Con cronologia della lingua protoindoeuropea ci si riferisce all'evoluzione storica della lingua protoindoeuropea, la lingua ricostruita antenata delle lingue indoeuropee.

Tappe fondamentali Qui di seguito cerchiamo di riassumere quella che potrebbe essere stata, sul piano etnolinguistico, la storia della famiglia indoeuropea. Protoindoeuropeo Il punto zero della diaspora indoeuropea va collocato nel 5000 a.C. (7000 anni fa), nella regione nord-pontica orientale. L'espansione degli Indoeuropei è verosimilmente da ricondursi a due fattori:

il nomadismo proprio di quelle tribù indoeuropee, che si dedicavano prevalentemente alla pastorizia, interagivano con le comunità agricole stanziali indoeuropee e non, e si diffusero lentamente in tutto il bassopiano sarmatico e poi nella zona fra il Mar Caspio e il Lago d'Aral; situazioni di conflitto che si verificarono forse in fasi di espansione demografica.

Dunque in origine la presenza indoeuropea in Europa e in Asia centrale si fa più massiccia per diffusione, più che per espansione militare (onda di avanzamento sulla base dei percorsi della pastorizia nomade). Ne consegue che le prime aree indoeuropeizzate sono più che altro da considerarsi come una sorta di dépendance diretta della Urheimat.

L'indoeuropeo più arcaico, il Protoindoeuropeo, (di molto precedente l'ultima fase unitaria, e forse databile a più di un millennio prima, quindi 6000 a.C., ossia 8000 anni fa) potrebbe essere una lingua con le seguenti caratteristiche peculiari: fonetica: due laringali (colpo di glottide e fricativa laringale sorda *h); consonanti glottidalizzate; morfosintassi nominale (tipica di una lingua agglutinante e priva di declinazione con vocale tematica): tesi A: casi assolutivo ed ergativo (indoeuropeo ergativo), possessivo, dativo, più una batteria non amplissima di casi locativi (allativo, locativo, ablativo, forse direttivo, ma le ipotesi in merito divergono e non tutti condividono l'idea di un protoindoeuropeo ergativo); nessuna originaria distinzione di genere; tesi B: agentivo (caso del soggetto agente), inagentivo (caso del complemento oggetto e del soggetto della frase passiva) più i casi locativi e nessuna originaria distinzione di genere - è un'ipotesi controversa; tesi C: indoeuropeo lingua accusativa sin dall'inizio (è l'idea tradizionale, prevalente in molti ambienti accademici); morfosintassi verbale (la coniugazione è ottenuta con l'agglutinazione di pronomi e avverbi alla radice verbale): il verbo ha due tempi (presente e passato), non ha vocale tematica; ha tre forme (attivo, medio, stativo - ma quest'ultima è ipotesi discussa); probabilmente solo l'indicativo e l'imperativo come modi di base, più una batteria di forme verbali derivate, con suffissi sistematici e semisistematici, che prefigurano le più tarde distinzioni di tempo e aspetto verbale.

Tardo protoindoeuropeo Questa forma estremamente arcaica di indoeuropeo evolve nel tardo indoeuropeo comune (termine ricalcato sul tedesco: Spätindogermanisch). Le caratteristiche del tardo indoeuropeo comune (5000 a.C.), rispetto al protoindoeuropeo o indoeuropeo arcaico (termine ricalcato sul tedesco Urindogermanisch o Fruhindogermanisch), sono le seguenti: sul piano fonologico, una sola laringale (*h) evoluzione del sistema di occlusive con la creazione di un sistema a quattro membri (occlusiva sorda non aspirata, occlusiva sorda aspirata, occlusiva sonora non aspirata, occlusiva sonora aspirata -es.: *t *th *d *dh) e sparizione del colpo di glottide e delle glottidali; sul piano morfosintattico: trasformazione tipologica - l'indoeuropeo diventa lingua flessiva; trasformazione della lingua ergativa originaria in lingua accusativa, con la batteria di casi che conosciamo e la comparsa del numero duale a partire dall'estensione della declinazione dell'aggettivo *(am) bhō "entrambi" (cfr. greco amphō, latino *ambō, inglese both) e di plurali di nomi indicanti coppie (es. *okwje, "i due occhi", greco osse); creazione del sistema verbale a quattro tempi tramite: 1) creazione, sul tema del presente, dell'imperfetto opposto all'aoristo - con la comparsa di forme difettive e suppletive per i verbi più arcaici e cristallizzati, come *esmi, essere, *eimi, andare, *edmi, mangiare, *bhāmi, parlare, *āmi, parlare; 2) trasformazione dello stativo in perfetto (e ridefinizione di tutto il sistema di coniugazione in termini di aspetto verbale, con l'opposizione presente-aoristo-perfetto, nel senso di durativo-momentaneo-resultativo); embrionale sviluppo di forme di tempo futuro; aggregazione sistematica al sistema verbale, di elementi nominali deverbali (participi e forse infinito);

