La chiesa del Santissimo Nome di Gesù all'Argentina a Roma, conosciuta soprattutto come chiesa del Gesù o più semplicemente come Il Gesù, è la chiesa madre della Compagnia di Gesù ed è il modello che è stato seguito in varie chiese erette dalla Compagnia in tutto il mondo.

Esempio notevole della cultura artistica della Controriforma, è una delle chiese più significative e prestigiose della città e conserva capolavori dell'arte barocca; tra tutti, l'affresco della volta, del Baciccio, e la cappella di Sant'Ignazio.

Storia

La costruzione della chiesa, che si affaccia su piazza del Gesù, è considerata come una svolta importante nella storia dell'arte, perché fu costruita secondo lo spirito dei decreti del Concilio di Trento: è stata progettata a navata unica, perché l'attenzione dei fedeli fosse concentrata sull'altare.

Costruire la chiesa era stato, già nel 1551, un desiderio di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù ed attivo durante la riforma protestante e la successiva controriforma cattolica. Papa Paolo III nel 1540 aveva autorizzato la costituzione della Compagnia di Gesù. All'epoca Paolo III viveva a Palazzo Venezia ed offrì ai primi gesuiti la cappella, vicina alla sua residenza, che si trovava sull'attuale sito della chiesa.

Per mancanza di mezzi finanziari i lavori della chiesa non furono iniziati durante la vita di Ignazio. I lavori cominciarono solo nel 1568, mentre Generale della Compagnia era Francesco Borgia che fu Generale dal 1565 al 1572. In quell'anno il cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, costituì un fondo per la costruzione.

I primi progetti della chiesa, richiesti da Ignazio, erano stati disegnati da Nanni di Baccio Bigio, un architetto fiorentino. Nel 1554, il progetto fu rielaborato da Michelangelo e poi dal Vignola (1568), con due esigenze: 1) una grande navata con un pulpito laterale, per facilitare la predicazione; 2) un altare centrale per la celebrazione dell'eucaristia.

I lavori furono diretti dal Vignola dal 1568 al 1573. Dopo la morte del Vignola il cantiere passò sotto la direzione di Giacomo Della Porta fino al 1580. Il Della Porta rielaborò il disegno della movimentata facciata e progettò la cupola. Fu consacrata il 25 novembre 1584.

La chiesa del Gesù è stata il modello per vari edifici di culto eretti dalla Compagnia del Gesù in tutto il mondo, come la chiesa del Gesù all'Ateneo di Manila. Dal 2002 la chiesa è stata oggetto di un intervento di illuminazione che ne valorizza l’aspetto, in particolare lo scudo con il monogramma di Gesù sopra il portale d’accesso, anche in orario notturno. Questa opera è stata resa possibile anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto stabilito dalla legge 662/96.

Il complesso ospita anche la storica Congregazione Mariana dell'Assunta e di San Luigi Gonzaga.

Architettura, pittura e scultura Pianta La chiesa presenta pianta longitudinale con una sola navata (secondo i dettami tridentini) coperta da una volta a botte, affiancata da tre cappelle per lato, un presbiterio, sormontato da una cupola sull'incrocio del transetto (i cui bracci sono stati contratti sino a renderli simili a due cappelle). Con questo progetto, Vignola volle favorire la meditazione individuale e la predicazione. Modello di questa chiesa (che si pone come punto di collegamento tra Classicismo, Manierismo e Barocco) fu la chiesa di Sant'Andrea di Mantova costruita circa un secolo prima su disegno di Leon Battista Alberti.R. De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari 1999, p. 304.

Facciata Giacomo Della Porta disegnò per il Gesù una facciata sovrastata da un timpano triangolare, con il quale la larga fascia inferiore è divisa da quattro coppie di paraste e chiusa in alto da ampie volute che conchiudono il tetto.

Cupola e volta

La cupola, di Giacomo Della Porta, ha un tamburo ottagonale; è stata affrescata nel 1672-1685 da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia. Sui pennacchi sono raffigurati profeti, evangelisti e dottori della chiesa, mentre sulla calotta Il Paradiso inneggia a Gesù. Il pittore Giovanni Andrea Carlone, allievo di Carlo Maratta, attivo pure nel vicino Palazzo Altieri, vi lavorò come frescante negli anni (1673-1678).

