Lassedio di Waco (in inglese: Waco siege), noto negli Stati Uniti anche come il massacro di Waco (Waco massacre), è stato un assedio condotto da agenti dell'FBI e dell'ATF con il supporto della polizia dello Stato del Texas, avvenuto tra il 28 febbraio e il 19 aprile 1993.
L'intento era di espugnare un ranch, il Mount Carmel Center, nella località di Elk, nell'area non incorporata di Axtell, 21 km a nord-est di Waco e parte della sua area metropolitana, nel quale aveva sede l'organizzazione dei davidiani, una setta religiosa cristiana. L'assedio, durato 51 giorni, ebbe inizio dopo una sparatoria in cui avevano perso la vita 4 agenti federali e 6 membri della setta e si concluse con l'incendio del complesso, in cui persero la vita 76 persone, fra cui 25 bambini, due donne in gravidanza e il leader della setta, David Koresh. La sparatoria iniziale era scoppiata quando l'ATF aveva tentato di eseguire un mandato di perquisizione del complesso e di arresto per lo stesso Koresh e altri membri del suo gruppo, sospettati di possesso illegale di armi da fuoco.
L'ATF aveva programmato la perquisizione e gli arresti con un'operazione in forze. Tuttavia un reporter locale, venuto a conoscenza dell'operazione da una soffiata, cercando il complesso si perse e chiese indicazioni ad un postino il quale, all'insaputa del giornalista, faceva parte della setta. Quest'ultimo, tornato rapidamente al complesso, avvisò Koresh e gli altri, dando loro il tempo di prepararsi prima dell'arrivo degli agenti federali. Il fallimento dell'irruzione portò all'assedio, in cui intervenne l'FBI a causa della morte di agenti dell'ATF nella sparatoria; l'omicidio di agenti federali è infatti un reato di competenza del Federal Bureau of Investigation. Nei cinquantuno giorni che seguirono, i negoziatori riuscirono a far uscire 35 persone dal ranch, tra cui molti bambini, ma infine, per sbloccare la situazione, si decise per l'utilizzo di gas lacrimogeno per far uscire tutti gli adepti senza irrompere in forze. In poco tempo, si generò un incendio e l'intero edificio andò in fiamme, causando la morte di tutti coloro che erano all'interno, ad esclusione di 9 persone che scamparono al fuoco uscendo in tempo.. Complessivamente morirono 4 agenti dell'ATF e 82 davidiani, di cui 28 bambini.
Su molti eventi relativi all'assedio e all'attacco finale con il gas, in particolare l'origine dell'incendio, le fonti non sono univoche. I vari rapporti del Dipartimento di giustizia, tra l'ottobre 1993 e il luglio 2000, concludono che anche se l'FBI usò granate lacrimogene potenzialmente incendiarie, furono i davidiani ad appiccare il fuoco, come riportate dalle intercettazioni audio relative a diverse specifiche discussioni tra Koresh e altri membri della setta, circa il gettare carburante sui mucchi di fieno all'esterno, e le riprese aeree le quali mostravano tre simultanei luoghi di ignizione del fuoco in zone diverse del complesso. L'FBI conferma che nessun loro agente sparò il giorno dell'incendio. Le critiche invece affermano che le forze dell'ordine quel giorno aprirono il fuoco e suggeriscono che una combinazione di colpi d'arma da fuoco e gas lacrimogeno incendiabile sia la vera causa dell'incendio.
L'assedio di Waco è stato citato da Timothy McVeigh come la principale motivazione che lo spinse, assieme a Terry Nichols, ad attuare l'attentato di Oklahoma City esattamente due anni dopo, il 19 aprile 1995, e viene ritenuto anche una delle cause all'origine del Movimento della milizia e della crescita dell'opposizione alla regolamentazione delle armi da fuoco negli Stati Uniti.