La fase tarda dell'indoeuropeo comune sembra inoltre presentare alcune varianti diatopiche, come ad esempio la presenza dell'elemento *-m- al posto di *-bh- nelle forme dello strumentale, del dativo e dell'ablativo (le forme in -m- prevalgono poi nello slavo e nel germanico).

Fra l'ultima fase tardo-unitaria (5000 a.C.) e il distacco del ramo anatolico e forse della linea che porta al tocario (dopo il 4000 a.C.) si delineano, nell'area di lingua indoeuropea, una serie di fenomeni linguistici (varianti diatopiche) che preludono a caratteristiche delle famiglie storicamente attestate, senza che peraltro queste possano intendersi come già prefigurate nei loro tratti essenziali.

Famiglia anatolica

4000 a.C. - Una tappa essenziale dell'espansione degli Indoeuropei è molto probabilmente collegata con la crisi della civiltà danubiana. Questa civiltà neolitica è caratterizzata dal culto della dea madre e da quella che a detta di molti studiosi (ma è un'ipotesi ancora discussa) potrebbe rivelarsi la più antica forma di scrittura nota (anteriore anche a quella cuneiforme dei Sumeri), il cosiddetto Danube script. La civiltà neolitica danubiana collassa e viene sostituita dalla civiltà kurganizzata di Cernavoda, la cui comparsa potrebbe essere collegata, almeno all'inizio, con l'infiltrazione e con l'invasione di quegli Indoeuropei che danno luogo alla famiglia anatolica, la più antica con caratteristiche proprie, di cui il membro più noto è l'Ittita (esistono analogie fra la cultura di Cernavoda e i più antichi strati archeologici nella zona intorno a Troia).

La famiglia anatolica si distacca e raggiunge molto per tempo (3500 a.C. in poi) l'area a ridosso del Mar di Marmara e si divide verosimilmente in due rami. Uno si colloca in Grecia, dando luogo alle fasi più antiche della Civiltà Elladica. Oggi gli studiosi riconoscono in Grecia, a partire dai nomi di località e da alcuni prestiti linguistici di sostrato del greco, fino a quattro substrati indoeuropei preellenici (ognuno con caratteristiche proprie (e forse attestanti addirittura sottofamiglie indoeuropee non anatoliche per il resto sconosciute). L'altro ramo raggiunge l'Anatolia e affiora sul palcoscenico della storia nel 2000 a.C. (ittita, palaico, luvio, lidio, frigio ne sono i principali rappresentanti fra l'età del bronzo e l'età del ferro). L'altra possibilità è che gli Ittiti siano penetrati in Anatolia dal Caucaso: se così fosse, il quadro qui tracciato andrebbe completamente rivisto. Un'argomentazione che potrebbe essere invocata a sostegno di una contiguità degli avi degli Ittiti con l'area caucasica è la presenza in ittita di casi (specialmente locativi, come il direttivo, non attestato universalmente per l'indoeuropeo) che sembrano costituiti da suffissi e posposizioni, più che da vere desinenze, il che fa pensare alla situazione di alcune lingue caucasiche. Tuttavia, data la contiguità dell'Ittita con antiche (presunte o effettive) lingue caucasiche in età storica, l'argomento linguistico in favore di una discesa in Anatolia dal Caucaso, indicata da un contatto fra lingue caucasiche e ittita in età preistorica, parrebbe debole. Caratteri linguistici dell'ittita e della famiglia anatolica in generale sono: sul piano fonetico, una sorta di rotazione consonantica che somiglia, anche se molto alla lontana, a quella del germanico; sul piano morfosintattico, una declinazione nominale a due generi (ma il Licio ne aveva tre, con il femminile, e lo stesso ittita mostra, nei nomi di persona di genere comune riferiti a donne - antroponimi femminili - relitti di femminile) e a nove casi (nominativo, accusativo, vocativo, genitivo, ablativo, locativo, dativo, direttivo, strumentale, più un affisso ergativo per i neutri) che diventano poi sette nell'ittita recente e nelle lingue anatoliche superstiti dell'età del ferro, e a due numeri (singolare e plurale, più dei nominativi e accusativi collettivi); la flessione verbale ha due coniugazioni una in -mi e una in -hi; il verbo ittita ha due tempi (presente e passato, che mostra relitti di desinenze di perfetto), due modi (indicativo e imperativo, tre se consideriamo il voluntativo, un imperativo delle prime persone, che potrebbe essere un relitto di altri modi cristallizzati come forme esortative), due forme, attiva e mediopassiva (con le caratteristiche desinenze in -r e relitti di desinenze di perfetto con valore di stativo).

