Gli aliossi o astragali sono un gioco che risale all'antichità ed è ancora diffuso in tutto il mondo con diverse varianti. Si pensa che il gioco dei dadi sia derivato dagli aliossi.
Nella versione più antica, chi «giocava agli aliossi» usava astragali di pecora o di montoneFN David. Games, Gods and Gambling: A history of probability and statistical ideas. London: Charles Griffin & Co., 1962. rpt New York; Dover, 1998. p 2.. Nelle varianti più recenti si usano altri materiali, come sassi, conchiglie, semi, e dadi.
Mentre un tempo si pensava che il loro uso fosse solo legato al gioco, oggi gli studiosi pensano che gli aliossi avessero altri usi molto importanti: come forma di divinazione, come oggetti scaramantici per scacciare gli spiriti maligni, e infine come unità di misura per bilance. Nella magna Grecia gli aliossi venivano anche attaccati alle fruste che si usavano per punire gli schiavi, in modo da renderle più doloroseCarè, Barbara. « L’astragale réexaminé : jeu, rites et violence dans l’Antiquité classique ». Violence et jeu de l’Antiquité à nos jours, édité par Véronique Dasen et Typhaine Haziza, Presses universitaires de Caen, 2023, https://doi.org/10.4000/books.puc.27266..
Gli aliossi sono presenti in varie culture di tutto il mondo, ma non si pensa che sia stata una particolare cultura a usarli: piuttosto, gli esperti tendono a pensare che lo stesso gioco sia stato inventato in luoghi diversi in modo indipendente
Storia
Gli astragali di animali ungulati sono rinvenute in scavi archeologici a partire dal 5000 a.C. molto più frequentemente di altre ossa. I ritrovamenti più antichi sono della zona tra la Siria e la Palestina e risalgono all'età del bronzo. Alcuni ritrovamenti dell'età del ferro fanno pensare che gli aliossi fossero usati per scacciare gli spiriti maligni. Moltissimi sono i ritrovamenti nelle sepolture, sia di adulti che di bambini, soprattutto in Italia e in Spagna. Ci sono poi almeno due ritrovamenti dove un astragalo pesa quanto una certa quantità di monete di quel periodo: per questo, si pensa che fossero usati anche come pesi da bilancia.
Astragalomanzia
Essendo quasi simmetrici, gli astragali hanno quattro lati su cui possono poggiare; per questo motivo, si ritiene siano stati usati come precursori dei dadiElena Nikulina et Ulrich Schmölcke, « Les osselets, ancêtres du jeu de dés », Pour la Science, Paris, no 365 « Des formes de vie alternatives », mars 2008, p. 40-43 (ISSN 0153-4092). Possono quindi essere considerati un tipo di gioco d'azzardo. Però, a differenza dei dadi, gli aliossi non sono mai completamente simmetrici, quindi hanno un modo di cadere che non ha la stessa probabilità dei dadi. Si pensa che sia proprio questa diversa probabilità che ha incoraggiato a usare gli aliossi come tecnica divinatoria. Anzi, secondo alcuni, il loro uso divinatorio sarebbe stato quello originario, e solo più tardi si sarebbe arrivati a giocarci. L'astragalomanzia è una pratica divinatoria dove si usano gli aliossi.
Antica Grecia In greco antico si chiamavano οι αστράγαλοι ("astragali"). Il fatto che fossero usati per la divinazione è suggerito dal ritrovamento di più di 20.000 astragali sul monte Parnaso vicino all'Oracolo di Delfi.
L'Iliade e l'Odissea descrivono dei giochi che somigliano agli astragali. La tradizione e la storiografia greca antica attribuiscono l'invenzione degli astragali a vari personaggi. Sofocle attribuisce il gioco alla figura mitica di Palamede, che lo avrebbe insegnato ai suoi compatrioti greci durante la guerra di Troia. Secondo una tradizione ancora più antica, Zeus, vedendo che Ganimede desiderava i suoi compagni di gioco sul Monte Ida, gli diede Eros come compagno e fanti d'oro con cui giocare. Platone, nel Fedro, nomina il dio egiziano Thoth come inventore. Nel V secolo avanti Cristo lo storico antico Erodoto di Alicarnasso (Storie, I, 94) sostiene che il gioco venne inventato dai Lidi insieme ad altri giochi ai tempi di una tremenda e prolungata carestia, per distrarsi dalla fame.