Gli antefatti I davidiani
Il "Ramo dei Davidiani" (in inglese: The Branch Davidians) erano un gruppo religioso nato da uno scisma all'interno de "La verga del pastore", propaggine della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, avvenuto in seguito alla morte del loro fondatore, Victor Houteff nel 1955. Egli aveva fondato il gruppo nel 1930, i cui membri si definivano "davidiani", secondo una sua personale profezia sull'imminente apocalisse che avrebbe visto la seconda venuta di Gesù Cristo e la sconfitta delle armate del male di Babilonia la Grande. Con il gruppo che guadagnava adepti, la loro leadership decise di spostarsi su una collina alcuni chilometri a nord di Waco, in Texas, che rinominarono Mount Carmel, dal Monte Carmelo menzionato nel Vecchio Testamento (), dove i membri vivevano in una sorta di comune.
Alcuni anni dopo, si spostarono in un'area più ampia, a est, dove nel 1959 la vedova di Victor, Florence Houteff, annunciò che l'atteso armageddon stava per giungere e ai membri del gruppo fu detto di radunarsi al Mount Carmel Center dove avrebbero atteso l'evento. Lì, molti di loro vi costruirono delle abitazioni, altri rimasero in tende, furgoni o bus, la maggior parte di loro vendettero tutto ciò che possedevano.
Nonostante la profezia della signora Houteff, alla morte del marito nel 1955, era avvenuto lo scisma e il controllo del Centro era finito nelle mani di Benjamin Roden, uno dei fondatori dei davidiani, il quale aveva promosso credi dottrinali differenti da quelli di Houteff stesso. Alla morte di Roden, il Centro venne guidato dalla moglie, Lois, la quale considerava suo figlio, George Roden, non adatto ad assumere la posizione di profeta preferendogli, anni dopo, un certo Vernon Wayne Howell, in seguito divenuto noto come David Koresh.
Nel 1984, una riunione ufficiale condusse alla divisione del gruppo: una fazione guidata da Howell, che si definiva l'originale "ramo dei davidiani", e un'altra guidata da George Roden. Quest'ultimo espulse Howell e i suoi seguaci sotto la minaccia delle armi e questi si spostarsi quindi a Palestine, sempre in Texas.
Koresh assume la leadership Dopo la morte di Lois Roden nel novembre 1986 e la lettura del suo testamento nel gennaio 1987, dove lasciava la guida della setta ad Howell, quest'ultimo tentò di prendere il controllo del Mount Carmel Center. In risposta, George Roden aveva fatto dissotterrare il cadavere della defunta Anna Hughes dal vicino cimitero davidiano e aveva quindi sfidato Howell a farla risorgere per provare di essere il legittimo erede del gruppo. Howell invece andò dalla polizia e denunciò Roden per vilipendio di cadavere, ma il procuratore della contea si rifiutò di accusare Roden non avendo prove..
Il 3 novembre 1987, Howell e sette compagni armati tentarono di entrare nella cappella del Mount Carmel Center, con l'intento di fotografare il corpo nella bara come prova per l'incriminazione. Roden, tuttavia, era stato informato e iniziò a sparare contro il gruppo di Howell. Gli agenti del Dipartimento dello Sceriffo giunsero venti minuti dopo l'inizio della sparatoria, durante i quali Roden stesso era rimasto ferito. Lo sceriffo raggiunse al telefono Howell e gli ordinò di smettere di sparare e di arrendersi. Howell e i suoi compagni, soprannominati gli "otto di Rodenville" dai media, furono processati per tentato omicidio il 12 aprile 1988. Sette di loro furono assolti, ma la giuria non raggiunse un verdetto unanime per Howell. Il procuratore della Contea decise infine di lasciar cadere le accuse.
Nonostante tutti i tentativi, il giudice Herman Fitts si rifiutò di accettare la bara come prova per il caso, asserendo che il tribunale non era il posto per le spoglie, quando l'avvocato della difesa Gary Coker ne richiese la presenza. Alle domande riguardo alla bara, Roden ammise di aver tentato di far risorgere Anne Hughs in tre occasioni.
