla Scuola Superiore di Architettura presso il Regio Istituto Tecnico Superiore (poi Politecnico di Milano); nel 1925 conosce Pietro Lingeri con il quale stabilirà un'amicizia e una collaborazione professionale che durerà tutta la vita. Il 16 novembre 1926 si laurea e un mese più tardi firma, assieme a Luigi Figini, Adalberto Libera, Gino Pollini, Guido Frette, Sebastiano Larco Silva e Carlo Enrico Rava, il primo documento ufficiale del razionalismo italiano. È così costituito il Gruppo 7, che negli anni successivi si qualifica, allargandosi, nel Movimento Italiano di Architettura Razionale (MIAR)Giulio Carlo Argan, L'arte moderna 1770/1970, Firenze, 1970, p.403. Nel 1927 escono, sulla rivista "Rassegna italiana" i quattro articoli considerati il manifesto del Razionalismo italiano. Terragni è uno dei sette firmatari del manifesto.

Nel 1933 fonda, insieme ai compagni astrattisti, la rivista "Quadrante" che verrà poi diretta da Pietro Maria Bardi e Massimo Bontempelli. Fino al 1940 Terragni è in piena attività e ha molte opere in corso: il Danteum (in collaborazione con Lingeri, architettura allegorica che celebra Dante Alighieri, caratterizzata da un percorso a spirale), il progetto per la sistemazione del quartiere Cortesella (e altri complementi del piano regolatore) di Como, la Casa del Fascio e la raffinata e complessa Casa Giuliani Frigerio, suo ultimo capolavoro realizzato.

L'artista viene poi chiamato alle armi e, dopo un breve periodo di addestramento, viene inviato nel 1941 prima in Jugoslavia e poi in Russia, da cui tornerà seriamente provato fisicamente e psicologicamente.

La morte e il dibattito critico Rientrato dalla tragica ritirata di Russia nel gennaio del 1943, Terragni apparve profondamente segnato nel fisico e nello spirito dagli orrori della guerra. La sua salute, già precaria, cedette improvvisamente il 19 luglio del 1943: a soli 39 anni, l'architetto morì a causa di una trombosi cerebrale sul pianerottolo di casa della fidanzata a Como.

Sebbene la causa clinica sia accertata, una parte della storiografia critica, guidata da Bruno Zevi, ha interpretato la sua fine prematura come un "suicidio indiretto" o una rinuncia alla vita.Bruno Zevi, Giuseppe Terragni, Bologna, 1980. Secondo questa tesi, Terragni sarebbe rimasto schiacciato dall'insanabile conflitto interiore tra il suo ideale di razionalismo come "stile del fascismo" e la realtà brutale del conflitto mondiale e dell'imminente crollo del regime, avvenuto appena sei giorni dopo la sua scomparsa.

Riposa nella tomba di famiglia a Lentate sul Seveso (MB).

Ampia è la bibliografia a lui dedicata, come numerose sono le mostre dedicate al suo lavoro. Se l'opera di Terragni sia da considerarsi fascista in senso ortodosso o la sua sublimazione è oggetto di dibattito. Va distinto dall'omonimo cugino, Giuseppe Terragni (1902-1994), esponente della Democrazia Cristiana, che fu il primo sindaco di Como dopo la Liberazione (1946-1952) e successivamente Senatore della Repubblica.

La professione e le opere

Prima ancora di laurearsi (1925-26) aveva redatto un progetto per la Villa G. Saibene a Como, in stile neomedievale. In parte era stato ispirato dall'appello del 1880 di Camillo Boito, che aveva indicato per l'Italia democratica uno stile ispirato alle maniere municipali del trecentoBruno Zevi, Giuseppe Terragni, cit., p.20. Nel 1926 insieme a Pietro Lingeri aveva partecipato al concorso pubblico per un intervento nella zona monumentale di Como, tra il duomo, il Broletto e il campanile romanico della chiesa di san Giacomo.