L'affresco centrale della volta della navata è, insieme alla cappella di Sant'Ignazio, l'opera d'arte più importante della chiesa; rappresenta il Trionfo del nome di Gesù, celebre per lo straordinario effetto di prospettiva illusionistica. Anch'esso è opera del Baciccia. La volta, illusionisticamente sfondata dall'affresco, è contronata da una cornice dorata sorretta da angeli in stucco di Ercole Antonio Raggi, su disegno del Baciccia. Ai lati delle finestre sono presenti sculture allegoriche, di Leonardo Retti.

Un punto del pavimento della navata, contrassegnato con il monogramma «IHS» (le prime lettere del nome di Gesù in greco), indica il luogo di osservazione ottimale per lo spettatore. Fu commissionato dal cardinale Giovanni Francesco Negrone.

Altare maggiore e presbiterio L'altare maggiore della chiesa, di Antonio Sarti, è del 1843. La pala di altare, dipinta da Alessandro Capalti, raffigura la Circoncisione di Gesù. La circoncisione è infatti, per gli ebrei, il momento in cui viene assegnato il nome ai bambini e, in questo modo, la tela richiama il tema del "Santissimo Nome di Gesù". Un meccanismo, simile a quello presente anche dell'altare di San Ignazio, permette di abbassare la tela per scoprire una statua del Sacro Cuore.

Cappella del Sacro Cuore

La cappella a destra del presbiterio, dedicata al Sacro Cuore e precedentemente a san Francesco d'Assisi, è nota per accogliere il notissimo dipinto su rame Sacro Cuore di Gesù, di Pompeo Batoni (1767).

Nel XVI secolo, su commissione di Francesco Borgia (terzo preposito generale della Compagnia di Gesù, poi proclamato santo) si iniziano i lavori di costruzione di una cappella sul lato destro del transetto della chiesa del Santissimo Nome di Gesù, delle cui spese si fa carico una nobildonna: Olimpia Orsini. Nel 1599 la cappella realizzata dal Della Porta viene inaugurata e dedicata a San Francesco d'Assisi di cui non solo il committente portava il nome e nutriva una profonda devozione ma che era stato uno dei punti di riferimento nella conversione di Ignazio di Loyola. Nel 1920 la cappella diventa del Sacro Cuore, in quanto, al posto della pala d'altare raffigurante San Francesco che riceve le stimmate e due tele con Santa Chiara e Santa Elisabetta d'Ungheria che la fiancheggiavano, viene situato l'ovale del Sacro Cuore di Gesù realizzato da Pompeo Batoni nel 1767, primo dipinto in Italia dopo le apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque. In origine il dipinto di Batoni era stato collocato sull'altare della cappella dedicata a san Francesco SaverioJon L. Seydel, Il pittore del Sacro Cuore in Pompeo Batoni 1708 – 1787. L'Europa delle Corti e il Grand Tour, 2008, pp. 120-125.

La pianta della cappella è circolare; nella volta, intervallati da teste di cherubini, sono raffigurati i quattro Evangelisti e quattro dottori della Chiesa: Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno, opera di Baldassare Croce (Bologna 1558 – Roma 1628).

L'altare è fiancheggiato da due colonne di marmo africano; nella spezzatura del timpano due angeli sostengono il monogramma del nome di Gesù. Il ciborio è rivestito di marmo rosso greco intarsiato in pietre dure, ai lati due statue di bronzo di Santa Margherita Maria Alacoque e San Claudio de La Colombière, primo confidente della santa veggente; il paliotto, in malachite con fascia in rosso e bassorilievo d'argento, riproduce l'apparizione del Sacro Cuore.

Prima che la cappella divenisse del Sacro Cuore, sotto la pala d'altare delle stimmate vi era un piccolo gruppo marmoreo raffigurante Sant'Anna e Maria Bambina di un gusto molto raffinato, ora poste nella Cappella di Santa Maria della Strada sul lato sinistro del transetto.

