I Messapi (; ) erano una tribù iapigia che nell'antichità classica occupava il territorio corrispondente all'attuale Salento. Le altre due tribù Iapigie, i Peucezi e i Dauni, erano stanziate rispettivamente nel centro e nel nord della Puglia. Le tre tribù erano linguisticamente correlate da un comune idioma, il messapico, ma iniziarono a differire considerevolmente tra di loro sul piano culturale a seguito delle diverse influenze e stratificazioni etniche che si sovrapposero nella regione a partire dal VII secolo a.C..

Anticamente il territorio dei Messapi, tradizionalmente conosciuto come Messapia, si estendeva da Leuca a sud-est fino a Ceglie ed Egnazia a nord-ovest, ricoprendo gran parte della penisola salentina. A partire dal terzo secolo a.C., gli scrittori greci e romani iniziarono però a distinguere le popolazioni indigene del Salento in modalità differenti. Secondo Strabone, i nomi Iapigi, Dauni, Peucezi e Messapi erano adoperati esclusivamente dai greci e non dai nativi, che invece dividevano il Salento in due parti. Il settore meridionale e ionico della penisola era territorio dei Salentinoi (; ), che si estendeva da Otranto a Leuca e da Leuca a Manduria.

La porzione settentrionale affacciata sull'Adriatico apparteneva invece ai Kalabroi (; ), e andava da Otranto a Egnazia comprendendo l'entroterra, anche se alcuni gruppi di Calabri erano stanziati anche nelle Murge. Calabri e Salentini potrebbero esser stati due gruppi che si affiancavano ai MessapiMessapi o due sottogruppi dei Messapi stessi.Calabri e Salentini Con la riforma augustea delle regioni, le denominazioni Daunia e Peucezia indicanti rispettivamente il nord e il centro della Puglia spariscono in favore della più generica nomenclatura Apulia, mentre la Calabria (il Salento) continua ad avere una denominazione propria. L'archeologia continua a seguire l'originale tripartizione greca del territorio sulla base delle evidenze archeologiche.

Territorio

Le prime attestazioni della civiltà messapica risalgono all'VIII secolo a.C., ma la denominazione originaria del territorio è incerta, in quanto quello di Messapia (forse "terra tra i due mari"C. DE SIMONE, Gli studi recenti sulla lingua messapica, in AA.VV., Italia Omnium Terrarum Parens, Milano 1989, pp. 651 sgg., in part. p. 651) fu il nome dato al territorio dagli storici greci. L'esistenza del popolo dei Messapi è infatti attestata esclusivamente da fonti magno-greche, che ne citano ripetutamente il loro minaccioso insediamento nei dintorni della colonia di Taras (l'odierna Taranto) intorno al V secolo a.C.

In quanto alle denominazioni territoriali di epoca posteriore, al principio dell'epoca imperiale (verso la fine del I secolo a.C.) Strabone affermava che al suo tempo la maggior parte dei geografi e degli scrittori utilizzava intercambiabilmente i nomi Messapia, Iapygia, Sallentina o Calabria per designare il Salento, mentre per Apulia si continuava a intendere l'insieme dei territori corrispondenti all'attuale Puglia centro-settentrionale. Il nome Calabria per l'intera penisola salentina venne però reso ufficiale dall'imperatore romano Augusto, il quale divise l'Italia in regioni statistiche istituendo così la regio II Apulia et Calabria che comprendeva, oltre all'Apulia propriamente detta e alla penisola salentina, anche la colonia beneventana e il Sannio irpino; da allora, il toponimo Messapia cadde definitivamente nell'oblio. Infine nel secolo VIII, dopo che i Longobardi beneventani si spinsero fino al Tavoliere di Lecce, i Bizantini trasferirono la sede del tema dal Salento all'attuale Calabria, esportandovi anche la denominazione.

Storia

Origini e territorio L'origine dei Messapi è incerta; probabilmente si deve a flussi migratori incerti e mai chiaramente dimostrati di origine illirica o egeo-anatolica giunti in Salento alle soglie dell'età del ferro intorno al IX secolo a.C.Maggiulli, Sull'origine dei Messapi, 1934; D'Andria, Messapi e Peuceti, 1988; I Messapi, Taranto 1991. L'ipotesi illirica, oggi la più accettata dagli studiosi, è suffragata soprattutto da considerazioni di tipo linguisticoFrancisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, pp. 363-371..

