Aspetti generali dell'evoluzione della cardiologia nell'antichità Disciplina medica fondata su vaste e specifiche conoscenze anatomiche, la cardiologia in epoche remote è stata sfiorata come vago concetto nelle analisi filosofiche di Aristotele e Platone, i quali, almeno, avevano intuito l'importanza del cuore per la regolare fisiologia umanaMirko D Grmek, Storia del pensiero medico occidentale pag 285, Milano, LaTerza, 2007. ISBN 978-88-420-8403-7. Per Galeno, il muscolo cardiaco era sede della passionalità e dello spirito vitale, regolatore della temperatura corporea. Il medico greco inoltre confutò la tesi di Erasistrato, basata sulla circolazione di aria nelle arterie, ma incappò nell'errata convinzione che il sangue fluisse senza regolazione direttamente fra parte destra e sinistra del cuoreNicoletta Palmieri, L'antica versione latina del 'De Sectis' di Galeno. (Pal. Lat. 1090), Ets, 1992.. Che questa tesi sia rimasta immutata fino agli studi sulla circolazione sanguigna di William Harvey dimostra con quanta fatica questa specialità medica si sia fatta strada.

La cardiologia fra XV e XVII secolo

Non è un caso che la linea di evoluzione storica della cardiologia impenni bruscamente in concomitanza dei primi e seri studi anatomici e fisiologici: le prime ricerche devono molto alle tavole anatomiche di Leonardo da Vinci e Vesalio, in particolare quelle del primo si rivelarono più accurate nella descrizione delle valvole cardiache e non contenevano riferimenti grafici relativi all'esistenza di pori nel setto interventricolare, ipotizzati invece da Vesalio nel "De humani corporis fabrica" (1543)H. A. Snellen, History of Cardiology, a brief outline of the 350 years prelude to an explosive growth. Rotterdam, Donker Academic Publications, 1984. Per quanto riguarda il movimento circolatorio, Cartesio ipotizzava che il sangue raggiungesse il cuore, che per riscaldamento si dilatava: in questo principio vedeva il motivo della contrazione, avendo rifiutato la teoria della generazione interna di una forza intrinseca. Fu William Harvey, padre della cardiologia che, in una lettera a Jean Riolan, antecedente alla pubblicazione del “ De motu cordis” (1628), introdusse l'esistenza di una terza circolazione, oltre a quella dei polmoni e del corpo: essa riguardava il passaggio del sangue dal ventricolo sinistro al destro; fu sempre lui ad esaminare inoltre arterie, vene e setti del cuoreH. A. Snellen, History of Cardiology, a brief outline of the 350 years prelude to an explosive growth. Rotterdam, Donker Academic Publications, 1984, pag. 23. Un inquadramento molto più dettagliato della circolazione fu permesso dagli studi di Servet e dalla scoperta al microscopio delle arteriole e capillari da parte di Marcello Malpighi; mentre il primo anatomista a fare uno studio dettagliato sul cuore fu Théophile Bonet, che si interessò degli stati patologici; famose sono le descrizioni di “pietre”H. A. Snellen, History of Cardiology, a brief outline of the 350 years prelude to an explosive growth. Rotterdam, Donker Academic Publications, 1984, pag. 34, che a posteriori possiamo associare a prodotti di calcificazioni di arterie e pericardio. Grandissimo pioniere in questa era della cardiologia fu invece Richard Lower: i risultati dei suoi studi ne danno testimonianza. Dimostrò sperimentalmente che il cuore era controllato da nervi, mediante un intervento di legatura sul nervo vago: l'effetto era correlabile all'indebolimento dei battiti cardiaciGorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988 pag 191. Scrisse poi il “Tractatus de corde, item de motu et colore sanguinis” (1669), un best seller per la cardiologia moderna. In esso egli rende nota la differenza di colore fra sangue venoso e arterioso, definisce inoltre il concetto di ematosi e dimostra la tenuta stagna della valvola mitraleGorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988 pag 192. Classifica poi le malattie del cuore in quattro principali categorie: quelle legate a difetti del cuore stesso, quelle dovute alle coronarie, quelle relative al sangue e quelle dovute all'influenza di spiriti. Studiando la pericardite ne riconobbe la forma costrittiva, che descrive nel suo stesso libro facendo riferimento a un caso clinico di una signora deceduta, alla quale fu osservato un pericardio opaco e pieno di noduli. Esiti favorevoli li ottiene anche nelle ricerche sulla trombosi, alla quale dedica un capitolo interoGorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988, pag 218: non conosceva ancora i fenomeni di coagulazione del sangue, ma essendo in possesso di teorie prese in prestito dalla fisica, quale quella dei vasi comunicanti, riuscì con buona approssimazione a descrivere fenomeni di collasso ed edemi. "Le teorie galeniche erano ormai moribonde"Gorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988, pag 193.