Antica Roma
La parola aliosso deriva dal latino aleae ossum «osso di dado». In latino si chiamavano tali (singolare talus), parola che indicava sia gli astragali che i dadi che se ne ricavavano.
Svetonio riferisce che Augusto giocò agli aliossi per tutta la vita:
Regole del gioco nell'antica Grecia e a Roma
Le regole del gioco nell'antica Grecia e antica Roma dovevano essere piuttosto complesse, infatti furono scritti dei trattati Sappiamo che ogni colpo riceveva un punteggio e per questo motivo ogni "faccia" possedeva un proprio valore: la faccia piana 1, la faccia sinuosa 6, la faccia convessa 4 e la faccia concava 3. In questo modo, le due facce opposte davano come somma 7, come i moderni dadi.
Solitamente vinceva colui che faceva più punti (πλειστοβολίνδα, pleistobolinda). Il colpo peggiore valeva 5 punti e veniva chiamato "cane" o "avvoltoio" (è citato da Ovidio e da Luciano di Samosata); il colpo di Stesicoro valeva 8 punti ; quello detto "di Euripide" valeva 40 punti. Il colpo migliore di tutti era detto "di Eros" o di "Venere", ed era il colpo dove tutti gli astragali erano caduti su lati diversi e dunque avevano differente valore (è citato da Marziale). Di altri colpi si conosce solo il nome ma non il valore, fra cui l'"efebo" e il "basilico".
Con gli aliossi le scommesse potevano essere molto importanti: nel IV secolo avanti Cristo, lo storico Teopompo riferisce di un gioco in cui la "posta" era formata non da monete bensì da donne libere.
Diversi ceppi d'ancora in tutto il mar Mediterraneo sono decorati con il "colpo di Eros" (o di Venere), cioè con quattro facce diverse di un astragalo. Dato che questa disposizione era la migliore, si pensa che questa decorazione fosse un portafortuna per il viaggio in mare.
Pari e dispari
Gli aliossi potevano essere impiegati nel gioco detto "pari e dispari" (ἀρτιασμός "artiasmòs" in greco, par et impar in latino). Un aliosso veniva estratto da una borsa e si doveva indovinare se era pari o dispari. Si trattava di una forma di gioco d'azzardo, per cui si scommettevano forti somme di denaro .
Il cerchio
Nella variante detta del "cerchio" (ὤμιλλα, omilla) I giocatori lanciavano gli aliossi in un cerchio e cercavano di spostare i pezzi degli avversari.
La fossetta La fossetta (τρόπα, tropa) era una variante del gioco del cerchio, dove i giocatori lanciavano gli astragali in un piccolo buco.
Le cinque pietre (pentelitha)
Il gioco delle cinque pietre (πεντέλιθα, pentélitha) era la variante preferita da donne e bambini. Consisteva nel lanciare in aria cinque astragali o cinque sassi e riprenderli sul dorso della mano destra. Se qualche pezzo cadeva per terra, bisognava lanciare i pezzi già presi e raccogliere gli altri sempre solo con la mano destra.. Varianti del gioco delle cinque pietre esistono ancora oggi.
Nel mondo
Europa Gli aliossi vengono giocati in molti paesi europei, in particolare nella variante delle "cinque pietre".
Il gioco degli aliossi veri e propri è particolarmente documentato fra i baschi, grazie ai programmi per il recupero della lingua e delle tradizioni basche. Il nome più diffuso del gioco è tortolosak anche se esistono diverse varianti a seconda della località: txarpaketa, tortoliskaka, tabaketa, tortolexketa, puxtarriGarmendia Larrañaga, Juan. tortolox. Encyclopédie Auñamendi [on line, 2025. [Date de consultation: 06 Avril 2025]. Disponible à: https://aunamendi.eusko-ikaskuntza.eus/fr/tortolox/ar-151654/]. I baschi giocano un solitario con quattro aliossi e una piccola palla di gomma.
Medio Oriente In Israele è in uso la variante con cinque pezzi ed è chiamata kugelach o chamesh avanim (חמש אבנים, "cinque pietre"). Vengono usati cinque piccoli dadi di metallo.
In Turchia e in Iran, il gioco si chiama ye qol do qol.
In Afghanistan, si chiama Buzul-bazi. Il gioco viene citato da Fabio Geda nel racconto "Nel mare ci sono i coccodrilli" (2010), ispirato alla vita del ragazzo afgano Enaiatollah Akbari.