In attesa del processo, Roden fu incarcerato per ordine della corte per turpiloquio in atti giudiziari. Roden aveva infatti minacciato la Corte di trasmettere loro malattie sessualmente trasmissibili se il verdetto fosse stato in favore di Howell. Parallelamente a ciò, passò sei mesi in prigione per aver depositato mozioni legali contenenti linguaggio esplicito. Trascorse altri novanta giorni in prigione per aver vissuto nella proprietà, dopo che gli era stato intimato di lasciarla, e per essersi autodefinito il leader del gruppo religioso, in un altro caso nel 1979. Il giorno dopo l'arresto, Perry Jones e altri seguaci di Howell lasciarono Palestine per trasferirsi al Mount Carmel Center. A metà del 1989, Roden usò un'ascia per uccidere un davidiano di nome Wayman Dale Adair, il quale voleva discutere con lui riguardo a una propria visione secondo cui era Adair stesso il messia scelto da Dio. Roden fu ritenuto colpevole ma ottenne l'infermità mentale e venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Dopo la condanna, Howell raccolse fondi per pagare tutte le tasse non pagate dal Mount Carmel Center durante la guida di Roden, divenendo infine il legale amministratore della proprietà. Terminate le procedure legali, in un'intervista di novanta minuti, l'avvocato davidiano Douglas Wayne Martin fece notare che il suo gruppo religioso faceva avanti e indietro dal tribunale sin dal 1955. L'intento era di attirare l'attenzione del pubblico tramite una presunta persecuzione religiosa da parte delle autorità.
Il 5 agosto 1989, Howell pubblicò l'audiocassetta "Nuova Luce" ("New Light"), nella quale affermò che Dio gli aveva detto di procreare con le donne del gruppo per dare vita alla "Casa di Davide" per il suo "Popolo speciale". Ciò condusse alla separazione delle coppie sposate del gruppo, le quali dovettero accettare che solo Howell poteva avere rapporti con le mogli, mentre gli uomini dovevano rimanere casti. Howell inoltre rivelò che Dio gli aveva detto anche di costruire un’ "Armata di Dio" per prepararsi alla fine dei giorni e alla redenzione dei suoi seguaci.
Il 15 maggio 1990, Howell compilò una petizione alla Corte Superiore dello Stato della California a Pomona, per cambiare legalmente il suo nome "per scopi pubblicitari e commerciali" in David Koresh. Il 28 agosto, la sua petizione venne accolta.. Entro il 1992, tutte le proprietà dei davidiani erano state vendute ad eccezione di un terreno di trentuno ettari. La maggior parte degli edifici erano stati abbattuti o recuperati per sfruttarne i materiali da costruzione, convertendo così la maggior parte della cappella principale e l'alto serbatoio d'acqua in appartamenti per i membri del gruppo residenti al Mount Carmel Center. Molti di essi erano davidiani da generazioni ormai e molti avevano famiglie numerose.
Le accuse dei giornali e le indagini federali Il 27 febbraio 1993, il Waco Tribune-Herald iniziò a pubblicare "Il Messia Peccatore" ("The Sinful Messiah"), una serie di articoli firmati da Mark England e Darlene McCormick, in cui si denunciava che Koresh avesse fisicamente abusato di bambini nel complesso del Mount Carmel Center e commesso violenza sessuale prendendo come compagne ragazze minorenni. Koresh fu inoltre accusato di poligamia, essendo di fatto sposato con molte donne residenti nella comunità. Gli articoli infine affermavano che Koresh avesse ammesso di avere almeno centoquaranta mogli, di poter reclamare per sé ogni donna nel gruppo, di essere padre di almeno una dozzina di bambini e di aver sposato alcune delle sue mogli quando avevano dodici o tredici anni.
In aggiunta alle denunce dei giornali di abusi sessuali e cattiva condotta, Koresh e i suoi seguaci divennero sospettati dal Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (ATF) per possesso illegale di armi da fuoco. Nel maggio 1992, infatti, il vicecapo Daniel Weyenberg del Dipartimento dello Sceriffo Harwell della Contea di McLennan chiamò l'ATF per notificare che il suo ufficio era stato contattato da un rappresentante locale della società UPS, preoccupato circa il rapporto di un trasportatore. Quest'ultimo aveva informato i suoi responsabili che durante una consegna al complesso dei davidiani una scatola si era rotta rivelando una mezza dozzina di granate all'interno. Il trasportatore aveva inoltre affermato che i davidiani avevano ricevuto consegne da un commerciante d'armi per mesi interi.