È possibile anche che i Messapi siano frutto della fusione tra Cretesi e, successivamente, Illiri. Secondo tale ipotesi, i Cretesi sarebbero giunti in Italia nel 3300 a.C. e gli Illiri li avrebbero conquistati secoli dopo.

L'origine cretese si fondava invece essenzialmente sulla tradizione e derivava da un celebre passo di Erodoto sulle origini degli iapigi:

In aggiunta al racconto erodoteo, vi è la vicenda del re cretese Licio Idomeneo, altro tassello di quello che potremmo definire il "ciclo minoico", ossia quella tradizione letteraria che vede nel mescolamento tra i coloni cretesi e gli indigeni locali l'etnogenesi del popolo salentino. L'umanista salentino Antonio de Ferrariis, riferendosi all'antico idioma messapico, lo definisce "la lingua di cui si servivano i Salentini prima della venuta di Idomeneo""I Messapi, atti del trentesimo convegno di studi sulla Magna Grecia", Taranto-Lecce, 4-9 ottobre 1990, Istituto per la memoria e l'archeologia della Magna Grecia (Taranto).Antonio de Ferrariis Galateo, "La Iapigia (Liber de situ Iapygiae)", Mario Congedo Editore, Galatina (LE), 2005, utilizzando quindi la figura di quest'ultimo come simbolo del Salento greco di cui egli stesso vantava un'appartenenza. Tale versione aggiuntiva a quella erodotea riguardo all'origine cretese dei Messapi è fornita dal reatino Marco Terenzio Varrone, (116 a. C. – 27 a. C.). L'autore latino infatti racconta di come il monarca Idomeneo, cacciato da Creta in seguito a una sommossa civile, avesse cercato rifugio insieme al suo esercito nel regno illirico di re Divitio. Da qui, unitosi a un ulteriore esercito generosamente offerto dal monarca illirico, a cui si aggiunse una nutrita schiera di profughi locresi, salpò alla volta del Salento e vi si stabilì, dislocando il suo esercito in dodici città e dando dunque vita alla dodecapoli messapica. I profughi cretesi, illiri e locresi guidati da re Idomeneo, divenuti stabili abitatori delle contrade salentine, si sarebbero infine collettivamente riconosciuti con l'etnonimo di "Salentini", poiché avevano fatto amicizia "in salo", in mare"L.Larva, "Messapia, terra tra i due mari". Paolo Pagliaro Editore, Galatina (LE), 2010"Si dice che la nazione Salentina si sia formata a partire da tre luoghi, Creta, l’illirico, l’Italia. Idomeneo, cacciato in esilio dalla città di Blanda per una sedizione durante la guerra contro i Magnensi, giunse con un grosso esercito nell’Illirico presso il re Divitio. Ricevuto da lui un altro esercito, e unitosi in mare, per la somiglianza delle loro condizioni e progetti, con un folto gruppo di profughi locresi, strinse con essi patti di amicizia e si portò a Locri. Essendo stata abbandonata, per timore di lui, la città egli la occupò e fondò diversi centri tra quali Uria e la famosissima Castrum Minervae. Divise l’esercito in tre parti e in dodici popoli. Furono chiamati Salentini, poiché avevano fatto amicizia in mare".

Marco Terenzio Varrone.

I ritrovamenti più antichi sono stati effettuati in scavi archeologici in alcune grotte vicine a Otranto e RocaPagliara, Materiali iscritti arcaici del Salento, 1983; i primi insediamenti stabili sono stati individuati nelle città di Oria, Cavallino, Vaste e Muro Leccese e sono databili all'VIII secolo a.C.)Archeologia dei Messapi, Bari 1989; I Messapi, Taranto 1991..

Intorno al VII-VI secolo a.C. si passa da costruzioni in capanne con zoccolo in pietre irregolari, alzato in mattoni crudi (argilla e paglia) e copertura a rami intrecciati (ne è stata ricostruita una a Vaste a scopo didattico) a costruzioni con più ambienti, di forma quadrangolare, con muretti a secco e mattoni e copertura a tegoleThierry Van Compernolle, 2001, dall'insediamento Iapigio alla città messapica: dieci anni di scavi e ricerche archeologiche a Soleto (LE).

