Biografia Gigante nacque nel Lower East Side di Manhattan da Salvatore Esposito Gigante (1900-1979), incisore di gioielli, e Yolanda Santasilia in Gigante (1902-1997) di professione sarta, tutt'e due immigrati italiani dalla città di Napoli che non impareranno mai l'inglese. La famiglia “allargata” dei Gigante emigrò dall'Italia andando a stabilirsi tra New York, Westchester County e più in generale Connecticut e Massachusetts.

Fu da sempre soprannominato “The Chin”, il mento, non tanto per una particolare caratteristica fisica, quanto per la pronuncia italiana della madre del nome del figlio (Vin-chen-zo).

Gigante aveva quattro fratelli, tre dei quali, Mario, Pasquale e Ralph, che lo seguirono nella attività criminali della famiglia Genovese; quarto fratello fu Luigi che prese i voti e divenne prete cattolico nella chiesa di S.Atanasio nel South Bronx nonché consigliere comunale.

Vincent si diplomò presso la Public School 3, nel West Village, Manhattan, e frequentò per qualche tempo l'alta scuola tessile. A sedici anni abbandonò definitivamente l'istruzione per affrontare una nuova carriera da pugile professionista

Già da quegli anni Gigante fu notato dalla famiglia Genovese, dove poi entrerà in pianta stabile; basti pensare che tra i 17 e i 25 anni fu arrestato sette volte con accuse di ricettazione, possesso di armi da fuoco senza licenza, scommesse e gioco d'azzardo illegale. La maggior parte delle condanne furono derubricate, scontò quindi solo una condanna a sessanta giorni per gioco d'azzardo illegale, periodo in cui lavorò come sarto.

Il fratello, Luigi, ha sempre sostenuto che Vincent avesse un quoziente intellettivo QI di 69; anche sua madre Yolanda, una volta interrogata sull'argomento, e fattole notare che suo figlio era da considerarsi il leader della famiglia Genovese, ha dichiarato “Vincenzo? Lui è solo il capo del gabinetto!”. Anche lo psichiatra della famiglia Gigante ha affermato, sotto dichiarazione giurata, che Vincent “soffre di allucinazioni e deliri di persecuzione uditivi e visivi”.

Carriera pugilistica Vincent Gigante fu una meteora nel mondo professionistico del pugilato, conosciuto come “The Chin” Gigante. Ha combattuto un totale di 25 incontri, con un record di 21 vinti (di cui uno per KO) e 4 persi (di cui uno per KO) e zero pareggi, per un totale di 121 round.

Memorabile rimane il match del 19 febbraio 1945 dove, al Madison Square Garden, ha battuto Pete Petrello per KO al secondo round. Per tutto il tempo ha combattuto nella categoria dei pesi medio-massimi. Primo incontro ufficiale fu contro Vic Chambers, il 18 luglio 1944 a Union City, New Jersey, che però perse. La rivincita di tale incontro fu vinta da Gigante il 6 ottobre 1944, presso il St. Nicholas Arena. Ci fu addirittura un terzo incontro, sempre al glorioso Madison Square Garden, il 29 giugno 1945, che sancì l'ulteriore, e definitiva, vittoria di Gigante. Sempre al Garden combatté contro Lutero McMillen, 8 marzo 1946, vincendo, e contro Andy “Buster” Peppe, 19 luglio 1946, incontro che però perse.

Il suo ultimo incontro Gigante lo combatté il 17 maggio 1947 contro Jimmy Slade, presso il Ridgewood Grove, Brooklyn, New York, perdendolo. Durante il match subì un brutto taglio sopra l'occhio destro, causando la preventiva sospensione della gara da parte dell'arbitro, e l'assegnazione del match a Slade. Quella fu la prima e l'ultima volta che Gigante fu battuto per KO. Slade era un top contender e la lotta, fino a quel momento, fu molto dura.

Ebbe come manager Thomas Eboli, si allenò come sparring partner di Attilio “Rocky” Castellani e inizierà, da quel momento, la propria vita malavitosa nella famiglia Genovese agli ordini di Dominick Cirillo.

