In diritto ed in storia, la Costituzione francese è un importantissimo testo normativo dai riflessi sociali, culturali, storici e politici di stringente importanza per l'Europa occidentale degli ultimi secoli. La storia del diritto francese annovera ben 15 costituzioni, delle quali alcune non applicate.
Nacque munita del valore giuridico di Carta suprema dell'ordinamento giuridico della Francia, il 13 settembre 1791 ed entrò in vigore il successivo 1º ottobre. Le successive modificazioni hanno nel tempo marcato i cambiamenti sociali e politici della nazione francese, dividendo la sua storia recente in epoche fra loro ben distinte e note. La costituzione in vigore è stata approvata nel 1958, dando vita alla Quinta Repubblica.
La prima Costituzione (1791)
La prima Carta Costituzionale, entrata in vigore il 1º ottobre 1791, seguiva di poco la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (3 novembre 1789); questa, che a sua volta seguiva di un decennio l'analoga Carta della Virginia (USA) del 1776.
Fu voluta dall'Assemblea Nazionale (il Parlamento unicamerale francese), che nel frattempo aveva assunto funzioni costituenti, proprio perché si ritenne che fosse opportuno raggiungere intanto un accordo sui principi fondamentali che la redigenda costituzione doveva rappresentare. La preparazione della Dichiarazione fu dunque considerata una sorta di pre-discussione di quanto, opportunamente rastremando ed affinando i principi ritenuti fondamentali, sarebbe stato contenuto nella costituzione.
Fu redatta, questa prima costituzione, da un apposito Comité de Constitution e votata da un'Assemblea nazionale costituente (derivata nella sua formazione dagli Stati Generali). Influenzata dal Terzo Stato e dai nobili, propose un sistema di monarchia parlamentare costituzionale, con buon uso (tecnicamente parlando) della separazione dei poteri di Montesquieu: il potere esecutivo era affidato al Re (allora Luigi XVI), il potere legislativo all'Assemblea elettiva, il potere giudiziario era indipendente e la garanzia della sua indipendenza era affidata all'elettività della carica. Confermava, però l'esclusione del popolo dai momenti decisionali.
Prevista inizialmente per un termine di 10 anni, non sarebbe durata a lungo: sarebbe stata travolta, come le istituzioni, dall'insurrezione popolare (rivolta delle Tuileries) del 1792, frutto della contrapposizione fra Girondini e Montagnardi.
L'Assemblea nazionale, in un clima incandescente, fu sostituita da un'autoproclamata Convenzione nazionale, nella prima fase tutta influenzata dai Girondini, che il 21 settembre avrebbe proclamato la Repubblica e in seguito istituito il Tribunale rivoluzionario ed organizzato il processo a Re Luigi.
Le Costituzioni "rivoluzionarie" Anno I (1793)
Nel detto clima rivoluzionario, nel giugno 1793 i Montagnardi presero il sopravvento nella Convenzione ed il 24 giugno emanarono sia una nuova Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, sia una nuova costituzione, detta stavolta dell'anno I (è da tener presente che dopo lunghe discussioni si decide di far partire dal 22 settembre 1792 una nuova era, quella repubblicana, scandita da un nuovo calendario, decristianizzato e organizzato secondo criteri di pura razionalità). La Costituzione dell'anno I fu sottoposta a suffragio popolare attraverso un referendum, che però registrò 5 milioni di astensioni su 7 milioni di votanti. Proponeva un sistema repubblicano, il suffragio universale maschile ed una sorta di federalismo, detto più propriamente "dipartimentalismo" (che si focalizzava principalmente sulla limitazione del privilegiato dipartimento di Parigi alla sola influenza spettante di un ottantatreesimo sul totale degli 83 dipartimenti nazionali).
La costituzione non ebbe applicazione, questo perché avrebbe fatto tornare il legislativo il centro di potere mentre in quel momento i montagnardi dovevano la propria egemonia ad una forte maggioranza nell'esecutivo, vale a dire il comitato di salute pubblica. Di conseguenza l'applicazione della nuova costituzione, ideata dai montagnardi stessi, avrebbe fatto perdere loro il comando. Restò però come documento ispiratore e di valore grandemente simbolico anche in epoche successive.
Anno III (1795)
La Convenzione nel 1794 prese il nome dal Termidoro nel quale si era posta fine al governo rivoluzionario di Robespierre, e si preparò all'insediamento di un Direttorio. Rigettando la radicalità della Costituzione dell'anno I, fece approvare nel 1795 (con un plebiscito) la Costituzione dell'anno III, nella quale il suffragio universale era sostituito da un suffragio per due livelli di censo, e con la quale si riformò il sistema parlamentare instaurando un bicameralismo. A una camera, il Consiglio dei Cinquecento, fu affidata la funzione legislativa mentre una seconda camera, il Consiglio degli Anziani, esercitava una funzione di controllo (e veto) sulla legislazione. Il potere esecutivo era invece affidato ad un organo collegiale di cinque persone, Il Direttorio.
Questa costituzione, però, non prevedeva modalità di risoluzione delle eventuali conflittualità fra i poteri dello stato, né fra gli organi di questi poteri, aprendo la strada a possibili situazioni di stallo di cui terzi avrebbero potuto giovarsi. Terzi come Napoleone.
Anno VIII (1800)
Dopo la presa di potere di Napoleone, con il colpo di Stato del novembre 1799, fu presto promulgata una nuova Carta, il 13 dicembre (poi ratificata da plebiscito nel febbraio del 1800). Questa istituì la funzione esecutiva del Consolato, ed indebolì i poteri legislativi a tutto vantaggio dell'esecutivo: al posto di Camera e Senato, si ebbero Senato, Tribunato, Consiglio di Stato e Corpo legislativo. Fu ristabilito il suffragio universale maschile.
