La sua produzione di elegie è particolarmente importante nel periodo preislamico della letteratura araba.
Apparteneva alla tribù dei Banu Sulaym ed era figlia di ʿAmr b. al-Ḥārith, del clan dei Sharīd (e in seguito sayyid dei B. Sulaym), e di Sulmā bint Abī Sulmā, dei B. Muzayna.Sottotribù dei Mudar.
Dopo aver rifiutato un matrimonio con il sayyid dei Banū Jusham b. Muʿāwiya dei B. Hawāzin, nonché poeta come lei, Durayd ibn al-Simma, a causa dell'età avanzata di questi, Tumāḍir - detta poi al-Khansāʾ per la particolare forma del suo naso - sposò Mirdās Abī ʿĀmir da cui ebbe sei figli, di cui quattro morti nella battaglia di al-Qādisiyya.
Si convertì all'Islam nel 629, durante un viaggio a Medina, e morì in età avanzata, probabilmente nello stesso anno del califfo ʿOmar (644) o quando Muʿāwiya salì al trono (662).
La sua produzione poetica è esclusivamente legata alle elegie, anche a causa dei molti lutti in famiglia (tra cui due fratelli, periti in uno dei tanti scontri tra le tribù beduine del Najd). Al-Khansāʾ diede all'elegia araba la forma con cui tuttora è conosciuta, riformando un genere nato già nel VI secolo.
Durante la fiera di ʿUkāẓ il poeta Nabigha al-Dhubyani esclamò dopo averla ascoltata «Puoi tenere la testa ben alta, giacché sei il maggior poeta tra la gente dotata di testa»Treinta poemas árabes, p. 26-27..
Note
Bibliografia Giuseppe Gabrieli, I tempi, la vita e il canzoniere della poetessa araba al-Hansāʾ, Roma, Istituto per l'Oriente, 19442 (rist. del 2021). Louis Cheikho (ed.), Commentaires sur le Dīwān d'al-Hansāʾ d'après les Mss. d'Alep, du Caire et de Berlin, Beirut, 1895. Treinta poemas árabes, a cura di Jaime Sánchez Ratia, Hiperión, Madrid, 2006. ISBN 84-7517-530-9
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