Cardiologia nel XVIII secolo I pionieri del 1700 furono diversi e molto dovettero al fertile humus lasciato dai loro predecessori. Tra i primi si riscontra Albrecht von Haller professore a Gottinga nel 1753, che sulla scia di Lower si interessò anatomicamente del cuore e delle pericarditi, ma soprattutto scoprì l'automatismo del cuore e l'eccitazione delle fibre muscolari. Un contributo notevole nell'ambito della clinica diagnostica è stato dato da Raymond Vieussens, che scrisse due libri, uno incentrato sulle coronarie e un altro sulle patologie cardiologiche nel 1715. In quest'ultimo egli descrive casi pratici di stenosi atriale e rigurgitazione aortica, correlando tali casi patologici ad aspetti visibilmente individuabili, come le labbra plumbee; in relazione alla stenosi mitrale aveva notato il verificarsi di gravi insufficienze respiratorie; per quanto riguarda l'insufficienza aortica era riuscito a notareH. A. Snellen, History of Cardiology, a brief outline of the 350 years prelude to an explosive growth. Rotterdam, Donker Academic Publications, 1984, pag. 35 un nesso possibile con la compresenza di edemi alle gambe. Sulla scia degli esperimenti di Richard Lower, le applicazioni in campo cardiologico dei recenti studi fisici di Thomas Young e Poseuille servirono per il progresso dell'emodinamica e per le ricerche sul nuovo fenomeno osservato dell'ipertensione. Si utilizzò tra l'altro lo strumento inventato da Santorio Santorio, il pulsilogio o pulsametro, in grado di associare un valore numerico alla quantitativa e qualitativa frequenza del battito cardiaco. Questo secolo inoltre fu fecondo per la letteratura medico-cardiologica, in particolare Jean-Baptiste de Sénac ha lasciato un "Traitè de la structure du coeur"(1749), nel quale espone i risultati di studi effettuati sul cuore ingrossato e dell'uso della chinina nella cura della stenosi mitralicaH. A. Snellen, History of Cardiology, a brief outline of the 350 years prelude to an explosive growth. Rotterdam, Donker Academic Publications, 1984, pag 35. A Stephen Hales dobbiamo invece la dimostrazione di come possono variare in diametro i letti vascolari: a questa certezza vi arrivò dopo aver inciso l'arteria crurale sinistra di una cavalla e avervi inserito un tubo di rame: liberata l'arteria dal laccio emostatico, il sangue saliva nel tubo a "otto piedi e tre pollici sopra il livello del ventricolo sinistro"Gorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988, pag 204 (1718). Pubblicò in seguito questi studi insieme ad altri sempre relativi ad esperimenti idraulici e idrostrastici sui vasi sanguigni. Per la prima volta in questo secolo si assiste ad eventi di cardiologia interventistica: il primo è attribuibile a John Hunter, il quale curò un aneurisma arterio-venoso mediante mirate incisioni; interessante notare che semplici interventi di questo genere abbiamo potuto ridurre i quozienti specifici di mortalità in relazione ad anomalie di suddetti vasi sanguigni. Egli, inoltre, scoprì, dopo alcune ricerche sulle arterie che irroravano le corna di un daino, la possibilità di formazione di un circolazione vicaria: ne diede prova ai suoi colleghi legando l'arteria della gamba di un malato in preda a un'emorragia: se i colleghi si aspettavo una gangrena il risultato fu un circolo collateraleGorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988, pag 206 (1789).

Approccio storico ai primi casi di "angina pectoris" Fu William Heberden a introdurre questo termine medico nel 1768, nel suo rapporto su una sofferenza di petto: il termine latino angere significa soffocare. Egli stesso nota come la gente che riportava questo sintomo avvertiva la spiacevole sensazione di strangolamento e manifestava ansia, per di più ne era particolarmente soggetta in seguito a sforzi anche leggeri dopo i pasti; ne riconosce la maggiore incidenza negli uomini, la tendenza del dolore a spostarsi più verso sinistra che destra e la mancata variazione del battito cardiaco. Questa notevole descrizione appare molto completa e soprattutto confermata dagli studi su oltre cento individui. La nozione di angina pectoris non rientrò però subito sul dizionario medico, perché nonostante i reiterati casi clinici studiati - famoso il caso di Mirabeau, seguito dal dottor Cabanis - non si riusciva a coglierne la correlazione con problemi cardiaco-vascolari. Correlazione che poi fu pienamente individuata da John Fothergill: la causa dell'angina fu sospettata nell'ossificazione biancastra dell'aorta o delle arterie coronarie (1768); questa tesi fu espressa nella sua opera intitolata "Nuovo contributo sull'angina pectoris"Gorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988 pag 235

Morgagni e le pericarditi Giambattista Morgagni, padre dell'anatomia patologica, rende partecipi delle proprie osservazioni cliniche i suoi amici, come si può notare dal fatto che le successive informazioni sono tratte dalle serie di lettere anatomomedicheGorny P, Storia illustrata della Cardiologia dalla preistoria ai giorni nostri. Milano, Editiemme, 1988 pag 241. In ogni lettera esamina attentamente i sintomi riportate dai pazienti: nella sedicesima descrive in una donna la generazione di lesioni durante l'atto di inspirazione ed espirazione, attribuile ad idropisia del petto o più specificamente del pericardio.