Asia centrale
Le culture dell'Asia centrale usano gli astragali di pecore, capre e lupi. Il gioco è chiamato shagai dai Mongoli, chükö dai Kirghisi; kajik dai Tuvani; asyk dai Kazaki; ashyk dai Turchi; bujulbozi dai Tagiki; e gacuha dai Manciù.
In Mongolia, il gioco degli shagai rientra fra le attività del Naadam, una celebrazione atletica del tutto simile ai giochi olimpici, che si tiene da tremila anni. Analogamente agli sport praticati durante il Naadam, gli shagai sono considerati un gioco riservato agli uomini. Durante il gioco, è frequente che i giocatori cantino in modo da destabilizzare i concorrenti. Gli shagai sono stati inseriti dall'UNESCO nella lista di giochi che compongono il patrimonio immateriale dell'umanità.
Asia meridionale
Anche qui si gioca la variante delle "cinque pietre". Il gioco si chiama anju kal in tamil e panchguti/pansguti (পাঁচগুটি, "cinque pietre") in bengalese). Giocano almeno due giocatori a turno. In genere per i primi quattro giri, si gettano quattro pietre a terra. Al primo giro si prendono quattro pietre una per una, al secondo giro due alla volta, al terzo giro tre alla volta e poi l'ultima da sola, al quarto giro tutte e quattro in un colpo solo. Il quinto e ultimo giro bisogna lanciare le cinque pietre, riprenderle sul dorso della mano, poi rovesciare la mano e riprenderle nel cavo della mano.
Sud est asiatico In Indonesia il gioco si chiama bekel e viene fatto derivare dal bikkelspel olandese.
In Malaysia si usa la variante delle cinque pietre, che si chiama Selambut "pietra del mare" o Serembat. I malesiani lo considerano un gioco adatto alle bambine e non ai bambini.
Estremo Oriente In Cina, il gioco si chiama 抓石子 zhuāshízi ("tira su i sassi") ed è giocato con sette sassi oppure sacchetti pieni di sabbia o riso.
In Corea è molto popolare la variante con cinque pezzi, chiamata 공기 gonggi (IPA [koːŋɡi]), o anche jjagebatgi, salgu, o datjjakgeoli.. Di recente è stata rilanciata dalla serie Squid Game.
In Giappone, il gioco è chiamato お手玉 otedama e si pensa che sia stato introdotto dalla Cina durante il periodo Nara. Si usano sacchetti di fagioli chiamati ojami. Si può giocare nello stile nagedama (投げ玉), in cui si fanno roteare i sacchetti, o nello stile yosedama (よせ玉), più simile agli aliossi moderni
Africa I popoli berberi chiamano questo gioco in una varietà di modi. Nel Marocco del Nord: imadqan, imzreqfan, ibnathin, izla, o tibolatin Sull'Atlante: tibikkas, thisb'iyin, o isgur. Nel Marocco del Sud: tiqolla, iguntern, ishban, oughayn, oukarn, ibran, o iqoushan Nell'Algeria orientale: ijorb'an (Kabylia), ilqafen (Aurès) Algeria meridionale: issiwa, tikwaten o ikwa (Tuareg) Somalia: jagi jagi (Nord) gariir (Sud)
Gioco moderno
Il gioco moderno usa tipicamente dieci aliossi di plastica o di metallo e una palla di gomma. Ci sono varianti di come i giocatori decidono chi va per primo: di solito è prendere in mano gli aliossi e lanciarli in aria per poi provare a prenderli con il dorso delle mani, e successivamente con il palmo delle mani. Per iniziare il gioco, gli aliossi sono sparsi liberamente nell'area di gioco. I giocatori a turno rimbalzano la palla da terra, raccolgono gli aliossi e poi prendono la palla prima che rimbalzi per la seconda volta.
Il numero di aliossi da prendere è sequenziale; all'inizio se ne deve prendere uno, poi due, e così via, a seconda del numero totale di aliossi usati nella partita. Il numero non può dividersi in modo uniforme e potrebbero esserci degli aliossi in più. L'area di gioco dovrebbe essere decisa tra i giocatori poiché non esiste una regola ufficiale di gioco in merito.
Il giocatore vincente è quello che raccoglie il maggior numero di aliossi, e il gioco può essere reso più impegnativo giocando con quindici o venti aliossi.
Cinque pietre Il gioco delle cinque pietre è una variante attestata già nell'Antica Grecia (pentelitha) e prevede appunto l'uso di cinque aliossi, oppure di cinque sassi.