Sin dagli inizi, Terragni fu molto condizionato da ciò che avveniva fuori d'Italia. Soprattutto la Germania, ma anche l'Austria, la Francia e gli Stati Uniti furono considerati da lui le culle del movimento moderno: infatti, la biblioteca del suo studio era ben fornita di pubblicazioni, manuali e periodici provenienti dall'estero. Si recò in Germania nel 1927 e nel 1931Albertini, Antonio: La biblioteca di Giuseppe Terragni. In: Ciucci, Giorgio (Hg.): Giuseppe Terragni. Opera completa. Milano 1996, pp. 87-93.

Nel 1927, Terragni aprì uno studio a Como con il fratello ingegnere Attilio Terragni. Questa collaborazione familiare fu determinante non solo sul piano tecnico, ma anche su quello politico-amministrativo: Attilio ricoprì infatti la carica di Podestà di Como dal 1934 al 1943. La posizione del fratello ai vertici del comune garantì a Giuseppe il sostegno istituzionale necessario per realizzare le sue opere d'avanguardia in un contesto cittadino inizialmente diffidente verso il linguaggio razionalista.

Il suo primo lavoro fu la ristrutturazione della facciata dell'albergo Metropole-Suisse. Contestualmente, Giuseppe Terragni diede inizio alla collaborazione con Luigi Zuccoli, studiando le soluzioni per l'edificio ad appartamenti "Novocomum" a Como (1927-29), che rappresentò la sua prima opera costruita. Fu realizzato però illegalmente, perché il progetto presentato era d'impronta neoclassicista e fu invece costruito l'attuale edificio, che s'innesta nell'avanguardia europea, dove s'intrecciano elementi del linguaggio espressionista tedesco e del costruttivismo sovieticoB. Zevi, cit., p.26. In particolare, la soluzione dell'angolo riprende modelli come, per esempio, il circolo operaio Zuev a Mosca dello strutturalista Ivan A. Golosov.Fonatti, Franco: Giuseppe Terragni. Poet des Razionalismo. Vienna 1987, p. 28. Nacque una forte polemica contro l'edificio e la commissione edilizia del comune di Como aprì un'inchiesta per verificare se «l'edificio costituisse un elemento di deturpazione».B. Zevi, cit., p. 24 Sebbene il fratello Attilio Terragni non facesse parte della commissione giudicatrice — composta dagli accademici Giovanni Greppi e Adolfo Wildt — il suo crescente peso politico e il suo supporto tecnico nello studio di famiglia furono determinanti per difendere l'opera dalle minacce di demolizione. Grazie a questa mediazione e al parere favorevole dei commissari (che ne riconobbero il valore artistico pur definendolo estraneo al contesto), il Novocomum fu salvato, diventando il primo manifesto costruito del razionalismo italiano.

Nel 1928 Terragni partecipò all'Esposizione italiana di architettura razionale a Roma, dove espose anche il progetto del Novocomum, in corso di costruzione.

Fra il 1928 e il 1932 realizzò il Monumento ai Caduti a Erba, che Terragni definì il primo monumento ai caduti moderno realizzato in Italia. Nel sacrario era posto un altorilievo di Lucio Fontana, avente per tema La Vittoria, che fu rimosso nel 1936L. Cavadini, Architettura razionalista nel territorio comasco, Como ,2014, p.27.

Nel 1932 a Como iniziarono i lavori della Casa del Fascio, opera che è stata definita da Bruno Zevi una pietra miliare dell'architettura moderna europeaB. Zevi, cit., p.70. Si tratta di un prisma perfetto, con l'altezza corrispondente alla metà della base. L'impianto è rigido; quadrato e prisma sono canoni del purismo corbusieriano, ma in questo caso il volume non è posto su pilotis e le facciate non sono libere rispetto all'intelaiatura strutturale. Il risucchio dell'atrio e lo sfondamento sul cielo garantiscono la trasparenza del blocco. La trasparenza venne propugnata dallo stesso Terragni, che dichiarò: «ecco predominare nello studio di questa Casa del Fascio il concetto della visibilità, dell'istintivo controllo stabilito fra pubblico e addetti di Federazione», rispondendo nel contempo alle richieste del regime, che voleva che l'edificio pubblico fosse una casa di vetro, disponibile e senza segretiL. Cavadini, Architettura razionalista nel territorio comasco, cit., p.58.