Città messapiche

I più cospicui ritrovamenti archeologici di periodo messapico relativi a insediamenti abitati sono avvenuti nelle località di: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Balethas (Valesio) Hyretum/Veretum (Patù), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Mandyrion (Manduria), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Valesium (Valesio), Muro Tenente (forse identificabile con Scamnum, Mesagne), Bastae (Vaste), ΜΙΟΣ (Muro Leccese), Gnathia (Egnazia), Karpene/Carbina/Carbinia (Carovigno), Sturnium (Ostuni) e Soletum (Soleto)Ribezzo, Corpus Inscriptionum Messapicarum, Bari 1935; Travaglini, Inventario dei rinvenimenti monetali del Salento, Roma 1982; Archeologia dei Messapi, Bari 1989; Lombardo, I Messapi e la Messapia nelle fonti letterarie greche e latine, Galatina 1992..

Dalle evidenze e dalle ipotesi degli storici si è giunti alla conclusione che indipendentemente dall'esistenza della dodecapoli messapica, tutte le città messapiche avevano come punti di riferimento due centri in particolare. La città di Orra (Oria) in quanto capitale politica e la città di Kailia (Ceglie Messapica) in quanto capitale militare.

Altri ritrovamenti messapici sono stati effettuati anche a Pezza Petrosa nel territorio del comune di Villa Castelli, Francavilla Fontana, San Vito dei Normanni (Castello d'Alceste), Noha, Castro, San Pancrazio Salentino e VeglieArcheologia dei Messapi, Bari 1989.. Non esistono prove certe dell'esistenza di una "dodecapoli", organizzazione politico-militare dei dodici centri messapici più importanti, che ha origine dall'affermazione straboniana relativa all'esistenza nella regione di tredici città-statoMustilli, 1957.

Quasi tutte le città messapiche erano costruite su un luogo elevato ed erano cinte da una o più cerchie di muraUltime scoperte nel 1995 quelle di Otranto (Francesco D'Andria, Otranto. La scoperta delle fortificazioni, della porta urbica ed iscrizioni messapiche del IV-III secolo a.C., 1995) e nel 2001 quelle di Soleto.. Le mura di solito erano costituite da strutture a blocchi, regolarmente squadrati, di dimensioni medie di metri 1,30×0,60Thierry Van Compernolle, Dall'insediamento iapigio alla città messapica: dieci anni di scavi e ricerche archeologiche a Soleto (LE), 2001..

La "Mappa di Soleto", ritrovata nell'omonimo centro salentino, sarebbe secondo alcuni di epoca messapica, secondo altri un falso. La datazione col metodo del carbonio 14 ha confermato che la ceramica è del V secolo a.C. Si attende ancora una conferma dal laboratorio di Sydney per la datazione del graffito. Nella prima ipotesi, si tratterebbe della più antica rappresentazione cartografica occidentale finora scopertaTrovata la mappa più antica del mondo occidentale. "Telegraph Newspaper Online", November 19, 2005..

In ordine alfabetico:

Località italiana In latino Plinio III, 11 (77 d.C.) sulla Mappa di Soleto monete In greco Strabone 6.3.5 (19 d.C.) Alezio Aletium (ΒΑΛ) ΒΑΛΕΘΑS Ἀλητία Brindisi Brundisium BRUN Βρεντέσιον Carovigno Carbina CARB-BRUN Κάρβινα in Ateneo Deipnosophistai,12,522 Castro Castrum Minervae (ΛΙΚ) Cavallino/Sternatia (ΣΤΥ) ΣΤΥ Ceglie Messapica Caeliae KAIΛINΩN / NΩΝ Καιλία Egnazia Gnathia Ἐγνατία Lecce Rudiae /Lupiae Ῥοδίαι καὶ Λουπίαι Manduria Manduria o Manduris Latiano/Mesagne Scamnum Muro Leccese (ΜΙΟΣ) Nardò Neretum (ΝΑΡ) ΝΑΡΗΤΙΝΩΝ Oria Hyria ORRA Οὐρία Ostuni Sturnium Otranto Hydruntum (ΗΥΔΡ) Ὑδροῦντα Porto Cesareo / Gallipoli Callipolis, quae nunc est Anxa (ΓΡΑΧΑ) ΓΡΑ Roca Vecchia Thuria sallentina in Livio X cap.2 (ΥΡΙΑ) in alto a destra Soleto Soletum (ΣΟΛ) Ugento Uzentum (ΟζΑΝ) ΟζΑΝ Valesio Balesium Vaste Bastae (ΒΑΣ) Vereto/Leuca Veretum/Leuka (in Strabone VI 6.3.5) (ΛΙΟΣ) Ὀυερητόν/Λευκὰ

Viabilità