La campagna di Romania è stata una campagna del fronte dei Balcani durante la prima guerra mondiale, che vide a confronto il Regno di Romania e l'Impero russo da un lato, e gli Imperi centrali dall'altro.

Premesse Il Regno di Romania era dominato dai sovrani della dinastia Hohenzollern fin dal 1866. Il re di Romania, Carlo I di Hohenzollern, aveva siglato un trattato segreto con la Triplice Alleanza nel 1883 che prevedeva che la Romania entrasse in guerra solo nel caso in cui l'Impero austro-ungarico fosse stato attaccato. Sebbene Carlo volesse entrare nel primo conflitto mondiale come alleato delle Potenze centrali, l'opinione pubblica ed i partiti politici romeni erano a favore dell'alleanza con la Triplice intesa. La Romania rimase neutrale allo scoppio delle ostilità, sostenendo che l'Austria-Ungheria aveva iniziato il conflitto, e che di conseguenza la Romania non aveva alcun obbligo formale ad intervenire.

Allo scopo di entrare in guerra a fianco degli Alleati, il regno di Romania chiese il riconoscimento dei propri diritti sul territorio della Transilvania, dominato dall'Austria-Ungheria fin dal XVII secolo, sebbene i romeni fossero la maggioranza della popolazione. Il problema principale incontrato durante i negoziati fu evitare di trovarsi a combattere su due fronti: uno in Dobrugia contro il Regno di Bulgaria ed uno in Transilvania, e di ottenere il riconoscimento scritto delle conquiste territoriali effettuate durante il conflitto. A questo scopo, era necessario ottenere le seguenti garanzie: una clausola che evitasse la possibilità di pace separata, status uguale agli altri alleati alla conferenza di pace, assistenza da parte russa contro la Bulgaria, un'offensiva Alleata contro quest'ultima, e l'invio regolare di rifornimenti da parte Alleata.

Il patto militare sottoscritto statuì che la Francia ed il Regno Unito avrebbero iniziato un'offensiva contro la Bulgaria e l'Impero ottomano entro agosto, che la Russia avrebbe inviato truppe in Dobrugia e che l'esercito romeno non sarebbe stato subordinato a quello russo. Gli Alleati avrebbero infine inviato 300 tonnellate di rifornimenti al giorno. Durante la guerra, la maggior parte di queste clausole non furono rispettate.Marcel Mitrasca, Moldova: A Romanian Province under Russian Rule. Diplomatic History from the Archives of the Great Powers, pg. 56

Gli Alleati accettarono i termini dell'accordo alla fine dell'estate del 1916 con il trattato di Bucarest; secondo alcune fonti, se la Romania fosse entrata in guerra prima dell'offensiva Brusilov, la Russia non sarebbe stata sconfitta.Cyril Falls, The Great War p. 228 Secondo alcuni storici militari americani, la Russia differì l'approvazione delle richieste romene perché preoccupata dalla possibile rivendicazione della Bessarabia, territorio a maggioranza romena e sotto il controllo russo.Vincent Esposito, Atlas of American Wars, Vol 2, text for map 37

Nel 1915 il tenente colonnello Christopher Thomson, un ufficiale che parlava fluentemente il francese, fu inviato a Bucarest in qualità di addetto militare inglese, con il compito di assistere Horatio Herbert Kitchener nel tentativo di portare la Romania in guerra. Tuttavia, una volta sul posto, Thomson maturò rapidamente il convincimento che una Romania male armata ed impegnata su due fronti contro Austria-Ungheria e Bulgaria sarebbe stata un impedimento, più che un vantaggio per gli Alleati. Tale opinione fu tuttavia accantonata da parte di Whitehall, e quindi egli firmò un accordo militare con la Romania il 13 agosto 1916. Entro la fine del 1916 egli dovette alleviare le conseguenze delle disfatte romene, e si occupò della distruzione dei pozzi petroliferi romeni, in modo che non potessero essere sfruttati dai tedeschi.To Ride the Storm: The Story of the Airship R.101 by Sir Peter G. Masefield, pages 16-17 (1982, William Kimber, London) ISBN 0-7183-0068-8