Substrati pre-ellenici I sostrati indoeuropei preellenici ipotizzati per la Grecia invece hanno le caratteristiche più disparate. Alcuni nomi di località greche e alcuni nomi di piante e di oggetti in greco antico hanno caratteristiche terminazioni in -ssos e -nthos. La decifrazione dei testi ittiti permise di riconoscere l'origine anatolica di questi suffissi. Alcuni nomi di luogo instauravano perfette corrispondenze fra Grecia e mondo anatolico: ad es. Parnassòs = Parnasshash. Ne consegue che uno dei substrati del greco era certamente una lingua di famiglia anatolica. Data la frequenza a Creta di tali nomi (Knossos, Amnisos, Labyrinthos), Vladimir Ivanov GeorgievPer una visione riassuntiva della situazione del substrato anatolico pregreco cfr. Francisco Villar, Los indoeuropeos i los origines de Europa, Madrid, Gredos, 1996, seconda ed., ed. ital. Gli indoeuropei e l'origine dell'Europa, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 549 ss. Una descrizione compiuta delle attestazioni dell'egeo-anatolico è in Vladimir Georgiev, Vorgriechische Sprachwissenschaft, voll. I e II, Sofia, 1941-1945. La correlazione fra il ramo egeo-anatolico o pelasgico dell'indoeuropeo e la decifrazione della scrittura minoica lineare A è analizzata dallo stesso Vladimir Georgiev in Lexique des inscriptions créto-myceniennes, Sofia, 1955, nonché in Les deux langues des inscriptions en linéaire A, Sofia, 1963. Per l'evoluzione delle teorie di Kretschmer sulle lingue egee pre-greche, cfr. Paul Kretschmer, "Die protindogermanische Schicht", Glotta, 14 (1925), pp. 300-319, nonché , "Die vorgriechische Sprach- und Volksschichten", in Glotta, 28 (1940) 231-278 e Glotta, 30 (1943), pp. 84-218. Una compendiosa trattazione degli adstrati e dei substrati indoeuropei pregreci nell'Egeo è in Otto Hoffmann, Albert Debrunner, Anton Scherer, Geschichte der griechische Sprache, Berlin, De Gruyter, 1917, quarta ed., ed. ital, Storia della lingua greca, Napoli, Macchiaroli, 1969, vol. I, pp. 16-26. A una forma molto arcaica del ramo anatolico dell'indoeuropeo ha voluto ricondurre anche l'etrusco F. R Adrados, "Etruscan as an IE Anatolian Language", Journal of Indo-europaean Studies, 17 (1989) pp. 363-383, e "More on Etruscan as an IE-Anatolian Language", Kuhns Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung 107 (1994), pp. 54-76; la parentela fra la lingua etrusca e l'indoeuropeo resta controversa. dedusse che forse la stessa lingua di Creta, nascosta sotto la Lineare A, potesse essere una lingua anatolica. Ulteriori studi furono condotti dallo stesso Georgiev su alcune parole del greco che potevano essere ricondotte all'indoeuropeo postulando mutamenti fonetici non presenti in altre famiglie.