Ciclo iconografico francescano Sulle pareti perimetrali della Cappella del Sacro Cuore si trovano dei dipinti, alcuni su tela altri su tavola, raffiguranti alcune scene della vita di San Francesco. Iniziando dal lato destro dell'atrio d'ingresso alla cappella abbiamo: San Francesco si spoglia e rinuncia ai suoi beni, San Francesco predica agli uccelli, San Francesco dinanzi al Sultano di Egitto, San Francesco appare ai frati in un carro di fuoco, San Francesco appare a un Frate Minore, San Francesco ammansisce il lupo di Gubbio, San Francesco muore sulla nuda terra; sulla volta dell'atrio d'ingresso, poi, si trova un affresco poco considerato a causa della sua ubicazione e che rappresenta San Francesco tentato sulla Verna.

Può sembrare quanto mai insolito che in una chiesa retta dai padri gesuiti da secoli ci sia una massiccia presenza di opere iconografiche francescane; inoltre nel periodo in cui queste opere sono state eseguite, la Riforma cattolica, la chiesa del Gesù costituisce la chiesa madre dell'Ordine dei gesuiti che ha dato alla stessa Riforma un contributo notevole e per alcuni versi decisivo.

Per capire quali siano stati i motivi che hanno spinto alla collocazione di scene della vita di San Francesco nella chiesa del Gesù, non ci si può fermare di fronte al fatto che il committente delle opere portasse il nome di Francesco e nutrisse una profonda devozione verso lo stesso santo; bisogna risalire ad altre motivazioni più profonde.

Innanzitutto, se guardiamo alla vita di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, ci accorgiamo che vi sono degli episodi riconducenti alla vita di Francesco d'Assisi: spogliazione dai beni per abbracciare la povertà estrema, profondo zelo verso i più poveri e bisognosi di conforto, ardore apostolico nel recarsi pellegrino in Terra santa per la conversione degli infedeli. Nella vita di Ignazio poi si riscontra una attenzione particolare verso l'Ordine francescano; il suo confessore, ad esempio, era un frate francescano del Convento di San Pietro in Montorio. Un'attenzione particolare merita il fatto che la figura di Francesco d'Assisi, per il suo evangelismo radicale ma ortodosso e obbediente, si presentava sia alla Chiesa cattolica che al mondo protestante come paradigma di vita cristiana, e incarnava a perfezione il modello "dell'eroe della carità", conforme anche al concetto della pittura riformata che si concepiva come esercizio della virtù della carità.Russo, Il ciclo francescano nella Chiesa del Gesù in Roma, Roma 2001, p.44. Un'ultima annotazione va fatta in merito al legame di questo ciclo francescano con la riforma cappuccina, contemporanea della riforma gesuitica; segno evidente di questo legame è il modo con cui sono raffigurati i frati nei dipinti, e cioè con la barba e con il cappuccio del saio più allungato di quello degli abiti dei frati appartenenti ad altri rami dell'Ordine francescano.

Transetto Il transetto accoglie due cappelle dedicate ai grandi santi gesuiti: a sinistra quella di Sant'Ignazio di Loyola e a destra quella di San Francesco Saverio.

Cappella di Sant'Ignazio di Loyola

La cappella dedicata a Sant'Ignazio di Loyola è opera di Andrea Pozzo, artista gesuita, e fu completata tra il 1696 e il 1700. Insieme all'affresco della volta, è l'opera d'arte più importante della chiesa e colpisce per la sovrabbondanza di oro e di altri materiali preziosi: lapislazzuli, alabastro, onice, verde antico, ametista, cristallo di rocca. È situata nel transetto sinistro. Le spoglie del santo riposano in un'urna in bronzo dorato, opera di Alessandro Algardi.

Ogni giorno, alle 17:30, si avvia la Macchina Barocca, una macchina teatrale che racconta, tramite una voce narrante, lo sviluppo dell'itinerario di santità di Ignazio di Loyola. La grande pala d'altare viene abbassata da un sistema di bilancieri e dietro di essa appare, fra musiche e luci, una grande statua argentata del Santo.