Nel 1933 Terragni aprì uno studio a Milano con Lingeri; insieme costruirono cinque case per appartamenti.

Insieme a Piero Bottoni partecipò al IV CIAM, dove furono formulati i principi funzionalisti poi pubblicati nella Carta di Atene. Questi criteri furono applicati nel progetto C.M.8 (Como-Milano 8) per il piano regolatore di Como, presentato al bando di concorso a cui parteciparono anche Lingeri, Cesare Cattaneo, Luigi Dodi, Alberto Mario Pucci e altri.B. Zevi, cit., p. 200

Il piano proponeva un radicale "diradamento" edilizio del centro storico, mirando a risanare il quartiere medievale della Cortesella, considerato all'epoca insalubre, per far posto a moderni volumi razionalisti. L'attuazione di tali sventramenti nel tessuto antico della città fu attivamente promossa e favorita dal fratello Attilio Terragni, che in qualità di Podestà di Como (1934-1943) sostenne la trasformazione urbanistica della città in chiave moderna. Sebbene l'intervento fosse guidato da istanze igieniste, le demolizioni della Cortesella restano tra i momenti più discussi del razionalismo comasco per la perdita irreversibile di parte del patrimonio storico medievale.

Nel 1936 realizzò l'Asilo Sant'Elia, con un'architettura libera e felice, caratterizzata da ampi spazi luminosi e dal dialogo tra le intelaiature strutturali e i volumi. L'intervento s'inserisce nel programma sociale di una scuola per l'infanzia in grado di contribuire alla liberazione della donna dalla sudditanza domestica e "a dare ai piccoli un ambiente sano, igienico, aperto al verde, al gioco, all'educazione. Non nei quartieri alti e ricchi, ma nell'espansione operaia di Como, in periferia." La costruzione aveva grandi pareti trasparenti, ampie penetrazioni di luce e di aria, il riscaldamento, una cucina moderna e l'arredamento suscettibile di una produzione in serie. Questo monumento dell'arte del XX secolo aveva una magistrale compenetrazione tra natura e architettura, che andava ben oltre il razionalismo. Ora questo immobile giace in stato di abbandono.Antonio Saggio, Giuseppe Terragni. Vita e Opere, Roma/Bari 2011 (1995), p. 73.

Nel 1937 Terragni, con Lingeri e Cattaneo, partecipò al concorso per il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi per l'E.42, presentando il progetto di un edificio modernissimo, che documenta la sua distanza dal monumentalismo dilagante in quell'epocaB. Zevi, cit., p.201.

Il legame con Margherita Sarfatti Un momento centrale nella carriera di Terragni fu il rapporto con la critica d'arte Margherita Sarfatti convinta sostenitrice del fascismo collaborò attivamente con Benito Mussolini (con il quale ebbe una relazione). Nonostante le differenze stilistiche tra il razionalismo "puro" e il ritorno all'ordine del gruppo Novecento sostenuto dalla Sarfatti, quest'ultima divenne una delle sue principali estimatrici. Nel 1934, Terragni realizzò per lei il Monumento a Roberto Sarfatti sul Col d'Echele (Asiago), dedicato al figlio della critica caduto in guerra. L'opera, caratterizzata da un'estrema sintesi geometrica in pietra, è considerata uno dei vertici della poetica terragniana, capace di coniugare il rigore moderno con la sacralità del memoriale.

Opere

Facciata dei primi due piani dell'albergo 'Metropole Suisse' a Como (1926-1927) Novocomum di Como (1927–29) Monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale di Erba (CO) (1926 - 1932) Albergo Posta di Como (1930-1935) Monumento ai caduti di Como (1931 - 1932) Tomba Stecchini, Como (1932) Sala O della Mostra della Rivoluzione fascista a Roma (1932) Progetto per una Villa con darsena, s.l. (1932) Tomba Pirovano, Como (1936) Casa del Fascio di Como (1932-1936) Casa Rustici a Milano (1933-1935) in coll. con Pietro Lingeri Villa Lempicka a Brienno (CO), (1933), non eseguita