Carriera criminale Gigante guadagnò le proprie credenziali di mafia nel 1950. Inizialmente entrò nella banda del Greenwich Village, gruppo di mafiosi che controllava l'omonima zona, diretto da Vito Genovese prima e Anthony Strollo poi. Gigante fu da subito un protetto di Genovese, di cui diventerà anche autista personale.

Attentato a Frank Costello

Il 2 maggio 1957 Vito Genovese diede ordine a Gigante di uccidere Frank Costello, amico fraterno di Lucky Luciano e Meyer Lansky, nonché una delle figure di spicco della malavita Newyorkese, boss reggente della famiglia mafiosa.

Gigante organizzò l'attentato al 115 Central Park West, dove Costello aveva un appartamento presso il The Majestic, all'angolo della 72th strada a Manhattan. Sparò con una pistola calibro 38 mirando alla testa del boss, che cadde, e, credendo di aver portato a termine il lavoro, si dette alla fuga a bordo di una Cadillac nera. In verità Gigante commise l'errore di chiamare Costello prima di sparare e questi, girandosi, venne colpito di striscio e non alla tempia come previsto; infatti venne portato in ospedale e dimesso di li a poco con una vistosa fasciatura. Al processo Costello si rifiutò di identificare l'attentatore, cosa che non fece invece il portiere dello stabile del 115 Central Park West. Tuttavia, l'efficiente team difensivo di Gigante contestò e smontò la credibilità del portiere ottenendo di fatto il proscioglimento, nel 1958, di Gigante dall'accusa di tentato omicidio.

Caporegime Nel 1959 Gigante venne condannato, insieme a Vito Genovese, a sette anni di carcere per traffico di eroina. La morbida condanna fu dovuta al fatto che il giudice istruttore fu sommerso di lettere dei residenti del Greenwich Village e Little Italy; esse testimoniavano il buon carattere di Gigante e il lavoro che aveva fatto in favore dei minori del quartiere. In seguito sarà rilasciato dopo appena cinque anni. Dopo il suo scarceramento Gigante fu nominato caporegime della zona del Greenwich Village. I punti d'incontro con la banda erano molteplici: il principale era il Triangle Social Club al 208 di Sullivan Street, ma sono avvenuti incontri anche al Dante Social Club all'81 di McDonald Street e al Panel Social Club al 28 di Thompson Street. Taluni meeting con gangster sono addirittura avvenuti a casa di sua madre. Durante il mandato Gigante si è occupato dalle scommesse allo strozzinaggio, dal racket degli appalti edili a quello del trasporto urbano della città di New York.

La sua banda divenne potente al punto tale da controllare gran parte della criminalità organizzata del downtown di Manhattan, questo consentì a Gigante di diventare uno dei più potenti caporegime di New York per tutti gli anni settanta, fino alla consecutiva nomina a capofamiglia nel 1981. Inglobò nel giro dei propri interessi il controllo del sindacato dei lavoratori, il gioco d'azzardo, lo strozzinaggio, i sequestri e le estorsioni. Attraverso il fratello Mario, divenuto a sua volta caporegime, continuò a mantenere una forte influenza nelle zone del Bronx, nel Yonkers e nell'Upper Westchester.

Tra gli uomini di fiducia più stretti di Gigante si ricordano, oltre al fratello Mario, i figli Andrew Gigante e Vincenzo Esposito, Dominick Alongi, Venero Mangano, Frank Condominio, Dominick Di Quarto, Thomas D'Antonio, Frank Caggiano, Luigi Manna, Giuseppe Della Croce, Dominick Canterino, Dominick Cirillo, Giuseppe Denti, e Giuseppe Sarcinella.

Nel 1969 Gigante venne accusato, nel New Jersey, di cospirazione; gli fu contestato di corrompere cinque membri di rilievo della polizia cittadina, che avrebbero dovuto avvisarlo qualora sorgessero operazioni di sorveglianza, nei suoi confronti, da parte delle forze dell'ordine. L'accusa fu derubricata in seguito alla presentazione da parte degli avvocati della difesa, di relazioni psichiatriche che provavano l'incapacità mentale del Gigante a sostenere un processo.