Il Consolato, la più visibile innovazione, consisteva di un collegio di tre consoli eletti per 10 anni dal Senato, senza limiti alla loro eventuale rieleggibilità, ma di questi tre, due avevano solo funzioni consultive in favore del Primo Console, che aveva anche diverse attribuzioni legislative.
Anno X (1802)
Il 2 agosto 1802, con un senatoconsulto, si apportarono alcune non essenziali modifiche alla carta vigente.
Con tali previsioni Napoleone di fatto divenne Primo Console a vita ed al Senato fu conferita la facoltà di sciogliere il Tribunato e il Corpo legislativo.
Anno XII (1804)
Con quest'altro senatoconsulto del 18 maggio 1804, ratificato da plebiscito il successivo 6 novembre, fu istituito l'impero francese, di cui era titolare Napoleone.
Il titolo di imperatore era ereditario, in linea di discendenza maschile (ed eventualmente da continuarsi per adozione in mancanza di eredi). Furono inoltre create alcune cariche di grandi dignitari (che un po' si rifacevano alle rappresentanze istituzionali nobiliari) e di grandi ufficiali dell'impero.
Furono istituite anche due commissioni senatoriali, una per la repressione degli abusi di polizia, l'altra per la libertà di stampa e la repressione degli abusi della censura.
Costituzione del 1814
Con la Prima Restaurazione, Re Luigi XVIII fu "indotto" a promulgare una 'Carta costituzionale' di fatto redatta dalle potenze vincitrici che, avendo sconfitto l'imperatore, avevano insediato per monarca il fratello cadetto di Luigi XVI, di nuovo un Borbone. Questa costituzione, emanata il 4 giugno 1814, era quindi diretta figlia del Congresso di Vienna e delle speculazioni politiche del Talleyrand.
La Carta, nel ristabilire la monarchia, apprendeva morbidamente talune innovazioni nel frattempo apportate dalla Rivoluzione e dall'Impero. Ad esempio, anche il Re era dichiarato sottomesso alla legge prevista dalla carta medesima, questione che, nella sua novità, fece discutere i giuristi su quale fosse il potere supremo, se il monarca o la Carta; si propese poi, deferentemente, per attribuire la supremazia al Re, poiché la Carta era stata da lui emanata e gli era dunque subalterna per fonte.
Si restaurò un bicameralismo nel quale la Camera dei Pari era di nomina regia, mentre la Camera dei Rappresentanti era eletta a suffragio per censo.
Costituzione del 1815
Rincasato Napoleone dall'esilio dell'isola d'Elba, mise mano alla Carta suprema per riproporre concetti ordinamentali già introdotti nel periodo imperiale. Questa carta confermava infatti le disposizioni delle precedenti costituzioni ed espressamente apportava modifiche alle stesure dell'anno VIII, dell'anno X e dell'anno XII.
Sancì l'ereditarietà (ma non estesa ai figli adottivi) della Camera dei Pari, che diveniva di nomina imperiale.
Costituzione del 1830
Costituzione del 1848
Il regno di Luigi Filippo d'Orléans, sostenuto dalla piccola e media borghesia francese in quanto fautore di una politica prudente e moderata, ma non reazionaria, iniziò a perdere consenso e sostegno con l'avanzare di forze più conservatrici rappresentate in politica da François Guizot. Nel 1848 gli eventi precipitarono: un raccolto insufficiente esasperò una crisi economica già latente. Il malcontento esplose in aperta ribellione e rivoluzione. Luigi Filippo abdicò il 24 febbraio 1848 in favore del nipote, l'Assemblea Nazionale approfittando della crisi dinastica proclamò invece, il giorno seguente, la Repubblica.
Riprendendo le prime tradizioni repubblicane, si decise di affidare la stesura della nuova costituzione ad un'Assemblea Costituente eletta a suffragio universale. Le elezioni si svolsero il 23 aprile con la partecipazione di circa 7 800 000 elettori sui 9 400 000 aventi dirittoLes constitutions de la France depuis 1789, a cura di Jaques Godechot, GF-Flammarion. Parigi. 1979..
La costituzione è promulgata il 4 novembre 1848 ed è per molti versi innovativa rispetto ai tentativi repubblicani del 1793 e del 1795. Fondamentale è l'abbandono degli esecutivi collegiali tentati con il "Consiglio esecutivo" della costituzione giacobina dell'anno I o il "Direttorio" della costituzione borghese dell'anno III; si opta per la figura monocratica, e non è forse estranea l'influenza del modello americano, del Presidente della repubblica. Il Presidente è eletto a suffragio diretto (maschile) e a maggioranza assoluta; le elezioni si devono svolgere la seconda domenica di maggio (art. 46). Resta in carica per quattro anni (altra similitudine con il sistema americano) ma non è immediatamente rieleggibile (art. 45). A lui è delegato il potere esecutivo (art. 43)"Le peuple français délègue le Pouvoir exécutif à un citoyen qui reçoit le titre de président de la République.".
In linea con la prima esperienza rivoluzionaria è invece la scelta di un organo legislativo unicamerale che riprenderà il nome di Assemblea Nazionale. L'assemblea è eletta totalmente ogni tre anni (art. 31) a suffragio diretto e universale (art. 24). I deputati sono 750 in rappresentanza anche delle colonie e dell'Algeria.
La cura posta dai costituenti nella redazione del testo del 1848 è stata forse superiore a quella dei tentativi seguiti alla prima rivoluzione, ma nulla risolve la potenziale contrapposizione tra un esecutivo forte della elezione diretta e il legislativo soprattutto quando come primo presidente della Repubblica viene eletto Luigi Napoleone Bonaparte.
Costituzione del 1852