L'entrata in guerra Il governo romeno firmò un trattato con gli Alleati il 17 agosto 1916 e dichiarò guerra agli Imperi centrali dieci giorni dopo. L'esercito romeno era costituito da un numero piuttosto elevato di effettivi, oltre uomini distribuiti in 23 Divisioni. Tuttavia, gli ufficiali avevano un insufficiente addestramento e le truppe erano scarsamente equipaggiate; più della metà degli effettivi avevano seguito solo un addestramento basico. Nel frattempo, il capo di Stato Maggiore tedesco, generale Erich von Falkenhayn aveva correttamente assunto che la Romania avrebbe preso le parti degli Alleati ed aveva approntato dei piani per affrontarla. Grazie alla rapida conquista del Regno di Serbia, alle inefficaci operazioni Alleate nei confronti del Regno di Grecia, ed avendo interessi territoriali in Dobrugia, l'esercito bulgaro e quello ottomano avevano tutto l'interesse ad affrontare i romeni.

L'alto comando tedesco era seriamente preoccupato riguardo alla probabile entrata della Romania nel conflitto. Paul von Hindenburg scrisse:

Le azioni di guerra

La notte del 27 agosto tre armate romene (Prima, Seconda ed Armata del Nord) si dispiegarono secondo i piani (l'ipotesi "Z"), attraversarono i Carpazi ed entrarono in Transilvania. Inizialmente gli attaccanti incontrarono la sola opposizione della 1ª Armata austro-ungarica, la quale fu spinta all'indietro verso l'Ungheria. In un periodo di tempo relativamente breve, le città di Brașov, Făgăraș e Miercurea Ciuc furono catturate e venne raggiunta la periferia di Sibiu. Nelle aree abitate da romeni, le truppe attaccanti furono caldamente accolte dalla popolazione, che fornì loro aiuti considerevoli sotto forma di rifornimenti, rifugio e orientamento. Comunque, la rapida avanzata romena allarmò le Potenze Centrali, e cospicue forze tedesche cominciarono a giungere sul posto. Gli austro-ungarici inviarono a loro volta quattro divisioni a rinforzo delle proprie linee, ed entro la metà di settembre l'offensiva fu arrestata. I russi inviarono tre proprie divisioni in appoggio alle operazioni nella Romania settentrionale, ma scarsi rifornimenti.

Mentre l'esercito romeno avanzava in Transilvania, il generale August von Mackensen lanciò il primo contrattacco, guidando una forza multinazionale composta dalla 3ª Armata bulgara, una brigata tedesca e due divisioni del VI Corpo d'armata ottomano, che giunsero in Dobrugia dopo l'inizio dei primi scontri.Българската армия в Световната война 1915 - 1918, vol. VIII , pp. 282-283 Questa forza attaccò a nord della Bulgaria a partire dal 1º settembre, mantenendosi sul lato sud del Danubio e dirigendosi verso Costanza. La guarnigione romena di Turtucaia, accerchiata da truppe bulgare e da una colonna di truppe tedesche, si arrese il 6 settembre (vedi: Battaglia di Turtucaia). La 3ª Armata romena eseguì ulteriori tentativi di resistere all'avanzata nemica a Silistra, Bazargic, Amzacea e Topraisar, ma dovette ritirarsi sotto la pressione di superiori forze nemiche. Il successo di Mackensen fu favorito dal fatto che gli Alleati non poterono assolvere agli obblighi assunti con la convenzione militare, in virtù della quale avrebbero dovuto allestire un'offensiva sul fronte macedone, e che i russi schierarono un numero insufficiente di truppe sul fronte romeno meridionale.