Capofamiglia Genovese Vincent Gigante fu un protetto di Vito Genovese e di Philip Lombardo. Quando nel 1981 quest'ultimo si ritirò dalla criminalità, a causa di problemi di salute, sostenne la candidatura di Gigante quale suo successore. Come capofamiglia, Gigante strinse da subito la presa sulle attività più redditizie di New York, tra cui la costruzione del New York Coliseum, del Jacob K. Javits Center, sul racket del lavoro, il business del cartongesso, il Fulton Fish Market, il traffico di droga, l'industria di smaltimento dei rifiuti e il gioco d'azzardo. Gigante controllava anche l'unione locale dei demolitori; in relazione a questo i funzionari dell'unione quali il presidente Joseph Sherman, il Business Manager Stephen McNair e il segretario-tesoriere John Roshteki, furono condannati per racket del lavoro in relazione al processo per estorsione ai danni della Schiavone-Chase Corporation.

Fu proclamato ufficialmente Anthony “Fat Tony” Salerno a capo della famiglia Genovese. Dalla morte di Vito Genovese, nel 1969, la famiglia aveva nominato una serie di capifamiglia fantoccio, con lo scopo di ingannare le forze dell'ordine e proteggere il vero boss; tuttavia questo rimase un segreto di Pulcinella all'interno della mafia newyorkese, tant'è che Gigante era il vero capofamiglia, e ogni volta che nuovi membri erano addotti nella mafia, Gigante veniva presentato quale boss. Nel 1986 Salerno fu condannato con l'accusa di omicidio e racket a 100 anni di carcere, insieme a tutti i boss delle altre cinque famiglie, in quello che sarà chiamato il Mafia Commission Trial. Tuttavia l'informatore dell'FBI Vincent Cafaro, membro attivo della famiglia Genovese, rivelò durante il processo che Salerno era soltanto un boss di facciata e che il vero capofamiglia era Gigante sin dal 1981. Per tutta risposta Vincent lasciò vacante il ruolo di boss fino a quando, nel 1992, aggiunse due nuove figure all'interno dell'organigramma della famiglia: il messaggero e il boss di strada. Il ruolo di messaggero fu affidato a Dominick Cirillo, il cui compito era quello di passare messaggi del capofamiglia a tutta la rete e di servire da collegamento con le altre famiglie mafiose. L'incarico di boss di strada, o street boss, fu invece affidato a Liborio Bellomo; questi aveva la responsabilità di gestire il business giornaliero della famiglia. Questi due ruoli furono creati per isolare ulteriormente il boss dal resto della famiglia e quindi proteggerlo ulteriormente.

Gigante è sempre stato un tipo schivo, condizione che gli ha garantito di non essere mai intercettato telefonicamente dall'FBI o qualsiasi altra forza dell'ordine, e quindi di rimanere a piede libero per molto più tempo rispetto ai boss contemporanei. Aveva anche l'abitudine di non lasciare mai la sua casa disabitata perché sapeva che, nel caso in cui fosse successo, l'FBI sarebbe riuscita di nascosto a mettere delle microspie.

Gigante conduceva la famiglia con disciplina e rigore, differendo nettamente dagli altri capofamiglia e in particolare dal suo acerrimo rivale John Gotti, boss della famiglia Gambino. Gigante inoltre designò Venero Mangano quale suo luogotenente. Mantenendosi isolato dai livelli gerarchici inferiori poteva quindi non essere collegato ad alcun reato; i suoi ordini venivano sussurrati sottovoce per strada e non utilizzava mai il telefono. Inoltre lasciò trapelare l'ordine che chiunque avesse solamente pronunciato il suo nome sarebbe stato ucciso sul posto, se si fosse trattato di un membro della propria famiglia, o si sarebbe trovato ad affrontare delle pene molto severe, se fosse appartenuto a una delle altre famiglie. Era uso, qualora ci si volesse riferire a Gigante, nominarlo indicandosi il mento o facendo una “C” con il pollice e l'indice (“The Chin” il mento).