Il 15 settembre, il Consiglio di Guerra romeno decise di sospendere l'offensiva in Transilvania e di dedicarsi invece alla distruzione dell'armata di Mackensen. Il piano (la cosiddetta offensiva Flămânda) era di attaccare le retrovie delle Potenze Centrali attraversando il Danubio a Flămânda, mentre le forze romene e russe poste sul fronte avrebbero dovuto lanciare un'offensiva in direzione sud verso Cobadin e Kurtbunar. Il 1º ottobre, due divisioni romene attraversarono il Danubio a Flămânda e crearono una testa di ponte larga 14 chilometri e profonda 4. Lo stesso giorno, le divisioni romene e russe attaccarono sul fronte della Dobrugia, ma con poco successo. Tale fallimento, insieme ad una forte tempesta nella notte tra il 1° ed il 2 ottobre, la quale danneggiò fortemente il ponte di barche, persuase il generale Alexandru Averescu a cancellare l'intera operazione. Questa decisione avrebbe avuto serie conseguenza sul prosieguo della campagna.

I rinforzi russi, comandati dal generale Andrej Zajončkovskij riuscirono a fermare l'armata di Mackensen prima che questa potesse tagliare la linea ferroviaria che collegava Costanza con Bucarest. I combattimenti furono furiosi, e videro attacchi e contrattacchi da ambo le parti fino al 23 settembre.

La controffensiva delle Potenze Centrali (settembre–dicembre 1916)

Il comando generale passò a Falkenhayn (recentemente rimosso dall'incarico di capo di Stato Maggiore tedesco) che iniziò il proprio contrattacco il 18 settembre. Il primo attacco fu portato contro la 1ª Armata romena nei pressi della città di Hațeg, e fermò l'avanzata dell'intero schieramento avversario. Otto giorni dopo, due divisioni di truppe da montagna riuscirono quasi a tagliare fuori una colonna romena che avanzava nei pressi di Nagyszeben (l'odierna Sibiu). Sconfitti, i romeni si ritirarono sulle montagne e le truppe tedesche catturarono il passo di Turnu Roșu. Il 4 ottobre, la 2ª Armata romena attaccò gli austro-ungarici a Brassó (l'odierna Brașov) ma fu respinta e costretta alla ritirata dal successivo contrattacco avversario. La 4ª Armata romena, operante nel nord del paese, si ritirò senza subire pressioni eccessive da parte degli austro-ungarici, e di conseguenza tutte le truppe romene rientrarono nei propri confini entro il 25 ottobre.

Tornato sulla costa, il generale Mackensen lanciò una nuova offensiva il 20 ottobre, dopo un mese di accurati preparativi, e le sue truppe sconfissero lo schieramento russo-romeno comandato da Zajončkovskij. Romeni e russi furono costretti a ritirarsi nei pressi di Costanza (occupata dalle Potenze Centrali il 22 ottobre). Dopo la caduta di Cernavodă, la difesa della parte di Dobrugia ancora non occupata fu demandata ai soli russi, che furono gradualmente respinti verso le paludi del delta del Danubio. L'esercito russo era demoralizzato e quasi privo di rifornimenti. Mackensen si sentì libero di ritirare in segreto metà delle sue forze verso la città bulgara di Svištov la quale gli consentiva di mantenere d'occhio il guado del Danubio.

Le forze di Erich von Falkenhayn effettuarono diversi attacchi di prova contro i passi di montagna tenuti dall'esercito rumeno per verificare se vi fossero punti deboli nelle difese avversarie. Dopo diverse settimane, egli concentrò le sue truppe migliori (i reparti d'élite Alpen Korps) a sud per effettuare un attacco contro il passo Vulcan, cosa che avvenne il 10 novembre. All'attacco partecipò anche il futuro Maresciallo di Campo Erwin Rommel, allora un giovane tenente. L'11 novembre, Rommel guidò una compagnia da montagna del Württemberg alla conquista del Monte Lescului. L'offensiva spinse all'indietro i difensori romeni, che lasciarono le montagne e si ritirarono in pianura entro il 26 novembre. Le montagne erano già coperte di neve, e presto le operazioni sarebbero state rese impossibili dall'arrivo dell'inverno. Ulteriori avanzate in altri settori montagnosi, effettuate da parti della 9ª Armata di Falkenhayn ridussero allo stremo l'esercito rumeno, la cui situazione in termini di rifornimenti stava diventando critica.